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Idea Viaggio
Tra Abruzzo e Molise sui convogli sulla ferrovia più spettacolare d’Italia

Nel Parco della Majella, sulla “transiberiana” d’Italia

Tipologia
Percorso in treno
Durata
2 giorni
Numero Tappe
4
Difficoltà
Facile

“Alta velocità”? Molto, molto di più: sulla "Transiberiana d’Italia" di alto ci sono dislivelli, il tasso emotivo e il coinvolgimento del viaggiare su carrozze d’epoca attraverso i panorami folgoranti degli Appennini abruzzesi e molisani.

A rendere unico un viaggio dal sapore antico e dalle modalità sostenibili, sferragliando con il naso che appanna i finestrini è lo scenario appenninico del Parco Nazionale della Majella, la “Montagna madre”, da millenni considerata sacra e amata in quanto fonte di vita.

Tra i confini del parco si trova un territorio ricchissimo di testimonianze che documentano la sua ricchezza e diversità antropologica: insediamenti preistorici fin dal Paleolitico, santuari, grotte e capanne, eremi e ripari di briganti. E il contesto è di una natura a tratti singolare, per la presenza in quota del pino mugo, tipico delle latitudini nordiche.

C’è più di un motivo, quindi, se la Sulmona-Roccaraso-Castel di Sangro, il tratto paesaggisticamente più rilevante della linea appenninica che va da Sansepolcro a Napoli – passando per Perugia, Rieti, L’Aquila, Isernia e Caserta – cosiddetta “Transiberiana d’Italia”, è un must to do per gli appassionati dei binari storici e svetta al comando della classifica turistica delle “cose da fare” in Abruzzo e Molise. 

Giorno 1

Da Sulmona a Palena

Da Sulmona a Palena

Da Sulmona a Palena, fuori è inverno, creste e valli si imbiancano e gli skyline minuti dei borghi dell’Appennino sembrano disegnati sullo sfondo di un presepe. Alla bellezza indiscutibile del contesto si aggiunge la suggestione degli ambienti delle carrozze, alcune infatti sono splendide. Centoporte e Corbellini, fabbricate tra il 1920 e il 1930 e perfettamente restaurate, convogli di un’epoca a cui sembra di appartenere, almeno per qualche ora.

Il primo fischio del capotreno sibila a Sulmona, cittadina della Valle Peligna, disegnata dalla confluenza del Vella nel Gizio, al cospetto della Maiella. Il segno forte del suo territorio è la strada dell’Appennino, che dall’Aquila scende verso Roccaraso ed Isernia.

Prima di partire ci si può godere una passeggiata sul lungo asse di viale Roosevelt e corso Ovidio che conduce a porta Napoli, all’altro capo dell’abitato, o anche inoltrarsi nei vicoli laterali a esplorare un piccolo labirinto di piazzette appartate, sorprendenti brani di architettura medievale, rinascimentale e barocca.

L’antica tradizione locale è quella dell’arte orafa, in particolare la lavorazione della filigrana, superata per fama dalla confetteria. Si racconta che i confetti siano nati proprio qui, nel Medioevo.

All’origine c’erano solo i classici “Avola”, grandi confetti bianchi con una mandorla siciliana all’interno: li facevano le donne in casa, bagnando e ribagnando con acqua e zucchero le mandorle sgusciate fino a renderle simili alla porcellana. Le suore del monastero di S. Chiara iniziarono a farne composizioni in forma di fiore, per regalarle alle nobildonne per il matrimonio.

La stessa idea che oggi è riproposta nei negozi lungo le strade del centro: ovunque spiccano ceste di fiori singoli e bouquet, spighe, animaletti e insetti, in confezioni di tutte le forme e i colori.

La produzione industriale nacque nell’Ottocento e oggi i confetti di Sulmona accompagnano le ricorrenze più importanti di milioni di persone in tutto il mondo.

Dopo il transito a Introdacqua, Vallelarga e Pettorano sul Gizio si incrocia Cansano, un piccolo comune che ospita uno dei centri informazione ed escursionismo del Parco nazionale della Maiella. Da qui in circa 5 km di strada rurale, ma asfaltata, si raggiunge il parco archeologico dell’antica Ocriticum, consistente principalmente in un’area sacra con tre templi dei quali sono state ricostruite fedelmente le linee dei perimetri.

Da qui si arriva a Campo di Giove, piccolo paese alle pendici della Maiella, che dai suoi mille metri di altitudine invita, nella bella stagione, a passeggiate nel verde e a discese ed escursioni sugli sci d’inverno. Gli impianti di risalita di Campo di Giove, situati in località Le Piane, 2 km a est del paese, salgono al Guado di Coccia (m 1652) e alla Tavola Rotonda (m 2403), mettendo a disposizione degli sportivi 20 km di piste, vari itinerari di sci-alpinismo e i 12 km di percorsi tracciati per lo sci di fondo. Il piccolo nucleo storico si incentra invece sulla piazza Alberto Duval per poi inerpicarsi su stradine lastricate.

Prossima fermata Palena! Il paese, di origine medievale, sorge fra i monti Porrara e Coccia, domina l’alta valle dell’Aventino. Si conserva un borgo antico, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, dagli scorci caratteristici, con archi e portali in pietra. In alto si erge la roccaforte del castello ducale dell’XI secolo e, nel cuore dell’abitato, il piccolo Teatro Aventino.

Palena è celebre per le splendide orchidee. Sul suo territorio, allo stato attuale, ne sono segnalate 64 specie: circa il 60% di quelle presenti in Abruzzo e oltre il 35% di quelle presenti sull’intera Penisola.

Da Palena a Castel di Sangro

Da Palena a Castel di Sangro

Signori in carrozza… Si riparte, per la seconda tappa del viaggio su rotaie. Si lascia Palena per proseguire in direzione sud, fino e oltre i confini molisani. Si sferraglia tra i boschi fino a Castel di Sangro, non prima di lasciarsi alle spalle centri notevoli come Pescocostanzo e Roccaraso.

Pescocostanzo è un paese incantevole della provincia aquilana, sorge tra le montagne ed è una meta ideale tutto l’anno: d’inverno per l’incanto della neve e d’estate per il clima mite, da godersi nelle stazioni sciistiche, sui sentieri di montagna e tra le strade di pietra bianca e grigia del borgo storico.

Roccaraso è invece vocata agli sport invernali… In inverno si può sciare sulle piste del circuito Aremogna - Pizzalto - Monte Pratello - Rivisondoli, lungo 110 chilometri e con trenta modernissimi impianti a fune. Non mancano piste da fondo, snowboard, sentieri attrezzati per lo sci-escursionistico e un attrezzatissimo palaghiaccio. D’estate si trasformano in perfetti percorsi da trekking e mountain bike.

Tappa a Castel di Sangro, paese che conserva parte della sua struttura medioevale nella Civita, il quartiere più alto ed antico della città dove si può ammirare anche la Basilica di S. Maria Assunta. Castel di Sangro è il centro principale dell’Alto Sangro, considerata per molto tempo la “porta d’Abruzzo” da cui, nell’Ottocento, transitavano commercianti e viaggiatori.

Giorno 2

Da Castel di Sangro a Pescolanciano, tra Abruzzo e Molise

Da Castel di Sangro a Pescolanciano, tra Abruzzo e Molise

Si lascia Castel di Sangro per proseguire verso il territorio del Parco che sconfina in Molise, che esiste eccome… e vale la pena di scoprire nelle sue bellezze tipicamente appenniniche.

Se si viaggia in inverno e se si ha la passione degli sci, è d’obbligo una sosta a Capracotta, piccolo paradiso del fondismo italiano. Nello splendido scenario naturale di Prato Gentile, sono stati infatti ospitati nel 1997 i Campionati Nazionali di Sci di Fondo, consacrando Capracotta tra le località di elezione per questa disciplina.

L’approdo molisano è invece Pescolanciano, su uno spuntone roccioso – il “pesco” che dà il nome al paese – posto nel mezzo delle valli del fiume Trigno e del torrente Savone, tappa non solo della “Transiberiana” appenninica, ma anche del tratturo Castel di Sangro-Lucera di cui costituì a lungo un’importante stazione di sosta e ristoro.

Pescolanciano, al tempo dei normanni era una vera e propria fortificazione, ma nel XVIII secolo, sotto la signoria dei d’Alessandro, sarebbe diventato un lussuoso palazzo. Nella stessa epoca, sotto il dominio del duca Pasquale d’Alessandro, gli artigiani di Capodimonte installarono qui una fabbrica di maioliche e porcellane che in pochi anni acquisirono una vasta notorietà; la fabbrica venne quasi subito distrutta in un misterioso incendio, ma la sua eredità viene valorizzata ancora oggi nel Museo della Ceramica di Pescolanciano.

Avendo qualche giorno di vacanza ci si può invece dedicare alla scoperta della Riserva naturale orientata, a poca distanza da Pescolanciano e Carovilli, che costituisce, insieme alla Riserva di Montedimezzo, la Riserva MAB (Man and Biosphere, dell'UNESCO) Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise: 363 ettari di boschi, intorno ai mille metri di quota, valorizzati dalla presenza dell’abete bianco. Tante le passeggiate che si possono programmare, davvero alla portata di tutti. E c’è anche un centro visite-foresteria, dotato di area picnic e di area per il campeggio.

Da Pescolanciano a Isernia, natura e tradizioni molisane

Da Pescolanciano a Isernia, natura e tradizioni molisane

L’ultimo tratto che consigliamo di percorrere sulla “Transiberiana d’Italia” porta diretti all’ultima tappa Molisana, Isernia, che è anticipata sul percorso rotabile da Sessano del Molise e Carpinone.

Al centro di una valle compresa tra i monti delle Mainarde, a nord-ovest, e del Matese a sud-est, Isernia e la sua provincia nascondono sorprese inaspettate, soprattutto per gli amanti del trekking e della natura.
La città non è di certo in cima alle classifiche di frequentazione turistica, ma vanta la presenza di importanti attrazioni culturali come il Museo nazionale del Paleolitico e la suggestiva Cattedrale di S. Pietro Apostolo, costruita sui resti di un antico edificio pagano.

I suoi dintorni sono ricchi di stimoli. Dalla visita alla riserva faunistica di Montedimezzo e al borgo medievale di Roccamandolfi, dove potrete passeggiare sul suggestivo ponte tibetano, immerso nel verde e sospeso sopra il fiume Callora. Da non perdere è la sortita a Frosolone, città delle falesie apprezzata soprattutto dagli appassionati di free-climbing. Se invece siete alla ricerca di qualche ora di relax, a Castel San Vincenzo potrete riposarvi sulle rive del suo lago balneabile. Un lieto fine per ripercorrere a ritroso un viaggio memorabile.

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