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Sport

Trentino

San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Primiero: divertimento, bellezza e natura

In posizione meravigliosa, sotto l’incanto delle sue Pale, il comprensorio di San Martino di Castrozza è il sogno di ogni sciatore.

21 luglio 2022

3 minuti

Le piste sono perfette, lo scenario della montagna incantevole, la foresta è quella incantata di Paneveggio, l’offerta di servizi e divertimenti ricca e varia.
In più ci si mette l’enrosadira, lo spettacolo dell’alba e del tramonto sulle Dolomiti, quando le rocce si tingono di un rosa così intenso da togliere il fiato, le Pale di San Martino danno il meglio. 

1. Le piste nel Parco naturale di Paneveggio

Siamo in un Parco naturale istituito nel 1967: i suoi 60 km di piste sono serviti da impianti che utilizzano energia idroelettrica locale, mentre l’acqua per l’innevamento artificiale è quella che viene raccolta d’estate in bacini artificiali, senza aggiunta di additivi. Anche così l’industria della neve può ridurre la sua impronta ecologica.

Si scia più leggeri nel Carosello delle Malghe, un circuito sciistico-gastronomico dall’Alpe Tognola a Malga Ces, 45 chilometri di piste con la possibilità di tante soste che sono altrettante tentazioni culinarie. Difficile dire quali siano le discese più emozionanti di questo bel comprensorio.
Ne citiamo solo 3: la Tognola Uno, della top-10 delle Dolomiti, 3 chilometri tra i boschi dell’Alpe Tognola, di fronte alle cime delle Pale, con diversi cambi di pendenza; la pista Paradiso, una nera con un panorama spettacolare; la Rekord, una rossa da fare in velocità. 

2. Gli Snow park e le racchette in alta quota

Il Rolle Railz Park, sulle piste di Passo Rolle, a 9 chilometri da San Martino di Castrozza, si raggiunge dalla seggiovia Castellazzo: offre 15 km di piste, con area free style delimitata da reti e campo scuola per snowboard. A San Martino di Castrozza trovate il San Martino SnowPark tra le piste Conca e Scandola nella parte alta dell’Alpe Tognola, con spazi di neve fresca serviti da una seggiovia: il tracciato è lungo 600 metri, con pendenza media del 18-20% e alcune punte massime del 48%.

Per chi sulla neve preferisce passeggiare con le racchette o con gli sci da alpinismo, non mancano gli itinerari panoramici, quello più semplice verso il lago di Calaita o il più impegnativo verso l’Alpe Tognola. 

3. Antichi borghi di montagna

San Martino di Castrozza è una delle località dolomitiche di più antica tradizione turistica: qui il primo albergo è stato aperto nel 1873 per permettere di godere del grandioso scenario delle sue montagne e le ascensioni degli alpinisti inglesi e tedeschi che per primi le hanno scoperte.

Dal paese la vista può spaziare sul gruppo delle Palec che comprende il Cimon della Pala, il Rosetta, il Sass Maor, le cime Val di Roda e della Madonna, sulle vette di Feltre, monte Pavione, e del Colbrico.
Piacevole anche la sua frazione, Fiera di Primiero, dove si trova uno degli edifici più interessanti della valle, lo storico Palazzo del Dazio, della seconda metà del Quattrocento, in stile tardo gotico di gusto austriaco, che fu sede del magistrato delle miniere, per secoli l’attività prevalente del territorio. Dello stesso periodo anche palazzo Scopoli, oggi Casa del cibo, per conoscere le eccellenze gastronomiche della montagna.

4. La foresta dei violini di Panaveggio

In un paesaggio dai forti contrasti, tra pascoli verdissimi e aridi altopiani, tra le rocce rosate di dolomia accanto a formazioni di porfido scuro, si estende su un’area di 2.700 ettari anche una grande foresta di abeti rossi, la foresta di Paneveggio, più nota come la foresta dei violini perché qui, - e solo qui nel mondo - ci sono le condizioni ideali per far crescere alberi che diano un legno capace di risonanza.

Si dice che il più grande dei liutai, il cremonese Antonio Stradivari, venisse a Paneveggio a scegliere le piante migliori per i suoi strumenti. Stradivari nel Seicento trovò un’ampia scelta di tronchi secolari di abete rosso che ha 2 caratteristiche particolari: è molto elastico, quindi trasmette bene il suono, ed è dotato di canali linfatici particolari che, come le canne di un organo, creano risonanza.

Gli alberi vanno abbattuti quando la luna è calante e nel tronco si trovano minori quantità di linfa. Gli abeti rossi più sonori sono anche quelli con la crescita più lenta – dagli anelli molto sottili – e senza nodi. Esemplari dunque rari, ma sempre molto richiesti sul mercato degli strumenti musicali di grande qualità, dai violini ai pianoforti, per quanto le quantità siano esigue, non più di alcune decine di metri cubi all’anno.

Nel 2018 la tempesta di Vaia ha in parte danneggiato la foresta di Paneveggio, abbattendosi in particolare sugli abeti rossi, più delicati perché hanno le radici più superficiali. Rimosso gran parte del legname, ora si attende la loro lenta ricrescita.