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Il ritmo lento dell’autunno dal sapore italiano: itinerari e luoghi dove andare per i tuoi viaggi in Italia

Sei alla ricerca di posti da visitare in autunno in Italia? Sarà la freschezza dell'aria o i colori delle foglie che cambiano, viaggiare in questa stagione in Italia ha qualcosa di molto speciale. Il periodo migliore dell’anno per svolgere attività inconsuete, come visitare vigneti e degustare deliziosi prodotti locali. Scopri le innumerevoli possibilità offerte dal territorio italiano da settembre a dicembre.
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Borghi
Framura

Framura

Framura è un luogo accogliente, una piccola meraviglia incastonata tra il mare e le colline: il borgo scivola verso il mare regalando scorci di incredibile bellezza e il profumo della salsedine risale dalla costa verso il centro del paese, come una leggera magia. Il paese è dominato dai resti dell’antico castello ma il cuore dell’abitato è vicino al mare. Qui si volge la vita più intensa, tra il minuscolo porticciolo e le calette dove è possibile fare il bagno, tra le rocce rosse della baia che al tramonto si incendiano di luce e i misteri dei fondali, dove i sub più esperti potranno fare immersione e andare a scoprire i numerosi relitti che si trovano sul fondo di queste acque. Il modo migliore di conoscere il territorio di Framura è partire dal borgo più alto, Castagnola, e scendere a valle verso gli altri, Costa, Setta, Ravecca e Anzo, a piedi. Per scoprirne il territorio l'ideale e partire dal borgo più elevato, Castagnola, visitando la parrocchiale di San Lorenzo e poi scendere verso gli altri: Costa con la torre carolingia del IX secolo, Setta che è la frazione di maggior pregio architettonico grazie a tracce di murature medievali, archi in pietra da taglio (la cosiddetta “pietra di Levanto”, dal colore verdastro) e bifore che datano il borgo al XII secolo, Ravecca e, quasi sulla costa, Anzo. Alle spalle del mare e della sua brulicante vita, la calma del verde e della natura, dove godersi piacevoli passeggiate e ottime pause per gustare i piatti tipici del territorio.
Enogastronomia
bierfest
20 giugno - 24 giugno

"Bierfest" - Festa della birra di Gressoney-Saint-Jean 

Nel cuore della località, ai piedi del Monte Rosa, un evento che richiama la cultura Walser di queste zone ed i legami antichi con le terre germanofone. Nello stesso periodo in cui si celebra il patrono San Giovanni, la Bierfest porta a Gressoney-Saint-Jean la famosa birra prodotta nella birreria del Barone Beck Peccoz. Circa 15.000 litri di birra chiara  arrivano a Gressoney-Saint-Jean all’interno di un’unica grande botte, al fine di mantenere intatte tutte le sue caratteristiche, che viene aperta durante la giornata che dà il via ai festeggiamenti. La festa della birra dà spazio anche alla gastronomia grazie ad un accurato servizio di ristorazione. Ogni sera le cene nel padiglione sono allietate da musica folk ma anche da classici e hit della musica internazionale. Le celebrazioni religiose cominciano invece la sera del 20 giugno, con i fuochi di San Giovanni (Saint-Jean o Sankt Johanz): tutte le frazioni accendono dei falò molto grandi e la notte si riempie di luci suggestive mentre si festeggia con spuntini tipici chiamati “spisie”. Il 24 giugno, giorno del Patrono, dopo la Messa si svolge una scenografica processione nel bellissimo costume tradizionale Walser mentre i coscritti, i ragazzi prossimi alla maggiore età, portano la statua del Santo. Viene poi impartita una benedizione particolare rivolta ai bambini, ancora oggi molto sentita.
Idea Viaggio
Alessandria, città di cappelli e biciclette

Alessandria, città di cappelli e biciclette

Nascosto nella fodera di seta di un cappello, il nome di Alessandria ha fatto il giro del mondo. Il cappello è il Borsalino, prodotto qui dal 1857 e, grazie alle sue linee eleganti e aeree, eletto a copricapo di culto da moltissime celebrità: indossavano un Borsalino Giuseppe Verdi e Frank Sinatra, Winston Churchill e Mikhail Gorbaciov, Gary Cooper e Alberto Sordi, Charlot e Indiana Jones. Indossava spesso un Borsalino anche Umberto Eco, un altro alessandrino che ha fatto il giro del mondo. Della sua città, disse che «non ha avuto santi né eroi»: in effetti, per lungo tempo Alessandria ha avuto soprattutto guerre, come spesso capita ai territori di confine. Stretta fra le rive di due fiumi, il Tanaro e la Bormida, Alessandria è stata contesa tra guelfi e ghibellini, da Piemonte, Lombardia e Liguria, da francesi e austriaci. Oggi, però, tutto questo ha soprattutto vantaggi. Alessandria è difatti uno scampolo di pianura padana in cui tutto è a portata di mano: a metà strada fra Milano, Torino e Genova, dista pochi chilometri dal mare della Riviera ligure e dai laghi del Verbano-Cusio-Ossola, dal Monte Rosa e dalle Alpi italo-francesi, per non dire degli idilliaci paesaggi collinari delle vicine Langhe. Alessandria sembra consapevole di questo privilegio e se ne sta defilata, quasi a voler tenere segreto di questa fortuna per coltivare le sue passioni di sempre: la bicicletta, innanzitutto, perché è proprio bello pedalare su e giù per le colline vitate dell’Alessandrino in primavera. Un rapporto speciale lega la città alla due ruote e, al Museo AcdB, una grande fotografia scattata nel 1890 ai Giardini della Stazione attesta che si tratta anche di un amore di lunga data. Andate in giro per Alessandria in bicicletta perlustrando il centro di piazza in piazza e poi puntate verso il Tanaro presidiato dalla Cittadella, roccaforte sabauda, per poi pedalare fino a Marengo dove un bel museo multimediale riporta all’epoca della celebre battaglia che si combatté in questi luoghi e che segnò l’irresistibile ascesa al potere di Napoleone Bonaparte.
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