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Cicloturismo

Piemonte

Pedalare nel cuore antico del Piemonte

Non è uno degli itinerari più rinomati, eppure offre tantissimo: residenze ricche di storia, cibi che richiamano alla terra e alla manodopera, una natura capace di lasciare a bocca aperta. Resta solo da scoprirlo insieme.

10 ottobre 2022

3 minuti

C’è una corsa ciclistica che guarda indietro nel tempo: è la Milano-Torino, la più antica d’Italia, nata nel lontano 1876. In questo articolo ripercorriamo insieme il suo itinerario: un viaggio di 199 chilometri da Magenta a Rivoli, attraverso la storia del nostro Paese, mestieri dimenticati, menù enogastronomici che profumano di tradizione. Si tratta di un tracciato che sembra disegnato apposta per i professionisti della velocità (a parte un breve tratto, è tutta pianura), ma anche per gli amatori che preferiscono ritmi più lenti, intervallati da soste che permettono di guardare al passato, in un territorio ancora lontano dai grandi flussi turistici. In sella, dunque, pronti a partire.

1. Tra le risaie, dove si specchiano le nuvole

Il percorso inizia da Magenta, città-simbolo del Risorgimento Italiano, e attraversa l’alta pianura padana per puntare dritto verso il Piemonte. Certo, sono strade piatte, ma attenzione a pensare che manchino le emozioni. Quando si entra nel territorio vercellese ci si ritrova in un altro mondo, in un altro tempo. Siamo nelle risaie raccontate in Riso amaro, il capolavoro neorealista sull’amarezza delle mondine: uno scacchiere di piccoli mari delimitati da argini che, attraverso un sistema di canali, impediscono all’acqua di defluire, soprattutto da metà aprile a metà maggio, quando vengono riempiti e diventano specchi per il cielo e le sue nuvole. Pedalare qui, sfiorando paesi come Santhià, Cavaglià, Viverone e Bollengo, è una meraviglia che vale il weekend. Da completare con una visita all’Abbazia di Lucedio, a Trino, fondata nel 1123 dai monaci cistercensi, che bonificarono il territorio e introdussero per primi la coltivazione del riso verso la metà del 400. Se poi c’è tempo per una sosta a Vercelli, il consiglio è di non farsi mancare una puntata alla Basilica di Sant’Andrea, con i suoi campanili gotici e la facciata romanica.

2. Nel Canavese, che profuma di terra

L’ingresso nel Canavese, la parte Nord-Ovest del Piemonte, impone un cambio di passo, ciclistico ma anche temporale. Gli atleti, professionisti e non, qui affrontano la parte più ondulata del percorso: colline dolci, quasi innocue, che si prestano a essere affrontate anche da chi è appena tornato in sella dopo lo stop invernale. Una volta scollinati i paesi di San Martino Canavese e Silva, rispettivamente a 398 e 442 metri di altitudine, si scende verso Castellamonte, città della ceramica e della terracotta, per poi risalire leggermente a Cuorgnè, dove si trova il Museo Archeologico: tra le sue sale si possono ammirare le tracce delle popolazioni preistoriche, successivamente di quelle celtiche e infine dei Romani e dei Longobardi. Ma i colli di questo territorio sono punteggiati anche di castelli medioevali e ville ottocentesche, a ricordarci l’antica dimensione reale. Per finire, merita attenzione il patrimonio enogastronomico del Canavese, strettamente legato alla tradizione contadina, con piatti tipici a base di funghi, tartufi, castagne, polenta e formaggi e vini come l’Erbaluce DOCG e il Canavese Rosso DOC. Un ultimo appunto: le Strade del Vino, affacciate su terrazzamenti faticosamente realizzati nei secoli, si possono percorre anche in bici.

3. Nel Parco della Mandria, tra storia e natura

La parte finale della Milano-Torino è nel segno della natura, oltre che della storia. Gli ultimi chilometri della competizione ciclistica, infatti, si snodano nel Parco della Mandria, il primo parco regionale istituito in Italia (1978), nonché uno dei più belli: una superficie di 30 chilometri quadrati appartenuta ai Savoia, che qui soggiornavano e andavano a caccia. Il Castello de La Mandria, situato all’interno del parco, la Reggia di Venaria Reale e il Castello di Rivoli, dove si trova il traguardo della competizione, sono tre gioielli da non perdere. Un mix di storia, architettura e bellezza che li ha fatti entrare nella lista dei 22 splendidi palazzi e sontuose ville del Piemonte (11 dei quali a Torino), nominati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. Da un punto di vista tecnico, il percorso non presenta grandi difficoltà: attenzione se tira vento e alle distrazioni che possono venire dagli incontri ravvicinati con gli animali. Ci troviamo, infatti, in un ambiente unico, ricco di foreste e spazi aperti, stagni e corsi d’acqua, dove si possono avvistare aquile reali, cicogne nere, gru, aironi, picchi e caprioli.

A cura della redazione di RCS Sport.

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