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Il Lazio non è solo Roma: paesaggi e i monumenti del Lazio

Basterebbe Roma, la capitale d’Italia e museo a cielo aperto unico al mondo, a fare del Lazio una delle regioni più belle e interessanti. Anche a livello paesaggistico, vanta un territorio di grande impatto e notevole varietà, con il lungo litorale, le splendide colline, le montagne appenniniche. Una meta di cui innamorarsi.

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Arte & Cultura

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio, il borgo che lotta per vivere Solo un lungo ponte pedonale collega Civita di Bagnoregio al resto del mondo. Su uno sperone tufaceo, nel cuore della Tuscia, tra la valle del Tevere e il lago di Bolsena, è uno dei borghi più affascinanti del Lazio, seppure minato dall’erosione della fragile roccia tufacea su cui è sorto. Dai suoi vicoli lo sguardo può raggiungere la spettacolare Valle dei Calanchi, profondi solchi nel terreno creati nei millenni dall’erosione delle acque piovane. Storia del borgo e delle sue frane In questo piccolo borgo sono stratificati almeno 2500 anni di storia: Civita fu fondata dagli Etruschi nel V secolo a.C. quando l’abitato era tutt’uno con quello dell’attuale Bagnoregio (che allora si chiamava Rota). Poi diventò una colonia romana, nel VI secolo longobarda, in seguito fu inglobata in un feudo e nel 1140 divenne libero comune. Nel Rinascimento, Civita ebbe il sopravvento su Rota e conobbe un momento di grande sviluppo, con la costruzione di nuovi palazzi e del Duomo. Dal XV secolo a oggi, però, il territorio di Civita si è letteralmente assottigliato a causa di ben 134 frane che sono state documentate in manoscritti, cronache e varie altre fonti. Nel 1695 un terremoto fece franare dalla rupe l’intero quartiere della contrada Carcere, quella che la collegava a Bagnoregio. Altri importanti crolli si sono verificati nel 1764 e nei secoli successivi. Dal 1965 Civita di Bagnoregio è raggiungibile solo attraverso un viadotto pedonale. Attualmente ci vivono stabilmente una decina di persone. Il borgo di Civita Nel borgo si entra dalla porta di Santa Maria, nota come Porta Cava perché doveva essere originariamente una via tagliata del tufo. Ai lati dell’arco sono murati due bassorilievi che ricordano una vittoriosa rivolta popolare di Civita (1457) contro la famiglia dei Monaldeschi di Orvieto che li opprimeva. Da vedere nel borgo la bella chiesa di San Donato (era il Duomo), rifatta nel Seicento, con interessanti opere d’arte tra cui un Crocefisso ligneo del Quattrocento. Interessante, anche per capire quale sarà il futuro di Civita, il Museo geologico e delle frane, all’interno del cinquecentesco Palazzo Alemanni, che spiega la difficile evoluzione del territorio. Il museo propone anche visite guidate ed escursioni. Infine, uno dei luoghi più venerati di Bagnoregio è la Grotta di San Bonaventura: un’antica tomba a camera etrusca, a strapiombo sulla valle, trasformata nel medioevo in cappella . Al luogo è legata la leggenda secondo la quale qui avvenne la miracolosa guarigione del piccolo Giovanni Fidanza, allora malato, ad opera di San Francesco. La Valle dei Calanchi Civita di Bagnoregio è circondata del fiabesco paesaggio della Valle dei Calanchi, le formazioni geologiche create dall’erosione, piccole valli di terreno argilloso sui cui l’acqua piovana non penetra, ma scivola asportando gli strati superficiali e impedendo la crescita della vegetazione. Il paesaggio unico dei calanchi della Tuscia permette di infilarsi in queste vallate e osservare da vicino formazioni che sembrano castelli di tufo, cattedrali di argilla con guglie e pinnacoli. Esistono in tutta la zona denominata “Forre della Teverina”, compresa tra i comuni di Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Agliano, Graffignano e Lubriano. Gli eventi di Civita di Bagnoregio La bellezza e l’unicità di Civita di Bagnoregio ben si prestano all’organizzazione di eventi particolari. Il Venerdì santo per la rievocazione della Passione la statua lignea del Cristo della chiesa di San Donato viene trasportata con una suggestiva processione dalla chiesa di San Donato alla cattedrale di Bagnoregio. Il primo maggio è tradizione trascorrerlo passeggiando tra i calanchi. La prima domenica di giugno e poi ancora la seconda di settembre si tiene il Palio della Tonna, una corsa di quattro asini montati a pelo da fantini, che si svolge nella piazza della chiesa. Il 15 luglio si festeggia il patrono. In ottobre il borgo profuma di caldarroste per la festa delle castagne. A Natale, Civita si illumina con le torce del suggestivo presepe vivente.
Arte & Cultura

Calcata

Calcata, il borgo redivivo degli artisti Immerso tra i boschi del Parco naturale della valle del Treja, tra Roma e Viterbo, il borgo di Calcata sorge come una visione su un acrocoro di tufo che domina la vallata. Non ha mai avuto bisogna di mura perché è come sospeso sulla sua rupe a cui si accede da un’unica porta ad arco. Abbandonato perché considerato a rischio frana, Calcata è stato ripopolato nella seconda metà del Novecento prima da una colonia di artisti a cui oggi deve la sua vitalità. Cosa vedere a Calcata Una visita a Calcata è davvero un salto nel tempo. Un tempo indefinito: quello lontanissimo e misterioso del popolo dei Falisci, una civiltà italica risalente all’Età del Ferro (IX-VIII sec. a. C.) che per prima ha popolato questa valle; quello medioevale, a cui risalgono le case del borgo in parte in pietra in parte scavate nel tufo e il castello dell’Anguillara; o quello degli anni Sessanta, quando Calcata è stata un richiamo prima per un gruppo di hippies romani che l’hanno abitata in sordina, seguiti da alcuni artigiani e artisti provenienti da tutta Europa che qui, alla ricerca di un ambiente a misura d’uomo, sono venuti a vivere e hanno aperto negozi e atelier. Un borgo oggi ricco di diversità e iniziative culturali, come la Grotta dei Germogli, un bar-ristorante-circolo ricreativo, realizzato con mosaici ricavati da materiale di recupero. Fuori dal borgo, in località Colle, si può fare una passeggiata nell’Opera Bosco, un museo-laboratorio all’aperto di arte contemporanea ideato nel 1996 dagli artisti Anne Demijttenaere e Costantino Morosin. Le opere presenti sono realizzate esclusivamente con materiale naturale grezzo del bosco che nel bosco vivono, si trasformano e si dissolvono. Le opere sono state realizzate anche con il contributo di decine di altri artisti nel corso di residenze e laboratori didattici svolti con gli studenti delle accademie. Oggi il museo fa parte del sistema museale della Regione Lazio. Da non perdere una visita al giardino della casa dell’architetto Paolo Portoghesi, concepito come luogo di ricordi di uno storico dell’architettura innamorato della natura e della suggestione di questo luogo. Nel suo “giardino delle meraviglie” Portoghesi ha disposto installazioni, fontane, aiuole, vasche e ceramiche nelle quali sono riportate frasi, poesie, citazioni. Ai sei ulivi dai tronchi secolari che sembrano sculture, Portoghesi ha assegnato i nomi di altrettanti artisti (Bernini, Michelangelo, Borromini, Rodin, Brancusi e Moore). Nel suo libro Abitare poeticamente la terra. La casa, lo studio e il giardino di Calcata (2022) Portoghesi e la moglie Giovanna hanno raccontato cosa li ha attratti a vivere a Calcata, prima come rifugio nei fine settimana poi, come residenza definitiva. Il Parco naturale della Valle del Treja Una visita a Calcata prosegue nella Valle del Treja, un affluente del Tevere che, per un trentina di chilometri attraversa un territorio di natura vulcanica dove ha scavato forre profonde creando l’ ambiente umido ideale per anfibi e rettili nel fitto sottobosco, mentre nei versanti esposti al sole domina la macchia mediterranea. Non perdetevi le cascatelle del Monte Gelato, con la torre medievale, l’antico mulino ad acqua e le piscine naturali. Un’oasi in tutte le stagioni: bellissima e fresca con il verde della primavera e dell’estate, magica con i colori dell’autunno. Come il borgo di Calcata visto dalla valle: le case velate dai licheni gialli e rossastri si confondono con la roccia dello sperone su cui si eleva e, si mimetizzano con i colori del bosco in una visione irreale.
Arte & Cultura

Ariccia

Ariccia, la città ideale del barocco firmata da Bernini Lungo la via Appia, nel cuore di Ariccia, c’è una delle più belle piazze italiane, Piazza di Corte, frutto del genio di Gian Lorenzo Bernini, che qui fu inviato da papa Alessandro VII, della famiglia Chigi, a riprogettare tutto il borgo, parco compreso. Sulla piazza, ornata da due fontane, si affacciano palazzo Chigi e la chiesa di Santa Maria Assunta, due capolavori assoluti del barocco. Dopo tanta arte, potrete rifocillarvi in una fraschetta, l’osteria tipica dove mangiare la Porchetta IGP e bere il vino dei Castelli Romani. Nel palazzo dov’è stato girato Il Gattopardo Se la nascita di Ariccia ha origini incerte, di certo anteriore alla fondazione di Roma, la sua rinascita ha una data precisa: 1661. In quell’anno il feudo sulla via Appia venne acquistato dalla famiglia Chigi, che affidò all’architetto e artista Gian Lorenzo Bernini la sua sistemazione. Bernini ebbe carta bianca per rifare il borgo che divenne una sorta di città ideale barocca. Il progetto di Bernini si articola intorno alla scenografica Piazza di Corte, sulla quale si affaccia Palazzo Chigi, rifacimento seicentesco di un vecchio castello medievale: se all’esterno è piuttosto austero, secondo il gusto dei castelli francesi, all’interno è un tripudio di decorazioni e arredi barocchi, giunti intatti fino a noi. È in queste sale sontuose che il regista Luchino Visconti ha girato alcune scene del film Il Gattopardo, e come lui altri registi hanno sfruttato i saloni per film storici. Oggi si visita come un museo: in alcune sale è stata allestita la Pinacoteca del Barocco romano, con 300 importanti opere di artisti come Salvator Rosa, Luca Giordano, Mattia Preti, Giacinto Brandi, Guido Reni, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, e molti altri. Di fronte al palazzo, Bernini realizzò la chiesa di Santa Maria Assunta, chiesa barocca per eccellenza: a pianta rotonda, è preceduta da un portico con tre archi e ha una maestosa cupola, opera dell’allievo Antonio Raggi, che richiama nelle proporzioni quella del Pantheon. Sulla piazza di Corte si affaccia anche la Locanda Martorelli, un edificio che nel periodo d’oro di Ariccia, quello del Grand Tour, venne frequentato da pittori come Turner e Corot e da letterati come Stendhal. Oggi è sede di mostre e di eventi culturali. Nel bosco sacro di Ariccia Il parco di 28 ettari che si apre sul fianco di Palazzo Chigi è stato realizzato nel Cinquecento sui resti del bosco sacro dei romani dedicato a Diana, che si estendeva sul lato sinistro della via Appia da Roma fino al lago di Nemi. Anche qui c’è la mano di Bernini, che anticipa il giardino romantico progettando opere come la grotta della neve e le fontane del Mascherone. L’area verde, oggi di proprietà comunale, è compresa nel Parco regionale dei Castelli Romani. Cosa mangiare ad Ariccia Ariccia è la capitale della porchetta, tipico street food dell’Italia centrale, un intero maiale disossato e cotto al forno per diverse ore, condito con varie spezie, tagliato a fette sottili e mangiato nel panino. Molti luoghi ne rivendicano la paternità, Ariccia è tra i più accreditati. La porchetta qui si mangia nelle fraschette, le osterie tipiche dei Castelli Romani, zona rinomata per la qualità dei vini grazie ai terreni vulcanici ricchi di minerali. Il nome deriva dall’usanza degli osti di esporre delle frasche all’ingresso per segnalare la disponibilità del vino nuovo. Nei menù non mancano mai spaghetti alla carbonara, all’amatriciana o cacio e pepe. Diffidate dei locali troppo raffinati: le fraschette originali sono luoghi spartani dove concludere le scampagnate fuoriporta. Per saperne di più: www.palazzochigiariccia.it
Punto di interesse

Castel Gandolfo

Castel Gandolfo, dove i papi vanno in villeggiatura Castel Gandolfo è il borgo affacciato sul lago Albano, che i papi hanno eletto come residenza estiva. Grazie a papa Francesco, le Ville Pontificie, il Palazzo Pontificio e il giardino Barberini, che da 400 anni accolgono papi e alti prelati nei mesi estivi, sono aperti alle visite. Sulle sponde del lago Albano, a 30 chilometri da Roma, vi accoglie uno dei borghi più belli d’Italia per la qualità del paesaggio, gli edifici firmati da Gian Lorenzo Bernini e i resti di ville imperiali romane. Palazzi del papa La residenza pontificia di Castel Gandolfo sorge sui resti di una delle ville più celebri dell’antichità, l’Albanum Domitiani, l’immensa dimora che l’imperatore Domiziano si fece costruire sulle sponde del lago Albano, sul quale amava veleggiare. La villa fu in seguito abbandonata, perché l’imperatore Adriano si fece costruire la villa di Tivoli, mentre un altro imperatore, Settimio Severo, preferì insediarvi una sua legione. Sistematicamente saccheggiata dei marmi, usati anche per la costruzione del bel duomo di Orvieto, per la villa romana seguirono secoli di abbandono, fino a che, nel XIII secolo, tra i suoi ruderi fu creata una rocca della famiglia Gandolfi, poi inglobata nel feudo dei Savelli, che la dovettero cedere al papato per saldare un debito. Era il 1604 quando il territorio fu dichiarato patrimonio inalienabile della Santa Sede e fu dato l’incarico di costruire un Palazzo Pontificio a Carlo Maderno, tra i progettisti della Basilica di San Pietro. Con papa Alessandro VII fu ingaggiato anche Gian Lorenzo Bernini, che realizzò la chiesa di San Tommaso da Villanova dall’elegante cupola sottile e una fontana. Con la fine dello Stato Pontificio, nel 1870, la residenza papale venne abbandonata per 60 anni, finché con i Patti Lateranensi si decise di ripristinarla. Con l’acquisizione di villa Barberini furono realizzati anche i giardini, e nel 1934 fu trasferita a Castel Gandolfo la Specola Vaticana (XVI secolo), perché il cielo di Roma, troppo luminoso, non era più adatto all’osservazione degli astri. Grazie alla volontà di papa Francesco dal 2014 il complesso papale di Castel Gandolfo, che gode degli stessi privilegi di extra-territorialità del Vaticano, è stato aperto alle visite. Cosa vedere a Castel Gandolfo Se entrate nel borgo da Porta Romana, vi trovate nell’elegante piazza della Libertà su cui si affacciano il Palazzo Pontificio, la chiesa di San Tommaso e la fontana, entrambe del Bernini. Sul lato est della piazza si apre la strada che porta al Belvedere, dove all’improvviso vi apparirà in tutta la sua bellezza il lago Albano. Di fronte al Belvedere c’è l’ingresso a Villa Barberini, con il giardino all’italiana. Non resta che scendere verso le spiagge sul lago a rilassarsi un po’ o andare in un ristorante per provare una frittura di latterini, piccoli pesci del lago, che ben si accompagna a un bicchiere di vino dei Colli Albani. Il borgo è caratterizzato anche da una galleria d’arte a cielo aperto di street art, con opere di artisti italiani e internazionali. Vi sono rappresentate immagini di una Castel Gandolfo onirica, insieme a Madonne caravaggesche e altre opere sui temi della dignità della donna, dell’accoglienza e dell’impegno sociale contro le mafie. Con il treno dal Vaticano a Castel Gandolfo A Castel Gandolfo si può arrivare anche in treno direttamente dalla Città del Vaticano. Non tutti sanno che accanto alla basilica di San Pietro esiste una sontuosa stazione servita da binari collegati alla rete dei treni nazionale. Fu costruita negli Anni 30 in virtù dei Patti Lateranensi e per far passare i treni fu aperto un varco nelle mura vaticane. Il primo pontefice a usare la stazione ferroviaria vaticana fu Giovanni XXIII, il 4 ottobre 1962, per un pellegrinaggio a Loreto e ad Assisi, ma la ferrovia è stata usata solo occasionalmente dai papi e soprattutto per le merci. Ora la possono usare i turisti che intendono visitare Castel Gandolfo, il sabato, dalla primavera all’autunno, su prenotazione: l’arrivo del treno è previsto ad Albano Laziale, poi si prosegue con una navetta fino al complesso delle residenza papale. Per saperne di più: www.comune.castelgandolfo.rm.it
Punto di interesse

Frascati

Frascati, il vero piacere della villeggiatura Per la sua posizione particolarmente felice, Frascati è un luogo di delizia fin dalla notte dei tempi. Fu scelta dalle popolazioni latine per crearvi uno dei maggiori insediamenti, Tusculum. Fu prediletta da senatori e letterati nell’epoca di Roma repubblicana. Divenne fulcro della corte estiva papale nel Rinascimento quando nei suoi dintorni furono costruite le fiabesche ville con spettacolari giardini che tutt’ora possiamo ammirare. Come resistere a tanto fascino? Cosa vedere a Frascati A Frascati si arriva da Roma in treno lungo una ferrovia in parte costruita dallo Stato Pontificio nel 1856. La stazione si trova a ridosso del centro storico a pochi metri da piazza Roma e dalla cattedrale di San Pietro, con la bella facciata con due campanili, e dal Museo civico tuscolano delle Scuderie Aldobrandini, ristrutturate nel 2000 dall’architetto Massimiliano Fuksas per farne uno spazio multifunzionale con l’esposizione permanente di reperti archeologici provenienti dagli scavi di Tusculum. Sul versante opposto del centro storico si eleva la Rocca medievale poi rimaneggiata nel Quattrocento, dove è ospitato il palazzo Vescovile. Una bella passeggiata nel verde porta alla chiesa e al convento di San Francesco dove è ospitato il Museo Etiopico del cardinale Massaia, che espone una raccolta etnografica di oggetti dell’Africa orientale. La visita a Frascati si completa con il giro delle sue straordinarie ville costruite in posizione dominante attorno al borgo. Le ville Tuscolane di Frascati e dintorni Le 10 ville Tuscolane di epoca rinascimentale che sorgono tra Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone costituiscono uno straordinario insieme architettonico e testimonianza di un’epoca in cui la zona divenne luogo privilegiato per gli ozi della corte pontificia. Tutte le facciate delle ville sono rivolte verso Roma, di cui all’orizzonte si può scorgere il profilo. Per costruirle furono ingaggiati i maggiori architetti dell’epoca che idearono dimore principesche con giardini e parchi. Di villa Torlonia è rimasto solo il monumentale parco, oggi comunale, con il Teatro delle Acque, le fontane e le scalinate: la villa fu completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale e non fu possibile ricostruirla. Tutte le altre invece sono giunte pressoché intatte fino ai nostri giorni, per quanto destinate a diverse funzioni. La monumentale villa Aldobrandini, che sorge su un’altura poco fuori dall’abitato, fu progettata da Giacomo della Porta ma portata a termine da Carlo Maderno e Giovanni Fontana nel 1604, gli archistar del tempo. Il suo spettacolare ninfeo, con giochi d’acqua e statue di 2500 metri quadri, basta da solo a descriverne la magnificenza: degli interni, conserva importanti cicli di affreschi barocchi. La villa fu il dono che papa Clemente VIII fece ad un suo nipote cardinale. Oggi ospita grandi eventi, cerimonie e manifestazioni culturali. Villa Falconieri (o Rufina), la più antica delle ville di Frascati (1540- 1550), sorta sul sito di un’antica villa romana, fu ampliata da Francesco Borromini e oggi è sede di una prestigiosa accademia di studi classici. Villa Tuscolana, la più panoramica, è un hotel di grande charme. Villa Sora, che accolse anche papa Gregorio XIII e il cardinale Carlo Borromeo, nel 1900 fu devoluta ai salesiani che ne fecero il collegio che esiste tuttora. Accanto al Parco dell’Ombrellino di Frascati sorge Villa Lancellotti, privata. A Grottaferrata trovate villa Grazioli, altro prestigioso hotel e villa Muti, mentre a Monte Porzio Catone sorgono villa Parisi, severamente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e la splendida villa Mondragone che fu la residenza estiva dei papi fino al 1626 quando Urbano VIII le preferì Castel Gandolfo, decisione che condannò alla decadenza non solo villa Mondragone ma anche il complesso delle ville Tuscolane che prosperavano grazie alla corte papale e al suo seguito. Oggi villa Mondragone è la sede di rappresentanza dell’Università di Tor Vergata di Roma. Le ville (tranne Lancellotti e Muti) si possono visitare tramite l’Istituto regionale ville Tuscolane. Il Parco archeologico di Tuscolo Da Frascati, una bella strada panoramica vi porta al Parco archeologico culturale di Tuscolo, su una collina tra Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone, che preserva i resti di una città più antica di Roma, Tusculum, del X secolo a.C., che fu uno dei centri maggiori della Lega latina. Sconfitta dai romani, divenne presto luogo privilegiato per la residenza estiva di letterati e senatori, tra cui anche Cicerone, per lunghi secoli fino a quando non venne distrutta da Roma nel XII secolo. Di Tusculum, in uno scenario naturale di rara bellezza, potete vedere la via basolata dei Sepolcri, il complesso termale emerso di recente, il sacello dedicato al dio Mercurio, il foro, un teatro romano del I sec a.C., dove d’estate vengono allestiti spettacoli teatrali, fino all’acropoli. Con lo sguardo da lassù si coglie tutta l’area dei Castelli romani, con Roma in lontananza. Potete prendervi anche un’intera giornata per visitare Tusculum, attrezzata con area pic nic, parco giochi, e con un'ampia offerta di visite guidate archeologiche e naturalistiche. Per saperne di più www.irvit.it
Arte & Cultura

Lanuvio

Lanuvio, tra antiche mura e buoni vini Sulle ultime propaggini dei Colli Albani, a due passi da Roma e in posizione dominante su un pianoro che degrada verso la costa laziale, si trova Lanuvio, un piccolo borgo medievale racchiuso da una bella cinta muraria che risale in alcuni punti al V secolo a.C. Intriganti i suoi vicoli lastricati di sanpietrini che sfociano in piazze ornate da fontane barocche e le facciate di palazzi che inglobano vestigia romane, esposte anche nel bel museo civico. Cosa vedere a Lanuvio Lanuvio e il suo territorio sono come un museo diffuso, con una linea del tempo che inizia nel V secolo a.C. con la costruzione delle mura megalitiche in pietra locale, di cui rimangono alcuni tratti. Al medesimo periodo risale il Santuario di Giunone Sospita (in latino, propizia), divinità della mitologia romana di cui abbiamo notizie dagli scritti di Cicerone, che si possono visitare nel parco attiguo alla villa Sforza Cesarini. Nel centro si può vedere palazzo Colonna, rimasto incompiuto, pur essendo il luogo dove nacque Marcantonio Colonna, tra gli artefici della vittoria della battaglia di Lepanto (1571): sulla facciata principale è inserito un sarcofago di marmo di epoca romana (III-IV sec. d.C.). Merita una visita anche la Rocca del XIV secolo, dove ha sede l’Enoteca del Consorzio dei vini Colli Lanuvini, il luogo migliore dove assaggiare la produzione vinicola del territorio: oltre alla degustazione, si può visitare un piccolo museo delle tradizioni contadine e salire sulla torre di avvistamento, simbolo della città, da dove il panorama è strepitoso. Nel centro storico c’è anche piccolo museo civico, con una sezione pre-romana che narra le antichissime origini del borgo e una sezione romana con un affresco di età augustea di tema dionisiaco e altri reperti dal santuario di Giunone Sospita di cui sono in mostra anche le fotografie degli scavi archeologici che risalgono ai primi del Novecento. Nel borgo si possono vedere due opere di Carlo Fontana, allievo di Gian Lorenzo Bernini: la Fontana degli Scogli (1675) e la chiesa di Santa Maria Maggiore, di origini bizantine ma riedificata in forme barocche. Lungo le mura si vede il basamento di un tempio dedicato a Ercole del II sec. a. C. , mentre dalla terrazza belvedere, nei giorni di sereno, si scorge il profilo delle isole Pontine.
La regione

La regione della Capitale che stupisce per storia e paesaggi splendidi

Il Lazio ospita alcuni dei più importanti monumenti della civiltà romana, ma è anche una meta meravigliosa per chi voglia vivere il suo mare o le sue campagne, punteggiate di borghi suggestivi, cittadine affascinanti. E poi ci sono loro, il Lago di Bracciano, i Monti Aurunci e il Parco Nazionale del Circeo, a fare del Lazio una meta a contatto con la natura a dir poco sorprendente.

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