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Alla scoperta delle migliori club house d’Italia, tra novità e tradizione

Members only. È la formula britannica che connota e sintetizza la filosofia di club e circoli privati esclusivi: spazi ricreativi e di incontro che offrono i benefit più disparati, ma solo a soci selezionati.

12 ottobre 2022

0 minuti

Lounge bar e ristoranti, piscine, palestre e spa, biblioteche, cinema privati, terrazze panoramiche, raffinate e accoglienti aree di coworking, ma anche, e soprattutto, occasioni per fare networking con le persone che contano, a patto di condividere regole precise: in primo luogo la riservatezza.

Vediamo cosa propone il panorama italiano, dai club più di tendenza ai circoli storici, in ogni caso caratterizzati dall’inconfondibile stile che ci contraddistingue e dall’amore per il vivere bene.

1. Alle origini delle club house

origini club house

Nate sul modello dei club inglesi del Diciottesimo secolo, le club house si sono evolute e, nella maggior parte dei casi, fortunatamente, aperte anche al pubblico femminile.

In nome di un ambizioso equilibrio tra esclusività e inclusione, esibiscono criteri di ammissione più flessibili, tuttavia vincolati dalle quote d’iscrizione a una buona disponibilità economica e/o alla segnalazione di un socio. Lunghissime le liste d’attesa, soprattutto nelle grandi città, dove si propongono come spazi privilegiati di socialità in cui fare rete, allacciare contatti, ascoltare buona musica e svagarsi, in un ambiente sofisticato e protetto

2. Club privati a Milano, tra tradizione ed élite internazionali

Il fenomeno delle club house e dei circoli privati non poteva che arrivare anche in Italia, a partire da Milano. Accanto ai circoli storici, come la Società del Giardino, fondata nel 1783, nel cui fastoso Salone d’Oro si celebra ogni anno il tradizionale Ballo delle Rose, si sono imposti progetti “misteriosi” come il 1930, speakeasy nato sul modello dei club aperti durante il proibizionismo americano e noto per gli ottimi drink e le atmosfere in stile Liberty, rigorosamente a lume di candela. L’indirizzo? È segreto, il locale ha un ingresso anonimo, bisogna essere animati in primis dal desiderio e dall’acume necessario per scoprirlo, è questo forse il primo requisito richiesto ai soci.

Milano è anche meta d’approdo di molti members club di profilo internazionale che stanno mettendo radici in città, il Core, per esempio, inaugurerà presto una sede nel capoluogo lombardo.
Club raffinato ed esclusivo fondato a New York nel 2005 dalla visionaria imprenditrice Jennie Enterprise, accoglierà non più di 500 professionisti, donne e uomini che condividano un “nuovo umanesimo etico”. A fare da sede sarà uno storico palazzo in corso Matteotti: 4mila metri quadrati suddivisi tra cinque piani, con suite, palestra, bistrot-ristorante, bar, teatro, spa e addirittura una galleria d’arte, a un tiro di schioppo dal Quadrilatero della moda.

Non lontano, a Porta Venezia, nello storico Palazzo Bernasconi, anche Casa Cipriani aprirà a breve il suo primo members club europeo: uno spazio elegante e multifunzionale, con 15 camere, centro benessere e palestra, dove pernottare, ritrovarsi, cenare o bere un drink all’ultimo piano, nell’effervescente Socialista Lounge

3. Circoli privati a Roma: tra global club e circoli aristocratici

roma global club

Nel quartiere San Lorenzo ha inaugurato da poco la sede romana di Soho House, in attesa della sua prossima apertura meneghina. Si tratta di uno dei member club più esclusivi al mondo. Fondato nel 1995 da Nick Jones, nel quartiere londinese di Soho, conta più di 20 sedi nel mondo e una platea giovane e cool di artisti, designer, architetti e professionisti. Una scenografica terrazza con piscina sul rooftop con vista panoramica, spa e palestra, cinema privato, ristorante per un rilassante coworking. In nome della privacy è assolutamente vietato l’uso dei cellulari. È forse il luogo più cool, e ambito, del momento.

Niente a che vedere con lo storico Circolo della caccia, sempre nella capitale, che vanta tra i suoi soci illustri un buon numero di teste coronate ed è frequentato soprattutto dall’aristocrazia romana. Fondato nel 1922, questo club per gentiluomini si trova al piano nobile del seicentesco Palazzo Borghese, nel rione di Campo Marzio. L’ammissione, concessa solo ai candidati con quattro quarti di nobiltà, è subordinata alla presentazione di tre soci e al tradizionale rituale delle biglie bianche e nere. Ogni voto contrario (biglia nera) ne annulla cinque favorevoli (biglie bianche).
Le signore entrano solo se accompagnate e non in tutti i locali. Un anacronistico divieto da poco superato al Circolo canottieri Aniene, dove, dopo 130 anni, potranno iscriversi finalmente, con diritto di voto, anche le donne.

Storicissimo, pensate è stato inaugurato nel 1893, eppure aperto a tutti, l’Antico Circolo del Tiro al Volo. Nel cuore del rinomato quartiere Parioli, è una delle club house più esclusive e prestigiose della capitale.
Qui, sport, attività culturali e ludiche garantiscono ai soci il meglio dello svago. Anche il ristorante del Circolo sa far parlare di sé per la cucina certo, ma anche per un panorama spettacolare.

4. Gentlemen's only, forse per poco ancora

gentlemens only

Ammesse le signore, ma solo se presentate da un socio, anche al Circolo degli Uniti di Siena, il gentlemen’s club più antico d’Italia, fondato nel 1657 da un gruppo di nobili senesi e un secolo dopo trasferitosi nel Palazzo della Loggia della Mercanzia, affacciato su Piazza del Campo di Siena, forse il miglior punto d’osservazione sul tradizionale Palio.

Si ammantano ancora del titolo di gentlemen’s club anche la Società del Whist, Accademia Filarmonica di Torino e il Clubino di Milano, meta prediletta del gotha della finanza e dell’economia, a cui si accede rigorosamente senza borse e cellulari.

Telefoni vietati pure al Reale Yacht Club dei Canottieri Savoia a Napoli, fondato nel 1893, non lontano da Castel dell’Ovo, che conserva ancora il sapore degli antichi club inglesi e dove, per una regola non scritta, le donne accedono se accompagnate da un socio, ma non possono compilare la tessera associativa né votare. Per quanto ancora?