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Lombardia

I sapori autentici della cucina bergamasca in Val Brembana

27 dicembre 2022

4 minuti

Il mix perfetto di occasioni di svago, avventure sportive e soprattutto deliziose scoperte enogastronomiche: benvenuti in Val Brembana, poco lontano da Bergamo, un piccolo grande paradiso capace di sorprendere.

Una gita da queste parti saprà sorprendervi grazie all’incanto di ogni sentiero lungo cui è possibile raggiungere tutte le vette delle Alpi Orobiche, attraenti sia in estate che in inverno.

Una vacanza in Val Brembana è infatti la perfetta occasione per scoprire un luogo ricco e non così battuto. Un territorio antico, dove la storia si svela passeggiando attraverso borghi intatti che ancora oggi conservano preziose testimonianze di antichi mestieri artigiani, di saperi affinati nel tempo e di prodotti tradizionali in grado di conquistare il più sofisticato dei palati.

L’incontro di arte e natura: cosa vedere in Val Brembana tra borghi e scoperte

val brembana arte e natura

Partendo alla scoperta della Val Brembana, una passeggiata lungo le rive del Brembo può certamente cominciare da San Pellegrino, dove si viene rapiti dal fascino dello stile liberty e dalle atmosfere fané del Casinò e del Grand Hotel, in netto contrasto col design attuale delle modernissime terme.
Un viaggio in Val Brembana è anche un viaggio nell’arte e, forse di più, nel mito archetipo rivelato da una maschera senza tempo. È infatti proprio qui, in particolare nel borgo boschivo di Oneta, che è nata la maschera immortale di Arlecchino, vero e proprio re della commedia dell’arte. Proprio qui, potrete visitare la casa-museo dell’inconfondibile maschera dal vestito a rombi variopinti.

Tra le viuzze medievali di Cornello del Tasso, uno dei borghi più belli d’Italia, potreste stupirvi nel trovarvi di fronte il Museo dei Tasso e della Storia Postale, e lì ammirare un Penny Black, il primo francobollo mai emesso al mondo. Non si tratta di una coincidenza, il servizio postale come lo conosciamo oggi è nato proprio qui.

Tra i centri salienti della valle c’è anche Zogno, dove potrete visitare le Grotte delle Meraviglie, subito prima di avventurarvi in una splendida pedalata lungo l’attrezzatissima Ciclovia della Valle Brembana, che parte da Almè per arrivare fino a Piazza Brembana. Seguendo il vecchio tracciato della ferrovia, passerete, preferibilmente in sella alla vostra bicicletta, tra alcuni dei più notevoli borghi della valle, come i già citati Oneta e Cornello del Tasso.

Val Brembana da bere: i vini da non perdere

val brembana da bere

Non è un caso se questo è destinato a rivelarsi come un viaggio enogastronomico con il calice in mano. Infatti, nel territorio di Bergamo, dal 1266 un editto obbligò chiunque possedesse fino a tre pertiche di terreno a piantare una vigna: non c’è da stupirsi che qui sia nata un’antica stirpe di abilissimi viticoltori.

Visitando la Val Brembana, due vini da non perdere da queste parti sono il Valcalepio DOC, un rosso prodotto con uve Merlot e Cabernet Sauvignon; e il Moscato di Scanzo, che vanta il curioso primato di essere la DOCG più piccola d’Italia. Questo è un vino rosso da dessert, che si produce solo sulle colline del comune di Scanzorosciate, con uva vendemmiata tardivamente e fatta appassire per quaranta giorni, dopo i quali deve maturare almeno due anni in bottiglia.

Il posto giusto dove augurare “buon appetito”: ecco i piatti tipici bergamaschi da gustare

val brembana il posto giusto

Un buon vino va sempre accompagnato a dovere e la cucina bergamasca sa come farlo.
Nella fascia collinare prealpina il terreno è fitto di orti di scarola, mentre le montagne, negli alpeggi d’alta quota, ospitano durante tutto il corso dell’estate, le mucche. Pascolano libere sui prati nell’aria tersa delle vette, mangiano erba alpina, fragrante di fiori. Tutti profumi che finiscono nel latte e nel formaggio.

La Val Brembana non per caso è terra d’origine di alcuni formaggi bergamaschi DOP, come il notissimo taleggio, che si può gustare in tutte le sue forme e declinazioni nella sagra giustamente dedicatagli. Impossibile poi non ricordare il Formai de Mut - “alpeggio”, in dialetto bergamasco - , perfetto da assaggiare nella cornice di uno dei tanti rifugi montani, magari accanto a qualche fetta di salume locale, come il salame della bergamasca, la salsiccia o il cotechino. Tornando ai formaggi non fatevi poi scappare il Branzi, usatissimo nella cucina di queste parti, soprattutto in abbinamento alla polenta taragna.

Pensate sia tutto qui? Non è ancora tempo di alzarsi da tavola, i piatti tipici bergamaschi sono tantissimi. È infatti di queste parti anche lo Stracchino delle Valli Orobiche, un presidio Slow Food il cui nome deriva da stracc cioè “stanco”, perché prodotto dal latte delle vacche stanche, durante i momenti di sosta nelle lunghe transumanze. Anche l’Agrì di Valtorta è un presidio Slow Food, un piccolo formaggio prodotto esclusivamente da una cooperativa locale usando il latte di appena dodici allevatori di zona. Il progetto Arca del Gusto - sostenuto ancora una volta da Slow Food - tutela anche altri due formaggi prodotti in Val Brembana: lo Strachitunt DOP, dal gusto erborinato e oggi prodotto da un solo casaro; e il Fiurì di Valtorta o “fiore di ricotta”, prodotto con gli scarti della lavorazione di quest’ultima. Quella bergamasca è una cucina sostanziosa e saporita, e non potrete dire di averla provata senza aver addentato i casoncelli alla bergamasca - o "casonsei" - , dischi di pasta con un cuore di carne tritata di manzo e maiale, serviti con burro fuso insaporito con salvia e pancetta: un vero piatto da scalatori.
Se siete tra quelli che tutte queste delizie enogastronomiche a tavola sentono il bisogno di guadagnarsele, un’occasione perfetta è la ciaspolata gastronomica tra le baite d’alpeggio dei Piani dell’Avaro. Si chiama Ciaspolando con gusto, e vi permetterà, in appuntamenti mensili che vanno da gennaio a marzo, di scoprire e godere della cucina bergamasca.

Che sia a tavola, lungo i sentieri o per le strade dei borghi, in ogni stagione la Val Brembana regala sorprese a chiunque sia in grado di coglierle ed apprezzarle.  

Crediti: Regione Lombardia

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