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Il ritmo lento dell’autunno dal sapore italiano: itinerari e luoghi dove andare per i tuoi viaggi in Italia

Sei alla ricerca di posti da visitare in autunno in Italia? Sarà la freschezza dell'aria o i colori delle foglie che cambiano, viaggiare in questa stagione in Italia ha qualcosa di molto speciale. Il periodo migliore dell’anno per svolgere attività inconsuete, come visitare vigneti e degustare deliziosi prodotti locali. Scopri le innumerevoli possibilità offerte dal territorio italiano da settembre a dicembre.
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Borghi
Pietrabbondante

Pietrabbondante

Si viene a Pietrabbondante soprattutto per visitare il Santuario Italico, fondamentale e spettacolare testimonianza superstite dell’antico popolo dei Sanniti su cui Roma finì per avere la meglio. Ma il Santuario non si trova in paese, e un turista un po’ distratto potrebbe ritenersi appagato dall’archeologia, senza poi far lo sforzo di arrivare al borgo di oggi. Sarebbe un errore, anche perché nel secolare costruito spicciolo di Pietrabbondante si possono riconoscere non poche pietre – diciamo così “pietre abbondanti” – portate via a mano a mano dal sito antico e opportunisticamente riutilizzate. Il mito senza tempo dei Sanniti ha certamente fatto breccia nel cuore dei locali. Lo fa pensare il monumento in bronzo ai caduti della Prima guerra mondiale nella Piazza Vittorio Veneto, al centro del borgo: rappresenta non un fante del ventesimo secolo con fucile ed elmetto ma un guerriero antico con spada, gonnellino e calzari. Potenza delle immagini iconiche e dell’orgoglio. Gli isolati attorno al guerriero conservano – anche se spesso sotto doveroso intonaco – il disegno dell’abitato medievale. Attraggono maggiore attenzione tre morge, quel genere di speroni rocciosi tipici delle medie valli del Trigno e del Biferno. La morgia soprannominata il Castello può essere risalita a piedi, con qualche cautela, per godere il panorama. Alla sua base si trova la seicentesca chiesa madre di Santa Maria Assunta, che sul muro posteriore porta frammenti di epigrafi nella lingua osca dei Sanniti. A sua volta scalabile vicino al Palazzo Baronale è la seconda morgia, che è detta “dei Marchesani” per via della torre e del palazzo che a quella famiglia appartenevano. Sulla terza morgia, “dei Corvi”, è stato a suo tempo individuato un breve tratto di mura antiche, a loro volta con tutta probabilità sannite. Scopri di più: https://www.musei.molise.beniculturali.it/
Borghi
Sepino

Sepino

Quando gli ultimi abitanti della romana Saepinum si trasferirono nella città moderna, Castellum Saepinii, insieme al nome della città antica le lasciarono in eredità un grande mascherone in pietra, probabilmente staccato da una fontana monumentale: è quello che oggi osserva i visitatori all’entrata del paese, murato in una fontana più modesta, a lato della strada provinciale. Se si esclude questo ornamento di origine classica, il fascino di Sepino è deliziosamente medievale, a partire dalle porte e dai resti della cinta muraria che difendeva l’abitato, con rari accenti rinascimentali. È il caso del cinquecentesco palazzo Attilio, che fu costruito da una famiglia locale tanto ricca e influente da far nominare un suo esponente vescovo di Termoli. Cuore del paese è l’ampia piazza Nerazio Prisco, sulla quale si affacciano il Municipio e, più defilata, la chiesa di S. Cristina, dominata da un campanile con un’elegante cupola in ferro battuto, opera di artigiani locali. La chiesa è di probabile origine duecentesca, ma a causa dei terremoti è stata più volte modificata e ricostruita: nella cappella del Tesoro (1609) conserva busti di santi in rame argentato e preziosi altari barocchi. A poca distanza dal borgo sgorgano acque oligominerali bicarbonato-solfato-calciche, sfruttate dalle terme delle Tre Fontane. In estate, agenzie e associazioni locali organizzano visite guidate dal paese verso il Parco Archeologico di Sepino e trekking verso l’area archeologica sannitica di Terravecchia-Saipins, in località Terravecchia a circa 950 metri d’altezza, su un’altura che domina la valle del Tammaro. Scopri di più: https://cultura.gov.it/
Enogastronomia
bierfest
20 giugno - 24 giugno

"Bierfest" - Festa della birra di Gressoney-Saint-Jean 

Nel cuore della località, ai piedi del Monte Rosa, un evento che richiama la cultura Walser di queste zone ed i legami antichi con le terre germanofone. Nello stesso periodo in cui si celebra il patrono San Giovanni, la Bierfest porta a Gressoney-Saint-Jean la famosa birra prodotta nella birreria del Barone Beck Peccoz. Circa 15.000 litri di birra chiara  arrivano a Gressoney-Saint-Jean all’interno di un’unica grande botte, al fine di mantenere intatte tutte le sue caratteristiche, che viene aperta durante la giornata che dà il via ai festeggiamenti. La festa della birra dà spazio anche alla gastronomia grazie ad un accurato servizio di ristorazione. Ogni sera le cene nel padiglione sono allietate da musica folk ma anche da classici e hit della musica internazionale. Le celebrazioni religiose cominciano invece la sera del 20 giugno, con i fuochi di San Giovanni (Saint-Jean o Sankt Johanz): tutte le frazioni accendono dei falò molto grandi e la notte si riempie di luci suggestive mentre si festeggia con spuntini tipici chiamati “spisie”. Il 24 giugno, giorno del Patrono, dopo la Messa si svolge una scenografica processione nel bellissimo costume tradizionale Walser mentre i coscritti, i ragazzi prossimi alla maggiore età, portano la statua del Santo. Viene poi impartita una benedizione particolare rivolta ai bambini, ancora oggi molto sentita.
Idea Viaggio
Alessandria, città di cappelli e biciclette

Alessandria, città di cappelli e biciclette

Nascosto nella fodera di seta di un cappello, il nome di Alessandria ha fatto il giro del mondo. Il cappello è il Borsalino, prodotto qui dal 1857 e, grazie alle sue linee eleganti e aeree, eletto a copricapo di culto da moltissime celebrità: indossavano un Borsalino Giuseppe Verdi e Frank Sinatra, Winston Churchill e Mikhail Gorbaciov, Gary Cooper e Alberto Sordi, Charlot e Indiana Jones. Indossava spesso un Borsalino anche Umberto Eco, un altro alessandrino che ha fatto il giro del mondo. Della sua città, disse che «non ha avuto santi né eroi»: in effetti, per lungo tempo Alessandria ha avuto soprattutto guerre, come spesso capita ai territori di confine. Stretta fra le rive di due fiumi, il Tanaro e la Bormida, Alessandria è stata contesa tra guelfi e ghibellini, da Piemonte, Lombardia e Liguria, da francesi e austriaci. Oggi, però, tutto questo ha soprattutto vantaggi. Alessandria è difatti uno scampolo di pianura padana in cui tutto è a portata di mano: a metà strada fra Milano, Torino e Genova, dista pochi chilometri dal mare della Riviera ligure e dai laghi del Verbano-Cusio-Ossola, dal Monte Rosa e dalle Alpi italo-francesi, per non dire degli idilliaci paesaggi collinari delle vicine Langhe. Alessandria sembra consapevole di questo privilegio e se ne sta defilata, quasi a voler tenere segreto di questa fortuna per coltivare le sue passioni di sempre: la bicicletta, innanzitutto, perché è proprio bello pedalare su e giù per le colline vitate dell’Alessandrino in primavera. Un rapporto speciale lega la città alla due ruote e, al Museo AcdB, una grande fotografia scattata nel 1890 ai Giardini della Stazione attesta che si tratta anche di un amore di lunga data. Andate in giro per Alessandria in bicicletta perlustrando il centro di piazza in piazza e poi puntate verso il Tanaro presidiato dalla Cittadella, roccaforte sabauda, per poi pedalare fino a Marengo dove un bel museo multimediale riporta all’epoca della celebre battaglia che si combatté in questi luoghi e che segnò l’irresistibile ascesa al potere di Napoleone Bonaparte.
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