Anche se chi pensa ad antichi relitti ha spesso in mente l’immagine di grandi carichi di anfore, sul mare viaggiava un po’ di tutto: olio, vino, salse di pesce, ma anche pietre, metalli, schiavi, animali, pelli, oggetti di pregio. Non tutte queste merci si conservano per secoli sui fondali; alcune, però, hanno capacità di resistenza notevoli: i metalli, ad esempio, resistono molto a lungo nel sito degli antichi naufragi.
Corrosione, ossidazione e altre reazioni chimico-fisiche alterano lingotti e spiedi metallici, ma spesso attraverso trattamenti specifici di laboratorio è possibile riportare i metalli, o le leghe, alle loro forme originarie. Inoltre, analisi più raffinate possono ricondurre i metalli fino alle miniere da cui sono stati estratti i minerali: un aiuto importante per chi da un relitto intenda ricostruire una rotta o una relazione marittima.
Il metallo non è sempre il carico principale di un’imbarcazione: a volte il metallo viaggia accanto ad altri carichi, come mercanzia secondaria. Altre volte un piccolo quantitativo di metallo è imbarcato per il consumo e la vita di bordo: è il caso di alcuni relitti che hanno restituito uno o due lingotti di piombo, utilizzati per le piccole riparazioni.
Immergersi su carichi metallici è possibile, anche se non semplice: i relitti di questo tipo sono meno numerosi, e i progetti di fruizione sono ancora agli inizi. Le AMP italiane possono comunque contare su alcuni siti di particolare interesse e bellezza.
Anche per i metalli, come per le anfore, vale il principio della conservazione in situ come approccio prioritario: fatti salvi i campioni che, come detto, possono offrire dati preziosi soltanto attraverso analisi di laboratorio, i cumuli di spiedi e barre, le cataste di lingotti, i pani di rame possono resistere ancora per molti secoli sul fondo del mare, e trasformarsi in luoghi estremamente suggestivi.
Mal di Ventre: mille lingotti di piombo per Roma
In prossimità dell’isolotto di Mal di Ventre, sulla costa occidentale della Sardegna, nell’AMP della Penisola del Sinis, fu rinvenuto, a circa 30 metri di profondità, uno dei carichi più impressionanti del mondo antico. La nave di Mal di Ventre, scoperta nel 1988 da un subacqueo sportivo, trasportava infatti un carico, finora senza confronti, di oltre 1000 lingotti di piombo, prodotti nel I secolo a.C. nelle ricche miniere di Carthago Nova nella Penisola Iberica e bollati da un nugolo di produttori, perlopiù di origine campana.
Lo scavo del relitto fu una vera impresa, finanziata e supportata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso: il piombo antico, rimasto per venti secoli sul fondo del mare, non è solo una preziosa fonte di informazioni storiche e archeologiche ma anche una straordinaria risorsa per gli esperimenti più avanzati condotti dai fisici sulle particelle subatomiche; nel suo lungo riposo sui fondali, infatti, il piombo antico è rimasto al riparo dalle radiazioni atmosferiche, e si presta in maniera eccellente alla realizzazione di schermature per i laboratori del futuro.
Avere un’idea del carico di Mal di Ventre non è un sogno riservato ai sub: una selezione importante di oggetti recuperati dalla nave, compresi i lingotti di piombo, è esposta presso lo straordinario Museo di Cabras, affacciato sulla laguna omonima, a qualche chilometro da Tharros.