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Immergiti tra dolci colline e paesini pittoreschi. L'Italia ospita alcuni dei borghi più belli al mondo, che offrono uno sguardo ravvicinato della ricca storia del paese. 

Metti in cima alla lista l’esperienza autentica di visitare le strade medievali di Siena o le caratteristiche Cinque Terre. Di viverne l’essenza.

 

Borghi 50 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Gubbio - Piazza Grande

Gubbio

Una giornata a Gubbio, la città di pietra dell’Umbria È nota come la “città di pietra” e sorge sul fianco del monte Igino: Gubbio vi conquisterà a prima vista con il suo fascino medievale tutto da scoprire nel suo labirinto di vicoli e stradine. La lunga storia di Gubbio Le origini di Gubbio affondano le radici nell’antica civiltà umbra, come testimoniato dalle cosiddette Tavole Eugubine scritte in lingua umbra e risalenti al III-I secolo a.C. Potete ammirarle nelle sale del Museo Civico a Palazzo dei Consoli. Il periodo d’oro di Gubbio ha inizio intorno al Mille, all’epoca dei Comuni. Sotto la guida del vescovo Ubaldo, nel 1100, la città vinse una guerra contro Perugia. Nel frattempo si diffusero le arti e i mestieri, tra cui la lavorazione delle maioliche. Con il 1300 la città assunse la forma che ha ancora oggi. È a quell’epoca che risalgono alcuni dei palazzi più belli di Gubbio. Una passeggiata in centro Cominciate il giro dal gioiello di Gubbio, Piazza Grande o Piazza della Signoria, una piazza “pensile” che si affaccia sulla città. Ai suoi lati si trovano i palazzi pubblici della città: Palazzo dei Consoli in stile gotico e Palazzo Pretorio, uno di fronte all’altro. Date un’occhiata anche al Palazzo Ranghiasci Brancaleoni che si trova sulla stessa piazza. A due passi c’è il Palazzo Ducale in stile rinascimentale. Dai giardini di Palazzo Ducale si ha una bella vista sulla città. Fate attenzione alla porta alta e stretta a lato del grande portone: è la Porta del morto. Secondo la leggenda da qui passavano le bare dei defunti. Lungo le mura, che si trovano poco sopra il palazzo e risalgono al 1200, si aprono sei porte, alcune delle quali ancora decorate con pitture e stemmi cittadini. Tra le chiese non dovreste perdere la cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo. Merita un salto anche la chiesa di San Francesco. Si dice che qui Francesco fu accolto dopo aver lasciato la casa di suo padre e tutti i suoi averi. Si trova ai piedi della città, dove nel Medioevo si teneva il mercato e c’è ancora la lunghissima Loggia dei Tiratori, costruita nel 1600 dalla corporazione dei tessitori. Qui tendevano i panni di lana appena tessuti. La vera meraviglia di Gubbio è tuttavia la Fontana dei Matti davanti al palazzo del Bargello. Tutti possono ottenere la patente da matto facendo tre giri intorno alla fontana e facendosi bagnare alla presenza di un abitante di Gubbio che lo certifichi. Dove spingersi nei dintorni Basta uscire dalle mura medievali di Gubbio e si dischiude un altro mondo di sorprese da scoprire: il teatro romano, il mausoleo romano poco distante, l’abbazia di San Secondo, la secentesca Madonna del Prato ricca di stucchi e la chiesa della Vittorina costruita proprio dove, secondo la leggenda, San Francesco incontrò il lupo. La gola del Bottaccione Nei dintorni di Gubbio si trovano le gole del Bottaccione, ideali per una gita poco fuori città. È una profonda gola dovuta all’erosione del torrente Carmignano, ma è anche ricchissima di testimonianze storiche. Qui si trova un acquedotto che corre lungo la gola e risale al Medioevo. Nella gola si trova anche il Monastero di Sant’Ambrogio, che sorge nei pressi di una cittadella preistorica risalente al paleolitico. L’eremo è del 1300 ed era noto per le sue regole severe oltre che per la posizione inaccessibile che garantiva silenzio e solitudine. Non perdete la visita, a cominciare dalle grotte sotterranee per finire con gli affreschi della chiesa. In cima al monte Igino: la Basilica di Sant’Ubaldo La Basilica di Sant’Ubaldo si trova proprio in vetta al monte che veglia su Gubbio, ma niente paura, se non ve la sentite di scarpinare potete raggiungerla con una comoda funivia e avrete tutta la città ai vostri piedi. Qui si custodisce l’urna con il corpo di Sant’Ubaldo, patrono di Gubbio. E vi arriva anche la famosa corsa della Festa dei Ceri del 15 Maggio. La chiesa è di origini medievali, ma nel corso del 1500 fu ampliata con l’aggiunta del convento e del chiostro. Non fatevi ingannare dalla semplicità dell’esterno, entrate per ammirare la ricchezza delle cinque navate e gli affreschi che raccontano la vita di Sant’Ubaldo.
Arte & Cultura

Calcata

Calcata, il borgo redivivo degli artisti Immerso tra i boschi del Parco naturale della valle del Treja, tra Roma e Viterbo, il borgo di Calcata sorge come una visione su un acrocoro di tufo che domina la vallata. Non ha mai avuto bisogna di mura perché è come sospeso sulla sua rupe a cui si accede da un’unica porta ad arco. Abbandonato perché considerato a rischio frana, Calcata è stato ripopolato nella seconda metà del Novecento prima da una colonia di artisti a cui oggi deve la sua vitalità. Cosa vedere a Calcata Una visita a Calcata è davvero un salto nel tempo. Un tempo indefinito: quello lontanissimo e misterioso del popolo dei Falisci, una civiltà italica risalente all’Età del Ferro (IX-VIII sec. a. C.) che per prima ha popolato questa valle; quello medioevale, a cui risalgono le case del borgo in parte in pietra in parte scavate nel tufo e il castello dell’Anguillara; o quello degli anni Sessanta, quando Calcata è stata un richiamo prima per un gruppo di hippies romani che l’hanno abitata in sordina, seguiti da alcuni artigiani e artisti provenienti da tutta Europa che qui, alla ricerca di un ambiente a misura d’uomo, sono venuti a vivere e hanno aperto negozi e atelier. Un borgo oggi ricco di diversità e iniziative culturali, come la Grotta dei Germogli, un bar-ristorante-circolo ricreativo, realizzato con mosaici ricavati da materiale di recupero. Fuori dal borgo, in località Colle, si può fare una passeggiata nell’Opera Bosco, un museo-laboratorio all’aperto di arte contemporanea ideato nel 1996 dagli artisti Anne Demijttenaere e Costantino Morosin. Le opere presenti sono realizzate esclusivamente con materiale naturale grezzo del bosco che nel bosco vivono, si trasformano e si dissolvono. Le opere sono state realizzate anche con il contributo di decine di altri artisti nel corso di residenze e laboratori didattici svolti con gli studenti delle accademie. Oggi il museo fa parte del sistema museale della Regione Lazio. Da non perdere una visita al giardino della casa dell’architetto Paolo Portoghesi, concepito come luogo di ricordi di uno storico dell’architettura innamorato della natura e della suggestione di questo luogo. Nel suo “giardino delle meraviglie” Portoghesi ha disposto installazioni, fontane, aiuole, vasche e ceramiche nelle quali sono riportate frasi, poesie, citazioni. Ai sei ulivi dai tronchi secolari che sembrano sculture, Portoghesi ha assegnato i nomi di altrettanti artisti (Bernini, Michelangelo, Borromini, Rodin, Brancusi e Moore). Nel suo libro Abitare poeticamente la terra. La casa, lo studio e il giardino di Calcata (2022) Portoghesi e la moglie Giovanna hanno raccontato cosa li ha attratti a vivere a Calcata, prima come rifugio nei fine settimana poi, come residenza definitiva. Il Parco naturale della Valle del Treja Una visita a Calcata prosegue nella Valle del Treja, un affluente del Tevere che, per un trentina di chilometri attraversa un territorio di natura vulcanica dove ha scavato forre profonde creando l’ ambiente umido ideale per anfibi e rettili nel fitto sottobosco, mentre nei versanti esposti al sole domina la macchia mediterranea. Non perdetevi le cascatelle del Monte Gelato, con la torre medievale, l’antico mulino ad acqua e le piscine naturali. Un’oasi in tutte le stagioni: bellissima e fresca con il verde della primavera e dell’estate, magica con i colori dell’autunno. Come il borgo di Calcata visto dalla valle: le case velate dai licheni gialli e rossastri si confondono con la roccia dello sperone su cui si eleva e, si mimetizzano con i colori del bosco in una visione irreale. Per saperne di più: www.parchilazio.it/valledeltreja
Arte & Cultura

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio, il borgo che lotta per vivere Solo un lungo ponte pedonale collega Civita di Bagnoregio al resto del mondo. Su uno sperone tufaceo, nel cuore della Tuscia, tra la valle del Tevere e il lago di Bolsena, è uno dei borghi più affascinanti del Lazio, seppure minato dall’erosione della fragile roccia tufacea su cui è sorto. Dai suoi vicoli lo sguardo può raggiungere la spettacolare Valle dei Calanchi, profondi solchi nel terreno creati nei millenni dall’erosione delle acque piovane. Storia del borgo e delle sue frane In questo piccolo borgo sono stratificati almeno 2500 anni di storia: Civita fu fondata dagli Etruschi nel V secolo a.C. quando l’abitato era tutt’uno con quello dell’attuale Bagnoregio (che allora si chiamava Rota). Poi diventò una colonia romana, nel VI secolo longobarda, in seguito fu inglobata in un feudo e nel 1140 divenne libero comune. Nel Rinascimento, Civita ebbe il sopravvento su Rota e conobbe un momento di grande sviluppo, con la costruzione di nuovi palazzi e del Duomo. Dal XV secolo a oggi, però, il territorio di Civita si è letteralmente assottigliato a causa di ben 134 frane che sono state documentate in manoscritti, cronache e varie altre fonti. Nel 1695 un terremoto fece franare dalla rupe l’intero quartiere della contrada Carcere, quella che la collegava a Bagnoregio. Altri importanti crolli si sono verificati nel 1764 e nei secoli successivi. Dal 1965 Civita di Bagnoregio è raggiungibile solo attraverso un viadotto pedonale. Attualmente ci vivono stabilmente una decina di persone. Il borgo di Civita Nel borgo si entra dalla porta di Santa Maria, nota come Porta Cava perché doveva essere originariamente una via tagliata del tufo. Ai lati dell’arco sono murati due bassorilievi che ricordano una vittoriosa rivolta popolare di Civita (1457) contro la famiglia dei Monaldeschi di Orvieto che li opprimeva. Da vedere nel borgo la bella chiesa di San Donato (era il Duomo), rifatta nel Seicento, con interessanti opere d’arte tra cui un Crocefisso ligneo del Quattrocento. Interessante, anche per capire quale sarà il futuro di Civita, il Museo geologico e delle frane, all’interno del cinquecentesco Palazzo Alemanni, che spiega la difficile evoluzione del territorio. Il museo propone anche visite guidate ed escursioni. Infine, uno dei luoghi più venerati di Bagnoregio è la Grotta di San Bonaventura: un’antica tomba a camera etrusca, a strapiombo sulla valle, trasformata nel medioevo in cappella . Al luogo è legata la leggenda secondo la quale qui avvenne la miracolosa guarigione del piccolo Giovanni Fidanza, allora malato, ad opera di San Francesco. La Valle dei Calanchi Civita di Bagnoregio è circondata del fiabesco paesaggio della Valle dei Calanchi, le formazioni geologiche create dall’erosione, piccole valli di terreno argilloso sui cui l’acqua piovana non penetra, ma scivola asportando gli strati superficiali e impedendo la crescita della vegetazione. Il paesaggio unico dei calanchi della Tuscia permette di infilarsi in queste vallate e osservare da vicino formazioni che sembrano castelli di tufo, cattedrali di argilla con guglie e pinnacoli. Esistono in tutta la zona denominata “Forre della Teverina”, compresa tra i comuni di Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Agliano, Graffignano e Lubriano. Gli eventi di Civita di Bagnoregio La bellezza e l’unicità di Civita di Bagnoregio ben si prestano all’organizzazione di eventi particolari. Il Venerdì santo per la rievocazione della Passione la statua lignea del Cristo della chiesa di San Donato viene trasportata con una suggestiva processione dalla chiesa di San Donato alla cattedrale di Bagnoregio. Il primo maggio è tradizione trascorrerlo passeggiando tra i calanchi. La prima domenica di giugno e poi ancora la seconda di settembre si tiene il Palio della Tonna, una corsa di quattro asini montati a pelo da fantini, che si svolge nella piazza della chiesa. Il 15 luglio si festeggia il patrono. In ottobre il borgo profuma di caldarroste per la festa delle castagne. A Natale, Civita si illumina con le torce del suggestivo presepe vivente.
Natura
Villa Cimbrone, Ravello - Costiera Amalfitana, Campania

Ravello

Ravello, una terrazza sulla Costiera Amalfitana Adagiato su una collina a oltre 350 metri di altitudine, il comune di Ravello è uno dei 16 della Costiera Amalfitana, tutti in provincia di Salerno. Un panorama unico si offre da questo magnifico balcone naturale, in posizione ideale per ammirare dall’alto una delle coste più belle del mondo. L’aria è salubre e densa dei profumi della macchia mediterranea, le antiche ville abbracciate da giardini fioriti testimoniano l’amore per il luogo di spiriti nobili. Pronti per un itinerario che vi farà innamorare? Un’antica dimora da sogno Villa Rufolo si affaccia su Piazza Vescovado, cuore di Ravello. A volerla, in epoca medievale, fu la famiglia di cui la residenza porta il nome, come attestazione di lusso e potere. Tra cadute e resurrezioni lungo i secoli, la villa oggi è tornata al suo originario splendore, già decantato da personalità come Boccaccio, che le dedicò dei versi, e Wagner. Tanta bellezza stregherà anche voi, a partire dall’edificio che è un incrocio di stili: arabo, siculo e normanno. Superate la torre d’ingresso e non mancate di salire sulla cima della Torre Maggiore perché vi aspetta una visione aperta sull’intero Golfo di Salerno. Addentratevi nelle sale, ma poi dedicate del tempo ad ammirare il meraviglioso giardino disposto su vari livelli. Cipressi e tigli vi accompagnano al chiostro moresco, il colore dei fiori vi accarezza l’anima e vi avvolge in un’atmosfera romantica: oleandri, ortensie, i piccoli Fiori d’Angelo, tra arbusti di profumato rosmarino e biancospino. Nel mese di luglio, la villa ospita la serie di eventi musicali del Ravello Festival. Sulla Terrazza dell’Infinito A Ravello chiamano proprio così, la Terrazza dell’Infinito, il belvedere di Villa Cimbrone: un’elegante balconata decorata da busti in marmo settecenteschi. Siete a strapiombo sulla costa, persi nell’azzurro di cielo e mare interrotto solo dal giallo dei limoneti. La villa è un hotel esclusivo a 5 stelle, ma i giardini sono aperti al pubblico. Respirando il profumo dei glicini, indugiate lungo i sentieri adornati da statue e tempietti, sostate nel Giardino delle Rose e fate un’ulteriore pausa nella Stanza del Tè, con un gazebo in stile moresco decorato da colonne romane e sculture. Il nome di Villa Cimbrone è inoltre legato a Greta Garbo, fuggita qui nella primavera del 1938 per vivere lontano dai riflettori la sua breve storia d’amore con il direttore d'orchestra Leopold Stokowski. Cercate la targa in memoria del soggiorno della divina. Esperienze nel borgo Si parte da Piazza del Vescovado, centro del borgo storico di Ravello, un nucleo di vicoli e case colorate abbarbicate sulla roccia e circondate dal verde. Qui si affaccia la Basilica di Santa Maria Assunta e San Pantaleone, con il portale bronzeo decorato da 80 formelle figurative e la sontuosa cappella dedicata al patrono della cittadina. Interessante visitare le botteghe di ceramiche, per acquistare splendidi oggetti ma anche per scambiare quattro chiacchiere con gli artigiani: sapranno raccontarvi molto della loro sapienza manuale, una preziosa tradizione tramandata da generazioni. Se il tema vi intriga, visitate il Museo del Corallo, un piccolo mondo variopinto voluto dal collezionista Giorgio Filocamo. Con il costume da bagno sempre in borsa Pur trovandosi su un’altura, anche Ravello ha il suo sbocco al mare. Qui sulla Costiera Amalfitana l’indumento immancabile da portare sempre con sé è il costume da bagno, perché ovunque andiate incontrerete a sorpresa incantevoli baie e calette segrete. La spiaggia ravellese si trova nella frazione di Castiglione ed è raggiungibile sia via mare sia da terra percorrendo la statale e scendendo lungo una scalinata di un paio di centinaia di gradini. Dal basso si profilano i palazzi nobiliari di Castiglione, sull’altro lato la sagoma del borgo di Atrani con la chiesa centrale. Tutto il resto è mare cristallino e roccia, che nel pomeriggio getta la sua ombra sulla baia. Consigliabile quindi una puntata a partire dalle prime ore del mattino, se cercate il sole.
Arte & Cultura

Vernazza

Vernazza, piccolo borgo dalle grandi meraviglie Uno sperone disteso verso il mare, alle spalle le alte scogliere, poi le alture verdeggianti e qui, proprio a ridosso del porticciolo, il grappolo di case e monumenti del villaggio. Siamo a Vernazza, uno dei borghi più autentici delle Cinque Terre. Le piccole abitazioni colorate e le barche attraccate, i fichi d’India e i terrazzamenti coltivati che vi basterà alzare lo sguardo per scorgere tratteggiano un paesaggio incantevole. Respirate a pieni polmoni e avventuratevi nei sentieri di quello che è uno dei borghi più belli d’Italia, per un tuffo nell’incontaminato paesaggio mediterraneo. Lungo vicoli e scalinate A Vernazza tutto gira attorno al porticciolo e alla piazzetta a ridosso, dove la gente del posto affitta anche appartamenti ai turisti. Da qui si ramificano i carruggi, le strette viuzze dei villaggi liguri. Si cammina lentamente tra le case-torre colorate e arroccate, nei cortili, sotto portici e logge dove bere un caffè è un piacere e lungo Via Roma, antico canale interrato. Il monumento da non perdere in questo antico borgo, che risale all’anno Mille e che i già i romani usavano come porto strategico, è la Chiesa di Santa Maria d’Antiochia dedicata alla patrona del paese, con le bifore che guardano il mare e uno stile sovrapposto di romanico, barocco e gotico. E se accanto al porticciolo fa da vedetta il Bastione Belforte, a dominare dall’alto il paese è il Castello Doria, su un vertiginoso strapiombo. Approdate in un ristorante e gustate un piatto che è la specialità locale, il Tian di Vernazza: patate e alici in tegame all’aroma di erbe mediterranee e scorza di limone. Terra e mare in un unico piatto. A passo lento per contemplare il paesaggio Tutte le Cinque Terre, dichiarate dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, sono dominate da roccia e mare, piccole baie e insenature, vegetazione esuberante. La natura impera e le autorità del Parco Nazionale delle Cinque Terre raccomandano di muoversi con rispetto, possibilmente a piedi o in treno. Portate con voi un telo da mare e distendetelo sulle scogliere subito a destra del molo oppure nei pressi del porto. Fate un bagno, ma poi calzate scarpe da trekking e camminate. Un’ottima soluzione è arrivare con uno spettacolare trekking da Monterosso al Mare o da Corniglia, perché Vernazza si trova proprio tra questi altri due borghi delle Cinque Terre. Siete sul famoso Sentiero Azzurro, che in alcuni punti si restringe inoltrandosi nei boschi, in altri si apre donando la visione improvvisa del mare e della costa alta, in scorci mozzafiato. Un percorso di trekking ad anello sale verso il Santuario di Nostra Signora di Reggio dalla bella facciata romanica. Il piazzale vi regala un contorno di lecci, cedri, ippocastani e a farvi ombra è il più antico cipresso della Liguria, che prospera qui da 800 anni. Il circuito prosegue in direzione San Bernardino per poi ridiscendere al villaggio, tra campi coltivati e vigneti, muretti a secco, profumata macchia mediterranea, ruscelli e fonti sorgive. Calpestate antichissime mulattiere avvolte nel silenzio e incrociate abitazioni perse nel nulla. Siete fuori dalla civiltà, dentro una natura rigenerante per corpo e mente.