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Workation smart: il lavoro “da casa” nei vari centri d’Italia

26 agosto 2022

4 minuti

Lockdown, pandemia, Coronavirus, quarantena: sono tante le parole che sono diventate di uso comune negli ultimi due anni. Vocaboli che si portano dietro usi e costumi, dalla mascherina allo smart working. Già perché quello che all’inizio è stato un obbligo oggi è quasi diventato necessità per sentirsi più sicuri da una parte e avere una miglior work life balance dall’altra.
Il lavoro lontano dall’ufficio, in smart working, remote working, south working che sia è per i più diventato l’unico concepibile e così occorre organizzarsi.

E se in casa si è trovato il modo di adibire angoli a ufficio, alcuni borghi d’Italia hanno colto l'occasione e l’hanno trasformata in un’opportunità di crescita, attirando a sé numerosi lavoratori, offrendo loro tutto l’occorrente per svolgere la propria attività da remoto e al tempo stesso ripopolare centri ormai quasi completamente abbandonati. Scopriamone insieme qualcuno.

1. Santa Fiora: il primo Smart Working Village d’Italia

Sul monte Amiata, in provincia di Grosseto, sorge il comune di Santa Fiora, il primo in Italia ad aver lanciato un bando per la creazione di un vero e proprio Smart Working Village.

In pratica, se decidete di vivere questa esperienza unica, che vi consente di allontanarvi dal caos delle grandi città e di creare una postazione da lavoro tra le mura domestiche del piccolo borgo montano, avrete una riduzione del costo di affitto fino al 50%.
L’iniziativa, lanciata sulla scia del recente arrivo in paese della banda ultralarga, prevede l’erogazione di voucher a chi sceglierà di stanziare nel territorio per almeno due mesi, e si rivolge ai dipendenti pubblici e privati, nonché ai lavoratori autonomi.
L’obiettivo è, chiaramente, quello di trasformare la permanenza in qualcosa di molto più duraturo. Noi vi consigliamo di farci un pensierino, perché il suggestivo borgo arroccato sulla rupe, certificato come eccellenza dalla Bandiera Arancione, vi darà la possibilità di beneficiare di un nuovo stile di vita, all’insegna del relax e della natura.

2. Montepulciano Smartway: la piattaforma per lo smart working

Restando in Toscana, nel borgo medievale di Montepulciano potete imbattervi nella Smartway, startup che ha salvato le strutture ricettive del turismo in piena crisi pandemica, trasformandole in workation per i lavoratori digitali. Soggiorni pensati ad hoc per gli smart workers che intendono abitare e lavorare per un certo periodo di tempo in appartamenti, B&B e agriturismi, con postazioni funzionali e comode, ma soprattutto con una superveloce connessione a Internet, grazie alla copertura in fibra.

Sul portale potete scorrere la lista delle strutture e contattarle direttamente, selezionando anche una serie di servizi utili per i lavoratori in trasferta, dal noleggio auto ai ristoranti e le esperienze locali da non perdere. Se a ciò aggiungete la vista mozzafiato sulla Val d’Orcia e la Val di Chiana, capirete quanto il remote working diventi un’esperienza più che godibile.

3. Venywhere: il progetto di remote working per ripopolare Venezia

Vedendola sempre stracolma di turisti, difficilmente si riesce a immaginare Venezia come una città da ripopolare. Eppure sono tanti gli abitanti che hanno abbandonato la laguna. Ecco, quindi, Venywhere, il progetto sostenuto dalla Fondazione di Venezia e dall’Università Ca’ Foscari, che mira a intercettare la vasta platea dei “workers from anywhere”, grazie alle nuove forme di lavoro digitale.

L’idea è quella di creare una comunità ibrida, che attiri persone da ogni parte di Italia (e non solo), desiderose di stabilirsi in una città unica al mondo, lavorando da remoto, offrendo opportunità d’integrazione alla comunità locale e trattenendo i residenti, soprattutto i laureandi costretti sempre più alla fuga. Il tutto in spazi di co-working ad oggi poco utilizzati, dalle fondazioni ai musei, dai laboratori artigianali alle gallerie d’arte e, perché no, anche in luoghi all’aperto.

4. Castropignano: il paese delle case a 1 euro per gli smart workers

In Molise il numero di case disabitate è spropositato. Ma nel comune di Castropignano gli smart workers hanno la possibilità di acquistare un’abitazione al costo di appena 1 euro.
È così che si punta a ripopolare il centro storico del piccolo borgo, con una cifra simbolica per i lavoratori da remoto, che hanno la possibilità di continuare a svolgere il proprio impiego dalla collina che domina la Valle di Biferno, ripopolando il paesino in provincia di Campobasso e percorrendo, a piedi o a cavallo, alcuni dei sentieri più suggestivi e meglio conservati dell’intera regione.

5. South working: lavorare in remoto dal sud

Un’ultima tipologia di impiego è quella del south working, ovvero il lavoro offerto da aziende fisicamente collocate nel nord Italia, ma svolto in remoto da dipendenti che abitano nella parte meridionale del Paese.

Nato in seguito alla situazione emergenziale della pandemia, questo nuovo metodo ha determinato un ripensamento delle tradizionali dinamiche occupazionali, integrando modalità di lavoro agile, che soddisfano sia le necessità aziendali, sia gli elevati standard di benessere del dipendente. Il tutto si è trasformato in un’opportunità per rafforzare e rilanciare territori quasi dimenticati, che si ripopolano di capitale umano.

Sono anche nati spazi privati di smartworking, come Casa Netural a Matera, Beehive-Valore Sud a Trapani, Moltivolti a Palermo, Isola a Catania, o pubblici, come South Working Petralia Sottana o South Working Castelbuono, entrambi sulle Madonie.

Gli esempi citati non devono intendersi come semplici aree di lavoro condiviso, ma come veri e propri luoghi di collaborazione, innovazione e incontro generazionale.