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Trascorrere le vacanze al mare in Italia vuol dire andare alla scoperta di località e paesaggi balneari iconici, dalle calette della Sardegna alle località glamour della Costiera Amalfitana. Parliamo di circa 8 mila chilometri di costa con una varietà di spiagge mozzafiato, selvagge e incontaminate. Tuffati nelle dolci onde del Mediterraneo e lasciati cullare dalle sue acque cristalline.

Mare 281 risultati di ricerca
Natura

Baia delle Mimose

In Sardegna a Baia delle Mimose, tra sabbia fine e mille sfumature di blu Sabbia chiara e fine tipo Caraibi e piccoli ciuffi di cespugli e fiori selvatici che rimandano all’immagine di bellissimi deserti: eppure non siamo dall’altro lato del mondo, ma nell’incredibile Sardegna che ci riserva continue sorprese. Benvenuti a Baia delle Mimose, lunga spiaggia ai confini della Gallura con l’Anglona, tra scogliere frastagliate a picco sul mare e i colori tipici della macchia mediterranea. Una vacanza per tutta la famiglia Baia delle Mimose è un angolo di paradiso che piace a tutti: gli adulti possono dedicarsi al dolce far niente sotto il sole, i ragazzi divertirsi con lunghe nuotate e giochi organizzati sulla spiaggia. Lo scenario è letteralmente ipnotico, anche grazie alle morbide dune ricoperte da ginepri e rose di mare, con lo sfondo dell’acqua cristallina, in un contesto da cartolina. Poco distante da queste piccole montagne sabbiose, alcune villette, un centro commerciale dotato dei principali servizi, inclusi un bar tabacchi, un centro estetico, una boutique e un punto dedicato alle escursioni. La destinazione più amata dagli sportivi Il vento è costante a Le Mimose e questo rende il litorale, lungo ben 3 km, perfetto per praticare wind e kite surf. In più, per chi desidera spostarsi ed esplorare i dintorni, la sua posizione è strategica: la località sorge, infatti, a soli 6 km dal centro abitato di Badesi, a 70 km da Alghero e a 80 km da Olbia. Un piccolo paradiso panoramico Tra le tante sorprese che riserva Baia delle Mimose, c’è quella di non essere particolarmente affollata: è così che questa spiaggia, malgrado le sue limitate dimensioni, resta un’oasi di tranquillità anche in alta stagione. Un vantaggio per i turisti che vogliono trascorrere le ferie a diretto contatto con la natura e, nello stesso tempo, non allontanarsi troppo dal proprio centro residenziale. Da qui, lo sguardo potrà spaziare tra l’Isola Rossa che si mostra in lontananza in tutto il suo splendore e il profilo del promontorio di Castelsardo. Una spiaggia da Bandiera Blu Per i suoi servizi di qualità, oltre che per la pulizia delle sue acque, la spiaggia ha ricevuto la Bandiera Blu ininterrottamente, a partire dal 2017. A conferire il prestigioso titolo, è stata la Foundation for Environmental Education (Fee), dopo una valutazione attenta che comprende tra gli altri, anche la sua ottima accessibilità, la presenza del parcheggio, dei punti di ristoro e la possibilità di noleggiare l’attrezzatura balneare. In più, anche gli amici a quattro zampe possono godersi le meritate vacanze da queste parti. Non lontano dalla foce del fiume Coghinas, si trova un piccolo arenile di 300 metri quadri che ospita la dog beach, attrezzata con ombrelloni, ciotole e docce. Esplorando i dintorni di Badesi La Baia delle Mimose è spettacolare, ma non è l’unica perla della zona. Da non perdere c’è Li Mindi, con la sua sabbia chiara e la possibilità di scorgere da lontano la Corsica e l’Asinara, nelle belle giornate. Non meno interessante è anche Li Junchi, con la sabbia dorata e spesso ventosa, quindi perfetta per i surfisti. Superata la foce del fiume Coghinas, vi aspetta un altro tesoro naturalistico: si tratta di Valledoria, con la frazione marina di San Pietro a mare, con le sue dune coperte di macchia mediterranea, tratti di vegetazione e un fondale perfetto per immersioni e snorkeling.
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Budelli, Parco Nazionale de La Maddalena - Sardegna

Isola di Budelli

Il miracolo della spiaggia rosa di Budelli, in Sardegna Unica al mondo per l’incanto della sua sabbia, la spiaggia rosa dell’Isola di Budelli, con quelle di Razzoli, Santa Maria e della vicina Spargi, appartiene all’area più incontaminata e selvaggia del Parco Nazionale dell’arcipelago della Maddalena, vicino alle Bocche di Bonifacio, nell’estremo Nord della Sardegna. Perla tra le perle Situata per la precisione a Cala di Roto, che si trova sul versante Sud-Est dell’isola di Budelli, la spiaggia ha un tono rosato unico al mondo. Per proteggerla, le autorità del Parco hanno deciso di vietare lo sbarco dei turisti sulla sabbia. Tutto intorno, tuttavia, sorge un arcipelago ricco di isolotti, calette, insenature, spiagge - queste sì praticabili - e fondali tutti da scoprire, popolati di pesci e colonie di gorgonie, coralli che regalano i tipici riflessi rossi alle acque cristalline. Un patrimonio da salvaguardare L’isola, nelle mani dei privati fin dal secolo scorso, strappata dallo Stato al miliardario neozelandese che l’aveva acquistata all’asta nel 2013 per quasi 3 milioni di euro, è diventata patrimonio pubblico nel 2016, quando è stata assegnata alle cure del Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, che ha posto la spiaggia in Zona A, quella cioè sottoposta a una tutela integrale, che vieta ai turisti l'accesso, il transito, la sosta e la balneazione. Calpestare la spiaggia rosata è dunque ormai un piacere proibito, mentre la navigazione è possibile fino al confine delle boe, che chiudono la baia a circa 70 metri dalla riva. Sfrattato da poco il popolarissimo custode ultraottantenne, che attraverso le sue foto sui social condivideva le meraviglie di Budelli col mondo intero, il Consiglio del Parco ha deciso di installare, in collaborazione con il Wwf, un servizio di telecamere di sorveglianza che consentono il costante controllo della spiaggia. Alchimia en rose Riparata dai venti grazie a un frastagliato promontorio roccioso e a un’alta siepe di ginepro, la spiaggia deve la sua particolare colorazione a una fragile e potente alchimia che mescola nella sua sabbia fine frammenti di corallo, granito, conchiglie e gusci di molluschi. La rara sfumatura rosata è data in particolare da un microrganismo che vive dentro le conchiglie, in mezzo alle praterie di posidonia che arredano i fondali marini. Quando questo microrganismo muore, i gusci vengono sospinti a riva e polverizzati dalle correnti e dagli agenti atmosferici. Nel secolo scorso, gli ancoraggi frequenti e il moto irregolare del mare avevano compromesso la distesa di posidonia e modificato la composizione sabbiosa. Da quando sono state introdotte le norme di salvaguardia integrale della spiaggia, il suo arenile ha finalmente ripreso l’originale tinta corallina. Un mito immortalato dal cinema “C’era una bambina che viveva in un’isola”: comincia così il lungo monologo di Monica Vitti, leggendaria protagonista di Deserto Rosso, la prima pellicola girata a colori da Michelangelo Antonioni. Nel film del 1964, l’indimenticabile voce della Vitti rievoca un sogno pieno di incanto, che il regista ferrarese decise di ambientare proprio sulla spiaggia rosata di Budelli. A un passo dall’incanto Se, nell’intento di preservarne l’integrità, le autorità hanno vietato l’accesso al litorale, il suo singolare panorama si può apprezzare anche a distanza, grazie ai tanti servizi di barche in partenza da Palau o dalla Maddalena che offrono il tour dell’Arcipelago. Ci si può limitare ad ammirare la sua bellezza dal mare, a circa 70 metri dalla riva, ma l’ente Parco ha predisposto anche un sentiero di passerelle in legno che circonda il perimetro dell’arenile, per dare la possibilità ai turisti di ammirare il paradiso naturale della spiaggia di Budelli da vicino, senza calpestarlo né alterarlo. Una volta ancorati barche o gommoni, dalle vicine spiagge del Cavaliere e di Cala di Roto, che offrono panorami altrettanto spettacolari, ci si può incamminare accompagnati dalle guide del Parco sul percorso che costeggia l’area.
Natura
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Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

Il Parco nazionale de La Maddalena, incanto mediterraneo Con i suoi 180 km di coste, il Parco nazionale della Maddalena, nel nord della Sardegna, può vantare alcune delle spiagge più belle del mar Mediterraneo. Amanti del mare paradisiaco non potete non mettere nel vostro palmarès luoghi come la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli, cala Corsara e cala Granara a Spargi, cala Napoletana e del Relitto a Caprera. Nel parco della Maddalena, l’architetto della natura qui si è davvero sbizzarrito con le forme e i colori: le rocce di granito rosa e l’azzurro del mare rendono irresistibile questo angolo di paradiso sulle Bocche di Bonifacio. La Maddalena e Caprera Sono 62 le isole e gli isolotti che compongono il parco dell’arcipelago della Maddalena. L’isola maggiore è punto di approdo grazie al frequente servizio di traghetti da Palau, sulla vicina costa sarda: il centro storico è un delizioso dedalo di stradine che degradano verso il mare, sempre animate di giorno come di sera. Dal porto con l’autobus si può fare il periplo dell’isola per fermarsi nelle sue tante spiagge: Spalmatore è una profonda insenatura ben protetta quando soffia il maestrale; le spiagge di Bassa Trinita e Monti d’Arena conservano dune di sabbia per proteggere le quali sono state costruite passerelle che evitano il calpestio e consentono anche ai disabili un comodo accesso al mare. I tramonti più belli sono quelli che si godono da Punta Tegge, di fronte all’isola di Spargi. L’isola di Caprera, collegata da un ponte alla Maddalena, è il vero incanto del Parco dell’arcipelago. La fitta pineta che la ricopre la dobbiamo a Giuseppe Garibaldi, che volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita dal 1856 al 1882 in uno dei luoghi più belli di tutta l’isola. La sua casa e luogo di sepoltura, merita assolutamente di essere visitata non solo per una curiosità storica, ma per la gradevole atmosfera che emana un luogo che fu di certo molto amato: a 4 km dalla casa nel Forte Arbuticci c’è il memoriale Garibaldi, che racconta la sua vita a dir poco avventurosa. Il resto dell’isola è un ripetersi di baie e spiagge, una più bella dell’altra, in una delle quali trovate il Centro Velico, una delle più note scuole di vela italiane. Gli isolotti dell’arcipelago L’isola di Budelli è celebre per un’insenatura esposta a sud-est, nota come spiaggia Rosa, dal colore della sabbia. La colorazione è data dalla presenza di detriti dello scheletro di animaletti acquatici (Miriapora truncata, Miniacina miniacea) che si concentrano in quel luogo per una serie di fattori: la presenza di una prateria di Posidonia, la forma dei fondali, perché vi sono correnti a bassa energia, perché protetta dai venti occidentali da una folta siepe di ginepro. Modificare solo uno di questi fattori, per esempio con il moto ondoso delle imbarcazioni che intensificherebbe l’energia delle correnti, potrebbe alterare il delicato equilibrio e innescare un processo di degrado irreversibile. Per questo la spiaggia Rosa non è accessibile e si può vedere a distanza da passerelle allestite dal parco. Altrettanto bella e fragile la candida spiaggia del Cavaliere di Budelli, nella parte nord-est, una piscina naturale affacciata su cosiddetto Porto della Madonna, lo specchio d’acqua delimitato da Budelli e dalle isole di Razzoli e Santa Maria, uno dei luoghi più ambiti dai diportisti. A causa dell’erosione dell’arenile, dall’estate del 2020 la spiaggia è aperta solo parzialmente. Bellissime anche le spiagge di Spargi, la più grande e la più verde delle isole minori, dove, grazie alla presenza di acqua dolce, nidificano molti uccelli protetti: quanto alle spiagge, con cala Corsara e cala Granara siamo nella top 10.
Arte & Cultura
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Portovenere

Porto Venere, nel parco dove la natura è poesia Il nome di una dea gli si addice: Porto Venere sorge dalle acque in splendida posizione all'estremità meridionale della penisola nel Golfo dei Poeti. Per gli amanti del mare questo è un autentico paradiso, tra i siti catalogati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere comprende l’antico borgo, l’Area Marina Protetta a tutela della purezza delle acque, e le tre isole vicine: Palmaria, Tino e Tinetto. Le gioie del mare I traghetti di linea in partenza da Porto Venere approdano sull’isola antistante Palmaria, splendida oasi marina. Potreste accontentarvi solo di un giro panoramico sul mare, ammirando anche le altre due isolette dell’arcipelago, Tino e Tinetto, ma vale la pena di fermarsi a Palmaria per godersi una strepitosa giornata di mare. Qui le spiagge sono tra le più belle della Liguria. Una volta arrivati a Palmaria, il traghetto effettua fermate a Cala Pozzale e Cala Fornace, spiagge non raggiungibili in altro modo. Nella prima, alla lingua di ciottoli e piccoli scogli fanno da cornice pini e mirti e l’acqua è smeraldina, come anche nella seconda, una baia con la scogliera alle spalle. Più grande è la Spiaggia del Secco, sulla punta omonima, attrezzata per garantire ogni comfort. Per chi pratica immersioni, la meraviglia continua nei fondali, un mondo variegato fatto di falesie a strapiombo che proseguono in profondità e grotte sommerse. Cavallucci, stelle marine e la prateria di piante acquatiche Poseidonia sono solo alcune delle sorprese che incontrerete in immersione. E basta una semplice maschera per perdersi tra i pesci. In barca potete visitare la Grotta Azzurra, così chiamata perché i riflessi della luce dipingono una tavolozza in tutte le sfumature dell’azzurro. Se desiderate esplorare l’interno dell’isola, potete avviarvi lungo i sentieri ben tracciati ed organizzati ad anello per un tempo totale di percorrenza di circa 3 ore e mezza, con tratti aridi alternati a chiazze di macchia mediterranea. Natura e architettura, alleate in uno scenario magico Porto Venere vanta una storia prestigiosa, risalente al VI secolo a.C., in epoca romana. Qui la natura si confronta con l’architettura, perché tra i vicoli e le case dai tipici colori pastello si incrociano antiche testimonianze delle molte genti passate da questo porto strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. Della Chiesa di San Pietro apprezzerete i due edifici, uno più recente in stile gotico, l’altro romanico, e resterete stupefatti dalla posizione. Il complesso è arroccato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, il Promontorio delle Bocche: un luogo circondato da un’atmosfera di spiritualità esaltata dal contesto naturale. Affacciatevi dalla loggia all’esterno, per una visione della costa incorniciata dagli archi. Il Santuario della Madonna Bianca, nel centro storico, è un imponente capolavoro romanico e dopo la visita salite di nuovo verso l’alto, nel punto più elevato di Porto Venere con il Castello Doria, la fortificazione che veglia sul mare. Un luogo ispirante: la Grotta di Byron Senza muoversi troppo dal borgo antico, Porto Venere offre spiaggette per rinfrescarsi con un tuffo. Il luogo da non perdere è tuttavia la Grotta di Byron, nei pressi della Chiesa di San Pietro, così denominata perché il poeta britannico trovava nei pressi ispirazione per i suoi componimenti. Potete arrivarci a piedi attraverso un sentiero oppure con una barca privata. Tuffatevi armati di maschera e lasciatevi ugualmente ammaliare da questo antro profondo scavato in una suggestiva falesia. Osservate anche le pareti della grotta, ricche di affascinanti concrezioni. Di sera, shopping e i piaceri della tavola Una passeggiata nel borgo è anche un invito allo shopping. Sarete attratti dalle sete dipinte a mano e dagli scialli di antica tradizione, i preziosi “mezzari” un tempo utilizzati dalle donne del posto per coprirsi il capo e oggi reinventati in chiave fashion. Interessanti anche le maioliche dai colori vibranti, in vendita nei numerosi atelier. Poi scegliete un ristorante, dall’atmosfera intima e romantica nel centro storico oppure in stile movida sul lungomare caratterizzato dalla Palazzata: la schiera di case-torri a ridosso, che edificate su vari piani si stringono l’una all’altra aggrappandosi alla roccia. Quando ordinate, ricordate che Porto Venere è famosa per i suoi allevamenti di cozze, ostriche, branzini e orate, più una specie di mollusco che porta proprio il nome del luogo. I Mitili di Porto Venere, simili alle cozze, sono deliziosi fritti o come condimento di un piatto di spaghetti.
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Panarea - Isole Eolie, Sicilia

Panarea

Panarea, la più piccola isola delle Eolie Panarea è la più piccola e la più bassa delle 7 isole Eolie, ma anche la più antica, da un punto di vista geologico. Coi suoi scogli e isolotti forma una sorta di “arcipelago nell’arcipelago” nel tratto di mare tra Lipari e Stromboli. Paradiso incontaminato sotto la luce del sole siciliano, al tramonto diventa regina della vita notturna, epicentro della mondanità eoliana. Meta esclusiva dal cuore antico Scoperta negli anni 60 del secolo scorso da una nutrita comunità di artisti e intellettuali in cerca di Eden perduti, set celebrato da film leggendari, nei decenni l’isola è diventata una meta molto amata dal turismo e dal jet set internazionale, attratto dalle sue spiagge nere, dai fanghi termali, dalle case imbiancate a calce a picco sul mare, tra macchie di bouganville, capperi e fichi d’India. Nel piccolo centro di San Pietro, salotto della vita notturna estiva dell’arcipelago, tra locali e discoteche dove ballare fino all’alba, tra boutique e ristoranti, potrete visitare anche una piccola succursale del Museo archeologico di Lipari: conserva reperti che testimoniano l'antica storia dell’isola, dal periodo neolitico all’età del bronzo, quasi tutti provenienti dal villaggio preistorico di Capo Milazzese. Le fumarole, il respiro dell’antico vulcano Dell’antica attività vulcanica troverete ancora traccia nei vapori di una serie di fumarole, che si sprigionano dalle fessure fra le rocce della spiaggia della Calcara e dal mare, dove il gas in uscita dai fondali forma colonne di bolle visibili in superficie. In contrada San Pietro sgorga anche una sorgente termale a una temperatura che tocca i 50° ed è sfruttata dagli abitanti dell’isola a scopo terapeutico. Una sola striscia di cemento attraversa l’isola: qui non sono ammesse auto, per muoversi è però possibile noleggiare scooter, bici e Ape car. È tutto così raccolto che potrete raggiungere le altre due frazioni dell’isola, Drautto e Ditella, direttamente a piedi oppure, se siete stanchi o carichi, a bordo dei taxi eoliani, i suggestivi calessini su ruote destinati al trasporto di persone e bagagli. Le spiagge: bellissime e tutte da conquistare La maggior parte delle coste di Panarea è costituita da scogliere alte e frastagliate, da cui è difficile accedere al mare. Le spiagge qui sono poche e non tutte raggiungibili a piedi; in compenso sono tra le più belle di tutto l’arcipelago. Fra tutte, sono solo un paio quelle accessibili via terra: Cala Junco, lungo la costa meridionale dell’isola, un’incantevole piscina naturale con acque turchesi e cristalline, protetta da alte pareti rocciose, famosa anche per il villaggio preistorico di Punta Milazzese, alle sue spalle, composto dai resti di 23 capanne ovali. Lungo lo stesso sentiero potrete incrociate anche Cala degli Zimmari, all’interno di una baia spalleggiata da una scogliera e dalla macchia mediterranea, l’unico arenile sabbioso in tutta l’isola, noto per il suo caratteristico colore rosso che per contrasto regala al mare che la bagna una singolare sfumatura blu cobalto. Escursioni via mare e tradizioni romantiche A Panarea lo sport più praticato è quello di affittare una barca e prendere il largo, alla scoperta delle tante insenature poco battute incastonate tra le sue scogliere, tra isolotti e scorci marini. Se poi raggiungete Panarea in dolce compagnia, una destinazione è d'obbligo: a soli 3 chilometri dalla costa orientale c’è l’isolotto di Lisca Bianca. Anticamente sfruttato come cava di allume, custodisce tra i suoi anfratti la famosa Grotta degli innamorati: secondo la leggenda, gli amanti che si baciano sotto la sua volta rocciosa resteranno uniti per tutta la vita.
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Vulcano

Vulcano, l’isola delle Eolie dove rilassarsi in una spa a cielo aperto Se volete fare pace con la natura, disintossicarvi da stress e abitudini sedentarie, Vulcano, dominata da elementi vitali e primordiali, ma soprattutto salutari, è l’isola che fa per voi: il suo irriducibile temperamento vulcanico e lo spettacolare paesaggio non addomesticato dall’uomo vi aiuteranno a rilassarvi e a ritrovare l’equilibrio perduto. Accogliente e a misura d’uomo Vulcano è la più vicina alla costa tra le 7 isole dell’arcipelago delle Eolie, patrimonio dell’umanità Unesco, e dista meno di un chilometro da Lipari. Su questo lembo di terra siciliana, sotto lo sguardo benevolo dell’antico Vulcano addormentato, potrete godere dei benefici delle acque termali e sulfuree e di uno scenario marino incontaminato, per una vacanza lontana dal turismo di massa. L’isola è davvero a misura d’uomo e la si può attraversare in lungo e in largo in scooter o in bicicletta. Un benefico vigore vulcanico Secondo la mitologia greca, Vulcano, detto anche “testa calda”, ospitava le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro dell’Olimpo, che aveva al suo servizio nientemeno che i Ciclopi. E anche se sull’isola, composta da 4 crateri originari, l’ultima eruzione è stata registrata intorno al 1890, l’antico vulcano continua a manifestare il suo vigore attraverso le fumarole, i getti di vapore presenti sia sulla cresta che sul fondale marino, e la presenza di fanghi sulfurei apprezzati per le loro proprietà terapeutiche. A dispetto dell’intenso odore di zolfo, infatti, se passate da Vulcano non potete perdervi l’esperienza emozionante di immergervi nel laghetto caldo dei fanghi termali, una pozza naturale di mota vulcanica dalle svariate proprietà curative, accessibile dagli anni Sessanta, quando è stata rimossa la crosta superficiale che rivestiva la pozza, senza alterare l'habitat naturale. Notevoli i benefici di questa Spa a cielo aperto: leniscono infiammazioni e dolori, curano la pelle e sono un toccasana per l’apparato respiratorio. Sulla cima del vulcano, escursione con vista mozzafiato Il laghetto dei fanghi è un’esperienza che può precedere un tuffo nelle acque cristalline dell’isola, oppure rappresentare la tappa finale, il meritato ristoro dopo un’impegnativa escursione verso il Gran cratere di Vulcano, noto anche come “Fossa di Vulcano”, a 391 metri di altezza. È un itinerario di quasi 7 chilometri un po’ faticoso, ma adatto a tutti, l’unica avvertenza è quella di intraprendere il cammino nelle ore meno calde della giornata: ci vogliono circa 3 ore, tra andata e ritorno, ma dalla cima la vista a 360 gradi sull’arcipelago vi lascerà senza fiato. Jurassic park in pietra lavica Partendo dal Porto Levante, nella parte settentrionale dell’isola, si può raggiungere lungo una strada asfaltata la penisola di Vulcanello: uno dei tre centri eruttivi originari di Vulcano, la cui attività ha plasmato un surreale paesaggio chiamato dai locali “Valle dei Mostri”. Qui la natura ha scolpito, su un tappeto di finissima sabbia nera, un grottesco Jurassic Park di roccia lavica: se lasciate briglia sciolta alla fantasia, in queste sculture erose dall’acqua e dal vento comincerete a intravedere strane compagnie di mostri preistorici rampanti, fiere accucciate, belve minacciose: in realtà, nient’altro che ribollenti formazioni laviche che un repentino raffreddamento dell’aria ha solidificato. Spiagge nere dai mille riflessi e piscine naturali Dopo aver affrontato valli di mostri e scarpinate vulcaniche, la cosa migliore da fare è regalarsi un po’ di relax a bordo mare. I lidi di Vulcano sono famosi per le spiagge scure e per i fondali, dove la pietra lavica gioca coi riflessi del sole attraverso il filtro dell’acqua, regalando effetti suggestivi, specie al tramonto. Succede per esempio a Sabbie nere, nella baia di Ponente, forse la spiaggia più famosa di Vulcano. Da qui potrete anche noleggiare una barca e visitare l'incantevole grotta del Cavallo. Anche la Piscina di Venere, poco distante, si raggiunge solo via mare, ma ne vale la pena: conosciuta anche come Bagno delle Vergini, è un’immensa vasca naturale di tufo e basalto dalle acque turchesi. Relax e movida: tutto in una spiaggia Se invece volete coccolarvi tra le bollicine dell’acqua riscaldata dai vapori sulfurei, regalatevi una sosta alla spiaggia delle Fumarole, protetta da una parete di rocce e dalla macchia mediterranea, all'interno della baia di Ponente. Comodamente raggiungibile a bordo di un taxi boat oppure imboccando un sentiero in discesa che parte dalla strada principale, la caletta dell’Asino, intima e appartata durante il giorno, di notte diventa una destinazione mondana: qui infatti una piattaforma attrezzata ospita un romantico locale dove trascorrere serate indimenticabili tra musica e cocktail, tra mare e cieli stellati.
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Salina - Isole Eolie, Sicilia

Salina

Salina, la più green delle isole Eolie Favorita dalla sua posizione protetta, al centro dell’arcipelago siciliano, Salina, la seconda per dimensioni tra le isole Eolie, è anche la più ricca di vegetazione e d’acqua di tutto l’arcipelago dichiarato dall'Unesco patrimonio dell’umanità, di sicuro quella in cui l’attività vulcanica è più sonnacchiosa. Chiamata, non a caso, isola verde, le sue remote origini vulcaniche, testimoniate dagli antichi crateri estinti della Fossa delle Felci e del Monte Porri, 2 dei 6 vulcani che un tempo la infiammavano, sono oggi racchiuse in una rigogliosa Riserva naturale che occupa buona parte del territorio e ospita diversi itinerari in quota per gli amanti del trekking. Un tour dei paesi, tra paesaggi scenografici Per un’altra curiosa anomalia, Salina è l’unica isola eolica a non dipendere amministrativamente da Lipari. Conta anzi ben 3 comuni autonomi: Malfa, Leni e Santa Marina, centri ben collegati tra loro e raggiungibili in auto, scooter o con un ottimo servizio di autobus che, nella stagione estiva, ha corse fino a tarda notte. Alle pendici della Fossa delle Felci, vivace e frequentata soprattutto la sera, Santa Marina è il centro principale, attraversato da stradine piene di locali e boutique, vale una visita la sua chiesa settecentesca, coi due campanili gemelli. Per la posizione scenografica, appollaiata su ciò che resta di un antico cratere vulcanico in parte sprofondato, merita una sosta anche la frazione di Pollara, che fronteggia, al largo, un immenso faraglione: probabilmente un lastrone della sua stessa roccia staccatosi nella caduta, che ora la sorveglia dal mare. Valdichiesa, borgo montano e incantato Se appartenete alla consistente fetta di umanità che preferisce la montagna, al mare, troverete una fresca tregua alle corvée balneari nel paesino di Valdichiesa, piccola frazione del comune di Leni, decisamente il più “montano” dell’isola: sembra un borgo incantato, incorniciato da monti e vigneti. Qui si trova anche il Santuario della Madonna del Terzito, meta di pellegrinaggio soprattutto in occasione delle tradizionali celebrazioni del 23 di luglio: ad alimentare la devozione dei fedeli, la credenza che la Madonna sia apparsa ben tre volte da queste parti. Viaggio nella storia dell’isola Tappa obbligata lungo l’itinerario storico-artistico di Salina sono di sicuro le grotte dei saraceni, una serie di cunicoli comunicanti scavati nel tufo e utilizzati come rifugio durante l’invasione dei saraceni nel 650 d.C. Potete raggiungerle anche al termine un percorso di trekking piuttosto lungo e impegnativo, tra ulivi e alberi da frutto, che parte da Santa Marina. Andando a ritroso nella storia, bellissimo e ben conservato è anche il sito archeologico di Portella, tra Santa Marina e Capo Faro, coi resti di un villaggio che risale all’età del Bronzo, e le Terme romane, sul lungomare che parte da Santa Marina, ormai parzialmente erose dalle mareggiate. Arco con vista Se invece collezionate scorci panoramici per le vostre foto ricordo, cercate, sulla strada tra Pollara e Malfa, il cosiddetto “Castello”, un fortino edificato nel corso della Prima guerra mondiale: il piazzale antistante è una panoramica terrazza affacciata sul cratere vulcanico all’interno del quale sorge Pollara, la sua spiaggia e il tratto di mare che la bagna. Ma a Salina il posto migliore da cui ammirare il tramonto, uno tra i più belli al mondo, giurano qui, è Punta Perciato, uno spettacolare arco naturale di roccia vulcanica da cui inseguire con gli occhi il sole che si tuffa nel mare accanto ai Filicudi e Alicudi, tingendosi di un rosso acceso. Stairway to the beach Anche se il modo migliore per esplorare il mare di Salina è a bordo di una delle tante barche di pescatori che quotidianamente fanno il tour dell’isola, ci sono almeno un paio di spiagge accessibili via terra che meritano una tappa. La prima è proprio quella di Pollara, scorcio tra l’altro di molte delle scene de Il Postino, l’ultimo film in cui è apparso Massimo Troisi: una baietta di ghiaia, dominata da un’imponente scogliera, anfiteatro naturale di tufo a picco sul mare. Non lontano, merita una giornata di sole anche Punta Scario, caletta immersa nella macchia mediterranea, in fondo a un’altra lunga scalinata: un vero paradiso, ma i ciottoli di cui è composta, alla lunga, possono risultare un po’ scomodi sotto l’asciugamano. Poco male, il baretto in fondo alla discesa, che noleggia anche materassini gonfiabili, sta lì anche per quello.
Natura

Marettimo

Marettimo, mare e trekking in un’oasi incontaminata La più occidentale delle Egadi, Marettimo, è un’isola montuosa e selvaggia, ricoperta da una folta boscaglia, dove l’impatto dell’uomo è stato lieve. Conserva siti archeologici, un forte spagnolo, tantissime grotte marine, sentieri per il trekking e poche spiagge raggiungibili via terra, dove il colore del mare è sorprendente. Non ha alberghi Marettimo, ma stanze nelle case dei residenti dove l’ospitalità è rigorosamente isolana. Storia, archeologia ed emigrazione Marettimo vi accoglie in un porticciolo dalle acque turchesi e le case bianche. Il nome non ha niente a che vedere con il mare o la marineria, l’etimologia è piuttosto riferita alla pianta del timo che qui cresce spontaneamente. Per prendere confidenza con l’isola e con la gente del posto andate a visitare il Museo del mare, delle attività e tradizioni marinare e dell’emigrazione, gestito da un’associazione locale, lo trovate nel centro del paese: in quelle teche, tra strumenti di marineria e vecchie foto di migranti con la valigia di cartone, c’è la memoria storica di una comunità che ha dovuto lasciare l’isola per andare a lavorare in vari paesi del mondo e che cerca di tutelare un’identità. Sopra il paese, lungo il sentiero che porta sulla montagna, trovate invece un piccolo sito archeologico, detto case romane, con i resti di una costruzione di epoca tardo repubblicana: dopo aver sconfitto i cartaginesi nella Prima guerra Punica grazie alla battaglia delle isole Egadi (241 a. C.), Roma fece di Marettimo un presidio militare e installò nell’isola una guarnigione, quindi non stupisce trovare manufatti romani in questo lembo di terra, seppure remota. Accanto alle case romane c’è una minuscola cappella bizantina risalente all’XI secolo. Le 400 grotte di Marettimo Dal porto vi imbarcherete per fare il giro delle grotte di Marettimo che sono uno dei punti forti dell’isola. In tutto sono circa 400, tutte diverse per forme, colori, dimensioni e caratteristiche: nella grotta del Cammello c’è una piccola spiaggia di ghiaia, quella del Presepe presenta stalattiti e stalagmiti, la Bombarda viene chiamata così per il sibilo che si crea al suo interno durante le mareggiate, ecc. A seconda di dove tira il vento, Marettimo ha sempre un versante riparato dove godere del mare e dell’aria che profuma di timo. Sui sentieri di trekking a picco sul mare Portatevi anche gli scarponcini da trekking se partite per Marettimo: sull’isola sono presenti diversi sentieri ben segnalati dalla forestale che permettono di andare alla scoperta della sua natura incontaminata. Sono almeno 6 i percorsi, alcuni molto facili, altri un po’ più impegnativi, che, dal porto consentono di raggiungere i punti più estremi dell’isola. A Punta Troia, sulla penisola che si vede dal porto, si arriva in 1 ora e 30 minuti su un sentiero che ha dei tratti a strapiombo sul mare: ci si va a vedere il forte spagnolo, poi usato come carcere duro, da poco recuperato e aperto alle visite. Il giorno dopo vorrete andare a Cala Bianca, sul versante occidentale: al ritorno potete passare dal Pizzo Falcone, 686 metri, il punto più alto dell’isola. Tra boschi di pini d’Aleppo, le essenze tipiche della macchia mediterranea e molte specie endemiche, vedrete quanti uccelli, anche rapaci, hanno deciso di fare a Marettimo il loro nido.
Natura
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Parco Nazionale del Gargano

Il Parco Nazionale del Gargano, un’isola di biodiversità Il Parco Nazionale del Gargano si trova nello sperone d’Italia, il promontorio che si estende nel mare Adriatico nella parte settentrionale della Puglia. Si tratta di un territorio unico, dove sono presenti il 35% di tutte le specie botaniche italiane che riflettono un’altrettanta varietà di paesaggi, dal mare delle Isole Tremiti a importanti zone umide che lambiscono fitte foreste. Una terra antica, ricca di cultura, arte e spiritualità, dalla bellezza multiforme. Un sorprendente micro-cosmo di habitat diversi Il filo conduttore di ogni visita al Parco Nazionale del Gargano è l’osservazione della varietà dei suoi habitat che si traduce in un mosaico di paesaggi. In una zona non più grande di una provincia media italiana trovate spiagge di sabbia finissima intervallate da alte scogliere con grotte e archi naturali, laghi costieri e zone umide, estensioni di macchia mediterranea che sconfinano in una foresta millenaria, altopiani carsici con doline alternati a colline e a pianure steppose sui cui si elevano borghi bianchi come Rodi Garganico, Vieste, Peschici sulla costa oppure Ischitella, Mattina o Monte Sant’Angelo, tutti con vista mare. Se a questo si aggiunge che, da un punto di vista geologico, il promontorio è stato originariamente un’isola separata dal resto della penisola italiana, alla varietà si somma la presenza di endemismi, cioè di specie che esistono solo in questo territorio, per esempio la campanula garganica o il fiordaliso delle Tremiti. Ecco spiegato perché il promontorio del Gargano sorprende i naturalisti e stupirà anche voi. Il paesaggio scolpito del Gargano Scolpite sembrano le alte falesie bianche della costa adriatica, scolpite le vallate carsiche che l’azione della pioggia rende sempre più profonde. Sono almeno 4 mila le doline, cavità di origine carsica, che si trovano nel Parco: quella di Pozzatina, nel comune di San Nicandro Garganico, è la più spettacolare, profonda 132 metri, si presenta come una conca ricoperta da un fitto bosco di lecci e querce. Sulla costa si trovano diverse grotte e archi naturali modellati dalla forza del mare da visitare in barca partendo dai porti di Vieste e Peschici. Le zone umide delle lagune di Varano e Lesina Il primo cronista delle zone umide del parco del Gargano è stato nientemeno che l’imperatore di Svevia Federico II (1194-1250). Nel suo trattato De arte venandi cum avibus (l’arte della caccia con gli uccelli) descrive la falconeria e l’avifauna che osservò per lo più in Puglia nelle zone paludose di Frattarolo e del lago Salso, oggi nel comune di Manfredonia, note come Paludi di Federico II, ricche di canneti, luoghi ideali per il birdwatching. Nella zona settentrionale del parco ci sono i laghi di retrodunali di Varano e Lesina, bacini di acqua salmastra che si sono formati con l’accumulo di detriti che hanno chiuso baie costiere. Oggi i laghi sono considerati zone umide di grande importanza, quali stazioni di sosta degli uccelli migratori in rotta dal nord Europa verso l’Africa. Tutto il territorio calcareo del Gargano è inoltre ricco di sorgenti e ristagni di acqua che sono vitali per anfibi e rettili. Gli animali e le piante del parco del Gargano Tra gli animali che potete vedere nel loro habitat naturale nel parco c’è il capriolo italico, una sottospecie endemica che vive solo qui, oltre a numerosi cinghiali, daini, donnole e gatti selvatici. Davvero tanti gli uccelli che nidificano nel Gargano, circa 170 specie, tra i quali 5 diversi picchi, rapaci diurni, falchi pescatori, le rare aquile anatraie minori, oltre ad anatre, aironi, oche selvatiche, e fenicotteri. Tra gli alberi ne trovate alcuni secolari, veri e propri monumenti della natura, come il carrubo di 13 metri di circonferenza nel parco di Pugnochiuso, nel comune di Vieste o i 2 pini d’Aleppo alti 30 metri a Vico Gargano dove vive anche un leccio di 17 metri e con un tronco di 5 metri di diametro, presso il convento dei Cappuccini. Quanto alle faggete vetuste della Foresta Umbra, sono state dichiarate patrimonio naturale dell’umanità dell’Unesco nel 2017. E poi ci sono i fiori: nelle radure e nelle praterie steppiche fioriscono 85 specie di orchidee selvatiche di tutti i colori e forme. Le isole Tremiti Del parco fa parte l’arcipelago delle isole Tremiti, a 12 miglia dalla costa del Gargano, tra le isole più belle del Mediterraneo. Per la limpidezza delle acque, le grotte e la ricchezza della vita sottomarina sono un paradiso per chi ama le immersioni. Sono 5 isolette, delle quali solo 2 (San Domino e San Nicola) sono abitate, altre 2 (Capraia e Cretaccio) sono poco più che scogli, mentre Pianosa è inaccessibile perché si trova nella riserva integrale dell’Area marina protetta. San Domino, dove sono presenti le strutture ricettive, è ricoperta da una fitta foresta di pini d’Aleppo che scendono fino al mare ombreggiando piccole cale di sabbia e di scogli: il luogo ideale per chi, per una una vacanza al mare, ama circondarsi di sola natura.
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