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Trascorrere le vacanze al mare in Italia vuol dire andare alla scoperta di località e paesaggi balneari iconici, dalle calette della Sardegna alle località glamour della Costiera Amalfitana. Parliamo di circa 8 mila chilometri di costa con una varietà di spiagge mozzafiato, selvagge e incontaminate. Tuffati nelle dolci onde del Mediterraneo e lasciati cullare dalle sue acque cristalline.

Mare 246 risultati di ricerca
Natura
Lipari - Isole Eolie, Sicilia

Lipari

Lipari la dolce, la più placida delle isole Eolie Con i suoi 37 chilometri quadrati, Lipari è la più grande tra le isole Eolie, Patrimonio dell’Umanità per chiunque sia passato da qui e, dal 2000, anche per l’UNESCO. Centro amministrativo ed economico dell’intero arcipelago siciliano è la meno “vulcanica” tra le sue 7 isole, come attestano le debole attività idrotermale e di fumarole nella sua parte occidentale. Di sicuro però, prendete nota, è quella che meglio armonizza il selvaggio fascino eoliano con la comodità dei collegamenti e dei servizi. La movida serale e il flow autentico delle contrade L’area urbana si estende tra i bar e i ristoranti affacciati sulla bella piazza di Sant’Onofrio, meglio nota come Marina Corta e via Francesco Crispi, chiamata Marina Lunga: in mezzo, da maggio fino a ottobre, si concentrano la sera lo struscio e la movida locali. Il resto dell’isola è ben collegato al centro da una rete di strade asfaltate, ma se volete davvero entrare nel suo flow di profumi, suoni e panorami e assaporare un po’ di quella placida dolcezza cui allude il suo nome greco, Meligunis, vi consigliamo di girare Lipari in bici o di percorrerla a piedi, bighellonando tra i muri a secco delle sue contrade: Canneto, Acquacalda, Quattropani. Come sul set di un film Se oltre alla vita da spiaggia avete in animo di approfondire la cultura e la storia di Lipari, il consiglio è quello di visitare mete e monumenti con la luce del tramonto, quando l’aria è più fresca e le strade si animano. Tappa d’obbligo è il Chiostro de normanni, parte del primo monastero benedettino costruito in Sicilia per volere del re Ruggero II, così ben conservato e suggestivo che vi sembrerà di stare sul set di un film in costume. Altrettanto scenografica è la possente struttura del Castello, una vera e propria acropoli, che sorge su un promontorio abitato dal neolitico. La cinta muraria racchiude idealmente il centro storico: nella cittadella fortificata, paradiso degli archeologi, ogni anfratto in cui sosterete racconta una pagina di storia: sarà come ripercorrere dal vivo il lungo elenco delle dominazioni che qui si sono avvicendate, lasciando un’indelebile impronta. Per approfondire, avventuratevi tra le cinquanta sale del Museo archeologico regionale, uno dei più prestigiosi del Mediterraneo. Il pollice di Bartolomeo Se siete invece appassionati di reliquie, fate tappa, sempre all’interno del Castello, nella Cattedrale, dedicata a San Bartolomeo, patrono di tutto l’arcipelago: la chiesa custodisce ancora il “sacro pollice” del santo, l’unico frammento misteriosamente scampato al trafugamento del corpo dell'apostolo, nell'833, a opera dei beneventani. Ora il dito “riposa” in una teca d'argento a forma di braccio benedicente, esposta in occasione delle festività in onore del santo. Caccia al belvedere Ai collezionisti di vedute, consigliamo invece di lustrarsi gli occhi lungo i punti più panoramici di Lipari, a partire proprio dal promontorio dell’acropoli. Vale una foto ricordo, e magari anche un romantico selfie tra cielo e mare, l’orizzonte contemplato dal Belvedere Quattrocchi, sullo sfondo dei faraglioni di Pietra lunga e Pietra Menalda. Fa invece pensare alle Cicladi il panorama che si gode dalla chiesa della Madonna della Catena, nella frazione di Quattropani, un santuario piccolo e intonacato di bianco in stile dorico, a strapiombo sul mare. Vale infine una scarpinata, il cosiddetto "Semaforo", l'Osservatorio geofisico che ha trovato sede all'interno di un semaforo in disuso della Regia Marina, da cui vi sembrerà di toccare con un dito sia faraglioni che l’isola di Vulcano. Voglia di trekking… anzi di scekking Se invece inseguite l’anima selvaggia dell’isola, tra i sentieri di trekking più interessanti segnaliamo quello, piuttosto impegnativo, che dalle cave di caolino conduce alle terme di San Calogero, lungo le fumarole di zolfo, un parco geominerario, fino allo stabilimento ottocentesco delle terme riconvertite in museo, costruite su una delle più antiche fonti termali conosciute: accanto alle sue vasche, di epoca ellenistica, si trova un monumento funebre di origine micenea. Ma l’esperienza più tipica che potete fare lungo questi sentieri è quella dello scekking, ovvero il trekking a dorso d’asino, scecco in siciliano, proposta dalle guide ambientali di Lipari: un modo originale per riqualificare gli antichi inquilini dell’isola in chiave turistica, ora promossi ad accompagnatori per itinerari slow, articolati in appetitose tappe in cui degustare i prodotti locali. Le spiagge: a ciascuno la sua pietra Bianchissime e sabbiose oppure vulcaniche e rocciose: le coste e le spiagge di Lipari soddisfano le esigenze di ogni bagnante. Basta decidere su quale pietra stendersi. Tutto il litorale a nord-est è ricoperto dall’abbagliante rena bianca proveniente dalle cave di pomice e ossidiana che scendono fino al mare: da Spiaggia bianca, raggiungibile con una ripida scalinata di maioliche, a White beach, stabilimento più mondano ed esclusivo, a cui si arriva solo via mare. Se preferite invece lidi liberi e appartati, fate rotta verso le spiagge di Pietraliscia o Porticello, oppure alla Secca della Forbice, in località Cappero, molto amata dalla gente del posto.
Natura
Filicudi - Isole Eolie, Sicilia

Alicudi e Filicudi

Alicudi e Filicudi, le più selvagge e slow delle Eolie Perdersi, uscire dalle rotte più battute, staccare la spina e rigenerarsi. È ciò che cerca in genere chi decide di trascorrere del tempo ad Alicudi e Filicudi, le isole più selvagge e autentiche dell’arcipelago delle Eolie, nel Mar Tirreno meridionale, dove la corrente elettrica è arrivata nelle case solo vent’anni fa. Questa coppia di isole più defilate, sorelle per contiguità e affinità elettive, è quasi sempre meta di un turismo slow e sostenibile, di vacanze davvero detox, in cui assecondare i ritmi di una natura incontaminata. Sintonizzarsi con gli elementi naturali è tanto cruciale, per chi vive da queste parti, che ad Alicudi e Filicudi non si arriva e non si parte se le condizioni del mare e del vento non lo consentono, quindi archiviate le vostre agende e abituatevi ad annusare l’aria, a inseguire il viaggio del sole nel cielo per orientarvi e scandire le giornate, perché il tempo qui risponde a regole tutte sue. L’unico dispositivo che vi consigliamo di tenere in tasca è una piccola torcia elettrica, anche a led, utilissima dal tramonto in poi, perché su queste isole non c’è illuminazione stradale. Alicudi, niente taxi ma tanti scecchi Anticamente chiamata Ericusa, per la presenza sull’isola dell’erica, che vedrete ovunque appena vi allontanerete dal mare, è la più piccola, la più occidentale e remota di tutto l’arcipelago eoliano. Qui non esistono strade asfaltate né motori, l’unico mezzo di trasporto sono gli asinelli, gli scecchi, come li chiamano i locali; ci si muove generalmente a piedi, su scale e viuzze in pietra lavica, sentieri e mulattiere. Un consiglio banale: scarpe comode e niente tacchi. A Filicudi invece non troverete nemmeno bancomat o banche, locali notturni o discoteche, solo un piccolo ufficio postale, un albergo e un unico accogliente ristorantino, che chiude a metà settembre. Tutto racchiuso in un borgo che conta cinque frazioni, sparse intorno al porto. Intorno il silenzio, o, se preferite, la grande sinfonia della natura. Il mare, un tesoro tutto da conquistare Le coste di Alicudi sono alte e frastagliate, spesso interrotte da insenature e grotte vulcaniche. Le spiagge sono due, ma una sola, di ciottoli, è raggiungibile via terra. Qui il mare dovrete conquistarlo, arrampicandovi come granchi su scogli e calette rocciose, oppure, ed è il modo migliore, noleggiando una barca o salpando per uno dei tour che fa il giro dell’isola. In compenso, rocce, scogli e fondali, frequentati da decine di specie diverse di pesci, sono uno scenario incantevole, se amate fare snorkeling e immersioni. Ma il modo migliore per esplorare l’anima aspra e selvaggia di Alicudi è affrontare l’escursione verso il centro dell’isola, nel suo punto più alto, Filo dell’Arpa, che è anche sede di un cratere estinto, a quota 675 metri. È un itinerario di un paio d’ore, lungo una serie di scale in pietra piuttosto ripide, che costeggia la chiesa di San Bartolo; quasi in vetta, vi imbatterete nel cosiddetto Timpone delle femmine, un fortino naturale con profonde fenditure nella roccia, dove sembra cercassero riparo le donne dell’isola durante le incursioni dei pirati. Filicudi e i 7 vulcani spenti Filicudi, che ha una superficie un po’ più estesa di Alicudi, circa 9,5 chilometri quadrati, è l’isola geologicamente più antica dell’arcipelago, contiene ben 7 vulcani spenti da anni e deve il suo nome a quella che i greci antichi chiamavano phoinicussa, la palma nana, ancora presente sui promontori dell’isola. I suoi quasi 200 abitanti si concentrano nella parte meridionale, distribuiti tra diverse frazioni collegate da una strada asfaltata. A Filicudi solo ai residenti è consentito sbarcare con l’auto, ma l’isola si può percorrere anche a piedi o in scooter. Una storia antichissima, custodita dai fondali Una volta arrivati, sentirete, fortissimo, il richiamo del mare, la principale attrattiva di Filicudi, che ha in tutto tre spiagge: la più bella, oltre a quelle del porto e di capo Graziano, è il lido di ciottolo neri di Pecorini a mare, pittoresco borgo sul versante meridionale, dove potrete rilassarvi tra le barche colorate e le casette basse dei pescatori, alle spalle. Proprio sopra la spiaggia di capo Graziano, un lido di ciottoli grigi vulcanici, forse il punto dove è più agevole entrare in mare, andate assolutamente a visitare il villaggio preistorico, che sorge in uno dei punti più panoramici dell’isola ed è costituito dai resti di 27 capanne che risalgono all’età del bronzo. La visita prosegue sotto il livello del mare, per chi è pratico di immersioni, ma dovete avere almeno un brevetto di secondo livello ed essere accompagnati da un diving autorizzato: i fondali di Capo Graziano custodiscono il più bel sito archeologico sottomarino delle Eolie: nelle sue profondità riposano infatti i relitti di 9 navi greche e romane. Esplorando la costa, tra segreti e incantesimi marini Ma il mare a Filicudi si vive soprattutto in barca: è l’unico mezzo per esplorare insenature segrete e grotte nascoste, alcune delle quali spettacolari, come la grotta del Bue marino, la più grande di tutte le Eolie, in passato popolata da una folta colonia di foche monache, ora attraversata da riflessi e sorprendenti giochi di luce. Proseguendo nello stesso tratto di mare, vi imbatterete nello scoglio della Fortuna, che nella sua forma concava accoglie una specie di piscina naturale di acqua cristallina, e nello scoglio La Canna, un faraglione gigante, alto 70 metri, che ricorda vagamente la figura di una Madonna con bambino: in molti lo considerano il guardiano di Filicudi e gli riconoscono una sorta di potere magico: si dice infatti che per vedere i propri desideri avverati basti toccarlo. Per scoprire di più https://www.sicilia.info/isole-eolie/alicudi https://www.sicilia.info/isole-eolie/filicudi
Natura

Isola Gallinara

In Liguria, la meraviglia della Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara Signore e Signori, la Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara. Un’area marina protetta che nelle carte geografiche è solo un puntino: eppure, in quella che è l’unica vera isola della Liguria, la meraviglia è in ogni angolo. Basta volgere lo sguardo intorno, per notare un ambiente ancora incontaminato d’incredibile valore storico, ambientale e culturale. Per gli amanti delle immersioni, poi, questo è un vero paradiso dove cercare relitti di antichi naufragi e grotte custodi di un’incredibile biodiversità. Una gita in barca per vederla da vicino Posizionato di fronte ad Albenga, questo gioiello della Riviera di Ponente è privato e, dunque, non sono possibili visite turistiche. Tuttavia, si può ammirare da distanza ravvicinata facendo una gita in barca, durante la quale magari esplorarne i fondali con lo snorkeling: vi troverete a tu per tu con la ricca e variegata fauna marina. La riserva è distante un chilometro e mezzo dalla costa, dalla quale è separata da un canale di circa 12 metri. Una leggenda che forse è storia Narra leggenda che all’Isola di Gallinara trovò rifugio San Martino vescovo di Tours, che si stabilì in una grotta rivolta verso il mare aperto, che per questa ragione ancora oggi porta il suo nome. Una tesi che negli Anni 90 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria ha perorato, conducendo degli scavi lungo le pendici sud-est dell’isola e nella grotta di San Martino che hanno dato risposte importanti. Questa zona è stata sicuramente utilizzata sia come ambiente sepolcrale che come luogo di culto a partire dal IV sec. d.C e nell’isola hanno soggiornato a lungo degli eremiti. La storia suggerisce che nel 500 d.C esisteva un monastero benedettino e nel corso del VIII secolo i monaci fecero qui la sede di una potente abbazia. Dopo un periodo di prosperità tra il X e il XII, nel 1473 iniziò il declino e da metà 800 divenne un’area privata. Dal 1989 è inserita nel sistema delle Aree Protette della Regione Liguria. I gabbiani reali e le tartarughe terrestri Nell’Isola di Gallinara nidificano i gabbiani reali, specialmente sull’alta scogliera meridionale, e sono presenti colonie di tartarughe terrestri. Tra i fondali, invece, è possibile scorgere spugne gialle, margherite di mare e, fra le falesie rocciose, formazioni del Coralligeno. La zona settentrionale dell’isola è invece ricca di Posidonia oceanica. Dove fare le immersioni più spettacolari Sull’isola sono presenti due punti di immersione. Il primo è quello di Punta Falconara o del Cristo redentore: un secondo nome che esiste dal 1998, quando su questi fondali è stata posizionata una statua raffigurante un Cristo, appunto. Tra margherite di mare e fauna bentonica, è un'immersione facile che arriva alla profondità massima di 18 metri. Il secondo punto di immersione è quello di Punta Sciusciau: più esposta alle correnti, questa immersione vi consentirà di ammirare cernie, murene, polpi e scorfani. Se scenderete più in profondità, attorno ai 30 metri, troverete invece numerose spugne di mare.
Natura
La Fontelina, Capri

La Fontelina

La Fontelina, baia da sogno nella mitica Capri L’azzurro del mare e le onde che accarezzano i Faraglioni, simbolo di uno dei luoghi più belli e rinomati del mondo: ecco Capri, magica isola nel Golfo di Napoli. A La Fontelina, le rocce della costa alta creano piccole insenature, incorniciando piscine naturali dove tuffarsi è un’esperienza di pura bellezza. Poi ci sono il borgo storico e la macchia mediterranea punteggiata dal giallo intenso dei limoni. Un paradiso naturale Sdraiati su un letto di roccia, vi sembrerà di trovarvi in paradiso. La Fontelina è uno di quei luoghi indimenticabili, luminosi e alleati di un assoluto relax. Ci si arriva dopo una spettacolare passeggiata lungo il Belvedere di Tragara, che poi va rifatta dopo il tramonto. A La Fontelina si può sostare nell’omonimo Beach Club, celeberrimo stabilimento balneare con il suo ristorante. Il nome significa le fonti del lino, perché qui venivano le donne capresi a macerare nelle polle d’acqua salmastra le foglie di lino, tessuto fondamentale per il confezionamento di reti da pesca e abiti. I guardiani dell’isola I 3 faraglioni vegliano da sempre sull’isola e ne sono il simbolo, rocce imponenti che si ergono dal mare. Il primo, unito alla costa, è Stella, il secondo è il Faraglione di Mezzo e disegna un magnifico arco naturale; il terzo è il Faraglione di Fuori; poco distante si trova anche il Monacone. Alti un centinaio di metri, vi faranno compagnia mentre oziate a La Fontelina, ma per una visione più ravvicinata concedetevi un tour in mare, l’isola ne organizza un’infinità. Sotto l’arcata del Faraglione di Mezzo è romantica abitudine baciarsi, dicono che porti fortuna. Entrare nella Grotta Azzurra è possibile soltanto sdraiandosi dentro una barca a remi, perché l’accesso è basso e angusto, poi si spalanca una meraviglia: la sensazione è quella di galleggiare nel buio, appena illuminato dai riflessi dell’acqua che rimanda bagliori di un azzurro cangiante. Alcuni centri di noleggio barche propongono anche escursioni al tramonto, assolutamente incantevoli. La ricchezza dei fondali Se siete appassionati di snorkeling o immersioni, o comunque interessati a questo genere di attività, siete nel posto giusto: i diving center non mancano. Il mare è profondo, le coste aspre e frastagliate, l’habitat ideale per ospitare magici fondali: quel che vedrete è un universo coloratissimo, in mezzo a gorgonie rosse e gialle, posidonie e coralli variopinti, mentre intorno a voi nuotano banchi fittissimi di Anthias color arancio, pesci luna e pesci pelagici. Avvisterete, lì sotto, pareti di roccia sommerse, avvolti dai fasci di luce che dalla superficie tagliano l’acqua come lame lucenti. Intorno ai faraglioni, semplicemente dotati di pinne, maschera e boccaglio, familiarizzerete con cernie e gamberi. Una storia infinita Si parte dalla preistoria, per arrivare ai greci e ai romani. Secoli e secoli di storia si srotolano a Capri, che ne conserva testimonianze. Il primo estimatore dell’isola fu l’Imperatore romano Augusto. 2000 anni fa, i nobili di Roma già facevano costruire qui le loro ville, stregati dalla bellezza del luogo, facendo arrivare ai piedi dei faraglioni le navi cariche di provviste e costruendo cisterne d’acqua. Da allora, Capri non ha mai smesso di ammaliare, diventando dal secolo scorso meta prediletta del jet set internazionale. A zonzo nel borgo Aggrappato alla roccia, il borgo storico di Capri è una delizia. Piazza Umberto I è il cuore, per tutti semplicemente La Piazzetta. Bevete un caffè qui, nel salottino a cielo aperto, ammirate il panorama dalla terrazza belvedere e perdetevi nel dedalo di vie. Visitate le belle chiese, poi la Certosa di San Giacomo, del 1371, con i suoi chiostri, e non perdetevi i Giardini di Augusto, una sequenza di terrazze fiorite affacciate da un lato sui faraglioni e dall’altra sulla baia di Marina Piccola. È un concentrato di vegetazione autoctona, tra lecci e cipressi, mimose, aiuole di ginestre, dalie e narcisi. Passeggiate con calma tra gli alberi di limoni e, se volete, salite verso la località di Anacapri e ancora più su, sul Monte Solaro, via funicolare, per una prospettiva straordinaria dall’alto.