Tra i relitti antichi conservati sui fondali marini, quelli delle cosiddette naves lapidariae colpiscono l’immaginazione e raccontano una storia unica e di grande fascino: il trasporto marittimo a lungo raggio dei materiali da costruzione. Nel mondo antico, i materiali da costruzione potevano viaggiare da un estremo all’altro del Mediterraneo: i marmi pregiati raggiungevano Roma dalle isole della Grecia, dalle cave dell’Asia Minore e dai giacimenti del Nord Africa. Lo stesso accadeva anche per materiali già sbozzati e semilavorati come colonne e sarcofagi, che erano imbarcati su navi spesso appositamente realizzate e rinforzate, le naves lapidariae, appunto, e diretti poi verso porti specializzati, dove un’area specifica, la statio marmorum, disponeva di gru e argani per lo scarico di oggetti così pesanti. Questi imponenti traffici si possono ricostruire analizzando la provenienza dei materiali giunti a destinazione, ma anche grazie alla conservazione, sul fondo del mare, delle tracce di naufragi di alcune navi lapidarie. I legni di queste imponenti imbarcazioni sono quasi sempre perduti, ma i carichi, i blocchi, le colonne, i sarcofagi, le macine, resistono per secoli sui fondali, colonizzati dalla vita marina ma ancora perfettamente riconoscibili. Anche nelle AMP italiane si conservano alcuni di questi singolari relitti.