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Dove andare in vacanza in Italia: una raccolta completa per vivere esperienze ed emozioni indimenticabili nei territori italiani
 

Non perdere l’occasione di viaggiare in Italia vivendo esperienze incredibili. Luoghi incontaminati da scoprire, borghi, laghi, spiagge assolate e mille altre località incantevoli da aggiungere ai tuoi itinerari di viaggi. Visita nuovi luoghi e città, esplora la magia di destinazioni meravigliose.

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Arte & Cultura

Vernazza

Vernazza, piccolo borgo dalle grandi meraviglie Uno sperone disteso verso il mare, alle spalle le alte scogliere, poi le alture verdeggianti e qui, proprio a ridosso del porticciolo, il grappolo di case e monumenti del villaggio. Siamo a Vernazza, uno dei borghi più autentici delle Cinque Terre. Le piccole abitazioni colorate e le barche attraccate, i fichi d’India e i terrazzamenti coltivati che vi basterà alzare lo sguardo per scorgere tratteggiano un paesaggio incantevole. Respirate a pieni polmoni e avventuratevi nei sentieri di quello che è uno dei borghi più belli d’Italia, per un tuffo nell’incontaminato paesaggio mediterraneo. Lungo vicoli e scalinate A Vernazza tutto gira attorno al porticciolo e alla piazzetta a ridosso, dove la gente del posto affitta anche appartamenti ai turisti. Da qui si ramificano i carruggi, le strette viuzze dei villaggi liguri. Si cammina lentamente tra le case-torre colorate e arroccate, nei cortili, sotto portici e logge dove bere un caffè è un piacere e lungo Via Roma, antico canale interrato. Il monumento da non perdere in questo antico borgo, che risale all’anno Mille e che i già i romani usavano come porto strategico, è la Chiesa di Santa Maria d’Antiochia dedicata alla patrona del paese, con le bifore che guardano il mare e uno stile sovrapposto di romanico, barocco e gotico. E se accanto al porticciolo fa da vedetta il Bastione Belforte, a dominare dall’alto il paese è il Castello Doria, su un vertiginoso strapiombo. Approdate in un ristorante e gustate un piatto che è la specialità locale, il Tian di Vernazza: patate e alici in tegame all’aroma di erbe mediterranee e scorza di limone. Terra e mare in un unico piatto. A passo lento per contemplare il paesaggio Tutte le Cinque Terre, dichiarate dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, sono dominate da roccia e mare, piccole baie e insenature, vegetazione esuberante. La natura impera e le autorità del Parco Nazionale delle Cinque Terre raccomandano di muoversi con rispetto, possibilmente a piedi o in treno. Portate con voi un telo da mare e distendetelo sulle scogliere subito a destra del molo oppure nei pressi del porto. Fate un bagno, ma poi calzate scarpe da trekking e camminate. Un’ottima soluzione è arrivare con uno spettacolare trekking da Monterosso al Mare o da Corniglia, perché Vernazza si trova proprio tra questi altri due borghi delle Cinque Terre. Siete sul famoso Sentiero Azzurro, che in alcuni punti si restringe inoltrandosi nei boschi, in altri si apre donando la visione improvvisa del mare e della costa alta, in scorci mozzafiato. Un percorso di trekking ad anello sale verso il Santuario di Nostra Signora di Reggio dalla bella facciata romanica. Il piazzale vi regala un contorno di lecci, cedri, ippocastani e a farvi ombra è il più antico cipresso della Liguria, che prospera qui da 800 anni. Il circuito prosegue in direzione San Bernardino per poi ridiscendere al villaggio, tra campi coltivati e vigneti, muretti a secco, profumata macchia mediterranea, ruscelli e fonti sorgive. Calpestate antichissime mulattiere avvolte nel silenzio e incrociate abitazioni perse nel nulla. Siete fuori dalla civiltà, dentro una natura rigenerante per corpo e mente.
Natura

Riomaggiore

Riomaggiore, il borgo sul tetto delle Cinque Terre Stretto al centro di due vallate in posizione panoramica, Riomaggiore si distende dalla costa ligure verso l’Appennino, aggrappandosi al crinale. È il primo borgo delle Cinque Terre provenendo da La Spezia e offre splendidi scenari tra terra e mare: acqua cristallina e scogliere, le case dai colori vivaci, i sentieri che salgono verso i monti per un’immersione totale nella vegetazione mediterranea del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Tra i carruggi del centro storico Carruggi e ripide scalinate si snodano attorno alle abitazioni dagli intonaci a tinte pastello e i tetti in ardesia, tratteggiando un borgo pittoresco dove si alternano luce abbagliante e angoli in ombra. Il paese segue il corso del torrente, interrato nella parte terminale, guardando il mare nella parte bassa e poi arrampicandosi simmetricamente sui due lati dell’altura: una perfetta “V” disegnata sulla scogliera. Nella parte alta si ammira la trecentesca Chiesa di San Giovanni Battista antistante una bella piazza, poi salendo ancora si arriva al Castello, un fortino dal quale si gode il magnifico panorama sulla linea costiera. Per ammirare il tramonto, scegliete un punto lungo il muraglione e aspettate che si apra il sipario sullo spettacolo del sole che si tuffa in acqua. La passeggiata nel centro storico offre piacevoli pause a un tavolo all’aperto, dove ogni ristorante propone menu di terra e di mare. Gli immancabili: le celeberrime trofie al pesto e le acciughe, generosamente offerte dal mare. Nella scelta dei souvenir gourmet, non mancate di includere i pregiati vini Bianchi DOC e i rossi IGT delle Cinque Terre dai vitigni coltivati sui terrazzamenti, acciughe in conserva e profumate confetture di limone. Vivere il mare La spiaggia di Riomaggiore è in una piccola insenatura, solo di sassi e lambita da un mare perfettamente limpido. In paese c’è un organizzato, e autorizzato, diving center: qui, nell’Area Marina Protetta, snorkeling e immersioni sono un’autentica esperienza. Vi imbatterete in una sorprendente quantità di pesci, dalle cernie alle orate e saraghi; più a largo nuotano i balenotteri. Scoprirete la variegata vegetazione sui fondali a ridosso delle scogliere e in alcuni tratti scorgerete veri e propri orti marini composti da rigogliose specie di alghe. Per una gita sul mare, si possono noleggiare barche, anche per gruppi numerosi, in solitaria canoe e kayak. Via terra Una passeggiata di meno di un’ora conduce al Santuario della Madonna del Montenero attraverso un sentiero nel bosco e una sequenza di scalette. Ed è l’unico modo di arrivarci, non c’è una strada percorribile in auto. Vi trovate a 350 metri di altitudine in un punto in cui la vegetazione si infittisce e il verde si staglia sul cielo azzurro in un contrasto poetico. La vista è di quelle che non dimenticherete. L’intera area delle Cinque Terre si spalanca da lassù, comprese le tre isole di Palmaria, Tino e Tinetto, e nelle giornate terse lo sguardo vola fino in Corsica. Per i più allenati, il Santuario della Madonna del Montenero può essere la prima tappa di un lungo trekking panoramico. Basta imboccare da qui il Sentiero dell’Infinito che in 12 km collega Riomaggiore a Portovenere. Siete nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e il territorio si porge in tutta la sua magnificenza, con scorci sempre diversi. Camminando a picco sul mare, incontrate gli antichi terrazzamenti per la coltivazione di viti e ulivi, ameni orti e boschi fitti: il meglio del paesaggio mediterraneo, che l’UNESCO ha onorato dichiarandolo Patrimonio dell’Umanità. Ancora più impegnativa risulta la Scalinata di Monesteroli per raggiungere l’omonimo, minuscolo borgo che si può ammirare anche dal mare. Ma sono i 1200 gradini a donare un’emozione unica. Il litorale vi segue in parallelo, su questa che era un’antica mulattiera utilizzata dai contadini per raggiungere i vigneti. Una salita vertiginosa verso il cielo, respirando a pieni polmoni l’aria profumata: un bouquet di fiori, essenze e salsedine.
Arte & Cultura

Santa Severa

Castello di Santa Severa, un angolo di storia sul mare Il castello di Santa Severa risale al Trecento, ha il tipico profilo fiabesco delle fortezze medioevali e si trova nella frazione di Santa Severa, che appartiene al comune di Santa Marinella, pochi chilometri a nord di Roma, nel Lazio. Domina il paesaggio tra la spiaggia e il mare. Con i suoi ambienti unici, dove un tempo hanno soggiornato esploratori, mercanti e conquistatori, una visita al Castello di Santa Severa è un’esperienza di grande interesse. Un passato ricchissimo in uno dei luoghi più suggestivi del Lazio La prima documentazione scritta sul Castello di Santa Severa risale al 1068, quando è stato donato dal conte Gerardo di Galeria all’Abbazia di Farfa. Nel 1130 è poi diventato proprietà del papa Anacleto II e nel 1482 è passato all’Ordine del Santo Spirito. È stato gestito da quest’ultimo per cinquecento anni, fino al 1980. Deve il suo nome a una giovane martire cristiana uccisa sotto l’impero di Diocleziano. A Santa Severa e al suo martirio è dedicata anche la Chiesa paleocristiana ancora visibile nella piazza della Rocca. L’area ora occupata dal Castello è di enorme rilevanza archeologica: nel settimo secolo a. C. vi sorgeva Pyrgi, un fondamentale scalo marittimo dell’Etruria e dell’antica città etrusca di Cerveteri. Il museo del mare è dedicato all’archeologia subacquea Il Castello di Santa Severa ospita il Museo del Mare e della Navigazione Antica. Il percorso espositivo e didattico è totalmente incentrato sull’archeologia subacquea e sulla navigazione antica, con interessanti testimonianze provenienti dal porto etrusco di Pyrgi e dai vicini fondali. Un breve salto nella storia Impossibile rinunciare a una visita del borgo medievale di Santa Severa, con i suoi archi e le stradine in pietra che raccontano le attività del castello nel corso dei secoli. Nel piazzale delle Barrozze, al centro dei caseggiati, troneggia una fontana circolare su due piani, sormontata da tre grosse mole di frantoio. Dirigendoci verso la suggestiva Piazza delle due Chiese, possiamo visitare la Chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Severa, ma anche il Battistero dedicato a Santa Severa e a Santa Lucia. All’interno di quest’ultimo, tra gli affreschi della fine del Quattrocento, si possono notare i graffiti votivi raffiguranti delle navi, opera dei marinai che transitarono nello scalo. Abbondano clima conviviale e pesce fresco Tra taverne e ristoranti, Santa Severa propone del gran pesce fresco: L’isola del Pescatore è uno dei più amati ristoranti con vista sul Castello, ma le alternative sono tante, tutte votate alla migliore cucina mediterranea della tradizione e al pescato del luogo. Per saperne di più castellodisantasevera.it
Relax & Benessere
Terme di Arta - Photo by: LorenzoPeg / Shutterstock.com

Arta Terme

Arta Terme, perla della Carnia, tra benessere, itinerari alpini e culti arcaici È una piccola località friulana della provincia di Udine, a 442 metri di altezza, 10 chilometri dal confine austriaco e 20 da quello sloveno: Arta Terme, ha molte ragioni per meritare una vostra visita. Il paese, adagiato nella Valle del But che collega Tolmezzo con l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico, è noto fin dall’epoca romana per le sue acque: dalla Fonte Pudia sgorga l’acqua sulfurea che da secoli dispensa cure e benessere e che ha reso Arta anche un'apprezzata stazione termale, luogo perfetto per ritemprare il corpo e lo spirito e punto di partenza ideale passeggiate ed escursioni tra malghe e rifugi. Le terme di Arta e le sue acque portentose, amate dal Carducci Racchiuse in una conca verde, le Terme di Arta si trovano all'interno di un complesso, il Palazzo delle acque, formato da 2 strutture collegate. La prima, che risale agli anni 60 del secolo scorso ed è stata progettata dall’architetto Gino Valle, è un edificio dal tetto orientaleggiante, la seconda è più recente. Le sue sale vi inviteranno a rilassarvi tra saune e bagno turco o a rigenerarvi sotto le docce emozionali e lungo il percorso Kneipp; tutt’intorno si estende un bel parco attrezzato dove potrete dedicarvi al minigolf, al tennis, o ristorarvi nella piscina con idromassaggio. Un consiglio: non lasciatevi scoraggiare dall’intenso odore sulfureo delle acque che sgorgano dalla Fonte Pudia, il cui nome deriva dal participio latino putens e allude al suo odore non esattamente gradevole, perché è proprio in virtù della ricchezza di minerali delle sue acque, che le Terme di Arta sono in grado di proporre percorsi riabilitativi altamente specializzati e cure per svariate affezioni, a partire da quelle delle vie aeree. Da secoli infatti le loro proprietà medicamentose attraggono nella località carnica turisti e pazienti: tra le personalità più celebri si annovera anche Giosuè Carducci, che ad Arta dedicò una delle sue poesie, Il comune rustico. Escursioni tra storia e scorci spettacolari Piano d’Arta, a una manciata di chilometri da Arta Terme, è un ottimo punto di partenza per una serie di passeggiate che vi permetteranno di scoprire meglio il territorio: se amate il trekking, la prima destinazione da affrontare è sicuramente il monte Zoncolan, uno dei contesti montuosi più noti del Friuli Venezia Giulia, sede di un rinomato comprensorio sciistico d’inverno e attraversato d’estate da itinerari panoramici, tra pascoli fioriti, boschi e malghe. Non dovete perdere, nei dintorni di Arta Terme, la località di Zuglio, l’antico Iulium Carnicum, florido centro economico e commerciale in epoca romana, fondato tra il 58 e il 40 a.C. e divenuto colonia nel I secolo d.C. Nei pressi del suo Museo archeologico, potrete ammirare i resti del foro romano e i reperti rinvenuti nel corso degli scavi. Sulla strada di ritorno verso Arta, merita una visita per il suo valore architettonico anche la pieve matrice di San Pietro nei pressi di Zuglio, una chiesa gotica costruita su una precedente pieve romanica, di cui sopravvivono ancora le finestre: all’interno, la chiesa conserva un altare ligneo di Domenico da Tolmezzo, capolavoro dell’arte rinascimentale, un organo in stile barocco, e due tele realizzate tra il XVI e il XVIII secolo, che raffigurano la conversione di San Pietro e la consegna delle chiavi al Santo. Alla scoperta delle antiche tradizioni carniche Proprio in questa pieve si svolge ogni anno, in occasione della festività dell'Ascensione, il cosiddetto Bacio delle croci, una delle ricorrenze sacre più sentite, che risale a un culto antichissimo, probabilmente di origine medievale: seguendo una serie di sentieri tra i boschi, i fedeli portano in processione fino alla pieve di San Pietro le preziose croci astili, crocifissi da processione posti su un’asta, custodite durante l’anno nelle chiese delle vallate vicine. E se passate da Arta Terme durante le feste natalizie, oltre a visitare il mercatino di natale, potrete rivivere un'antica tradizione carnica che si celebra ogni anno, dal 26 dicembre fino all’Epifania: quella della Stele di Nadal, una processione di fedeli capitanata dai Re magi che, intonando canti e sorreggendo tra le mani una stella di legno decorata con fiocchi di carta colorata e un lume al centro, passano di casa in casa per annunciare la nascita del Salvatore. E a tavola i cjarsòns, piatto simbolo della tradizione carnica Non potete ripartire senza esservi lasciati tentare dalle delizie della tradizione gastronomica friulana. Nelle botteghe del territorio si possono acquistare miele, distillati di prugne e pere, formaggi e soprattutto i tipici cjarsòns, uno dei piatti simbolo della Carnia: agnolotti fatti a mano, ripieni di erbe officinali e spezie, solitamente conditi con burro fuso e ricotta affumicata. Proprio ai cjarsòns è dedicata una sagra che si tiene ogni anno, la prima domenica di agosto, ad Arta Terme, in località Val Rivalpo.
Arte & Cultura
Castello di Verrès

Castello di Verrès

Il Castello di Verrès, dimora di un nobile condottiero Un imponente monolite in posizione dominante, su un roccione che guarda dall’alto l’antico borgo e la vallata. È il Castello di Verrès, maestoso maniero monoblocco edificato alla fine del 300 per volere della famiglia Challant, una delle più prestigiose casate dell’intera Valle d’Aosta. Attorno, il paesaggio suggestivo e la natura intatta della bassa Valle d’Aosta bagnata dalla Dora Baltea. La mulattiera che porta al maniero Già dall’arrivo vi sentirete proiettati in una dimensione d’altri tempi. Perché bisogna percorrere una ripida mulattiera per raggiungere il Castello di Verrès, arroccato sullo sperone di roccia a picco sul torrente Évançon: una decina di minuti di camminata per dimenticare la civiltà e immergersi in un altro mondo. Anche dal borgo di Verrès si può arrivare direttamente a piedi in 20 minuti, un’alternativa raccomandabile rispetto all’avvicinamento in auto, per un contatto intenso con il paesaggio. Sull’altra sponda della Dora Baltea si erge un altro celebre castello della Valle d’Aosta, quello di Issogne, molto diverso nella struttura, in un interessante contrasto architettonico. Un castello rivoluzionario Il nobile Ibleto di Challant, che partendo da un complesso preesistente diede al maniero l’aspetto odierno, scelse una strada innovativa rispetto agli altri castelli della regione, caratterizzati da vari edifici racchiusi in una cinta di mura difensive. Qui siamo invece di fronte a un unico blocco compatto, che enfatizza la funzione militare e attrae per la sua possanza. Lo stile ricercato degli interni Gli interni si presentano meno austeri e potete ammirare il grande scalone nel cortile che collega i tre piani, le lavorazioni ornamentali delle finestre, delle porte e dei camini, i dettagli in pietra bianca e verde decorata realizzati dalle sapienti maestranze del tempo. Non perdetevi la Sala d’armi e la Sala da pranzo, dove è visibile il particolare del passavivande verso la cucina padronale. In maggio qui torna il Medioevo Il Castello di Verrès ospita il Carnevale Storico, una rievocazione dell’epopea della contessa Caterina di Challant, in un mix di vicende storiche e affascinanti leggende. Tra maggio e giugno di ogni anno, potrete apprezzare le sfilate in costumi medievali, i tornei cavallereschi e i balli; al castello viene inoltre organizzato un sontuoso banchetto. A spasso per il centro Dal castello tornate al borgo di Verrès, un gioiellino in pietra le cui origini risalgono all’epoca romana. Girovagate tra stradine e scalinate, raggiungete la piccola piazza René de Challand, poi percorrete la via di ciottoli fino alla Collegiata e la Parrocchiale di Saint-Gilles. Gli amanti del climbing possono fare una sosta alla palestra di arrampicata in località Chopine, vicinissima al paese, con pareti diversificate e adatte a tutti, bambini compresi. Un tuffo nella natura Da Verrès parte il sentiero Arboretum, che risale verso l’imbocco della Val d’Ayas. La facile escursione nella natura vi offre anche la visione del Castello di Verrès da lontano, in modo da coglierne la posizione strategica e panoramica sulla piana. Il percorso è chiamato in patois anche Borna di Laou, ovvero Tana del Lupo poiché leggenda narra che nell’800 gli animali avessero costruito qui la loro tana. Oggi non incontrerete nessuna belve feroce, ma soltanto una bella e variegata vegetazione che i cartelli didattici vi aiuteranno a decifrare. Corniolo e biancospino tra le specie autoctone, poi frassini, castagni e tigli e qualche rarità considerata la zona: nespolo e alloro. In bicicletta lungo la Dora Baltea Verrès costituisce una tappa della Via Francigena, un lungo itinerario ciclabile. Qui pedalate tra continui saliscendi prevalentemente sulla riva sinistra della Dorea Baltea, anche su brevi tratti di mulattiera, in un percorso che tocca alcuni dei più bei castelli della Valle d’Aosta, Forte di Bard compreso, oltre a punti scenografici con i picchi a disegnare lo skyline montano. Per saperne di più www.lovevda.it www.carnevaleverres.it
Arte & Cultura
Castello di Ussel

Castello di Ussel

Il Castello di Ussel: lo spettacolo di una fortezza inespugnabile A mano a mano che avanzate lungo il ripido sentiero, si avvicina la visione solenne del Castello di Ussel. E, wow! Nessun muro di cinta difensivo lo protegge, perché il maniero ha già in sé il carattere assoluto della fortezza inespugnabile. Il parallelepipedo in pietra dalle linee austere svetta su un promontorio roccioso, che con la sua sagoma severa sorveglia le cittadine di Châtillon e Saint-Vincent fino al fondovalle attraversato dalla Dora Baltea. Uno spettacolo grandioso. Sulla rocca dal panorama vertiginoso L’ultimo tratto di una cinquantina di metri verso il Castello di Ussel partendo dal pianoro sottostante è percorribile solo a piedi: un modo lento di avvicinamento dal lato di accesso, mentre sull’altro fronte si apre un vertiginoso precipizio. Il maniero è un caposaldo nella storia dell’architettura militare della Valle d’Aosta. Fu infatti il primo forte ad essere costruito ex novo come un monoblocco, in un unico corpo compatto, da Ebalo II di Challant intorno al 1343. Oggi è una testimonianza perfettamente conservata dell’ultima fase stilistica del castello medievale. Nel corso dei secoli è passato a più riprese dalla famiglia di feudatari degli Challant ai Savoia e fu anche trasformato in prigione dopo la morte dell’ultimo Signore nel 1470, per poi essere del tutto abbandonato cento anni dopo. All’interno si notano tracce dei piani e dei camini monumentali e una delle attrazioni è costituita dalle bifore decorate, che regalano l’inquadratura perfetta per le fotografie: il paesaggio incorniciato dagli archi. Non mancate di rivivere quello che un tempo era il cammino di ronda, un percorso pedonale affiancato dalle merlature reso fruibile al visitatore solo di recente. Da lassù la vista a 360° sulla piana di Châtillon è davvero strepitosa. Il Barone e la penna Bic È storia più recente, ma non meno affascinante, quella del Castello di Ussel acquistato nel 1984 dal barone Marcel Bich, la cui famiglia era originaria proprio di Châtillon. Il nobile era un geniale imprenditore; fu infatti lui ad acquistare il brevetto della penna a sfera dall’inventore, László József Bíró, per poi commercializzarla in tutto il mondo con il nome di BIC. E sempre lui proseguì nella fortunata ascesa con il successo planetario dei rasoi e degli accendini usa e getta, sempre firmati BIC. Dopo avere acquistato la rocca, il barone la donò alla regione Valle d’Aosta, con la clausola che le istituzioni si impegnassero nel restauro e nell’apertura al pubblico del Castello di Ussel. Cosa che puntualmente avvenne nel 1998 con un’inaugurazione in grande stile. Da allora il forte è diventato uno spazio espositivo per mostre temporanee, la prima delle quali fu naturalmente dedicata al donatore e alle sue BIC. A cavallo intorno al maniero Siete pronti a un’esperienza fuori dal comune? Il Castello di Ussel e i suoi dintorni possono essere visitati in sella a magnifici cavalli. È un giro di 2 ore e mezza, in gruppo e con una guida equestre, adatto a tutti con il solo vincolo dell’età: chi ha meno di 14 anni, infatti, dovrà aspettare ancora un po’. La passeggiata a cavallo è un modo slow e sostenibile di esplorare il territorio. Dimenticate la macchina e mettetevi alla prova anche in brevi passaggi al trotto. Il forte vi si presenta davanti in tutta la sua magnificenza, con la pietra quasi minacciosa, le due torrette, la roccia viva sulla quale sta letteralmente ancorato. Il resto è paesaggio, perché attraversate una splendida zona della Valle d’Aosta, la vicina Saint-Vincent e i boschi che la circondano; solcate antiche mulattiere e incontrate minuscoli borghi montani dove sopravvivono antichi forni. Per saperne di più www.lovevda.it www.beniculturali.it/evento/visite-guidate-al-castello-di-ussel. www.cavalloenatura.com