Costruito sulle tracce di un'antica fortezza, il Teatro Bramante riflette una storia in cui architettura e vita culturale si trasformano insieme nel tempo, diventando uno dei riferimenti più significativi di Urbania.
Le prime testimonianze di attività teatrale a Urbania risalgono al Cinquecento, quando gli spettacoli venivano ospitati in spazi adattati, tra cui un magazzino ducale destinato alla paglia.
Nel 1726 l'Accademia degli Acerbi promuove un primo intervento di rinnovamento, affidato all'architetto Pietro Abati.
L'attuale teatro prende forma nell'Ottocento, progettato da Ercole Salmi su un'area che un tempo ospitava la Rocca dei Brancaleone. Inaugurato nel 1864 con Il trovatore di Giuseppe Verdi, viene dedicato all'illustre concittadino Donato Bramante.
La facciata, interamente in laterizio, riflette un gusto neoclassico sobrio ed equilibrato, scandito da un doppio ordine di semicolonne: doriche al piano terra e ioniche al livello superiore. L’insieme si distingue per la pulizia delle linee e per l’assenza di decorazioni eccessive.
L’interno mantiene la tipica struttura del teatro all’italiana, con pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi e loggione, per un totale di 44 palchi.
Le dimensioni raccolte contribuiscono a creare un ambiente intimo, in cui ogni elemento decorativo concorre all’equilibrio complessivo.
Il soffitto è caratterizzato da medaglioni dedicati ai quattro elementi (aria, terra, acqua e fuoco), reinterpretati in chiave mitologica dal pittore Lancisi. Intorno si sviluppano fregi dorati e busti che richiamano figure della cultura locale, tra cui Bramante, Raffaello Sanzio e Gioachino Rossini.
Il sipario e il corredo scenico, realizzati dallo scenografo Romolo Liverani insieme al figlio Tancredi, raffigurano una veduta della città, rafforzando il legame tra teatro e paesaggio urbano.
Nel tempo il Teatro Bramante non è stato solo uno spazio per lo spettacolo, ma anche un luogo di incontro e vita collettiva. Ha ospitato feste, eventi pubblici e il cinema cittadino.
Dopo la chiusura negli anni Ottanta, un lungo intervento di restauro ne ha permesso la riapertura nel 2001, restituendo alla comunità uno dei suoi luoghi più identitari.
Oggi continua a ospitare stagioni di prosa, musica ed eventi culturali, mantenendo vivo il rapporto tra la città e la propria tradizione teatrale.