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Marche

Pedalare nelle Marche: un itinerario dall’Appennino alla costa

Chilometro dopo chilometro, la quiete dell’entroterra lascia il posto alla verve spumeggiante del mare Adriatico. Sui muri di asfalto e porfido, i ritmi sui pedali si fanno sempre più intensi. Ci volete provare?<br>

Il <strong>quinto appuntamento della Tirreno-Adriatico</strong>, la corsa delle due ruote che attraversa la Penisola da un mare all’altro, ha una fama che la dice lunga. La chiamano la <strong>“tappa dei muri”</strong>. Attenzione, dunque, a non farvi ingannare: con i suoi 155 chilometri è un tracciato piuttosto breve per i professionisti, ma tostissimo. Vediamolo insieme. Mentre il primo tratto si snoda tra alture dolci, punteggiate di borghi a misura d’uomo, dalla metà in poi ci si ritrova davanti a <strong>pareti d’asfalto quasi verticali, capaci di mandare in crisi anche i fisici più allenati</strong>. Mettevi alla prova, se amate le sfide. Male che vada, scenderete dalla sella. Il premio di consolazione? Una cena a base di brodetto di pesce e un calice di verdicchio, tra i <strong>prodotti simbolo dell’enogastronomia locale.</strong>

1. Sui muri, dove si può solo pedalare

Passato l’abitato di Montegranaro, il gioco si fa duro. È il momento dei temutissimi muri, il segno distintivo di questa tappa, vere e proprie ‘rampe di garage’ che costringono anche i professionisti delle due ruote ad alzarsi sui pedali. Qualche numero, giusto per rendere l’idea. Si parte con il muro di Monte Urano, un paesino a una dozzina di chilometri dalla costa: punta di pendenza del 15 per cento. Dopo il Lido di Fermo attacca la salita di Capodarco, dove si tocca il 18 per cento, seguita a pochissima distanza da quella di Fermo-Strada Calderari. Ansimando, si può quasi sentire il profumo di salsedine che arriva dal mare: un pensiero dolce, per alleviare la fatica.

2. A Fermo, tra piazze-salotto e resti romani

AMANDOLA | Marche

Per concludere il nostro viaggio lungo il percorso della quarta tappa della Tirreno-Adriatico, non resta che il tratto finale. E che finale! Si tratta, infatti, di un semicircuito di 18 chilometri, con altre due salite: quella di Madonnetta d’Ete e di nuovo quella di Fermo-Strada Calderari. Ma per gli atleti non è ancora il momento di riprendere fiato. Anche gli ultimi chilometri tirano verso l’alto, oltretutto su vie strette e in porfido, che impongono una certa cautela soprattutto se il fondo è bagnato. Come se non bastasse, il traguardo è su una rampa al 10 per cento. È un girone infernale per indolenti, circondato però da un borgo-paradiso. Costruita quasi interamente in pietra sulla sommità del colle Sabulo, Fermo ha un meraviglioso centro storico, con vicoli tortuosi, piazze-salotto, chiese medievali e palazzi rinascimentali. Un must fermarsi a Piazza del Popolo, con la prospettiva disegnata dai portici, e visitare Palazzo dei Priori, sede della Biblioteca Civica e della Sala del Mappamondo. Se resta del tempo, non perdetevi il Teatro dell’Aquila, inaugurato nel 1792, famosissimo per l’acustica e i decori. Infine, non ripartite senza visitare Le Cisterne Romane di Fermo: ben 30 sale collegate da cunicoli, realizzate nel primo secolo d.C. per raccogliere e depurare le acque.

A cura della redazione di RCS Sport.