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Arte e cultura
Lombardia

La Lomellina: natura e cultura in provincia di Pavia

Tipologia
Percorso in auto
Durata
2 giorni
Numero Tappe
6
Difficoltà
Facile

La Lomellina ha tutto un suo fascino. È costellata di borghi, cascine e antichi castelli dai tipici mattoni rossi, si trova a due passi da Milano, si affaccia verso il confine piemontese e occupa un pezzettino della provincia di Pavia, bordata dalle acque di tre grandi fiumi: il Po, il Ticino e il Sesia.

Percorrerla significa infatti attraversare corsi d’acqua, torrenti e canali che per secoli hanno agevolato lo sviluppo di solide tradizioni contadine. Dopo faticose opere di bonifica, accompagnate dalla costruzione di grandi argini, la Lomellina è diventata così il punto di riferimento per la produzione agricola lombarda, specialmente per quanto riguarda il riso.

Basta mettere piede in Lomellina per notare effettivamente le tante risaie che abbelliscono il paesaggio. Le mondine di un tempo, le lavoratrici delle risaie così bene rappresentate nel film Riso amaro del 1949, sono state gradualmente sostituite dalle più moderne tecnologie agricole. Le stagioni della coltivazione del riso sono, però, ancora le stesse da tempo immemore: nel periodo primaverile i campi diventano grandi vasche d’acqua, nelle quali si specchiano il sole e le nuvole. Con l’arrivo dell’estate, poi, il riso inizia a crescere, mostrando il suo colore verde acceso, prima di virare al giallo nel periodo della raccolta. La gastronomia lomellina regala anche altre specialità particolari e piuttosto rare, come le lumache, le rane, gli asparagi rosa di Cilavegna e il salame d’oca, tipico di Mortara: è bene non lasciare questo territorio senza aver provato queste delizie. 

E poi…Diverse specie di uccelli acquatici vivono in Lomellina, tra i ruscelli e i campi: per loro sono state create alcune aree protette, note come garzaie, da visitare in rispettoso silenzio. Per chi preferisce invece immergersi nella storia e nell’arte di questa fetta di Lombardia, le città e i borghi della Lomellina conservano chieseabbazie e castelli che rimandano a tempi antichi. Questa commistione di corsi d’acqua e rocche di origine medioevale fa parlare della Lomellina come di una “piccola Loira”, in riferimento al famoso territorio francese sulle sponde del fiume Loira.

È pianeggiante e questo rende la Lomellina una destinazione facile da visitare non solo in auto, ma anche in moto, in bici e persino a piedi (ben due tappe della Via Francigena la attraversano).

Non resta quindi che mettersi in auto e iniziare questo itinerario che parte da Mortara  sapendo che cascine e castelli sono spesso di proprietà privata, a disposizione dei visitatori secondo orari limitati: è bene quindi organizzare il viaggio in anticipo per assicurarsi di trovare aperte le varie attrattive turistiche.

Giorno 1

Mortara

Mortara

Mortara è proprio lungo il tragitto della Via Francigena, solcato per secoli da pellegrini e viandanti in direzione di Roma, e conserva alcuni edifici religiosi di importante valore storico e artistico.

Nella basilica di S. Lorenzo, nel cuore della città, si nascondono importanti opere d’arte e il cimitero monumentale ottocentesco è anch’esso un’attrazione culturale conosciuta.

Soffermiamoci sulla basilica che è come un piccolo museo di arte sacra per le opere pittoriche conservate, in gran parte risalenti al ‘500 e al ‘600. Tra gli artisti più famosi che hanno contribuito alla decorazione della chiesa è impossibile non citare Giulio Cesare Procaccini, Bernardino Lanino e Giovan Battista Crespi, meglio conosciuto come il Cerano.

Bisogna però allontanarsi leggermente dal nucleo storico per visitare il monumento più conosciuto di Mortara. Stiamo parlando dell’abbazia di S. Albino, preziosa custode di affreschi quattrocenteschi, circondata da un raffinato portico. Lo sviluppo di quest’abbazia, posizionata sul percorso della Via Francigena, è strettamente legato alle vicende della battaglia di Mortara, che ebbe luogo nel 773 d.C. in questi luoghi. In quella storica occasione il leggendario re dei Franchi Carlo Magno sbaragliò la resistenza dell’esercito longobardo, guidata da re Desiderio. L’abbazia di S. Albino cominciò a crescere intorno al luogo di sepoltura dei (pochi) soldati franchi morti in battaglia: nei secoli successivi numerosi pellegrini francesi avrebbero visitato la chiesa per rendere omaggio ai loro antenati vittoriosi.

Mortara ha anche un’anima semplice, rurale. Chi capita a Mortara nel mese di settembre non può perdere la sagra del salame d’oca, che celebra la specialità gastronomica locale più conosciuta. Per l’occasione in città è un susseguirsi di danze e cortei storici di ambientazione rinascimentale. Non solo: le sette contrade di Mortara si scontrano durante la sagra in un grande palio cittadino, che altro non è che un gioco dell’oca vivente basato sulle abilità dei partecipanti al tiro con l’arco.

Da Castello d’Agogna a Olevano di Lomellina

Da Castello d’Agogna a Olevano di Lomellina

Nelle immediate vicinanze di Mortara sorgono due piccoli abitati che meritano una pausa approfondita, Olevano di Lomellina e Castello d’Aragona. Lungo la strada sono infinite le suggestioni. Si è immersi nel paesaggio mutevole della risaia: campi allagati a perdita d’occhio nella tarda primavera, prati smeraldini d’estate, argini di rogge piantati a pioppi, grandi cascine isolate.

Si parte da Castello d’Agogna che prende il nome dalla sua fortezza, non lontano dalla sponda sinistra del fiume Agogna. In paese si racconta che il mitico generale romano Giulio Cesare abbia presidiato questo territorio con le sue legioni, prima di marciare in direzione della Gallia (l’odierna Francia). Oggi l’attrattiva principale del paese è il suo castello, passato di mano in mano nei secoli a diverse dinastie aristocratiche e oggi proprietà dei discendenti della nobile famiglia Isimbardi. La rocca è a disposizione per eventi e matrimoni privati. Olevano di Lomellina è un altro interessante borgo agricolo, anch’esso dotato di una fortezza difensiva. Il paesaggio circostante è largamente occupato da fertili risaie, affiancate da campi di cereali, asparagi e piselli. A Olevano di Lomellina ci si viene specialmente per il Museo di arte e tradizione contadina: una grande collezione di attrezzi e macchinari è testimone dello sviluppo delle tecniche agricole in Lomellina, soprattutto per quanto riguarda la coltivazione di riso e cereali. Il museo segue orari ridotti, quindi meglio chiamare in anticipo. A proposito di castelli e fortezze, prima di raggiungere la tappa successiva, Garzaia di S. Alessandro, vale la pena andare a Cozzo e visitare il suo Castello Gallarati Scotti, interessante per conoscere appieno la storia di questo territorio.

Garzaia di S. Alessandro

Garzaia di S. Alessandro

Sul tragitto che da Olevano di Lomellina scende in direzione di Breme e Sartirana Lomellina, la sosta obbligatoria è alla garzaia di S. Alessandro, tra le più conosciute ed estese della provincia di Pavia.

Cosa sono le garzaie? Sono piccole aree protette sparse nel territorio della Lomellina dove vivono e svolazzano diverse specie di uccelli autoctoni. Il nome garzaia potrebbe derivare dalla parola dialettale “sgarza” che indica l’airone, uno degli uccelli più diffusi nell’habitat naturale lomellino. Altre specie comuni sono le garzette e le nitticore.

Il percorso di visita richiede di muoversi in modo lento e silenzioso tra i cespugli, le canne palustri e le pozze d’acqua. Si potrebbero così scovare esemplari di uccelli che nidificano e si riproducono nell’ambiente protetto delle garzaie. Per chi volesse vivere un’esperienza ancora più completa della fauna delle garzaie, alcune associazioni e gruppi naturalistici organizzano escursioni guidate.

Monumento naturale Garzaia di Sant'Alessandro
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Maggiori Informazioni
Giorno 2

Sartirana Lomellina

Sartirana Lomellina

A pochi minuti d’auto dal confine tra Lombardia e Piemonte, marcato dalle rive del fiume Po, il paese di Sartirana Lomellina lega la sua storia alle vicende del suo castello. Fondata dalla dinastia aristocratica dei Visconti nel XIV secolo, la fortezza mostra il colore rosso vivace tipico dei mattoni lombardi quando ci si avvicina alla sua possente struttura. Un bel fossato circonda la rocca, sormontata da un alto torrione circolare. Lungo i quattro lati del castello si notano sui muri profonde fenditure e merli a scopo difensivo. 

Il cortile interno è colorato da una folta edera rampicante, e si passa da qui per accedere alle interessanti esposizioni museali proposte dalla Fondazione Sartirana Arte. Anche a Sartirana Lomellina è meglio verificare gli orari di apertura prima di presentarsi all’ingresso del castello.

Prima di continuare l’itinerario in direzione dell’antica Lomello, non può mancare una sosta golosa a Breme, luogo di origine di una varietà di cipolle rosse (“sigulle” in dialetto locale) tra le più apprezzate in Lombardia e in tutta Italia. Le cipolle rosse di Breme sono grandi, rotonde e leggermente schiacciate e svelano un sapore dolce e insieme sapido. Il momento migliore per assaggiarle è in occasione della sagra patronale di Breme, tra maggio e giugno. La cipolla sarà ideale condimento di un risotto, da accompagnare alle rane e alle lumache, specialità tipiche della Lomellina.

Lomello

Lomello

Il borgo di Lomello si trova a circa 10 chilometri a est di Sartirana Lomellina. Come è facile indovinare, il paese era importante già in epoca romana e con il suo nome si indicava l’intero territorio della Lomellina.

L’abitato della romana “Laumellum” era citato già nel II secolo d.C. dal geografo greco Claudio Tolomeo. Divenne poi ancora più noto intorno alla fine del VI secolo d.C. quando ospitò le nozze dei membri della dinastia reale longobarda Teodolinda e Agilulfo. Le relazioni commerciali e politiche del borgo di Lomello con la città di Pavia, sede principale del regno longobardo, erano infatti ottime: il matrimonio reale ne sancì la definitiva conferma.

Una visita culturale a Lomello può partire dal castello, che custodisce alcuni affreschi cinquecenteschi e ciò che rimane di due mosaici pavimentali romani. 

A pochi passi dalla fortezza spicca poi il complesso monumentale di S. Maria Maggiore, un edificio religioso in stile romanico lombardo. La primissima costruzione crollò nel 1117 durante un terremoto, anche se la leggenda racconta che sia stato il diavolo in persona a distruggere la struttura. Di questa prima versione della basilica si nota ancora isolata una piccola sezione che si staglia verso il cielo, affiancata dal resto della struttura, ricostruita dopo il terremoto.

Vicino a S. Maria Maggiore sorge poi il battistero paleocristiano di S. Giovanni Ad Fontes costruito tra il V e il VII secolo d.C. e rimasto in piedi anche dopo il terremoto. È considerato tra i monumenti culturali più antichi dell’intera Lombardia e al suo interno si conserva ancora la fonte battesimale originale.

A Scaldasole passando per Valeggio

A Scaldasole passando per Valeggio

Da Lomello il paesaggio agricolo della Lomellina mantiene la sua uniformità proseguendo ancora verso est. Intorno a Valeggio e Scaldasole si attraversano risaie e campi di mais, lungo vasti campi bordati da alti pioppeti. Le pozze d’acqua e i piccoli canali che attraversano queste aree ospitano grandi nidi di uccelli autoctoni.

A Valeggio si nota in fretta che tutto in questo borgo ruota intorno alla sua fortezza aristocratica, un castello che rimanda per stile e dimensioni a quello di Sartirana Lomellina. Sette torrioni perimetrali, di forme eterogenee, formano un’immagine davvero pittoresca, di fascino antico. 

Dalle sale della rocca di Valeggio sono passati importanti personaggi storici, come re Francesco I di Francia e re Carlo V d’Asburgo. Tra le diverse dinastie aristocratiche che hanno abitato il castello nei secoli si deve citare la famiglia dei Pico, signori del borgo di Mirandola, in provincia di Modena. Si dice che il più famoso tra i membri di questa famiglia, Giovanni Pico della Mirandola, iniziò proprio a Valeggio i suoi intensi studi che l’avrebbero reso uno degli intellettuali più eruditi e colti della storia italiana.

Le sorti di Valeggio sono da sempre legate a quelle di Scaldasole, un paesino a soli 5 chilometri di distanza, con un bel castello di mattoni rossi che custodisce alcuni reperti che vanno dall’età Neolitica al periodo Longobardo.

Anche qui c’è un possente castello: la famiglia Strada abita questa fortezza privata da lungo tempo ma di tanto in tanto i sorprendenti interni del complesso medioevale vengono aperti per essere visitati e apprezzati da tutti. 

In alternativa, vale comunque la pena osservare da fuori il grande fossato e le possenti mura della fortezza durante una passeggiata intorno al suo largo perimetro.

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