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Trascorrere le vacanze al mare in Italia vuol dire andare alla scoperta di località e paesaggi balneari iconici, dalle calette della Sardegna alle località glamour della Costiera Amalfitana. Parliamo di circa 8 mila chilometri di costa con una varietà di spiagge mozzafiato, selvagge e incontaminate. Tuffati nelle dolci onde del Mediterraneo e lasciati cullare dalle sue acque cristalline.

Mare 183 risultati di ricerca
Natura
Punta Aderici

Punta Aderci

Punta Aderci, nel cuore di una riserva naturale Spiagge lambite da un mare terso in un contesto naturalistico di grande bellezza: siamo in uno dei tratti di costa più sorprendenti del Mar Adriatico, in Abruzzo, nell’area protetta di Punta Aderci. Qui la vacanza è completa, in un interessante connubio di relax marinaro ed esplorazione degli splendidi scenari. Un litorale variegato, tra sabbia, ciottoli e promontori. La tutela dell’ambiente è un punto di forza L’area protetta di Punta Aderci, la prima istituita lungo le coste dell’Abruzzo, si estende per 285 ettari dal Porto di Vasto fino alla foce del fiume Sinello. Includendo tutta l’area esterna, sono in totale 400 ettari di natura selvaggia e incontaminata. L’ambiente è tutelato in ogni suo aspetto. I visitatori sono dunque invitati a rispettare la flora e ogni singolo angolo di questo luogo magnifico. Un anfiteatro sul mare Una delle gemme della riserva è la Spiaggia di Punta Penna. Si raggiunge attraverso un percorso a gradini ed è una lunga lingua di sabbia a forma di anfiteatro, delimitata alle spalle da affascinanti dune. La spiaggia è libera e gratuita, per la sua conformazione adatta a tutti, anche alle famiglie con bambini. L’Adriatico, qui, è di perfetta limpidezza e fondale sabbioso e digradante, ideale per una balneazione piacevole e sicura. Con un colpo di fortuna, potreste provare l’emozione di ritrovarvi a nuotare accanto alle tartarughe marine o di vedere in lontananza un delfino in uno dei suoi spettacolari salti. Dopo un bagno di sole è interessante visitare il Faro. Con i suoi 70 metri, è il secondo più alto d’Italia, dopo la Lanterna di Genova. Armatevi di pazienza e salite i 307 scalini che conducono alla sommità. Lo sforzo vale la pena: da lassù lo sguardo spazia su chilometri di costa e se la giornata è limpida ammirerete un panorama immenso, da Ortona al Gargano. Di spiaggia in spiaggia Camminando lungo la spiaggia di Punta Penna, una piacevole passeggiata porta a un altro lido incantato: la spiaggia dei Libertini. La sabbia fine lascia il posto ai ciottoli, ma il fondale resta sabbioso, basso, punteggiato di piccoli scogli. La leggenda vuole che il nome derivi da vicende risalenti a un secolo fa. Sembra che le suore del vicino convento venissero proprio qui a godersi un momento di sole e aria aperta, scoprendo leggermente gambe e braccia. Un comportamento proprio libertino! Da qui, risalendo la gradinata, si arriva in cima alla spettacolare falesia che protegge la spiaggia e quindi al promontorio di Punta Aderci, a 26 metri sul livello del mare. Sull’altro lato del promontorio si apre un’altra incantevole spiaggetta. Fate un tuffo e proseguite verso quella di Mottagrossa: qui regnano una pace perfetta e un grande silenzio. Lungo i sentieri Dalla spiaggia di ciottoli di Mottagrossa fino alla foce del fiume Sinello, confine della riserva, inizia una zona selvaggia, 3 chilometri di percorso panoramico. Ci si può muovere a piedi o in mountain bike, attraverso fresche pinete, valloni verdeggianti e ampi tratti di macchia mediterranea. Meglio procurarsi una mappa dei sentieri, fornita dall’amministrazione della riserva. Verso la foce del fiume Sinello si incontrano le arcate in mattoni che un tempo delimitavano il tracciato della ferrovia, quindi inizia il sentiero che costeggia il fiume. La ricchezza della fauna e della flora Gigli di mare, euforbia, papavero delle dune, elicriso, mirto sono le specie che vi faranno compagnia durante le soste sul mare. Sulle dune, che possono raggiungere i 10 metri di altezza, volano fenicotteri, aironi cenerini, garzette, martin pescatori, falchi e sparvieri. Se siete appassionati di birdwatching munitevi di un binocolo per ammirarne i volteggi. Il fratino è stato scelto come simbolo della riserva, poiché sulla costa vastese nidifica proprio sulle spiagge, deponendo le uova a terra. Piccolo, grigio e bianco, intorno agli occhi ha una sorta di mascherina nera e la testolina tonda: lo vedrete aggirarsi tra le dune in uno spettacolo che suscita tenerezza ed entusiasmo. Non disturbatelo mentre zampetta becchettando per nutrirsi dei piccoli insetti di cui va ghiotto. I trabocchi Sono strutture particolarissime, una specie di palafitte per la pesca, tipiche del tratto di litorale del Medio Adriatico compreso tra Ortona e Vasto. Gabriele D’Annunzio, il poeta di origini abruzzesi, li definì “ragni colossali”. Molti sono stati restaurati e punteggiano il mare. Alcuni hanno il ristorante e propongono deliziose cene di pesce sospese sull’acqua.
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Cala Jannita

Cala Jannita

Cala Jannita: sabbia nera e Bandiera Blu Nella cornice di scogli e speroni rocciosi si adagia un lungo arenile nero: è la scenografica Cala Jannita, dove la sabbia scura crea un contrasto spettacolare con le acque limpide di questo tratto di Basilicata affacciato sul Mar Tirreno. Spiaggia simbolo di Maratea, è stata premiata più volte con la prestigiosa Bandiera Blu da parte della fondazione per l’educazione ambientale. A tinte forti Siamo a nord di Punta della Matrella, in località San Giuseppe, vicinissimi alla frazione di Marina di Maratea. Sul lungo litorale di Cala Jannita la sabbia è scurissima, composta da una miscela di minuscoli sassolini, così come scure sono le pareti di roccia che la abbracciano. È infatti detta anche Spiaggia Nera ed è proprio quest’ultima l’indicazione che troverete più spesso sui cartelli stradali. Il quadro a tinte scure fa risaltare la limpidezza del mare azzurro, il fondale trasparente e il verde delle macchie di vegetazione mediterranea, in uno straordinario colpo d’occhio. La Spiaggia Nera è attrezzata di tutti i comfort offerti dagli stabilimenti balneari e potrete concedervi una giornata di relax comodamente sdraiati sui lettini. Per raggiungere Cala Jannita si percorre un bel sentiero circondato da una fitta vegetazione, che termina con una scala. La grotta stregata Limitrofa a Cala Jannita è la Grotta della Sciabella, che prende il nome da una leggenda molto nota tra i residenti. Stando al racconto, Sciabella, o Isabella, era una donna che qui veniva a intrattenersi in segreto con i suoi amanti, ma quando il marito la scoprì non esitò a ucciderla facendola precipitare dalla piccola cavità sul soffitto. L’interno della grotta nasconde una suggestiva spiaggetta. Verso Sud si trova la Grotta della Tartaruga, così chiamata perché la sua conformazione ricorda quella dell’animale. Un modo divertente per esplorare la serie di grotte intorno a Cala Jannita è in canoa, noleggiabile presso i lidi. Sul posto vengono inoltre proposte gite in barca o kayak. I segreti degli abissi Nel mare di Cala Jannita spunta l’Isolotto di Santo Janni, così chiamato per la presenza di una cappella dedicata a San Giovanni. Santo Janni, insieme all’isola ancora più piccola detta La Matrella e agli scogli circostanti, costituisce l’Arcipelago delle isole itacensi di Maratea. I fondali intorno all’isolotto custodiscono dei tesori, legati alla storia delle regione. Molti di questi reperti, sottratti al mare, si possono vedere presso il Museo di Archeologia Subacquea allestito nel Palazzo De Lieto di Maratea. Natura incontaminata Cala Jannita è delimitata a Nord dal Parco Naturale d’Illicini, rigoglioso e incontaminato spaccato di natura che si getta nel mare. Questo territorio, che comprende anche una magnifica insenatura, sfoggia una rigogliosa vegetazione mediterranea, tra mirti e lentischi, pini e lecci, in latino ilex, alberi che danno il nome al luogo. Dentro il parco si trova un altro incantevole lido, la Spiaggia Illicini di sabbia e ciottoli racchiusa in una conca verdeggiante. Anche da qui si può ammirare l’Isolotto di Santo Janni. Il fondale marino è basso, in questo punto, e le scogliere che circoscrivono la spiaggetta formano una barriera, creando un’incantevole piscina naturale. Una costa divina L’intero tratto della costa di Maratea riserva attraenti sorprese e scenari variegati. Sono 32 chilometri di bellezza selvaggia, tanto che Maratea si è meritata lungo i secoli vari appellativi lusinghieri, da “perla del Tirreno” a “dea del mare”, come la soprannominarono gli antichi greci. È un susseguirsi di ripide pareti rocciose, promontori a strapiombo, arenili e spiaggette di ghiaia, piccole cale incantate, alcune raggiungibili soltanto via mare. Più all’interno, discostandovi dal mare che tuttavia continuerete a vedere dall’alto, potreste salire verso il Monte San Biagio dominato dalla famosa Statua del Redentore e vi ritroverete circondati da ginestre, fiordalisi, orchidee e primule. Il borgo storico La stessa Maratea vale una visita, unico borgo della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno dal promontorio dov’è arroccato. Bello addentrarsi nel centro storico di impianto medievale e perdersi nel saliscendi di stretti vicoli, stradine dai lastricati di antiche pietre e scalette. Interessante visitare alcune delle ben 44 chiese, le più importanti delle quali sono la Chiesa di Santa Maria Maggiore e quella dell’Annunziata. Non dimenticate di rimirare il panorama spalancato sulla costa dal Belvedere Pietra del Sole. Il dedalo fittissimo converge alla Piazza Buraglia, cuore del paese, il posto giusto per sorseggiare un ottimo caffè oppure regalarsi un aperitivo nelle ore dorate del tramonto.
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Riserva naturale Salina di Margherita di Savoia

Le Saline di Margherita di Savoia: l’oro bianco pugliese Dal rosa al viola fino all’azzurro: osservare dall’alto i colori delle terrazze delle Saline di Margherita di Savoia, area naturale protetta della Puglia, vi lascerà letteralmente senza fiato. Sono le più grandi d’Europa e le seconde per dimensione al mondo dopo quelle boliviane, ed erano conosciute già dai tempi di Plinio il Vecchio, come testimoniano i suoi scritti. Tesoro prezioso e protetto Divenuta area protetta nel 1977, la Riserva Naturale Salina di Margherita di Savoia vanta una superficie totale di 4.500 ettari. Dell’intera area, 4.000 ettari sono ricoperti dalle acque, con vasche evaporanti e salanti, mentre altri 500 ettari di superficie sono costituiti da strade, argini, aie di ammassamento, officine, alloggi e ambienti dedicati alla piena operatività degli impianti. Faceva tutto la Natura Fin dalla notte dei tempi, il miracolo delle Saline non è stato merito dell’uomo, il cui intervento non era richiesto. Nelle fasi di alta marea, infatti, l’acqua del mare entrava dalle parti meno alte del vecchio lago Salpi ed evaporando lasciava dei depositi di sale. Lo sfruttamento industriale è legato solo agli ultimi secoli, quando sono stati scavati i canali e le vasche per favorire il deposito salino, in particolare nell’epoca ottocentesca con Ferdinando I di Borbone. Una passeggiata spettacolare Se il vostro viaggio si spinge verso queste zone della Puglia, vi troverete lungo una fascia di Saline che corrono parallelamente alla costa dell’Adriatico per circa 20 km e, se siete fortunati, potrete avvistare degli splendidi uccelli acquatici come gli aironi, le garzette, le nitticore e le sgarze ciuffetto. Per sapere tutto, fate un salto al museo Quella delle Saline di Margherita di Savoia è una storia che racconta della perfezione della natura. Ben prima dei Romani, si erano accorti di questo processo naturale e affascinante, anche gli uomini del Neolitico. Le qualità del sale locale, quindi, sono note da sempre e utilizzate in cucina, ma anche per le cure termali. Proprietà raccontate con dovizia di dettagli dal percorso all’interno del Museo Storico delle Saline, ospitato in un vecchio museo del sale e adiacente alla torre delle Saline che risale al Cinquecento. Aggirandovi tra le stanze troverete circa 1.000 reperti di archeologia industriale, dagli evaporigrafi agli oggetti per la pesatura del sale. All’aperto, invece, potrete osservare i bacini salanti ancora attivi, ma anche macchine, carri ferroviari e generatori di corrente. E, ancora, campioni e documenti che mostrano come in questa zona, la cultura salina sia profondamente radicata. L’esposizione è unica nel suo genere nell’Italia centro-meridionale. Come arrivarci Alle Saline di Margherita di Savoia si arriva dalla superstrada 159, con vista panoramica sul Mar Adriatico. Si trovano in via Africa Orientale 50, mentre il Museo Storico sorge in corso Vittorio Emanuele 99.
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Isola Gallinara

In Liguria, la meraviglia della Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara Signore e Signori, la Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara. Un’area marina protetta che nelle carte geografiche è solo un puntino: eppure, in quella che è l’unica vera isola della Liguria, la meraviglia è in ogni angolo. Basta volgere lo sguardo intorno, per notare un ambiente ancora incontaminato d’incredibile valore storico, ambientale e culturale. Per gli amanti delle immersioni, poi, questo è un vero paradiso dove cercare relitti di antichi naufragi e grotte custodi di un’incredibile biodiversità. Una gita in barca per vederla da vicino Posizionato di fronte ad Albenga, questo gioiello della Riviera di Ponente è privato e, dunque, non sono possibili visite turistiche. Tuttavia, si può ammirare da distanza ravvicinata facendo una gita in barca, durante la quale magari esplorarne i fondali con lo snorkeling: vi troverete a tu per tu con la ricca e variegata fauna marina. La riserva è distante un chilometro e mezzo dalla costa, dalla quale è separata da un canale di circa 12 metri. Una leggenda che forse è storia Narra leggenda che all’Isola di Gallinara trovò rifugio San Martino vescovo di Tours, che si stabilì in una grotta rivolta verso il mare aperto, che per questa ragione ancora oggi porta il suo nome. Una tesi che negli Anni 90 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria ha perorato, conducendo degli scavi lungo le pendici sud-est dell’isola e nella grotta di San Martino che hanno dato risposte importanti. Questa zona è stata sicuramente utilizzata sia come ambiente sepolcrale che come luogo di culto a partire dal IV sec. d.C e nell’isola hanno soggiornato a lungo degli eremiti. La storia suggerisce che nel 500 d.C esisteva un monastero benedettino e nel corso del VIII secolo i monaci fecero qui la sede di una potente abbazia. Dopo un periodo di prosperità tra il X e il XII, nel 1473 iniziò il declino e da metà 800 divenne un’area privata. Dal 1989 è inserita nel sistema delle Aree Protette della Regione Liguria. I gabbiani reali e le tartarughe terrestri Nell’Isola di Gallinara nidificano i gabbiani reali, specialmente sull’alta scogliera meridionale, e sono presenti colonie di tartarughe terrestri. Tra i fondali, invece, è possibile scorgere spugne gialle, margherite di mare e, fra le falesie rocciose, formazioni del Coralligeno. La zona settentrionale dell’isola è invece ricca di Posidonia oceanica. Dove fare le immersioni più spettacolari Sull’isola sono presenti due punti di immersione. Il primo è quello di Punta Falconara o del Cristo redentore: un secondo nome che esiste dal 1998, quando su questi fondali è stata posizionata una statua raffigurante un Cristo, appunto. Tra margherite di mare e fauna bentonica, è un'immersione facile che arriva alla profondità massima di 18 metri. Il secondo punto di immersione è quello di Punta Sciusciau: più esposta alle correnti, questa immersione vi consentirà di ammirare cernie, murene, polpi e scorfani. Se scenderete più in profondità, attorno ai 30 metri, troverete invece numerose spugne di mare.
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Trabocco Valle Grotte

In Abruzzo, il Trabocco Valle Grotte a San Vito Il trabocco ha rappresentato per secoli il mezzo di sostentamento per molte generazioni di pescatori delle coste abruzzesi, garganiche e molisane. Questa antica macchina da pesca oggi è diventata un’icona della regione Abruzzo e, in particolare, il simbolo della costa centro-meridionale abruzzese che viene appunto definita la Costa dei Trabocchi. Da mezzo di lavoro a pezzo d’arte Da macchina da pesca efficiente e prospera, fondamentale per evitare di affrontare il mare aperto per la pesca e riducendo al minimo il rischio di intemperie, il trabocco si è trasformato, nel tempo, in elemento architettonico in grado di valorizzare l’aspetto estetico e paesaggistico del territorio in cui esso è ancorato. I cambiamenti climatici, ambientali, morfologici e socio-economici, infatti, hanno portato a una modifica della destinazione tipica del trabocco stesso. Oggi non abbiamo certezze sull’epoca in cui i trabocchi sono stati ideati e costruiti per la prima volta. Uno dei primi e più antichi documenti scritti che fornisce indicazioni sulla presenza dei trabocchi in Abruzzo risale al 1400 d.C. Si tratta di un’opera religiosa che narra della vita di Pietro da Morrone, frate eremita vissuto nel monastero di San Giovanni in Venere in Fossacesia intorno al 1240 e più tardi diventato il famoso Papa Celestino V. Nel testo si legge: “… più che il mare calmo, che luccicava sotto il sole della tarda mattina, punteggiato dai trabocchi posti come vedette verso il confine del cielo, mi colpiva la grande Badia. Era la cosa più bella che avessi mai visto”. Questo documento ci permette di dedurre che nel 1240 i trabocchi esistevano già sulla costa abruzzese. Ciò rende l’idea dell’antichità e dell’importanza storica, artistica e culturale che le bilance da pesca attualmente rivestono. Architetture senza architetti Vi stupirà sapere che le tecniche utilizzate per la costruzione dei trabocchi sono frutto di una sapienza costruttiva mai scritta, tramandata con la parola e la pratica, dagli antichi traboccanti. I trabocchi sono vere e proprie “architetture senza architetti” in quanto la loro costruzione difficilmente può essere tradotta in calcoli e restituita in disegni, ma avviene sulla base di quanto dettato dai professionisti del mestiere. Da Ortona alle rocce di Vasto La Costa dei Trabocchi parte dalla zona di Ortona e prosegue a sud per molti chilometri fino all'inizio della costa rocciosa di Vasto. Lungo il litorale potete trovare tantissimi esempi di antichi trabocchi, oggi trasformati in caratteristici ristoranti che stupiscono con deliziosi piatti a base di pesce dell’Adriatico. È il caso del meraviglioso Trabocco Valle Grotte in località Fosso Canale a San Vito, la cui storia è legata al sogno del proprietario Peppe di riprendere l’essenza e il vissuto del pescare di una volta. Insieme alla sua famiglia, Peppe si è dedicato alla rinascita di questa bilancia sul mare con la stessa caparbietà di quegli uomini vissuti generazioni fa. Oggi questo suggestivo balcone affacciato sul mare adriatico è un accogliente ristorante in cui vengono cucinati i più prelibati piatti della pesca abruzzese.
Arte & Cultura

Castello di Santa Severa

Castello di Santa Severa, un angolo di storia sul mare Il castello di Santa Severa risale al Trecento, ha il tipico profilo fiabesco delle fortezze medioevali e si trova nella frazione di Santa Severa, che appartiene al comune di Santa Marinella, pochi chilometri a nord di Roma, nel Lazio. Domina il paesaggio tra la spiaggia e il mare. Con i suoi ambienti unici, dove un tempo hanno soggiornato esploratori, mercanti e conquistatori, una visita al Castello di Santa Severa è un’esperienza di grande interesse. Un passato ricchissimo in uno dei luoghi più suggestivi del Lazio La prima documentazione scritta sul Castello di Santa Severa risale al 1068, quando è stato donato dal conte Gerardo di Galeria all’Abbazia di Farfa. Nel 1130 è poi diventato proprietà del papa Anacleto II e nel 1482 è passato all’Ordine del Santo Spirito. È stato gestito da quest’ultimo per cinquecento anni, fino al 1980. Deve il suo nome a una giovane martire cristiana uccisa sotto l’impero di Diocleziano. A Santa Severa e al suo martirio è dedicata anche la Chiesa paleocristiana ancora visibile nella piazza della Rocca. L’area ora occupata dal Castello è di enorme rilevanza archeologica: nel settimo secolo a. C. vi sorgeva Pyrgi, un fondamentale scalo marittimo dell’Etruria e dell’antica città etrusca di Cerveteri. Il museo del mare è dedicato all’archeologia subacquea Il Castello di Santa Severa ospita il Museo del Mare e della Navigazione Antica. Il percorso espositivo e didattico è totalmente incentrato sull’archeologia subacquea e sulla navigazione antica, con interessanti testimonianze provenienti dal porto etrusco di Pyrgi e dai vicini fondali. Un breve salto nella storia Impossibile rinunciare a una visita del borgo medievale di Santa Severa, con i suoi archi e le stradine in pietra che raccontano le attività del castello nel corso dei secoli. Nel piazzale delle Barrozze, al centro dei caseggiati, troneggia una fontana circolare su due piani, sormontata da tre grosse mole di frantoio. Dirigendoci verso la suggestiva Piazza delle due Chiese, possiamo visitare la Chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Severa, ma anche il Battistero dedicato a Santa Severa e a Santa Lucia. All’interno di quest’ultimo, tra gli affreschi della fine del Quattrocento, si possono notare i graffiti votivi raffiguranti delle navi, opera dei marinai che transitarono nello scalo. Abbondano clima conviviale e pesce fresco Tra taverne e ristoranti, Santa Severa propone del gran pesce fresco: L’isola del Pescatore è uno dei più amati ristoranti con vista sul Castello, ma le alternative sono tante, tutte votate alla migliore cucina mediterranea della tradizione e al pescato del luogo. Per saperne di più castellodisantasevera.it
Arte & Cultura

Sorrento

Sorrento, gioiello del Golfo di Napoli Adagiata su un’alta scogliera a picco sul mare, al centro della sua penisola, Sorrento abbraccia con lo sguardo il golfo di Napoli, il Vesuvio e ha Ischia e Procida all’orizzonte. Attorno, il verde dei giardini delle ville e degli agrumeti; in centro, vicoli e piazze ricchi di palazzi storici, tra cui la casa natale del poeta Torquato Tasso (1544-1595), musei e botteghe artigiane. Ai suoi piedi le spiagge di Marina Piccola e Marina Grande e i porti. Gli alberghi sono un centinaio e alcuni possono vantare 200 anni di storia. Le 10 cose da vedere a Sorrento Torna a Surriento, uno dei grandi classici della canzone napoletana, è un inno alla bellezza del mare di Sorrento e al profumo dei fiori “della terra dell’ammore”. Non c’è invito più convincente per visitare questa cittadina e la costiera di Sorrento, per poi allungarsi, se si ha tempo, anche verso la notissima e confinante costiera Amalfitana. A Sorrento ci si arriva comodamente con la Circumvesuviana da Napoli: a pochi passi dalla stazione siete già in Corso Italia, la via principale che porta a piazza Tasso, il salotto della città, con la statua dell’illustre poeta che a Sorrento visse solo pochi anni. Va esplorato il vicolo di Santa Maria della Pietà, uno dei più suggestivi. Vi si affacciano alcuni dei palazzi più antichi: Palazzo Veniero (del 1200) di gusto tardo bizantino; Palazzo Correale (del 1300), di impronta catalana, e la Loggia di vico Galantariaro (del 1400), di età aragonese. Se percorrete viale Enrico Caruso potete affacciarvi sul Vallone dei mulini, quel che resta delle ampie vallate che circondavano Sorrento nell’antichità e dov’erano posizionati i mulini. Da non perdere, nel centro di Sorrento, lungo via San Cesareo, il Sedil Dominova (del 1500), l’unico rimasto in Campania degli antichi sedili, gli edifici dove si svolgevano le riunioni dei nobili, dalla caratteristica cupola di maiolica gialla e verde. Tre le chiese da vedere a Sorrento: la Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo con importanti tele di pittori della scuola napoletana del Settecento e il coro ligneo con le tarsie degli artigiani sorrentini; la chiesa di Santa Maria delle Grazie, con un notevole pavimento di maiolica; la chiesa di San Francesco, con il delizioso chiostro usatissimo nei matrimoni all’aperto. Bella la villa Comunale, dove organizzano spesso mostre, con giardino panoramico: da qui si può scendere, in ascensore, alla spiaggia di Marina Piccola e al porto. Tre musei di arte, archeologia e artigianato Sono almeno 3 i musei da visitare a Sorrento: il museo Correale di Terranova, ospitato in una villa del Settecento immersa tra gli agrumi con terrazza a picco sul mare, espone in 24 sale oltre 10.000 tra pezzi d’arredo, oggetti in legno intarsiato di Sorrento, maioliche, orologi, statue del presepio napoletano e la biblioteca che custodisce scritti originali del poeta Torquato Tasso. Il museo archeologico Georges Vallet, da poco restaurato, è ospitato nella villa ottocentesca Fondi de Sangro immersa in un parco aperto al pubblico che si affaccia sulla Marina di Cassano. La sua raccolta di reperti proviene dalle campagne di scavi effettuati nella penisola Sorrentina e documenta dall’età preistorica a quella romana: c’è anche il plastico della villa di Pollio Felice, di cui è possibile vedere i resti sulla punta del Capo di Sorrento e dove si trova la celebre piscina naturale nota come Bagni della Regina Giovanna. Al piano terra è esposta la statua di una figura femminile in marmo proveniente da una villa di età imperiale ritrovata a Sorrento nel 1971. Squisitamente sorrentino è il museo-bottega della tarsia lignea, nel palazzo Pomarici Santomasi, che espone una collezione di mobili realizzati con la particolare tecnica decorativa ebanista che a Sorrento è tuttora diffusa. Quando andare a Sorrento Il magnifico clima della costiera consente di visitare Sorrento in ogni stagione dell’anno, però i giorni in cui l’atmosfera è davvero magica sono quelli della Settimana Santa: nel periodo pasquale le zagare sono in fiore e in città fervono i preparativi per organizzare le suggestive processioni religiose, con i cortei di incappucciati che si tengono nella sera del giovedì e del venerdì santo, accompagnati da torce e turiboli con l’incenso.
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Baia delle Zagare

Baia delle Zagare

La Baia delle Zagare è la perla di Mattinata, sul Gargano Un paio di possenti faraglioni di roccia calcarea scolpiti e modellati dal vento sono l’emblema e il tratto distintivo della Baia delle Zagare, detta anche Baia Dei Mergoli, nei dintorni di Mattinata, sul Gargano, il promontorio a Nord della Puglia che racchiude paesaggi variegati e strepitosi. Un altissimo muraglione di scogliere bianche alle spalle, coperte da una fitta vegetazione, e un limpido mare verde-azzurro di fronte: è questo l’identikit di una delle località balneari più esclusive nota per la sua sabbia chiara, mista a ciottoli bianchi e divisa in due da un’alta falesia calcarea. Aranceti, merli e faraglioni Chiamata Baia delle Zagare, per gli aranci e i limoni che con la fioritura profumano l’aria, ma anche Baia dei Mergoli per via della popolosa colonia di merli che ogni anno nidifica qui, la Baia è la destinazione perfetta per chi è in cerca di un’esperienza immersiva nell’intenso paesaggio garganico. Rappresenta anche uno dei suoi luoghi simbolo: a pochi metri dalla riva, i faraglioni, uno dei due battezzato Arco di Diomede, o Arco Magico, perché, secondo i locali, porta fortuna attraversarlo a nuoto, e l’altro chiamato Le forbici, sono stati nel tempo lo sfondo di tantissime cartoline e l’immagine di copertina di molte riviste di viaggio. Si tratta insomma di uno dei paesaggi più fotografati di Puglia, celebrato persino dal New York Times, che definisce Baia delle Zagare “uno dei luoghi da visitare almeno una volta nella vita”, e dal National Geographic, che la indica come “una delle 10 spiagge più belle al mondo”. Una spiaggia, anzi tre Protette dall’imponente scogliera bianca e bagnate da un mare che oscilla tra il verde smeraldo e il blu cobalto, le spiagge, che si estendono per circa 1 chilometro, sono in realtà due, non comunicanti e separate da un grande sperone di roccia: la prima, più a Nord, verso Vieste, è chiamata Baia dei Faraglioni ed è fatta di sabbia e ghiaia, l’altra è l’autentica Baia dei Mergoli, o Baia delle Zagare, ha un arenile di sassi bianchi e levigati e si trova a Sud, in direzione di Mattinata. Le spiagge in realtà arriverebbero a tre, contando anche la piccola Cala dei Morti, la più settentrionale, fatta di ghiaia e raggiungibile solo dal mare. A dispetto del lugubre nome, avrebbe salvato la vita a molti marinai in balia delle onde provocate da una violenta mareggiata. Un paradiso per pochi È consigliabile raggiungere la Spiaggia delle Zagare la mattina, quando il sole è alto nel cielo, perché nel pomeriggio tramonta presto e va a nascondersi dietro l’alta scogliera, lasciando il lido in ombra. L’accessibilità è l’unica nota dolente di questo angolo di paradiso marino: l’arenile è quasi interamente occupato dai bagni gestiti dagli hotel sovrastanti, l’accesso consentito ai clienti degli alberghi, che per raggiungerlo possono utilizzare un ascensore diretto, scavato nella roccia, e ai possessori di un numero limitato di pass non cedibili, distribuiti quotidianamente dall’Ufficio relazioni con il pubblico del Comune e dal Comando dei vigili urbani di Mattinata. Solo presso gli hotel è possibile parcheggiare a pagamento, prenotare eventuali lettini e ombrelloni e imboccare una rampa impervia di 100 gradini che conduce alla spiaggia, dove si trova un piccolo bar. Itinerari alternativi, tra mare e montagna Tappa obbligata delle tante escursioni in barca, in partenza da Vieste o da Mattinata, alla scoperta del ricco patrimonio di grotte marine del Gargano, la baia è raggiungibile via mare o attraverso antichi sentieri che dalla montagna portano al lido e che partono dalla strada principale, la Litoranea SP53. Prima di percorrerli, si raccomanda vivamente di chiedere informazioni agli operatori sul posto, per evitare di imboccare percorsi mal segnalati, dissestati o addirittura chiusi. Il panorama dall'alto del Sentiero dell’Amore, con bagno finale Un’alternativa interessante, soprattutto per gli amanti del trekking e in genere delle vacanze ecosostenibili, è quella di godere del panorama mozzafiato della baia dall’alto, imboccando il sentiero Mergoli-Vignanotica, chiamato anche Sentiero dell’Amore: si tratta di un cammino panoramico ben tracciato lungo circa 3 chilometri che si percorre in meno di un’ora e a cui si accede dalla Litoranea SP53. Immerso nella Riserva Naturale di Monte Barone, tra mandorli, pini di Aleppo e uliveti, nel tratto iniziale l’itinerario offre una vista strepitosa sull’intera baia, coi suoi faraglioni bianchi. A un certo punto del percorso si incontra un bivio: il consiglio è quello di tenere la destra e imboccare il sentiero che scende verso la bella spiaggia di Vignanotica, attrezzata d’estate con servizi e punti ristoro. Qui gli escursionisti potranno finalmente concedersi una meritata nuotata, in acque non meno cristalline e invitanti.
Arte & Cultura

Villa della Pergola

Villa della Pergola: un’esperienza tra storia e natura Ad Alassio, cittadina della Liguria, il parco di Villa della Pergola si affaccia sul mare e sullo spettacolare panorama della costa. Le sue origini risalgono alla fine dell’Ottocento, ma è stato l’architetto paesaggista Paolo Pejrone, nel 2006, a restaurare i giardini e oggi, grazie al suo intervento, i 22.000 metri quadrati dell’area sono tornati all’antico splendore. Nel rispetto dello stile anglo-mediterraneo, sono state recuperate le specie storiche e in parallelo si è voluto ulteriormente arricchire il catalogo botanico, tanto che il parco vanta ora una serie di primati: con le sue 34 varietà, la collezione di glicini è la più vasta d’Italia, mentre le 500 specie di agapanti compongono la più ricca d’Europa. La villa immersa nei giardini ospita un hotel esclusivo, un relais di charme che conserva intatta l’atmosfera di un tempo. La memoria torna al passato, quando la nobiltà inglese si spostava in questa dimora storica, attratta dal clima mite e dalla bellezza della regione. Le 15 suite evocano le sofisticate suggestioni di fine secolo negli arredi di antiquariato, nei dipinti vittoriani ed edoardiani. Il ristorante stellato completa l’esperienza. Un’esplosione di colori al ritmo delle stagioni Ortensie, oleandri, bouganville, gelsomini e rose antiche. Passeggiare nel parco di Villa della Pergola è come entrare in un orto botanico, che regala sempre nuove sorprese al ritmo delle stagioni. È un ambiente vivo e vitale, e come tale mutevole, dotato di un intrigante dinamismo. Se siete di indole romantica, aprile è il mese che più vi corrisponde, perché troverete i glicini nel loro momento di massimo fulgore, quando i grappoli sono di fresca fioritura. A maggio prosperano rose e lavanda e nell’aria si diffonde un aroma dolce. Se sono le sfumature del blu e dell’azzurro che amate, allora il periodo giusto è tra giugno e fine luglio: i primi fiori degli agapanti giocano a formare delle onde, tanto simili a quelle del mare. Lantane e ibischi aspettano invece la fine dell’estate per riempirsi di fiori variopinti. Non manca un tocco di esotismo Accanto alla vegetazione mediterranea, tra pini marittimi, ulivi e mirto, il parco di Villa della Pergola sfoggia anche specie esotiche, compresi alcuni esemplari rari. Per gli esperti e amanti della botanica costituisce un ulteriore punto di interesse, per i turisti una piacevole scoperta, un viaggio immaginario in terre lontane, direttamente da questo angolo di Riviera Ligure. Nei laghetti che punteggiano il giardino si possono apprezzare varie tipologie di Ninfee, tra le quali spicca la Ninfea Blu, che rimanda ai miti dell’antico Egitto. La vasca di raccoglimento delle acque accoglie invece un tripudio di loti e il pensiero corre all’Estremo Oriente, tra gli specchi d’acqua ornamentali nei templi di Cina e Giappone. Un intero ambiente è dedicato alle piante tropicali. Primeggiano varie specie di palme, giunte da ogni angolo del globo, dalle Canarie all’Asia e al Centro America, oltre a imponenti bambù, che raggiungono gli otto metri di altezza. Rarità assoluta è la Wollemia Nobilis, una conifera preistorica di origine australiana, nota attraverso i fossili e che invece qui è viva e vegeta: è uno dei soli cento esemplari in tutto il mondo. L’esotismo si estende anche alla pregiata collezione di agrumi. Di fianco alle varietà locali (la più notevole il celebre Chinotto di Savona, presidio Slow Food) compare, infatti, il Cedro Mano di Buddha. Da osservare con stupore anche l’agrume Murraya Paniculata, il più piccolo esistente in natura; gli indiani usano le foglie per creare il curry, piatto nazionale del loro Paese. È possibile anche una pausa gastronomica stellata Un soggiorno a tutto relax nelle sofisticate suite della dimora storica, l’esplorazione del parco e infine l’esperienza della tavola. A Villa della Pergola si trova il ristorante Nove, 1 stella Michelin, con i tavoli vista mare, alcuni all’aperto. Il giardino irrompe nel piatto con le sue erbe aromatiche, i vegetali e gli agrumi, aromi che impreziosiscono una moderna cucina fortemente radicata nel territorio, con influenze francesi. C’è tutta la ricchezza della Liguria nelle proposte che utilizzano ingredienti di prossimità: carciofi spinosi, olive Taggiasche, scampi di Oneglia, acciughe… Consigliabili i menu degustazione, dedicati all’orto e alla regione.
Arte & Cultura
San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto

5 tappe per scoprire San Benedetto del Tronto, perla delle Marche Una città turistica tra Marche e Abruzzo. Un mix esemplare di bellezze monumentali, naturalistiche e divertimento. Uno scenografico affaccio sul Mar Adriatico. Tutto questo è San Benedetto del Tronto. La città ha una pianta esagonale, che ricorda lo scafo di una nave, ed è idealmente abbracciata dal mare che fa da fil rouge a moltissimi affacci. Ovunque vai a San Benedetto del Tronto vedrai il mare. Cosa vedere a San Benedetto del Tronto in un weekend Siamo nel cuore della Riviera delle Palme, in un tratto di costa marchigiana dove questa pianta è comune. San Benedetto del Tronto è in una posizione strategica e passeggiare lungo il suo lungomare è una delle attrazioni da non perdere. La lunga spiaggia ha ricevuto più volte il titolo di Bandiera Blu e il porto peschereccio è considerato tra i più importanti dell’Adriatico. Con pochi giorni a disposizione, è comunque possibile scoprirne il cuore e innamorarsene. Ecco cosa non perdere. Lidi attrezzati e spiagge libere Il litorale è ampio e sabbioso, incorniciato da palme e arbusti vari. Molti sono i lidi attrezzati con stabilimenti che forniscono tutti i servizi, ma non mancano le spiagge libere e i famosi “chalet”, ristoranti che propongono cucina locale. La sabbia fine, l’acqua poco profonda e il mare pulito e ricco di aree per i bambini rendono la zona perfetta per le famiglie. Bici, arte e shopping lungomare L’isola pedonale è molto curata, arricchita di negozi e locali, ma anche di sculture a cielo aperto e opere di artisti contemporanei. La sua lunghezza complessiva è di 6 chilometri e fu costruita agli inizi degli anni 30. Perfetta per il divertimento serale, soprattutto nella bella stagione, è molto ricercata per fare sport. Oltre alle camminate o alla corsa, una pista ciclabile di circa 15 chilometri corre parallela alla spiaggia e giunge fino alla zona del Porto di Ascoli. Il Borgo Alto è un gioiellino Il piccolo borgo di Paese Alto, non lontano dal mare, è famoso per la Torre dei Gualtieri del 1145. Il Torrione ha una pianta esagonale schiacciata e alla sommità lo completano due grandi campane. La chiesa di San Benedetto Martire La chiesa di San Benedetto Martire sorge di fronte alla torre ed è antichissima. Dedicata al patrono della città, fu costruita sopra la tomba del Santo e nel 700 ristrutturata in stile neoclassico. Sull’altare si notano le reliquie e la sua lapide. Cattedrale di Santa Maria della Marina Il Duomo è dedicato a Santa Maria della Marina, protettrice dei marinai e dei pescatori. Fu costruito nel Seicento in un altro luogo, ma dopo l’alluvione del 1898 fu demolito e ricostruito qui. La facciata è squadrata e sobria, all’interno colpisce il pavimento realizzato a mosaico e l’affresco di 400 metri quadrati dell’artista francescano padre Ugolino da Belluno, il quale raffigura (oltre ai santi) le tradizioni marinare della città. Le 5 curiosità che forse non conoscevi A San Benedetto del Tronto si trova la palma più grande del mondo, ovvero il Mastodonte arboreo, e lungo il lungomare sono presenti ben 8.000 specie di palme, simbolo e patrimonio della città. Il litorale di San Benedetto del Tronto fa parte di un progetto del 1931 dell’ingegnere modenese Luigi Onorati, che ha reso l’antico borgo marinaro una moderna zona turistica. Molto particolare è la festa della Madonna della Marina, con la processione e il corteo via mare, durante i quali da molti pescherecci vengono lanciati fiori. A San Benedetto del Tronto, il Carnevale si festeggia dal 1828 con la sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati.
Natura
Cetara, Costiera Amalfitana - Salerno, Campania

Cetara

A Cetara per vivere la suggestiva atmosfera di un borgo marinaro Lo spettacolo del porticciolo con le lampare in partenza a sera inoltrata, una spiaggia tranquilla delimitata dall’antica torre di difesa, le case color pastello e le chiese aggrappate alla collina. Sulla Costiera Amalfitana, Cetara conserva intatta la dimensione più autentica di un borgo marinaro. La meta ideale per gli amanti del mare, che lo ritroveranno anche nel piatto: la rinomata specialità locale è infatti la Colatura di Alici, frutto di una tradizione che arriva da lontano. Spiagge in sequenza direttamente in paese La Spiaggia della Marina è proprio qui, in paese, protetta dalla Torre Vicereale, bastione angioino di difesa. Ha una parte sabbiosa e un’altra di ciottoli ed è circondata dalle piccole case rosa e gialle, nonché da piccoli locali per una gradevole sosta. Esposta a Sud-Est, la spiaggia è sempre assolata, perfetta anche per un tuffo fuori stagione nelle giornate miti di autunno e primavera. Alla Spiaggia del Porto, tutta di ciottoli, le particolari correnti rendono l’acqua limpidissima. Salite a bordo di un gozzo per visitare la Spiaggia della Collata, con accesso solo via mare, una piccola baia riparata e avvolta nei profumi della vegetazione mediterranea; poi proseguite, sempre in barca, verso la minuscola Spiaggia degli Innamorati, riservata a pochi intimi. Ancora navigando, ma questa volta in direzione della costa Est, potrete raggiungere la Spiaggia della Campana con vista su due faraglioni. Per chi cerca la comodità, sulla Spiaggia del Lannio e su quella del Tuoro Vecchio ci si accomoda su morbida sabbia. Corso Garibaldi: la via centrale del borgo Dopo il mare vale la pena dirigersi verso Corso Garibaldi, la via centrale di Cetara dove sfilano i monumenti storici principali, tra cui la Chiesa di San Pietro Apostolo con la cupola decorata da un rivestimento di maioliche policrome. La passeggiata è tanto più incantevole nelle ore del tramonto, quando il sole si tuffa in acqua all’orizzonte: è il momento giusto per un aperitivo in uno dei tanti bar con i tavoli all’aperto da cui ammirare lo spettacolo dei colori al crepuscolo. Oppure semplicemente riposate su una delle terrazze vista mare, perché anche le decine di panchine sono delle opere di fine artigianato: sono realizzate da maestri ceramisti, con composizioni che riproducono scene di vita e di pesca. Corso Garibaldi è anche il luogo ideale per lo shopping, dalle boutique agli atelier di ceramiche fino alle specialità gastronomiche. La celebre Colatura di Alici di Cetara Il mare è pescoso a Cetara e il nome stesso deriva da Cetaria, ovvero “tonnara”. Per il tonno rosso oggi le barche partono alla volta delle acque profonde del Mediterraneo, mentre la tradizione della pesca delle alici è tuttora fiorente. Il procedimento per ottenere la Colatura di Alici ha radici antichissime, rintracciabili fin dal tempo dei romani che confezionavano un prodotto simile chiamato Garum. I monaci cistercensi amalfitani hanno poi perfezionato la tecnica: i pesci vengono salati e dopo la stagionatura il liquido viene filtrato, un metodo artigianale ancora attuale. La Colatura di Alici ha un sapore intenso, che potrete gustare ordinando un piatto di spaghetti o linguine nei ristoranti del borgo. Divini nella loro semplicità, senza bisogno di altri condimenti a parte una spolverata di prezzemolo e un ottimo olio extravergine d’oliva. Trekking tra i limoneti Cetara è un punto strategico per trekking di varie difficoltà in altura. Una camminata di un’ora lungo un bel tragitto tra ulivi, vigneti e limoneti sui terrazzamenti conduce fino a Punta Fuenti. Al contrario, per i più volenterosi, ci vogliono quasi 7 ore per percorrere i sentieri che vanno dalle località di Abbazia di Cava a Iaconti: vi troverete su un crinale del Monte Falerio prima di inoltrarvi in boschi rigogliosi. Se poi desiderate un’escursione fuori porta, spostatevi nella vicina Maiori: da qui parte la Via dei Limoni, l’antica strada che in 9 chilometri collega Maiori a Minori, entrambi borghi deliziosi. Da qui transitavano gli agricoltori e ancora oggi, nel periodo della raccolta a cavallo tra la primavera e l’estate, potrete vederli all’opera e intenti a trasportare gli agrumi a dorso di mulo. La coltivazione dei limoni, sulla Costiera Amalfitana, è una vera arte.