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Trascorrere le vacanze al mare in Italia vuol dire andare alla scoperta di località e paesaggi balneari iconici, dalle calette della Sardegna alle località glamour della Costiera Amalfitana. Parliamo di circa 8 mila chilometri di costa con una varietà di spiagge mozzafiato, selvagge e incontaminate. Tuffati nelle dolci onde del Mediterraneo e lasciati cullare dalle sue acque cristalline.

Mare 276 risultati di ricerca
Natura
Baia di San Fruttuoso

Baia di San Fruttuoso

La Baia di San Fruttuoso tra natura, mare e qualcosa di religioso Una piccola spiaggia di ciottoli bianchi dominata da un’antica abbazia e intorno la fitta macchia mediterranea della Liguria. Siamo tra Camogli e Portofino, sulla Riviera di Levante. Acque verde smeraldo fanno da specchio alla vegetazione tra le scogliere. La Baia di San Fruttuoso si nasconde in un luogo impervio, il che l’ha aiutata a preservare la sua incontaminata bellezza. Una gemma tra i Monti Liguri In genere si arriva in battello alla Baia di San Fruttuoso, imbarcandosi dalle località vicine oppure da Genova. Cominciare a scorgere la caletta è meraviglioso. L’acqua è di una trasparenza cristallina, lascia intravvedere i ciottoli e bagna dolcemente la riva. Il verde a ridosso brilla, l’abbazia aggiunge un’atmosfera sacra e solenne a un santuario della natura. Siamo nel Parco Naturale Regionale di Portofino, in un’area marina protetta. Qui si possono noleggiare lettini e ombrelloni restando sulla spiaggia, oppure camminare sugli scogli vicini e fermarsi in disparte. Tuffatevi oppure organizzatevi per fare snorkeling. I piaceri della tavola e un soggiorno speciale C’è un piccolo bar abbarbicato sulle rocce, dove l’aperitivo al tramonto diventa un’esperienza vera. Anche un ristorante offre l’opportunità di rifocillarsi, aperto a pranzo e a cena, proprio a fianco della chiesa. I tavoli si affacciano sul mare, moltiplicando il piacere di un piatto di trofie al pesto, la ricetta più celebre della regione, o di spaghetti ai frutti di mare. Poche camere consentono di soggiornare per qualche notte, da maggio fino a ottobre. L’abbazia e il Monastero Proprio il difficile accesso, oltre alla presenza di una sorgente di acqua dolce, ha reso il luogo adatto alla fondazione di un edificio sacro nell’ottavo secolo. La chiesa e il monastero hanno subito da allora vicissitudini e una serie di restauri e oggi è di proprietà del FAI, il Fondo Ambiente Italiano. Vale senz’altro la pena visitare il complesso, in particolare il chiostro e i sepolcri dei Doria, potente stirpe genovese; soffermatevi ad osservare i reperti archeologici, per poi fare quattro passi nel minuscolo borgo. Non troverete negozi e boutique, ma soltanto un pugno di case, in un’atmosfera autentica. Una statua ancorata al fondale Il mare della Baia di San Fruttuoso nasconde una sorpresa nelle sue profondità: è il Cristo degli Abissi. A 300 metri dalla spiaggia e a 15 di profondità, la statua è stata posata, o meglio inabissata, nel 1954. Alta 2,50 metri e opera dello scultore Guido Galletti, raffigura il Cristo con le braccia rivolte verso l’alto. L'immersione per ammirarla da vicino è adatta anche a subacquei di media esperienza, vista la scarsa profondità, ma si può effettuare soltanto guidati da accompagnatori certificati. Se siete nuotatori provetti, potete anche spingervi fin lì a nuoto, ponendo però massima attenzione alle imbarcazioni che solcano il mare. L’acqua è limpidissima e la visione chiara anche solo dalla superficie. Un’alternativa? Arrivare in prossimità dell’opera in kayak o con lo stand up paddle. Trekking panoramico La Baia di San Fruttuoso si raggiunge anche attraverso numerosi sentieri, partendo da San Rocco o Portofino, in circa due ore. Ma vi innamorerete del paesaggio, tra monti e mare, al punto che avrete voglia di proseguire l’esplorazione. Siamo nel Parco di Portofino, un’area protetta, con 80 chilometri di percorsi ideali per un fantastico trekking naturalistico. Mentre la costa vi si spalanca dall’alto, rivelando l’intricata geografia di golfi, insenature, baie, porticcioli e promontori, camminerete tra castagni e ulivi, pinete e boschi di lecci, frutteti e agrumeti. Passo dopo passo, respirerete un’aria tersa e il profumo di erica, corbezzolo, lentisco, euforbia e mirto. Probabilmente farete incontri con ricci e scoiattoli che qui dimorano placidi. Se decidete di partire da Portofino, fermatevi per visitare l’intero borgo. Il porticciolo è uno dei più celebri al mondo e pullula di lussuosi yacht. Potrete imitarli da terra, sedendo in uno dei tanti eleganti locali. Poi salite verso l’alto, le ville celate tra il verde sono leggendarie e la passeggiata sul sentiero tra pini marittimi e muretti a secco è un autentico piacere. A piedi si può arrivare anche a Camogli, tipico borgo marinaro con le case variopinte affacciate sul bellissimo, breve lungomare.
Arte & Cultura

Lerici

Alla scoperta di Lerici e dintorni, tra borghi e poeti romantici Casette colorate che si specchiano sull’acqua e, a dominare il paesaggio dall’alto, un antico castello. A Lerici lo sguardo fa un pieno di bellezza e non è un caso se nelle epoche passate, poeti e scrittori romantici, da Lord Byron a Mary Shelley, ne rimasero letteralmente incantati. Se cercate una destinazione in cui innamorarvi avete trovato il posto giusto. La perla del Golfo dei Poeti Questo splendido borgo marinaro è un vero gioiello incastonato nel Golfo della Spezia: detto anche Golfo dei Poeti è un’ampia e profonda insenatura della costa del Mar Ligure che sembra fatta apposta per dedicarsi al dolce far niente o per passeggiare in cerca di angoli incredibili da fotografare. Partite dal cuore Il nostro itinerario attraverso la Riviera di Levante comincia dunque dal suo cuore, Lerici, cittadina dalle geometrie austere dominate dalla possente torre pentagonale della fortezza che risale al periodo delle Repubbliche Marinare. Fate un salto nella centrale piazza Garibaldi, aperta al mare e circondata dalle case color pastello: qui si trova l’oratorio di San Rocco del XIII secolo, costruito su un antico hospitale per i pellegrini in transito, con il suo campanile realizzato riadattando una precedente torre romana. Tra le tante residenze settecentesche della zona, superlativa è Villa Marigola anche grazie alla posizione sul promontorio, a cavallo tra le insenature di Lerici e San Terenzo. Innamoratevi dei dintorni Amerete Lerici anche per la facilità degli spostamenti verso i dintorni, che sono magnifici. Scorci che nei secoli hanno conquistato Dante, Petrarca, Boccaccio, Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio e che, più di recente, hanno saputo convincere anche i critici dell’Unesco, che hanno inserito questi luoghi tra quelli Patrimonio dell’umanità. Tellaro al tramonto A 2 chilometri dal centro di Lerici, ecco Tellaro: veniteci al tramonto e non avrete bisogno di chiedere perché sia stato inserito tra i Borghi più Belli d’Italia. Se vi siete ripresi dallo stupore rilassatevi con una passeggiata sul lungomare affacciato sulle piccole spiagge che si alternano lungo il cammino: è esattamente qui che Eugenio Montale colpito da tanta bellezza durante un viaggio in treno, si fermò, scrivendo di getto una poesia: Verso Tellaro. Portovenere e Cinque Terre Non hanno bisogno di presentazioni Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, stupefacenti borghi marinari delle Cinque Terre, né la vicina Portovenere, dove potrete fotografare il cinquecentesco Castello Doria o la Torre a ridosso delle mura antiche cittadine e della passeggiata verso il lungomare. Se invece siete poeti nell’animo, raggiungete la chiesa di San Pietro, dove si trova la Grotta Arpaia detta anche di Byron: perché qui l’artista veniva a trovare ispirazione. La magia della Farfalla Dorata Alle spalle di Lerici, sui monti di San Lorenzo, c’è un posto incantato dove nel giorno del solstizio d’estate e in quelli precedenti e successivi, i raggi del sole al tramonto passando attraverso uno spiraglio creato da una formazione megalitica locale, proiettando su uno dei menhir un fascio di luce a forma di farfalla. Un tuffo nel golfo dei poeti Chi non resiste alla tintarella e a un bel bagno rinfrescante, non avrà che l’imbarazzo della scelta tra baie, lidi attrezzati e liberi. Arrivando da La Spezia, si incontra per prima la Baia Blu, tra punta Santa Teresa e Punta Galera. San Terenzo, ha una comoda spiaggia di fronte al Paese, mentre avvicinandosi a Lerici, c’è il famoso arenile chiamato Venere Azzurra, premiata da decenni con la Bandiera Blu. A Fiascherino, infine, c’è una piccola baia con una spiaggia stretta, dove noleggiare sdraio o ombrelloni.
Arte & Cultura

Villa della Pergola

Villa della Pergola: un’esperienza tra storia e natura Ad Alassio, cittadina della Liguria, il parco di Villa della Pergola si affaccia sul mare e sullo spettacolare panorama della costa. Le sue origini risalgono alla fine dell’Ottocento, ma è stato l’architetto paesaggista Paolo Pejrone, nel 2006, a restaurare i giardini e oggi, grazie al suo intervento, i 22.000 metri quadrati dell’area sono tornati all’antico splendore. Nel rispetto dello stile anglo-mediterraneo, sono state recuperate le specie storiche e in parallelo si è voluto ulteriormente arricchire il catalogo botanico, tanto che il parco vanta ora una serie di primati: con le sue 34 varietà, la collezione di glicini è la più vasta d’Italia, mentre le 500 specie di agapanti compongono la più ricca d’Europa. La villa immersa nei giardini ospita un hotel esclusivo, un relais di charme che conserva intatta l’atmosfera di un tempo. La memoria torna al passato, quando la nobiltà inglese si spostava in questa dimora storica, attratta dal clima mite e dalla bellezza della regione. Le 15 suite evocano le sofisticate suggestioni di fine secolo negli arredi di antiquariato, nei dipinti vittoriani ed edoardiani. Il ristorante stellato completa l’esperienza. Un’esplosione di colori al ritmo delle stagioni Ortensie, oleandri, bouganville, gelsomini e rose antiche. Passeggiare nel parco di Villa della Pergola è come entrare in un orto botanico, che regala sempre nuove sorprese al ritmo delle stagioni. È un ambiente vivo e vitale, e come tale mutevole, dotato di un intrigante dinamismo. Se siete di indole romantica, aprile è il mese che più vi corrisponde, perché troverete i glicini nel loro momento di massimo fulgore, quando i grappoli sono di fresca fioritura. A maggio prosperano rose e lavanda e nell’aria si diffonde un aroma dolce. Se sono le sfumature del blu e dell’azzurro che amate, allora il periodo giusto è tra giugno e fine luglio: i primi fiori degli agapanti giocano a formare delle onde, tanto simili a quelle del mare. Lantane e ibischi aspettano invece la fine dell’estate per riempirsi di fiori variopinti. Non manca un tocco di esotismo Accanto alla vegetazione mediterranea, tra pini marittimi, ulivi e mirto, il parco di Villa della Pergola sfoggia anche specie esotiche, compresi alcuni esemplari rari. Per gli esperti e amanti della botanica costituisce un ulteriore punto di interesse, per i turisti una piacevole scoperta, un viaggio immaginario in terre lontane, direttamente da questo angolo di Riviera Ligure. Nei laghetti che punteggiano il giardino si possono apprezzare varie tipologie di Ninfee, tra le quali spicca la Ninfea Blu, che rimanda ai miti dell’antico Egitto. La vasca di raccoglimento delle acque accoglie invece un tripudio di loti e il pensiero corre all’Estremo Oriente, tra gli specchi d’acqua ornamentali nei templi di Cina e Giappone. Un intero ambiente è dedicato alle piante tropicali. Primeggiano varie specie di palme, giunte da ogni angolo del globo, dalle Canarie all’Asia e al Centro America, oltre a imponenti bambù, che raggiungono gli otto metri di altezza. Rarità assoluta è la Wollemia Nobilis, una conifera preistorica di origine australiana, nota attraverso i fossili e che invece qui è viva e vegeta: è uno dei soli cento esemplari in tutto il mondo. L’esotismo si estende anche alla pregiata collezione di agrumi. Di fianco alle varietà locali (la più notevole il celebre Chinotto di Savona, presidio Slow Food) compare, infatti, il Cedro Mano di Buddha. Da osservare con stupore anche l’agrume Murraya Paniculata, il più piccolo esistente in natura; gli indiani usano le foglie per creare il curry, piatto nazionale del loro Paese. È possibile anche una pausa gastronomica stellata Un soggiorno a tutto relax nelle sofisticate suite della dimora storica, l’esplorazione del parco e infine l’esperienza della tavola. A Villa della Pergola si trova il ristorante Nove, 1 stella Michelin, con i tavoli vista mare, alcuni all’aperto. Il giardino irrompe nel piatto con le sue erbe aromatiche, i vegetali e gli agrumi, aromi che impreziosiscono una moderna cucina fortemente radicata nel territorio, con influenze francesi. C’è tutta la ricchezza della Liguria nelle proposte che utilizzano ingredienti di prossimità: carciofi spinosi, olive Taggiasche, scampi di Oneglia, acciughe… Consigliabili i menu degustazione, dedicati all’orto e alla regione.
Natura

Trabocco Valle Grotte

In Abruzzo, il Trabocco Valle Grotte a San Vito Il trabocco ha rappresentato per secoli il mezzo di sostentamento per molte generazioni di pescatori delle coste abruzzesi, garganiche e molisane. Questa antica macchina da pesca oggi è diventata un’icona della regione Abruzzo e, in particolare, il simbolo della costa centro-meridionale abruzzese che viene appunto definita la Costa dei Trabocchi. Da mezzo di lavoro a pezzo d’arte Da macchina da pesca efficiente e prospera, fondamentale per evitare di affrontare il mare aperto per la pesca e riducendo al minimo il rischio di intemperie, il trabocco si è trasformato, nel tempo, in elemento architettonico in grado di valorizzare l’aspetto estetico e paesaggistico del territorio in cui esso è ancorato. I cambiamenti climatici, ambientali, morfologici e socio-economici, infatti, hanno portato a una modifica della destinazione tipica del trabocco stesso. Oggi non abbiamo certezze sull’epoca in cui i trabocchi sono stati ideati e costruiti per la prima volta. Uno dei primi e più antichi documenti scritti che fornisce indicazioni sulla presenza dei trabocchi in Abruzzo risale al 1400 d.C. Si tratta di un’opera religiosa che narra della vita di Pietro da Morrone, frate eremita vissuto nel monastero di San Giovanni in Venere in Fossacesia intorno al 1240 e più tardi diventato il famoso Papa Celestino V. Nel testo si legge: “… più che il mare calmo, che luccicava sotto il sole della tarda mattina, punteggiato dai trabocchi posti come vedette verso il confine del cielo, mi colpiva la grande Badia. Era la cosa più bella che avessi mai visto”. Questo documento ci permette di dedurre che nel 1240 i trabocchi esistevano già sulla costa abruzzese. Ciò rende l’idea dell’antichità e dell’importanza storica, artistica e culturale che le bilance da pesca attualmente rivestono. Architetture senza architetti Vi stupirà sapere che le tecniche utilizzate per la costruzione dei trabocchi sono frutto di una sapienza costruttiva mai scritta, tramandata con la parola e la pratica, dagli antichi traboccanti. I trabocchi sono vere e proprie “architetture senza architetti” in quanto la loro costruzione difficilmente può essere tradotta in calcoli e restituita in disegni, ma avviene sulla base di quanto dettato dai professionisti del mestiere. Da Ortona alle rocce di Vasto La Costa dei Trabocchi parte dalla zona di Ortona e prosegue a sud per molti chilometri fino all'inizio della costa rocciosa di Vasto. Lungo il litorale potete trovare tantissimi esempi di antichi trabocchi, oggi trasformati in caratteristici ristoranti che stupiscono con deliziosi piatti a base di pesce dell’Adriatico. È il caso del meraviglioso Trabocco Valle Grotte in località Fosso Canale a San Vito, la cui storia è legata al sogno del proprietario Peppe di riprendere l’essenza e il vissuto del pescare di una volta. Insieme alla sua famiglia, Peppe si è dedicato alla rinascita di questa bilancia sul mare con la stessa caparbietà di quegli uomini vissuti generazioni fa. Oggi questo suggestivo balcone affacciato sul mare adriatico è un accogliente ristorante in cui vengono cucinati i più prelibati piatti della pesca abruzzese.
Arte & Cultura

Basilica Cattedrale di Trani

Cattedrale di Trani, gioiello romanico in riva al mare Se mai vi capitasse di arrivare a Trani via mare all’alba, vi si staglierebbe di fronte come una visione onirica. La cattedrale di San Nicola Pellegrino di Trani infatti occupa una splendida e isolata posizione su un vasto piazzale, che la fa apparire appesa tra mare e cielo, inondata di luce. Capolavoro dello stile romanico pugliese, perfetta sintesi di tre elementi - chiesa, cripta e ipogeo - a cui si affianca un elegante campanile, è la prima cosa da vedere se siete in visita in città. Tre chiese per un luogo sacro Quando vi lasciate alle spalle il centro storico e il vivace porto, la vedete sorgere dal mare, in una posizione che ne esalta la sacralità. Costruita su una precedente cattedrale paleocristiana del V secolo d.C., demolita per accogliere le spoglie di San Nicola Pellegrino morto in città nel 1094, la cattedrale, iniziata alla fine del XI secolo, fu rivestita con la pietra di Trani, un marmo locale leggermente rosato, che dona luminosità alla costruzione. L’impresa, per l’epoca, fu alquanto ardita, anche solo per la sfida di costruire in riva al mare e di isolare le fondamenta dalle acque e vide tutta la comunità impegnata per lunghi decenni. Un’opera come la cattedrale di Trani, inoltre, è lì a testimoniare che in città erano presenti artisti e maestranze di grande capacità, spessore culturale e raffinato gusto artistico. Scendete nella cripta-non-cripta: la luce arriva fin qui Sulla facciata, una doppia scalinata conduce al ricco portale d'ingresso, affiancato da arcate cieche: più in alto la facciata presenta solo 3 finestre a tutto sesto, un rosone e un’ape. All’interno, la chiesa superiore è divisa in 3 navate sovrastate da matronei che ricevono la luce dal finestrone absidale. Dal fondo della chiesa si può scendere nella cripta di Santa Maria della Scala, un ambiente in realtà molto luminoso e alto, quindi poco assimilabile al concetto di cripta, con 28 colonne di marmo che sorreggono eleganti volte a crociera. Da qui, infine, si scende ancora - e siamo a un metro e mezzo sotto il livello del mare - all’ipogeo di San Leucio, che fungeva da sacello della chiesa paleocristiana: si tratta di un piccolo ambiente con volte a botte, di età longobarda che era stato costruito per accogliere le reliquie del santo. Il portale in bronzo firmato dall’artista Il grande portale in bronzo con 32 formelle modellate a bassorilievo con soggetti sacri e profani è opera di Barisano da Trani, importante scultore del XII secolo. L’originale, da poco restaurato, è conservato all’interno della cattedrale, mentre all’esterno c’è una copia del 2012. Il campanile smontato e rimontato L'elegante campanile alto 59 metri, opera di Nicolaus sacerdos protomagister, e concluso poco dopo la metà del Trecento, ha la particolarità di avere un arco a sesto acuto alla sua base, elemento che, se ne alleggerisce e slancia la forma, lo rende però poco stabile. Probabilmente l’arco serviva per permettere un passaggio verso altri edifici non più esistenti. I problemi statici si sono evidenziati già nel Settecento, ma è solo alla fine dell’Ottocento che viene rafforzato il basamento, con un intervento che però non si rivelò risolutivo. Nel 1957 la Soprintendenza decise di intervenire radicalmente per salvare l’opera - e l’incolumità pubblica - smontando a uno a uno i conci di pietra del campanile per rifarne le fondamenta e incorporare nel basamento una struttura di cemento armato. Così rinforzato e stabilizzato, il campanile della cattedrale di Trani non teme più le insidie del tempo.
Natura

Riserva naturale Salina di Margherita di Savoia

Le Saline di Margherita di Savoia: l’oro bianco pugliese Dal rosa al viola fino all’azzurro: osservare dall’alto i colori delle terrazze delle Saline di Margherita di Savoia, area naturale protetta della Puglia, vi lascerà letteralmente senza fiato. Sono le più grandi d’Europa e le seconde per dimensione al mondo dopo quelle boliviane, ed erano conosciute già dai tempi di Plinio il Vecchio, come testimoniano i suoi scritti. Tesoro prezioso e protetto Divenuta area protetta nel 1977, la Riserva Naturale Salina di Margherita di Savoia vanta una superficie totale di 4.500 ettari. Dell’intera area, 4.000 ettari sono ricoperti dalle acque, con vasche evaporanti e salanti, mentre altri 500 ettari di superficie sono costituiti da strade, argini, aie di ammassamento, officine, alloggi e ambienti dedicati alla piena operatività degli impianti. Faceva tutto la Natura Fin dalla notte dei tempi, il miracolo delle Saline non è stato merito dell’uomo, il cui intervento non era richiesto. Nelle fasi di alta marea, infatti, l’acqua del mare entrava dalle parti meno alte del vecchio lago Salpi ed evaporando lasciava dei depositi di sale. Lo sfruttamento industriale è legato solo agli ultimi secoli, quando sono stati scavati i canali e le vasche per favorire il deposito salino, in particolare nell’epoca ottocentesca con Ferdinando I di Borbone. Una passeggiata spettacolare Se il vostro viaggio si spinge verso queste zone della Puglia, vi troverete lungo una fascia di Saline che corrono parallelamente alla costa dell’Adriatico per circa 20 km e, se siete fortunati, potrete avvistare degli splendidi uccelli acquatici come gli aironi, le garzette, le nitticore e le sgarze ciuffetto. Per sapere tutto, fate un salto al museo Quella delle Saline di Margherita di Savoia è una storia che racconta della perfezione della natura. Ben prima dei Romani, si erano accorti di questo processo naturale e affascinante, anche gli uomini del Neolitico. Le qualità del sale locale, quindi, sono note da sempre e utilizzate in cucina, ma anche per le cure termali. Proprietà raccontate con dovizia di dettagli dal percorso all’interno del Museo Storico delle Saline, ospitato in un vecchio museo del sale e adiacente alla torre delle Saline che risale al Cinquecento. Aggirandovi tra le stanze troverete circa 1.000 reperti di archeologia industriale, dagli evaporigrafi agli oggetti per la pesatura del sale. All’aperto, invece, potrete osservare i bacini salanti ancora attivi, ma anche macchine, carri ferroviari e generatori di corrente. E, ancora, campioni e documenti che mostrano come in questa zona, la cultura salina sia profondamente radicata. L’esposizione è unica nel suo genere nell’Italia centro-meridionale. Come arrivarci Alle Saline di Margherita di Savoia si arriva dalla superstrada 159, con vista panoramica sul Mar Adriatico. Si trovano in via Africa Orientale 50, mentre il Museo Storico sorge in corso Vittorio Emanuele 99.
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