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Trascorrere le vacanze al mare in Italia vuol dire andare alla scoperta di località e paesaggi balneari iconici, dalle calette della Sardegna alle località glamour della Costiera Amalfitana. Parliamo di circa 8 mila chilometri di costa con una varietà di spiagge mozzafiato, selvagge e incontaminate. Tuffati nelle dolci onde del Mediterraneo e lasciati cullare dalle sue acque cristalline.

Mare 246 risultati di ricerca
Natura

L'isola di Favignana

Favignana, l’isola che è un paradiso dal mare turchese Favignana, la maggiore delle isole Egadi, è un ventaglio di baie poco profonde dal mare turchese, tutelato come area marina protetta. Le sue coste pianeggianti consentono di muoversi facilmente a piedi o in bicicletta per andare ogni giorno alla scoperta di una spiaggia diversa. In quella che era una delle tonnare più grandi del Mediterraneo, nella baia del porto, è stato allestito un museo sulla storia della pesca e dell'industria del tonno. Spiagge per tutti i gusti Le spiagge di Favignana possono accontentare tutti i gusti e ogni esigenza: quella di Praia, vicino al porto, Cala Azzurra, Lido Burrone, i Calamoni, nella zona sud-est, sono prevalentemente sabbiose. La costa di Punta Lunga, la spiaggia del Preveto e dei Faraglioni hanno invece sabbia mista a ciottoli. Cala Rossa, che si trova sulla costa nord-orientale, offre sia scogli che sabbia, mentre completamente rocciose sono la grotta Perciata, punta Fanfalo o il Cavallo. Area marina protetta Il mare che bagna Favignana è compreso nell’Area marina protetta (Amp) delle isole Egadi, un parco marino particolarmente importante non solo per le sue dimensioni (54 mila ettari, il più grande d’Europa), ma per la sua posizione geografica: il parco infatti è il primo punto di arrivo per alghe e fauna oceanica che si spostano con le correnti atlantiche, un flusso di acqua che risale in superficie proprio in prossimità delle Egadi con il suo importante carico biologico. L’Amp ha l’obiettivo di preservare la fauna particolarmente ricca di specie protette o vulnerabili, tra cui la foca monaca, il tonno rosso, la tartaruga marina, il delfino, il capodoglio, squali, mante e svariate specie di pesci e molluschi. Per godere del mare imbarcatevi con i pescatori locali che organizzano escursioni alle grotte e attività di pesca-turismo: molti di loro sono ex-tonnaroti che sanno raccontare come si svolgeva la mattanza del tonno. Le cave di pietra di Favignana Per secoli a Favignana è stata estratta la calcarenite, chiamata impropriamente tufo, una pietra da costruzione molto compatta, di colore chiaro. L’attività estrattiva ha lasciato ovunque, in particolare nella zona nord-orientale, i profondi segni delle cave a cielo aperto che, oggi abbandonate, sono utilizzate dagli abitanti per farne orti e giardini protetti dal vento dove crescono alberi da frutto come fichi, mandorli e agrumi. Alcune cave in prossimità della costa sono diventate comode discese a mare o hanno creato vasche dalle forme stravaganti: dove si stanno lentamente ri-naturalizzando creano ambienti suggestivi. Andate a vedere Cala Rossa, dove i cavatori hanno lasciato alte colonne di tufo che sembrano quelle di una cattedrale. Cosa fare a Favignana Sull’isola si possono fare lunghe e facili passeggiate sia lungo la costa per esplorare le spiagge sia nella parte collinare verso il Forte di Santa Caterina, antica torre di avvistamento riedificata da Ruggero II il normanno e poi usata dai Borbone come prigione: oggi è una straordinario punto di osservazione per tutto l’arcipelago e la costa occidentale della Sicilia. Andate a vedere il museo realizzato nell’ex stabilimento Florio, tonnara antica tra le più grandi del Mediterraneo, che ospita una mostra con video e testimonianze della pesca dei tonni oltre a una sala con reperti archeologici. Dal porto di Favignana potete partire per un’escursione all’isola di Levanzo, dove il mare, se possibile, è ancora più trasparente e invitante. Sull’isola di particolare interesse è la Grotta del Genovese, dove sono visibili alcune pitture e incisioni risalenti al Neolitico, tra cui anche la sagoma di un tonno, animale da sempre importante per le comunità che hanno vissuto in queste isole. Alla grotta si può arrivare a piedi, ma è necessario prima mettersi in contatto con il custode al porto, oppure in barca. Polpette, tranci o tartare: il tonno è servito L’ingrediente principe della cucina di Favignana è il tonno, che si pesca tra maggio e giugno e si mangia in tartare, gustose polpette o in tranci alla griglia. Non mancano specialità come gli spaghetti alla bottarga (le uova di tonno) e la carbonara di tonno. Nei ristoranti trovate anche la pasta ai ricci di mare, l’aragosta delle Egadi e tanto altro pesce, e non manca il cous-cous, come in tutta la Sicilia orientale. Tra i dolci, da provare le granite ai vari gusti, anche accompagnate con la brioches, i cannoli e le cassate che ben si accompagnano ad un bicchiere di Marsala.
Spiaggia della Tonnara

Scopello

Scopello e la Riserva dello Zingaro, la Sicilia com’era una volta Scopello è un villaggio costiero di grande bellezza e dalla storia antica. Sorge davanti a una manciata di faraglioni che emergono dall’acqua e formano un anfiteatro naturale di rocce rossastre che intensificano l’azzurro del mare. Qui dal XIII secolo, almeno, è esistita una tonnara mimetizzata nella roccia, attiva fino agli Anni 80. Oggi è uno dei luoghi di maggior fascino della Sicilia, porta d’ingresso di una zona protetta di grande valore naturalistico, la Riserva Naturale dello Zingaro. La mitica città di Cetaria Come tutti i luoghi di grande bellezza, Scopello è associato a un mito: qui sarebbe sorta la città di Cetaria, chiamata così per l’abbondanza dei pesci nelle sue acque (il termine greco cetos, indica animali marini come i cetacei). Certo è che il luogo è stato abitato da tempi antichissimi, da quando una popolazione dall’Asia minore si insediò su queste coste, dopo la guerra di Troia, gli stessi che probabilmente fondarono anche la città di Erice. La Scopello che vediamo oggi risale al XVII secolo, quando il territorio divenne riserva di caccia dei re Borboni. Per secoli dedita alla dura pesca del tonno, negli ultimi 40 anni Scopello è diventata un paradiso per gli amanti del mare, grazie ai suoi fondali ricchi di anemoni, madrepore e gorgonie dove immergersi e nuotare tra ricciole e tonnetti, relitti e reperti archeologici sommersi. La Tonnara di Scopello Incastonata tra scenografici faraglioni e una parete di roccia, la Tonnara di Scopello è un luogo davvero incantevole. La sua costruzione risale al XIII secolo, quando era solo un piccolo edificio addossato alla roccia, ben mimetizzato. Sarà ampliata nella seconda metà del Quattrocento prima dalla famiglia trapanese dei San Clemente, poi dalla Compagnia di Gesù, che costruì anche la chiesetta e infine dalla famiglia Florio a fine Ottocento. Nel complesso venivano lavorati e conservati i tonni pescati lungo la costa: le attività sono cessate con l’ultima mattanza avvenuta nel 1984 e da allora gli ambienti della tonnara sono stati utilizzati solo per lavori di ricerca di biologia marina. Oggi al complesso della Tonnara si accede a pagamento per visite, anche guidate, che consentono di ricostruire la storia della pesca del tonno e di godere della spiaggia dei Faraglioni. Nel complesso è presente anche un centro immersioni che offre anche escursioni in gommone lungo la costa. Le spiagge di Scopello Oltre alla spiaggia dei Faraglioni, sul litorale di Scopello sono presenti diverse spiagge e insenature dove trascorrere una giornata di mare. La spiaggia di Guidaloca è una grande insenatura sabbiosa dal facile accesso al mare ben riparata dal vento dove il mare è sempre calmo. Qui trovate una zona parcheggio e un bar, una parte della spiaggia è attrezzata con sdraio e ombrelloni. Chi preferisce fondali più profondi dove fare snorkelling sceglie Cala Bianca, un tratto di costa roccioso e selvaggio, non attrezzato, che si raggiunge solo a piedi lungo con un sentiero di 700 metri, oppure in barca da Castellammare. A ridosso della Riserva dello Zingaro c’è Cala Mazzo di Sciacca, dalle acque molto limpide e ricche di vita, ideali per lo snorkelling e le immersioni: ci si arriva in auto e c’è solo un piccolo bar. La Riserva dello Zingaro, una vittoria ambientalista La Riserva naturale dello Zingaro si estende sulla costa tra Scopello e San Vito lo Capo in un susseguirsi di falesie a picco sul mare intervallate da calette che consentono la discesa al mare. È uno dei rari tratti di costa siciliana senza una litoranea: il cantiere di una strada fu approntato nel 1976, ma bloccato per la protesta dei comitati di ambientalisti che sfociò in una vera e propria marcia contro l’opera e a favore della salvaguardia del territorio nel 1980. L’anno successivo venne istituita l’area protetta. Oggi la Riserva si può percorrere lungo tre sentieri, ex mulattiere, di circa 7 chilometri: uno costiero, che consente l’accesso a incantevoli spiaggette di ciottoli e alla grotta preistorica dell’Uzzo; uno di mezza costa per vedere borgo Cusenza, un nucleo di case di contadini, e la foresta pietrificata; un sentiero alto, più impegnativo e molto panoramico. All’interno si trovano tre musei (uno naturalistico, uno dedicato al mare, uno alla civiltà contadina) e un centro di educazione ambientale, due aree attrezzate e alcuni edifici rurali in contrada Sughero adibiti al bivacco che vengono concessi solo da ottobre a maggio facendo richiesta alla direzione della Riserva. Nella parte più alta ci sono boschi di pini d’Aleppo e lecci alternati a macchia mediterranea che sta riprendendo possesso di un territorio a tratti aspro, coltivato per secoli che oggi, grazie alla tutela, torna ad essere uno scrigno di biodiversità.
Arte & Cultura
San Vito Lo Capo

San Vito Lo Capo

San Vito Lo Capo, il tropico siciliano Tra antichi santuari, relitti e resti di vecchie tonnare Quasi un’isola nell’isola, San Vito Lo Capo è adagiato sul verde promontorio racchiuso tra le imponenti mole del monte Monaco a oriente e il monte Cofano a occidente. È annunciato in piena campagna dal tempietto di Santa Crescenza, un luogo legato alla devozione di San Vito. Il Santuario Fortezza, che risale al V secolo, si trova invece più vicino al mare: si tratta di una chiesa fortificata che assomiglia più a un baluardo perché qui la minaccia dei saraceni è durata a lungo. Da vedere anche la Tonnara del Secco, attiva fino al 1969, che si trova lungo il sentiero che porta alla Riserva dello Zingaro, dietro il monte Monaco, a 3 km dal centro: nei fondali davanti alla tonnara si trova il relitto del cargo Kent affondato nel 1978, qui chiamato la nave dei corani perché si dice che trasportasse libri sacri. Sulla costa occidentale, verso Macari e il monte Cofano, puntellata da numerose torri (Scieri, Mpisu e Isulidda) andate a fare il bagno nel pomeriggio per poi godervi il tramonto nel mare. Non ci sono spiagge sabbiose, ma la discesa a mare tra le rocce è abbastanza agevole: nella campagna si può passeggiare a lungo verso Castelluzzo, tra campi coltivati e uliveti. Il festival del Cous Cous Uno degli eventi di maggior richiamo di San Vito lo Capo è il Festival del cous cous, il piatto di origine magrebina a base di semola di grano duro che è molto diffuso anche sulla costa trapanese. Un festival che, da rassegna culinaria, è diventato un momento di integrazione culturale che celebra la convivenza e la diversità dei popoli. Si svolge l’ultima settimana di settembre dalla fine degli Anni 90: è una sfida tra chef di tutto il mondo nel preparare il miglior cous cous. Il contorno è un ricco calendario di spettacoli, eventi culturali, concerti che si alternano a degustazioni e visite al territorio. Da non perdere la Couscuola, la scuola di cous cous, una lezione di una trentina di minuti per tornare a casa con i rudimenti per preparare questo gustosissimo piatto che avvicina le due sponde del Mediterraneo. La riserva del monte Cofano Inconfondibile la sagoma del monte Cofano, nel territorio di Custonaci, una zona tutelata dal 1997 dalla Riserva naturale omonima. Il monte è un massiccio dolomitico dalle ripide pareti rocciose che si è formato per il sollevamento di depositi calcarei marini nel periodo del Triassico. La salita al monte è piuttosto impegnativa, come suggerisce la sua morfologia, però c’è un sentiero molto bello e facile che gira tutt’attorno al monte, a picco sul mare. Interessanti le grotte della Riserva, con tracce di insediamenti preistorici, come quella di Mangiapane in località Scurati, un antro alto 80 metri, all’ingresso del quale sono addossate abitazioni che sono state utilizzate fino a pochi decenni fa: qui a Natale viene ambientato uno dei Presepi viventi più suggestivi della Sicilia. Interessanti anche le Torri cinquecentesche, volute dai re spagnoli: da quella di San Giovanni di vede il panorama delle isole Egadi, e quella con la pianta a stella della Tonnara di Cofano.
Natura

L’isola dell’Asinara

L’isola dell’Asinara: la lunga storia di un luogo magico I Romani la chiamarono Isola di Ercole prima che diventasse terra di contesa tra le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova, poi dominio dei Savoia, luogo di confino, lazzaretto e carcere. L’isola dell’Asinara ha avuto una storia lunga e travagliata ma quasi un secolo di isolamento l’ha resa un paradiso naturale ancora incontaminato. Oggi è un’area marina protetta da esplorare a piedi, in bicicletta o in barca scoprendo la costa occidentale più selvaggia e rocciosa e quella orientale con coste basse e fondali sabbiosi. L’isola degli asini Secondo la leggenda Ercole afferrò l’estremità della Sardegna con la sua mano possente strappando l’isola dalla terraferma, perciò fu detta Herculis Insula. Fu poi chiamata anche Sinuaria per la ricchezza di golfi e insenature sui suoi 110 km di coste. Asinara è forse una storpiatura del nome latino o forse fa riferimento agli asini bianchi che la abitano da tempo immemore e vivono ancora liberi sull’isola. Una storia che inizia nel Neolitico Nella zona di Campu Perdu a nord dell’isola si trova una domus de janas, testimonianza che questi luoghi erano abitati sin dal Neolitico. Dell’epoca romana rimangono invece alcuni relitti trovati in mare. Uno è ancora visibile a pochi metri dal molo di Cala Reale. Nel tempo l’isola dovette fare i conti con le incursioni arabe, poi con le scaramucce tra Pisa e Genova per la supremazia nel Mediterraneo. Furono i liguri Malaspina a costruire qui il Castellaccio che domina dall’alto tutto il golfo. Lì vicino approdava il pirata Barbarossa per nascondersi tra una ruberia e l’altra. Nel 1885 l’Asinara diventò colonia penale e gli abitanti dell’isola dovettero andarsene. Molti di loro fondarono Stintino, che allora si chiamava Cala Savoia. Da allora l’isola rimase inaccessibile per più di un secolo. Solo dal 1998, quando il carcere di massima sicurezza è stato chiuso, è stata riaperta alle visite. Le spiagge più belle dell’Asinara Essendo una riserva protetta non tutte le spiagge dell’isola sono accessibili. Si possono ammirare solo da lontano Cala Sant’Andrea e Cala d’Arena. Qui deponevano le uova le tartarughe caretta caretta. A Cala Sabina invece si può arrivare tramite una antica mulattiera. Si raggiunge in 30 minuti da Cala d’Oliva. Nei dintorni di Cala l’Oliva si trovano anche Cala Murichessa e Cala Giardino. E non perdetevi Cala di Sgombro, nel punto più stretto dell’isola: da una parte si affaccia sulla scogliera scoscesa con il mare agitato, dall’altro sul fondale sabbioso con un mare calmissimo. A piedi, in bici, in fuoristrada… o a nuoto! Il modo migliore per immergersi nella natura selvaggia del Parco Nazionale dell’Asinara è girarla a piedi. Ma occhio al sole: non c’è quasi mai ombra. Portatevi anche sufficiente acqua perché sull’isola sono presenti solo due bar. A Cala Reale si possono noleggiare bici e auto elettriche, barche a vela e canoe. Oppure prenotare una visita in fuoristrada accompagnati dalle Guide Ambientali Geomarine. Solo così si possono visitare alcune zone dell’isola come Cala Trabuccato e Punta Scorno. La visita all’Asinara non può dirsi completa senza un tuffo nelle sue acque cristalline. Non solo per godersi un bagno rinfrescante nell’acqua che sfuma dall’azzurro al verde, ma anche per osservare i meravigliosi fondali popolati da innumerevoli creature: un paradiso per lo snorkeling. Durante una gita in barca è facile avvistare i delfini, qualche volta anche le tartarughe marine. Non solo natura: cos’altro visitare Anche se qui è la natura a farla da padrone, ci sono molte tracce umane da scoprire in giro per l’isola. Oltre alla neolitica domus de janas di Campu Perdu e ai ruderi del Castellaccio, lungo le coste si trovano diverse torri di avvistamento costruite nel XVI secolo. Al 1936 risale l’Ossario costruito per ospitare i resti di migliaia di prigionieri austroungarici durante la Prima Guerra Mondiale. A Cala Reale si trova anche il Palazzo Reale, ex-residenza estiva dei Savoia. A Fornelli invece si può visitare il vecchio carcere.
Natura
Stintino - Sassari

Stintino e La Pelosa

Tra Stintino e La Pelosa, i Caraibi di Sardegna In Italia meglio che ai caraibi. Siamo in Sardegna, a Stintino e La Pelosa e qui il mare è uno spettacolo della natura. La spiaggia più famosa di Stintino si trova sulla punta nord-occidentale della Sardegna. La Pelosa ha sfumature dell’acqua che vanno dall’azzurro al turchese, un’abbagliante distesa di spiaggia bianca e finissima e dune punteggiate dalla macchia mediterranea. E non fermatevi qui nei dintorni ci sono anche angoli più nascosti, altrettanto belli e meno affollati. La Pelosa ovvero là dove il mare luccica e ha mille sfumature Qui la chiamano sa pelosa, e il motivo sta nella presenza delle alghe che abbondano in questo tratto del litorale. Se pensate che questo sia un dettaglio fastidioso, sappiate che non lo ricorderete nemmeno più appena avrete davanti il mare cangiante di mille sfumature di questa spiaggia. L’acqua è sempre placida perché protetta dalle maree e dal maestrale da una barriera naturale creata dai faraglioni di Capo Falcone, dall’isola Piana e dalle rocce dell’Asinara. Il piccolo golfo su cui si affaccia la spiaggia La Pelosa è chiamato dai sardi mare di dentro, a differenza del mare di fuori della costa più occidentale esposta al vento. Il fondale qui è molto basso e anche i bambini più piccoli possono divertirsi in completa sicurezza. Per preservare la bellezza del luogo nei mesi estivi l’accesso alla spiaggia è limitato e su prenotazione. Ma è comunque meglio arrivare presto per evitare l’affollamento. La Pelosetta e i suoi isolotti La stessa abbagliante bellezza de La Pelosa ha la più piccola Pelosetta, proprio davanti all’isolotto su cui sorge la Torre della Pelosa, una costruzione aragonese alta 10 metri che si può raggiungere a piedi camminando sul fondale popolato da centinaia di pesciolini. Poco oltre si trova l’isola Piana, con i ruderi di un’altra torre spagnola. In passato l’isola veniva usata per la transumanza trasportando il bestiame sulle barche. Le Saline e altre spiagge vicine Le spiagge di Stintino, che si sviluppano sulla costa orientale, sono altrettanto paradisiache e quasi sempre molto meno affollate. La più bella è Le Saline, una spiaggia di sassolini bianchi che brillano al sole. Si chiama così per la vicinanza di saline realizzate dai monaci di Santa Maria di Tergu nel XIII secolo. Non lontano da qui si trova la spiaggia delle Tonnare. Nell’antica tonnara oggi c’è un beach resort. Chi cerca più tranquillità rispetto all’affollamento delle spiagge più famose amerà Cala Lupo e Punta Negra. Da non perdere anche la lunghissima spiaggia Ezzi Mannu. Se amate il mare più selvaggio e a contatto con la natura incontaminata il posto giusto è la spiaggia di Pilo, ancora più a sud. Alle spalle del litorale si trova lo stagno di Pilo dove si possono avvistare fenicotteri, aironi, gabbiano roseo e martin pescatore. Le scogliere più selvagge Ancora più selvaggio è il litorale che si affaccia sul Mar di Sardegna oltre Capo Falcone. Qui al posto delle distese di sabbia ci sono rocce intervallate da calette, alcune raggiungibili solo via barca come la cala di Biggiu Marinu. Ad altre si arriva anche via terra attraverso i sentieri sul promontorio. Da esplorare: Cala Coscia di Donna e Cala Vapore di fronte alla quale si trova il relitto di un vaporetto inabissato a soli 6 metri dalla riva. Due passi a Stintino Nato come borgo di pescatori alla fine dell’800, quando gli abitanti dell’Asinara furono sfrattati per fare posto alla colonia penale, è ancora caratterizzato da casette basse affacciate su due porticcioli. In passato la vita del paese era legata alla lavorazione del tonno e nell’antica tonnara attiva fino agli Anni 70 ora c’è un museo che racconta quella tradizione. Nei due porti del paese si ormeggiano i gozzi di legno a vela latina che sono un simbolo di Stintino. Oggi anno a fine agosto si tiene anche una regata. Non mancate di fare un salto nella vicina Porto Torres, il centro storico più grande della zona. Pieno di locali e molto frequentato è da sempre un importante scalo commerciale ed è l’ideale se cercate un po’ di movida, bel mare e tradizione sarda. La Torre Aragonese è imperdibile. Assaggiate la zuppa di aragosta e patate Dopo una giornata di esplorazioni tra le spiagge la cena è più che meritata. Ovviamente a base di pesce. Fermatevi in uno dei ristorantini di Stintino per provare polpo in agliata o alla stintinese, zuppa di aragosta e patate, spaghetti ai ricci di mare e sarde al pomodoro. Vi sentite coraggiosi? Assaggiate u belu, la trippa di tonno. Lasciate spazio per il dolce, quello tipico di Stintino è la tumbarella.