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Ponte Romano Fabio Massimo

Panoramica

Nella valle del Titerno, tra natura e archeologia e Medioevo

Appassionati di via Francigena e Storia, quella con la maiuscola, oggi siamo nel Sannio, e precisamente a Faicchio, in provincia di Benevento. Questo borgo medievale, incastonato nel Parco regionale del Matese, ha quid che non potrà che farvi innamorare e tornare ogni qual volta ne avrete la possibilità.

Qui scorre impetuoso il Titerno, il fiume che, prima di confluire nel Volturno, scava in questa valle gole e canyon tra le pareti rocciose, palestra ideale per gli amanti degli sport estremi.

Un anfiteatro naturale dove ancora oggi resiste il ponte romano intitolato a Quinto Fabio Massimo, detto per le sue tattiche belliche,cunctator, il temporeggiatore: tradizione vuole, infatti, che il dittatore romano lo abbia attraversato nel 217 a.C. per arrestare l’avanzata di Annibale nel corso della Seconda Guerra Punica.

 

Il ponte Fabio Massimo, una pagina di storia

Destinato a collegare quelle valli con il massiccio del Matese, il ponte in realtà ha origini pre romane, sannite per la precisione. In origine, infatti, sui basamenti costruiti sul banco roccioso delle sponde del fiume era posta una passerella di legno per l’attraversamento, che naturalmente offriva poca resistenza alle piene, oltre a essere facilmente deperibile. Dal punto di vista architettonico il successivo ponte romano, realizzato in cotto, pietra e tufo, lungo 12 metri e alto 13, è costituito da tre arcate asimmetriche ed edificate in fasi successive: un’opera che si è adattata nel corso del tempo a differenti esigenze ambientali e civili e che rende conto dell’evoluzione delle tecniche di costruzione e dei materiali messi a punto dai romani. Ma il ponte non è certo l’unica attrazione di Faicchio…

 

Il castello ducale e la trappola dei condannati

Domina il centro storico di Faicchio il castello ducale che, con la sua forma trapezoidale e i possenti torrioni cilindrici, ricorda tanto il Maschio angioino, il parente più "famoso" di Napoli. Costruito nel XII secolo dai conti normanni Sanframondo in una posizione strategica elevata, fra i monti Acero e Gioia, così da poter dominare il corso del Titerno e la sua valle, fu ristrutturato nel 1612, come recita l’epigrafe sul portale d’ingresso, dal nobile napoletano Gabriele De Martino, la cui famiglia tenne il castello fino alla soppressione dei diritti feudali. L’ultimo restauro, che salvò il maniero dalla rovina, fu nel 1962 ad opera dei nuovi proprietari, la famiglia Fragola.

Per gli amanti del brivido: iI sotterranei del castello sono profondi e impraticabili, ma al pian terreno è visitabile il locale delle carceri, un antro buio ma in buono stato le cui pareti conservano antiche iscrizioni, forse opera dei prigionieri in catene. Tramanda inoltre una leggenda che la cappella del castello ospitasse un quadro raffigurante Santa Barbara: dopo le funzioni religiose, lo si faceva baciare al condannato. Costui, nell’accostarsi al quadro, poneva a sua insaputa i piedi su di una botola nascosta nel pavimento e tuttora esistente, che si apriva a tradimento inghiottendo il malcapitato.

 

La meraviglia delle muraglie megalitiche sannite

Se amate le passeggiate, scegliete una giornata fresca per arrampicarvi, attraverso un sentiero del Cai, sulla cima del monte Acero, un rilievo di 732 metri di altezza che si erge isolato nella valle. Qui potrete osservare da vicino le celebrate mura megalitiche, testimonianza della lunga e tenace dominazione dei sanniti in questi dintorni. Le mura, che risalgono al IV secolo a.C., sono i resti di un’immensa cinta fortificata: tuttora la più estesa, coi suoi 3 chilometri di percorso e un’altezza media di 3 metri e mezzo, e la meglio conservata del periodo sannita.

È tutto ciò che resta della grande opera di fortificazione annoverata tra i maggiori esempi dell’architettura militare dei sanniti: garantiva la sicurezza e la difesa dell’arce, mentre le attività principali, allevamento e commercio, si svolgevano a valle. Realizzata in blocchi di calcare assemblati a secco, queste mura poligonali o “ciclopiche” che si stendono lungo un perimetro irregolarmente quadrangolare, appartenevano a un più ampio e complesso sistema di difesa che i sanniti estesero a tutto il territorio appenninico e che racchiudeva centri abitati di varie dimensioni. Sulla sommità del monte, si trova la statua del Redentore, da dove potrete abbracciare con lo sguardo tutto il territorio circostante.

 

Terra di santi e di salami

A pochi chilometri da Faicchio si trova la contrada Fontanavecchia, che prende il nome da un’antica fonte che riforniva gli abitanti della zona. Proprio in questa località, nei pressi della Chiesa di S.Maria di Costantinopoli, è visibile l’ingresso di un antico acquedotto romano ipogeo che risale al III secolo a.C. del quale si può ancora ammirare e percorrere un tratto di circa un chilometro.

Terminate le escursioni e i sopralluoghi storico-artistici, val la pena di ricordare che Faicchio, che fu sede della residenza vescovile per un breve periodo, è anche detta “terra di santi e di salami”, motto che allude all’arte norcina, che qui raggiunge autentici livelli di eccellenza.

È infatti uno dei pochi luoghi in Campania dove è possibile allevare il prestigioso maiale nero, dalle cui carni si ricavano, attraverso un raffinato processo di lavorazione, salumi dal gusto impareggiabile. Una segnalazione la merita anche il culatello del Matese, la cui particolare lavorazione e stagionatura lo differenzia dal culatello tradizionale e gli garantisce caratteristiche organolettiche apprezzate dagli intenditori.

 

Per saperne di più

https://sannio.guideslow.it/itinerari/sannio-alle-pendici-del-matese-1-faicchio

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Ponte Romano Fabio Massimo

82030 Faicchio BN, Italia

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