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Abruzzo, un viaggio nella storia tra mare, montagne, sapori e natura incontaminata in parchi e aree protette

Regione dell'Italia centrale, in Abruzzo convivono due anime e un solo cuore. Prevalentemente montuosa e collinare, si affaccia su un meraviglioso tratto di Mare Adriatico. Qui, si trovano le vette più alte dell'Appennino, come il Gran Sasso e il massiccio della Majella, oltre che l'unico ghiacciaio appenninico, ma anche alcune delle spiagge più frequentate.

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Arte & Cultura
Ortona, Chieti, Abruzzo / Italy - 08/13/2020: Aerial view of the ancient Aragonese Castle on the shore of the Adriatic Sea

Castello Aragonese di Ortona

Il Castello Aragonese di Ortona: un maniero vista mare La sua posizione spettacolare a strapiombo sul mare lo rende un luogo di gran fascino. Il Castello Aragonese di Ortona, in provincia di Chieti, si affaccia delicatamente sulle sponde dell'Adriatico, rivolto verso la lunga Costa dei Trabocchi, con la sua imponente architettura. Un irrinunciabile viaggio nella storia quattrocentesca legata alla dominazione aragonese sul territorio abruzzese. È risorto dopo un periodo di decadenza Il meraviglioso fortilizio, così come oggi lo conosciamo, risale al periodo che va dal 1450 al 1470, quando trasformò edificazioni precedenti di origine medievale. Doveva servire a proteggere Ortona dall’assalto aragonese Ortona, ma non ci riuscì. La forma quadrangolare in pieno stile rinascimentale fu voluta da Alfonso d’Aragona, che volle ricostruire e rendere più strategica la fortificazione a strapiombo sul mare, così da proteggere il porto della città. Ortona passò nelle mani di Margherita D’Austria nel 1582, che la acquistò per 54.000 ducati per trasformarla in un centro abitato moderno, economicamente florido. L’innovazione edilizia si concentrò sul nucleo abitato, lasciando la roccaforte aragonese pressoché intatta. Il borgo fu gestito da amministrazioni locali poco interessate al destino del castello, condannandolo a un lungo periodo di decadenza. Ulteriori danni alla sua struttura risalgono al Novecento: fu colpito dai bombardamenti del 1943 e da una frana nel 1946. Oggi è tornato a splendere grazie a un attento restauro eseguito negli anni 2000. Una storia movimentata da una cupa leggenda Impossibile narrare le vicende del Castello Aragonese di Ortona senza citare la cosiddetta “leggenda della Ritorna”: si racconta che un ricco mercante fu accolto alla corte del re, conobbe la sua bellissima figlia e se ne innamorò perdutamente. Il Re non desiderava concedere la figlia in sposa a un lupo di mare. Promise quindi al mercante di concedergli la mano della figlia solo se gli avesse portato in dono qualcosa di unico e straordinario. Passarono diversi mesi e del mercante nessuna traccia. La principessa non si dava pace, finché il mare in tempesta, mosso a compassione, la ricondusse dal suo amato sul fondo del mare. Al mattino, sulla spiaggia di Ortona, apparvero frutti mai visti prima. verdi e tondi, che venivano chiamati cervelli di scimmia o Moro degli Osagi. Erano lo straordinario dono per il re. Ancora oggi, nei pressi del Castello, i pescatori giurano di udire i lamenti della principessa nelle notti di burrasca. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Ortona fu ribattezzata da Winston Churchill come La Stalingrado d’Italia: attraversata dalla Linea Gustav, la fortificazione che tagliava in due la penisola, con i nazifascisti a nord e gli angloamericani a sud, fu presa d’assalto e bombardata per circa 6 mesi. Arredi d’epoca, musei e percorsi suggestivi Una visita al maniero aragonese di Ortona ha tutto un suo fascino: in una delle sue torri è possibile visitare un piccolo, ma delizioso museo con immagini d’epoca e arredi appartenuti alle nobili famiglie che lo hanno abitato nel corso dei secoli. I ciclisti e gli amanti delle escursioni possono godere di un comodo percorso che, a partire dal Castello, conduce alla pista ciclabile lungo il litorale di Ortona.
Spiritualità
Eremo di sant'Onofrio al Marrone, Sulmona, Abruzzo, Italy

Chiesa di Sant'Onofrio

Alla scoperta dell’Eremo di Sant'Onofrio al Morrone Scenari montani dall’impatto paesaggistico fortissimo, corsi d’acqua al fianco di strade panoramiche, il verde dei boschi che si alterna a imponenti scenari rocciosi: risalendo il Gran Sasso d’Italia e approdando a Sulmona possiamo scoprire la bellezza senza tempo dell’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, piccolo gioiello abruzzese. Eremo di Sant'Onofrio al Morrone: storia di una perla incastonata nella montagna Arroccato su un lato della montagna, caratterizzato da un punto di vista privilegiato sulla Valle Peligna e sulle catene montuose del Gran Sasso e del Sirente-Velino, l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone è nato dalla volontà di Pietro Angelerio, futuro Papa Celestino V, che vi trascorse parte della sua vita in fuga da Bonifacio VIII. Fu l’ultimo degli eremi fatti costruire dopo il 1290 dall’allora Fra Pietro. Abbandonato nel 1807 come conseguenza della soppressione di alcuni ordini religiosi, tornò in auge quando una serie di eremiti, laici e religiosi, vi si trasferirono. La tradizione racconta che Fra Pietro fu raggiunto dalla notizia della sua elezione al papato mentre osservava il digiuno penitenziale in onore della Vergine Assunta e di San Pietro. Il Crocifisso davanti al quale il Santo pregava avrebbe fatto un cenno con il capo e Pietro avrebbe reagito con queste parole: “Do il mio assenso ai voti del Sacro Collegio ed accetto il Sommo pontificato. Mi aiuti il Signore a portarne il gravissimo giogo”. Dopo l’abdicazione, Pietro tornò proprio a Sant'Onofrio e vi rimase rintanato fino al febbraio del 1295, quando partì alla volta della Puglia per poi imbarcarsi e raggiungere la Grecia. Dichiarato nel 1902 monumento nazionale, l’Eremo è stato parzialmente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale per poi essere accuratamente restaurato. Oggi è considerato al centro di uno dei più importanti itinerari della fede d’Abruzzo. Fra opere d’arte e atmosfere misticheggianti Basta un giorno per cogliere le meraviglie dell’Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, a partire dall’oratorio sapientemente affrescato dal Maestro Gentile da Sulmona nel 1200: sul fondo possiamo ammirare una crocifissione con Maria e San Giovanni ai piedi della Croce, mentre all’ingresso San Benedetto è raffigurato tra i Padri eremiti Mauro e Antonio. Sono degni di nota il prezioso soffitto ligneo quattrocentesco e l’antico altare in pietra bianca: nel mezzo vi è incastonato il crocifisso di pietra che, secondo la tradizione, Celestino V benedì durante la messa celebrata in abiti pontificali prima di recarsi a Napoli. Sono di grande interesse storico anche le celle e i locali restaurati di recente, che hanno ospitato nel tempo i religiosi e gli eremiti laici. Gli amanti delle escursioni possono raggiungere il Belvedere che domina la Valle Peligna: è disponibile un punto ristoro e un’area picnic per riposare e godere del panorama. Luogo di culto e di riti propiziatori Non solo una destinazione suggestiva in cui ritrovare calma e introspezione, ma anche un luogo di culto meta di pellegrinaggi e riti propiziatori. All’Eremo di Sant’Onofrio di Morrone è tradizione lo strofinamento (litoterapia) sulle pareti di roccia delle parti del corpo doloranti. La grotta, posta sotto l’eremo, è ricchissima delle acque a cui i fedeli attribuiscono poteri taumaturgici. È apprezzata anche la raccolta di calcinacci, polvere e ramoscelli di piante raccolti intorno al santuario. È possibile assistere sul terrazzo al lancio delle pietre che simboleggiano gli influssi negativi, i dolori, le tentazioni e i peccati da cui i partecipanti vogliono separarsi per sempre. Per saperne di più Centro Informazioni di Pacentro – Tel. +39.0864.41304 - +39.349.8474470
Arte & Cultura

MAXXI L'Aquila

A L’Aquila, il MAXXI, crocevia di culture contemporanee Guai a chiamarlo sede distaccata: inaugurato il 3 giugno 2021, il MAXXI L’Aquila è sì la seconda sede del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma ma è molto di più di una succursale. L’idea del museo è molto recente: nacque nel 2014, dopo una visita del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini a Palazzo Ardinghelli, gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009. Ed è proprio questo palazzo settecentesco che dopo interventi di consolidamento e una serie di lavori è stato adattato a ospitare la nuova sede museale dedicata a arte, architettura e fotografia del XXI secolo. Un simbolo di ripartenza Un segnale importante per tutta la città, ancora segnata dal terremoto del 6 aprile 2009. Il Maxxi L’Aquila, infatti, si trova in pieno centro storico, in Piazza Santa Maria in Paganica. Alla base, il progetto ambizioso di fare di questo polo museale un crocevia di comunicazione, incontri e collaborazioni tra diversi linguaggi espressivi contemporanei, ma anche tra tutti i soggetti che lavorano in ambito artistico, dalle gallerie alle fondazioni, dagli istituti di ricerca fino ad altri musei, in modo che tutte le eccellenze del settore, sia nazionali che internazionali, possano avere una voce. Un luogo di confronto, insomma, sul modello del MAXXI di Roma, dove arti visive, fotografia, architettura e performance artistiche dialoghino tra di loro. Palazzo Ardinghelli, un Monumento Nazionale Le sale del MAXXI L’Aquila meritano già da sole una visita. Palazzo Ardinghelli, infatti, fu tra i primi edifici storici della città ad essere costruito dopo il terremoto del 1703, grazie alla famiglia di cui porta ancora oggi il nome. Eretto su un palazzo di origine rinascimentale e completato nel 1743, oggi ha una facciata in stile tardo barocco per via di rifacimenti successivi: fu terminata solo nel 1955 e fa dell’edificio uno dei massimi esempi di barocco aquilano. L’elemento che caratterizza l’architettura, insieme alla facciata, è il cortile, da cui ha origine uno scalone monumentale di derivazione borrominiana affrescato dal veneziano Vincenzo Damini nel 1749. La corte interna, che attraversa il Palazzo tra piazza Santa Maria in Paganica e via Giuseppe Garibaldi, fa del museo uno spazio pubblico a disposizione della città. Nel 1902 il Palazzo è stato dichiarato Monumento nazionale. Davanti sorge la chiesa di Santa Maria Paganica, che dà il nome all’omonima piazza. Un museo in continuo divenire Il MAXXI L’Aquila, almeno per il momento, non ha una collezione permanente, ma è spesso sede di workshop, talk, attività di approfondimento e progetti educativi che consentono di creare uno scambio continuo e vivace con il territorio, ma anche con chiunque si trovi a visitarlo. Un vero e proprio museo in divenire, dove nulla è statico ma frutto di costanti e continue interazioni tra artisti e visitatori. Se passate da L'Aquila mettete in conto di farci un salto: in ogni periodo dell’anno troverete qualcosa che vale la pena vedere. Il MAXXI L’Aquila è aperto il giovedì dalle 16 alle 20 e dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 19. Tenete d’occhio il sito ufficiale per controllare aperture straordinarie ed eventi da non perdere. Per saperne di più https://maxxilaquila.art
La regione

Un tuffo nella natura tra mare e montagna

L'Abruzzo è l'occasione perfetta per un viaggio nella natura più vera, dalle montagne alle colline passando per la Riserva Naturale Regionale Punta Aderici e il Parco Nazionale d’Abruzzo in cui vivono orsi bruni, aquile reali, lupi marsicani: un tuffo nel bello, nel relax e in un incredibile mix di panorami che arrivano al cuore. Borghi fra i più suggestivi d’Italia compresi.

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