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Parti alla scoperta delle mete di montagna più belle della penisola. Lasciati incantare da paesaggi sorprendenti e da percorsi montani imperdibili. Dalle Alpi alle alture degli Appennini, crea una connessione con la natura scoprendo valli, cascate ed altre esperienze da vivere durante le tue vacanze in montagna sia in estate che d’inverno.

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Arte & Cultura
Castello di Verrès

Castello di Verrès

Il Castello di Verrès, dimora di un nobile condottiero Un imponente monolite in posizione dominante, su un roccione che guarda dall’alto l’antico borgo e la vallata. È il Castello di Verrès, maestoso maniero monoblocco edificato alla fine del 300 per volere della famiglia Challant, una delle più prestigiose casate dell’intera Valle d’Aosta. Attorno, il paesaggio suggestivo e la natura intatta della bassa Valle d’Aosta bagnata dalla Dora Baltea. La mulattiera che porta al maniero Già dall’arrivo vi sentirete proiettati in una dimensione d’altri tempi. Perché bisogna percorrere una ripida mulattiera per raggiungere il Castello di Verrès, arroccato sullo sperone di roccia a picco sul torrente Évançon: una decina di minuti di camminata per dimenticare la civiltà e immergersi in un altro mondo. Anche dal borgo di Verrès si può arrivare direttamente a piedi in 20 minuti, un’alternativa raccomandabile rispetto all’avvicinamento in auto, per un contatto intenso con il paesaggio. Sull’altra sponda della Dora Baltea si erge un altro celebre castello della Valle d’Aosta, quello di Issogne, molto diverso nella struttura, in un interessante contrasto architettonico. Un castello rivoluzionario Il nobile Ibleto di Challant, che partendo da un complesso preesistente diede al maniero l’aspetto odierno, scelse una strada innovativa rispetto agli altri castelli della regione, caratterizzati da vari edifici racchiusi in una cinta di mura difensive. Qui siamo invece di fronte a un unico blocco compatto, che enfatizza la funzione militare e attrae per la sua possanza. Lo stile ricercato degli interni Gli interni si presentano meno austeri e potete ammirare il grande scalone nel cortile che collega i tre piani, le lavorazioni ornamentali delle finestre, delle porte e dei camini, i dettagli in pietra bianca e verde decorata realizzati dalle sapienti maestranze del tempo. Non perdetevi la Sala d’armi e la Sala da pranzo, dove è visibile il particolare del passavivande verso la cucina padronale. In maggio qui torna il Medioevo Il Castello di Verrès ospita il Carnevale Storico, una rievocazione dell’epopea della contessa Caterina di Challant, in un mix di vicende storiche e affascinanti leggende. Tra maggio e giugno di ogni anno, potrete apprezzare le sfilate in costumi medievali, i tornei cavallereschi e i balli; al castello viene inoltre organizzato un sontuoso banchetto. A spasso per il centro Dal castello tornate al borgo di Verrès, un gioiellino in pietra le cui origini risalgono all’epoca romana. Girovagate tra stradine e scalinate, raggiungete la piccola piazza René de Challand, poi percorrete la via di ciottoli fino alla Collegiata e la Parrocchiale di Saint-Gilles. Gli amanti del climbing possono fare una sosta alla palestra di arrampicata in località Chopine, vicinissima al paese, con pareti diversificate e adatte a tutti, bambini compresi. Un tuffo nella natura Da Verrès parte il sentiero Arboretum, che risale verso l’imbocco della Val d’Ayas. La facile escursione nella natura vi offre anche la visione del Castello di Verrès da lontano, in modo da coglierne la posizione strategica e panoramica sulla piana. Il percorso è chiamato in patois anche Borna di Laou, ovvero Tana del Lupo poiché leggenda narra che nell’800 gli animali avessero costruito qui la loro tana. Oggi non incontrerete nessuna belve feroce, ma soltanto una bella e variegata vegetazione che i cartelli didattici vi aiuteranno a decifrare. Corniolo e biancospino tra le specie autoctone, poi frassini, castagni e tigli e qualche rarità considerata la zona: nespolo e alloro. In bicicletta lungo la Dora Baltea Verrès costituisce una tappa della Via Francigena, un lungo itinerario ciclabile. Qui pedalate tra continui saliscendi prevalentemente sulla riva sinistra della Dorea Baltea, anche su brevi tratti di mulattiera, in un percorso che tocca alcuni dei più bei castelli della Valle d’Aosta, Forte di Bard compreso, oltre a punti scenografici con i picchi a disegnare lo skyline montano.
Arte & Cultura
Castello di Ussel

Castello di Ussel

Il Castello di Ussel: lo spettacolo di una fortezza inespugnabile A mano a mano che avanzate lungo il ripido sentiero, si avvicina la visione solenne del Castello di Ussel. E, wow! Nessun muro di cinta difensivo lo protegge, perché il maniero ha già in sé il carattere assoluto della fortezza inespugnabile. Il parallelepipedo in pietra dalle linee austere svetta su un promontorio roccioso, che con la sua sagoma severa sorveglia le cittadine di Châtillon e Saint-Vincent fino al fondovalle attraversato dalla Dora Baltea. Uno spettacolo grandioso. Sulla rocca dal panorama vertiginoso L’ultimo tratto di una cinquantina di metri verso il Castello di Ussel partendo dal pianoro sottostante è percorribile solo a piedi: un modo lento di avvicinamento dal lato di accesso, mentre sull’altro fronte si apre un vertiginoso precipizio. Il maniero è un caposaldo nella storia dell’architettura militare della Valle d’Aosta. Fu infatti il primo forte ad essere costruito ex novo come un monoblocco, in un unico corpo compatto, da Ebalo II di Challant intorno al 1343. Oggi è una testimonianza perfettamente conservata dell’ultima fase stilistica del castello medievale. Nel corso dei secoli è passato a più riprese dalla famiglia di feudatari degli Challant ai Savoia e fu anche trasformato in prigione dopo la morte dell’ultimo Signore nel 1470, per poi essere del tutto abbandonato cento anni dopo. All’interno si notano tracce dei piani e dei camini monumentali e una delle attrazioni è costituita dalle bifore decorate, che regalano l’inquadratura perfetta per le fotografie: il paesaggio incorniciato dagli archi. Non mancate di rivivere quello che un tempo era il cammino di ronda, un percorso pedonale affiancato dalle merlature reso fruibile al visitatore solo di recente. Da lassù la vista a 360° sulla piana di Châtillon è davvero strepitosa. Il Barone e la penna Bic È storia più recente, ma non meno affascinante, quella del Castello di Ussel acquistato nel 1984 dal barone Marcel Bich, la cui famiglia era originaria proprio di Châtillon. Il nobile era un geniale imprenditore; fu infatti lui ad acquistare il brevetto della penna a sfera dall’inventore, László József Bíró, per poi commercializzarla in tutto il mondo con il nome di BIC. E sempre lui proseguì nella fortunata ascesa con il successo planetario dei rasoi e degli accendini usa e getta, sempre firmati BIC. Dopo avere acquistato la rocca, il barone la donò alla regione Valle d’Aosta, con la clausola che le istituzioni si impegnassero nel restauro e nell’apertura al pubblico del Castello di Ussel. Cosa che puntualmente avvenne nel 1998 con un’inaugurazione in grande stile. Da allora il forte è diventato uno spazio espositivo per mostre temporanee, la prima delle quali fu naturalmente dedicata al donatore e alle sue BIC. A cavallo intorno al maniero Siete pronti a un’esperienza fuori dal comune? Il Castello di Ussel e i suoi dintorni possono essere visitati in sella a magnifici cavalli. È un giro di 2 ore e mezza, in gruppo e con una guida equestre, adatto a tutti con il solo vincolo dell’età: chi ha meno di 14 anni, infatti, dovrà aspettare ancora un po’. La passeggiata a cavallo è un modo slow e sostenibile di esplorare il territorio. Dimenticate la macchina e mettetevi alla prova anche in brevi passaggi al trotto. Il forte vi si presenta davanti in tutta la sua magnificenza, con la pietra quasi minacciosa, le due torrette, la roccia viva sulla quale sta letteralmente ancorato. Il resto è paesaggio, perché attraversate una splendida zona della Valle d’Aosta, la vicina Saint-Vincent e i boschi che la circondano; solcate antiche mulattiere e incontrate minuscoli borghi montani dove sopravvivono antichi forni.
Natura

Tarvisio

A confine tra Italia, Austria e Slovenia Circondato da una millenaria foresta, Tarvisio è uno storico borgo montano della Val Canale, in Friuli-Venezia Giulia. La sua posizione in una zona di confine tra Italia, Austria e Slovenia lo ha reso, nei secoli, uno storico crocevia di lingue e culture. Nel centro storico segnaliamo il Duomo dei Santi Pietro e Paolo, risalente al XIV secolo, e la settecentesca Chiesa della Beata Vergine di Loreto, posta in località Tarvisio Bassa. Per un’escursione facile ma appassionante in famiglia, a pochi passi dal paese, consigliamo l’Orrido dello Slizza, un percorso di circa 2 chilometri lungo l’omonimo torrente tra passerelle, ponti di legno e gallerie. Tra le Alpi Giulie e le Alpi Carniche si trovano luoghi naturali con meravigliose caratteristiche paesaggistiche come il Lago del Predil e i Laghi di Fusine. In località Bagni di Lusnizza consigliamo di visitare la sorgente di acque solforose che provengono dal Rio del Solfo e il Museo La Foresta, dove è facile imbattersi in cervi, camosci, caprioli e stambecchi: ideale per i bambini. Rinomata per lo sci invernale è la frazione di Camporosso, dotata di diversi impianti di risalita. A mezz’ora di auto si trova il piccolo borgo di Monte Santo di Lussari famoso per il suo antico santuario risalente al 1360. Il luogo di culto è stato più volte ricostruito nel corso dei secoli e riportato al suo originario splendore grazie all’ultimo restauro del 2000.
Meta turistica
merano

Merano

Merano, tra art nouveau e design contemporaneo Sulle orme di Sissi Ma lasciate che sia l’amata imperatrice a guidarvi lungo il percorso tematico più famoso di Merano, che porta proprio il suo nome. Il Sentiero di Sissi, lungo tre chilometri, collega infatti il centro della città con il prestigioso Castel Trauttmansdorff attraverso tappe salienti e punti panoramici. Si parte dal Kurhaus, il palazzo capolavoro del liberty, simbolo della città, per arrivare, attraverso il tratto ombreggiato del Parco Elisabetta e il ponte romano sul Passirio, il più antico della città, fino all’Hotel Bavaria, un’altra perla liberty, e a Castel Rottenstein, dove Sissi fu ospite del cognato, l’arciduca Karl Ludwig. E ancora, si passa sotto Castel Pienzenau, gioiello nascosto in un parco di cedri e pini secolari, per giungere infine a Castel Trauttmansdorff, residenza ufficiale dell'imperatrice durante le sue cure a Merano, di cui occupava l’intero ultimo piano. Città giardino Con la sua straordinaria varietà di fiori e piante, il giardino di Castel Trauttmansdorff simboleggia l’anima verde di Merano, che si è meritata, per i suoi grandi parchi e le belle passeggiate fiorite, risultato di una felice interazione tra clima alpino e mediterraneo, l’appellativo di “città giardino”: qui dimorano infatti specie botaniche provenienti da tutto il mondo, da 80 ecosistemi diversi. Merano 2000, il paradiso degli sportivi sul tetto della città Da Merano vi basterà un viaggio in funivia per raggiungere Merano 2000, in località Avelengo, la terrazza assolata della città, un altopiano panoramico che ospita un grande comprensorio sciistico ed escursionistico; base, d’estate, per itinerari a piedi o in mountain bike, attraversata d’inverno da 40 chilometri di piste per lo sci alpino, in buona parte ricoperte da neve artificiale, uno snowpark, due piste per lo slittino, di cui una, su rotaia, lunga un chilometro, e due piste per gli amanti dello sci di fondo. Agli sciatori esperti consigliamo anche l’area sciistica del ghiacciaio della Val Senales, con piste che partono da oltre 3000 metri in gran parte nere. Tour al ghiacciaio di Ötzi E proprio da Maso Corto, l’ultimo paese della Val Senales, parte l’escursione guidata Ötzi Glacier Tour, che conduce al luogo dove è stata rinvenuta la mummia del Similaun, il cosiddetto “uomo dei ghiacci”, che ha riposato per oltre 5.000 anni sul ghiacciaio della Val Senales. È un tour a piedi o sugli sci fino al Giogo di Tisa, a 3210 metri, capolinea di un’impegnativa ma emozionante traversata, che prevede una cordata e alcuni passaggi su roccia assicurati da funi metalliche, consigliata sia agli amanti della montagna che agli appassionati di storia e archeologia. Attenzione: è necessario essere in buone condizioni fisiche, avere resistenza, esperienza e l’attrezzatura giusta. Come sempre, prima di un’escursione, informatevi sul posto sulle condizioni del percorso.
Natura
Parco Nazionale del Vesuvio, Campania

Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio, terra di fuoco e di rinascita Il Parco nazionale del Vesuvio tutela il territorio dell’unico vulcano attivo dell'Europa continentale, simbolo della città di Napoli. Un’ascesa lungo le sue pendici, tra profumo di ginestre e odore di zolfo, regala l’emozione di affacciarsi sul cratere del Gran Cono, in un paesaggio caratterizzato dalle formazioni geologiche modellate dall’ultima eruzione del 1944. Un territorio unico, ricco dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano, e dei frutti di una terra straordinariamente fertile. Una spettacolare caldera con un cono attivo Visitare il Parco Nazionale del Vesuvio consente di fare una passeggiata nella storia di almeno due milioni di anni. La grande caldera del Somma rappresenta quello che resta di un antico vulcano di trecentomila anni fa e al suo interno si trova il Gran Cono del Vesuvio (1281 metri), dalla tipica forma a cono tronco, con un diametro di 450 metri e una profondità di 300 metri. Al suo interno sono presenti piccole fumarole che rivelano il suo stato di “riposo attivo”. Lungo il sentiero numero 5 tracciato sulle ceneri e i lapilli dell’ultima eruzione, quella del 1944, si può ammirare l’interno del cratere. Conquistata la cima, si viene ripagati dalla grandiosa vista sul golfo e sulla città di Napoli. In tutto i sentieri sono 11. Il numero 9 consente di osservare come la vegetazione stia riprendendo possesso del territorio sulle colate laviche del Novecento, avvenute nel 1906, nel 1929 e nel 1944. Come le piante pioniere hanno il meglio sulla lava Malgrado il susseguirsi di eruzioni, le pendici del Vesuvio sono ricoperte di una fitta vegetazione che si è riformata sulle colate laviche per il fenomeno della “successione ecologica”: quando la lava si raffredda, i primi a colonizzarla sono licheni e muschi, le specie cosiddette pioniere, organismi molto resistenti che formano un primo substrato organico sul quale possono iniziare a svilupparsi organismi più complessi come le felci o alcune graminacee che creano a loro volta uno strato per vegetali con apparati radicali più complessi. Oggi sulle zone interessate dalle eruzioni più recenti si può osservare un lichene grigio e filamentoso (Stereocaulon vesuvianum) che prepara il terreno per altre piante, mentre colate più antiche presentano specie arbustive come l’elicriso, il cisto, l’artemisia e la valeriana rossa. Lo step successivo è quello delle ginestre, di cui si vedono ampie estensioni che in primavera colorano di giallo il Vesuvio. I diversi stadi della “successione ecologica” si possono osservare bene lungo il sentiero numero 3, dove a tratti di lava ancora nuda sono affiancate zone colonizzate da licheni, alternate a ginestreti e boschi di leccio. Cosa visitare nel Parco nazionale del Vesuvio Dopo le escursioni al cratere, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può visitare il Museo del Parco nel comune di Boscoreale, dove sono esposti plastici che consentono di visualizzare l’evoluzione del vulcano, materiali che illustrano le peculiarità del suolo e della biodiversità, così come il racconto della complessa interazione tra le popolazioni umane e l’ambiente vulcanico. A Boscoreale c’è un museo archeologico, l’Antiquarium, per conoscere il territorio del Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. che interessò Pompei e Ercolano. In quest’ultima località sorge il primo Osservatorio vulcanologico del mondo, creato nell’Ottocento per le prime ricerche e misurazioni sull’attività sismica, con gli strumenti originali. Tra i comuni sulle pendici del Vesuvio, può essere interessante visitare Borgo Casamale a Somma Vesuviana, l’unico quartiere medievale rimasto in zona, Terzigno, zona di lavorazione della pietra lavica, dov’è stato inaugurato un museo con i reperti archeologici di diverse ville romane, mentre a Torre del Greco si va a visitare Villa le Ginestre, dove fu ospitato il poeta Giacomo Leopardi. I buoni prodotti di una terra fertilissima Il Lacryma Christi è un vino DOC bianco e rosso prodotto con vari vitigni coltivati alle pendici del Vesuvio, la cui gradevolezza era nota sin dai tempi degli antichi romani. Anche le albicocche, di cui nell’area si coltivano circa 40 varietà, sono conosciute per essere dolci e saporite, e il segreto sta sempre nei terreni vulcanici, ricchi di minerali, in particolare di potassio. Lo stesso si può dire della ciliegia del Monte, dai frutti giallo-rosati e dalla polpa chiara e soda e dell’uva catalanesca, chiamata così perché importata dalla Catalogna da Alfonso di Aragona nel Quattrocento, che ha la caratteristica di rimanere integra sulla pianta fino a Natale. Non si può lasciare il parco senza aver assaggiato (o acquistato) i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, raccolti a grappoli: appesi in luoghi ben asciutti possono durare anche 7-8 mesi, dall’estate fino alla primavera successiva, conservando il loro sapore intenso che deriva da un’alta concentrazione di zuccheri e dalla ricchezza di acidi organici. A rendere il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio uno dei luoghi più affascinanti e tra i più visitati al mondo è un mix di ricchezze naturalistiche, paesaggi mozzafiato, coltivazioni secolari, tradizioni popolari e molto altro ancora.
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