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Arte & Cultura

Lazio

La “grande bellezza” di Palazzo Sacchetti, nel cuore di Roma, set del film da Oscar di Paolo Sorrentino

2 minuti

Dopo tanti monumenti celebri realizzati su commissione, Antonio da Sangallo, il celebre architetto fiorentino che progettò Palazzo Farnese e collaborò con Raffaello al cantiere della basilica di San Pietro, ideò e costruì per sé stesso Palazzo Sacchetti, una delle dimore rinascimentali più belle di Roma, dedicandogli gli ultimi anni della sua vita, nell’intento di creare l'edificio perfetto.

Dopo essere stato in mano alla famiglia Sacchetti per oltre tre secoli e aver recentemente cambiato diversi proprietari, ora questo palazzo storico, che è stato il set de La grande bellezza, film di Paolo Sorrentino premiato con l’Oscar, e avere ispirato, prima ancora, le ambientazioni intrise di storia e spiritualità di Rome, il romanzo di Émile Zola, è stato messo in vendita da Sotheby’s.

1. Una proprietà immensa e sontuosa

3.000 metri quadrati di superficie, sontuosi saloni e una piccola cappella, con statue in marmo, soffitti decorati e pareti affrescate secondo cicli ispirati al manierismo italiano, un terrazzo affacciato sul Tevere di quasi 300 metri quadrati, un giardino interno e uno splendido ninfeo che un tempo, prima della creazione dei lungotevere, si specchiava direttamente nelle acque del fiume. A ciò vanno aggiunte varie unità separate, tutte sontuosissime.

2. Scrigno segreto di opere d’arte

Ma al di là delle dimensioni, conta il valore artistico dell’edificio e di ciò che contiene, tesori visitabili solo in occasioni speciali, quando le sue sale vengono aperte al pubblico.
Vale la pena di aspettare, in attesa di capire quale sarà il destino di questa perla architettonica, che compete con i più bei palazzi storici di Roma.
Qui, infatti il cardinale Giulio Cesare Sacchetti, esponente della nobile famiglia fiorentina che acquistò l’edificio a metà del Seicento, allestì una pinacoteca di quasi 700 quadri. Un secolo più tardi i suoi eredi la cedettero a papa Benedetto XIV, che ne fece il nucleo originale della pinacoteca Capitolina.

Nel salone affacciato su via Giulia, il primo che s’incontra entrando, a catturare l’attenzione sono due grandi mappamondi antichi, uno terrestre e uno celeste: entrambi della fine del Seicento, sono opera del cosmografo Vincenzo Coronelli.
Le pareti, affrescate da Francesco Salviati, ripercorrono gli episodi delle Storie di David.

3. Fasto e decadenza: la prospettiva del regista

Proseguendo tra sale e salotti, si raggiunge la galleria Sacchetti, una fedele riproduzione della Cappella Sistina, decorata con affreschi di Pietro da Cortona, stucchi, busti e statue antiche.
Qui, di fronte a una tavolata apparecchiata con pregiate porcellane, Paolo Sorrentino ha voluto ambientare la sconsolata solitudine dell’aristocratica Viola, che ha il volto di Pamela Villoresi - la nobildonna attende invano i suoi ospiti, invitati a una cena a cui nessuno si presenterà - e la follia del figlio: una delle interpretazioni più visionarie di Luca Marinelli, che gira per le sale del palazzo nudo e dipinto di rosso.

4. L’obiettivo che immortala l’incanto

Restando immersi nelle atmosfere del film, approfittatene per dare un’occhiata fuori: le finestre della galleria si affacciano su un incantevole giardino all’italiana in miniatura. Una fontana, statue, chiostri, siepi e panchine: c’è tutto, in proporzioni contenute e perfette, persino il ninfeo, recentemente restaurato.
Non a caso è da questa prospettiva che Sorrentino “spia” la scena della suora che gioca coi bambini, traslandola poi, nella finzione del film, in un altro ambiente: una licenza poetica sicuramente ispirata dalla “grande bellezza” di questo paradiso nascosto.