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Folklore

Abiti storici nelle Marche: rievocazioni che raccontano il territorio

Quattro cortei storici marchigiani per conoscere luoghi e personaggi anche attraverso gli abiti.

8 minuti

Un abito storico può raccontare molto più di quanto sembri. Basta osservare un tessuto, un copricapo, un colore o la forma di una manica per capire qualcosa di chi lo indossava, del suo ruolo e dell’epoca in cui viveva. Nelle rievocazioni storiche questo racconto torna nelle strade: gli abiti escono dai dipinti e dalle ricostruzioni degli studiosi e tornano a essere indossati nei luoghi in cui sono nati.

Nelle Marche succede ogni anno in città e borghi diversi tra loro. Si va dalla Fabriano del Trecento al tardo Quattrocento di Offagna, dalla Quintana di Ascoli Piceno alla corte rinascimentale di Federico da Montefeltro a Urbino. Cambiano le epoche e i personaggi, ma il punto di partenza resta lo stesso: provare a dare un volto alla storia anche attraverso gli abiti che le persone indossavano un tempo. I cortei di queste rievocazioni non sono solo spettacolari, ma parlano del territorio con insegne, colori, tessuti e fogge.

Castignano: il Medioevo nelle vie del borgo

Ogni anno dal 17 al 21 agosto, Castignano, in provincia di Ascoli Piceno, torna al Basso Medioevo con Templaria Festival. Per cinque giorni piazze e rue si animano grazie a gruppi musicali, mercanti e artigiani, in gran parte professionisti del settore, che indossano costumi d’epoca molto diversi tra loro. Alcuni sono più teatrali e scenografici, altri più semplici e filologici. Accanto a loro c’è poi la comunità dei volontari castignanesi, impegnati soprattutto nelle taverne e nell’animazione del paese. 

Per i volontari l’abbigliamento segue linee precise, ormai entrate nella tradizione della manifestazione. La base è semplice: tuniche in lino dal taglio a T, senza sfarzo, ispirate a quelle dei contadini e delle classi meno abbienti del Medioevo. Un po' come le vesti pratiche e umili che indossano i contadini nel Ciclo dei Mesi attribuito al Maestro Venceslao e conservato nel Castello del Buonconsiglio di Trento. Non mancano però le varianti: certe donne scelgono abiti più eleganti, con maniche lunghe e svasate e lini tinti nelle tonalità tipiche dell’epoca.

I monaci, presenti da molti anni nella manifestazione, sono tra i gruppi che destano curiosità ed emozione tra i visitatori. Ragazzi e uomini del paese indossano lunghi mantelli di lana nel colore naturale, con ampi cappucci e la croce templare rossa cucita sul davanti.

Vista l'importanza dei costumi per la riuscita dell'evento, la loro realizzazione è affidata alla comunità. A confezionarli sono nonne, mamme e sarte del paese; ognuno conserva il proprio abito a casa, lo riprende per i cinque giorni di Templaria per poi riporlo nell'armadio in attesa dell'anno successivo. Anche sei i temi delle singole edizioni cambiano di continuo, lo stile dei costumi resta legato al Basso Medioevo. 

A differenza di altre rievocazioni, Templaria non ruota attorno a un unico corteo. Il pubblico si muove liberamente nel borgo, tra punti ristoro, teatri, spettacoli fissi o itineranti, incontrando lungo il percorso scene di vita quotidiana. Gli abiti non sono quindi un semplice elemento di sfondo, ma diventano parte dell’esperienza del festival.

Fabriano: gli abiti del Palio raccontano la città del Trecento

Il Palio di San Giovanni Battista anima Fabriano ogni anno nel mese di giugno e riporta la città alla seconda metà del Trecento, quando viveva una delle sue stagioni più floride sotto il governo dei Chiavelli. I costumi non arrivano da un Medioevo immaginato: i modelli si ispirano soprattutto alla pittura del territorio, alle opere di Allegretto Nuzi e Francescuccio di Cecco Ghissi, conservate anche nella Pinacoteca civica Bruno Molajoli, insieme ad altri maestri dell’Italia centrale dello stesso periodo.

Nel corteo gli abiti aiutano anche a capire chi si ha davanti. Sfilano il Podestà, i Priori delle Porte, dame, alfieri, rappresentanti delle Arti, armati e arcieri, insieme ad artigiani e popolani. A cambiare sono la ricchezza dei tessuti e, soprattutto, i colori. Azzurro per Porta del Piano, giallo per Porta del Borgo, verde per Porta Pisana e rosso per Porta Cervara: tonalità e sfumature accompagnano i figuranti e ne rendono riconoscibile l’appartenenza.

La progettazione dei costumi del Palio porta la firma di Roberta Fratini, che nel 1995 ne curò anche la realizzazione. Docente e scenografa di formazione, specializzata in sartoria teatrale e storica, Fratini ha lavorato per il teatro musicale e l’opera lirica collaborando con sartorie, teatri e festival italiani e internazionali. Per il Palio ha progettato i costumi partendo dalla ricerca storica, dallo studio del taglio e delle proporzioni delle fogge trecentesche, dai materiali e dalle fonti iconografiche locali. Oggi la cura dei costumi è affidata ai responsabili delle singole Porte, coordinati da Federica Marcelli, mentre Aldo Pesetti è lo storico ufficiale del Palio.

C’è una coppia di abiti che racconta particolarmente bene come si lavora sulle fonti: quelli di Guido Chiavelli e Margherita da Montefeltro. Per ricostruirli la costumista è partita ancora una volta dalla pittura fabrianese del Trecento, studiando tagli e fogge prima di scegliere materiali e decorazioni. Sulla veste di Margherita compare un dettaglio ripreso dal manto della Madonna in trono con Bambino, nel trittico del 1369 di Allegretto; sull’abito di Guido ha invece riprodotto un motivo tratto da un affresco della sagrestia della chiesa di San Domenico.  

È forse in questi due costumi che il legame tra Palio e città si vede meglio: dettagli dipinti più di sei secoli fa tornano sugli abiti dei figuranti durante le giornate della rievocazione.

Offagna: gli abiti del Quattrocento tra i rioni del borgo

Offagna è un piccolo borgo fortificato dell’Anconetano, sulle colline alle spalle della Riviera del Conero, dominato da una Rocca quattrocentesca. Ogni estate, nella seconda metà di luglio, questo scenario fa da cornice alle Feste Medievali: per una settimana il centro storico cambia volto quando nelle strade tornano abiti, insegne e personaggi ispirati al tardo Quattrocento.

La scelta del periodo non è casuale: nel 1485 gli Statuti Osimani stabilivano per i castelli del contado l’obbligo di gare di tiro con la balestra, mentre già negli statuti trecenteschi di Offagna compare un riferimento alla contesa in armi. Oggi, durante le feste medioevali, i quattro rioni si sfidano con balestra, lancia, arco e mazza ferrata.

Ovviamente anche gli abiti si rifanno a quell’epoca. Per realizzarli sono state studiate fonti iconografiche del XV secolo, soprattutto dipinti e affreschi di autori marchigiani e rinascimentali. Il corteo storico riunisce oltre 300 figuranti che sfilano accompagnati dal ritmo dei tamburi e dalle coreografie con le bandiere del Gruppo Storico Offagna. Non rappresenta un generico Medioevo di fantasia e non include figure che identificano i quattro rioni, ma personaggi che rappresentano diverse classi sociali: nobili e popolani, podestà e armigeri, dame e damigelle, paggi e rappresentanti del clero.

Poi ci sono i rioni storici (San Bernardino, Torrione, Croce e Sacramento) con colori e vessilli propri, che accompagnano i figuranti nelle sfilate e durante la Disfida in Arme. Mentre il corteo attraversa il borgo, l’appartenenza a ciascun rione si legge soprattutto nei colori che avanzano tra le vie. 

Dietro alle centinaia di abiti non c'è una produzione industriale, ma il lavoro instancabile di un gruppo di sarte e volontari locali. Sono invece i comitati dei rioni e l'associazione del Comitato Feste a conservare e gestire i costumi, per poi rimetterli in strada nelle edizioni successive.

Ascoli Piceno: gli abiti della Quintana ispirati a Carlo Crivelli

Ad Ascoli Piceno la storia torna nelle strade due volte ogni estate, in occasione delle Giostre della Quintana di luglio e agosto. Prima della sfida dei cavalieri si svolge uno degli elementi più spettacolari della rievocazione: il corteo storico, con circa 1.500 figuranti che attraversano il centro cittadino fino al Campo dei Giochi. Ad aprirlo è il gruppo comunale, seguito dai Castelli e dai sei Sestieri di Ascoli, ognuno con i propri colori e le proprie insegne.

A dare forma a questo grande affresco del Quattrocento sono soprattutto gli abiti. La loro eleganza si ispira ai ritratti degli artisti che lavorarono ad Ascoli in quel periodo, primo fra tutti Carlo Crivelli. Alcuni portano inoltre la firma di noti stilisti italiani, come Pizzi, Guidetti e Martini, mentre gli esemplari più celebri sono custoditi nella sede dell’Ufficio Quintana in piazza Arringo. Nel corteo sfilano il Magnifico Messere, consoli e capisestiere, dame e damigelle, armigeri e arcieri, insieme a musici e sbandieratori: figure diverse che ricreano l’immagine della società ascolana del tempo.

Nulla viene lasciato al caso. Il costumista della Quintana disegna i costumi per l’intera manifestazione e deve approvare preventivamente anche i bozzetti eventualmente realizzati dai Sestieri, così come la scelta dei materiali. L’introduzione di nuove figure nel corteo è invece sottoposta alla Consulta Storica. Anche un nuovo abito nasce quindi da un progetto studiato e approvato prima di entrare a far parte della rievocazione.

Quando il corteo attraversa piazza del Popolo e le vie del centro, tra il travertino dei palazzi e i colori dei Sestieri, per un momento sembra di tornare nell’Ascoli del Quattrocento. Gli abiti e le insegne aiutano a riconoscere ruoli e simboli di quella città e a immaginare come poteva apparire allora.

Urbino: velluti e broccati alla corte di Federico da Montefeltro

Con il Palazzo Ducale, le opere d’arte e le architetture del centro storico, Urbino porta ancora i segni del Rinascimento e della corte di Federico da Montefeltro. Ogni estate dall’11 al 14 agosto, durante la Festa del Duca, quella storia torna anche nelle strade attraverso i personaggi della corte e, soprattutto, gli abiti. 

Gli abiti del corteo partono dalle immagini e dalle fonti storiche del periodo. A studiarle e a dare loro forma nei costumi è Flavio Di Paoli, presidente e costumista dell’Associazione Rievocazioni Storiche A.R.S. Urbino Ducale. Tra i riferimenti principali ci sono le opere di Piero della Francesca e Raffaello, ma anche il patrimonio artistico della stessa Urbino: alcuni costumi riprendono, per esempio, quelli raffigurati negli affreschi dei fratelli Salimbeni nell’Oratorio di San Giovanni.

Poi ci sono i materiali e i particolari. Velluti, sete, damaschi e broccati, passemanerie, dettagli dorati, accessori e copricapi quattrocenteschi non servono solo a rendere più ricco un costume. Raccontano qualcosa di chi lo indossava e il posto che quel personaggio occupava nella società di corte: la forma di una manica o una combinazione di colori sono dettagli che possono fare la differenza.

Anche i protagonisti del corteo arrivano dalla storia del Ducato. Accanto a Federico da Montefeltro compaiono Francesco di Giorgio Martini, il segretario Pierantonio Paltroni, il vescovo, Ottaviano Ubaldini della Carda, Battista Sforza con le sue dame ed Elisabetta Gonzaga con la sua corte.  

Inevitabile è la sensazione di déjà vu quando il corteo sfila per le vie del centro: gli abiti e i colori sono gli stessi che abbiamo imparato a conoscere nei dipinti o negli affreschi. E per un attimo il Quattrocento sembra meno lontano.

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