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Arte e cultura
Lombardia: l’altra Bergamo

Bergamo insolita nel tracciato delle Mura Venete

Tipologia
Percorso a piedi
Durata
2 giorni
Numero Tappe
7
Difficoltà
Facile

Città interessante, Bergamo, che si è elevata ai fasti del turismo con l’efficace politica low cost del suo aeroporto di Orio al Serio, eppure ancora sottovalutata. Il riconoscimento Unesco garantito alle Mura Veneziane ha sicuramente dato una mano, e così ha fatto la condivisione con Brescia del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2023.

Le Mura Venete, riconosciute Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2017 , separano la città, solo "visivamente", in Bergamo Bassa e Bergamo Alta. Furono costruite dalla Repubblica di Venezia nella seconda metà del XVI secolo d.C. come importante struttura difensiva, che attraversa in Italia anche Peschiera del Garda e Palmanova e continua in Croazia e Montenegro.

Strade silenziose in salita, giardini piccoli ma frequenti, una delle migliori collezioni d’arte storica esistenti al mondo – perché questo è il rango dell’Accademia Carrara –, iniziative culturali nel nome di Donizetti, e poi naturalmente anche belle chiese e, perché no, le vie dello shopping fanno di Bergamo un gioiellino che tutti dicono di avere sentito nominare, ma che in realtà rimane un segreto gelosamente custodito. Perché non svelarlo?

Sentierone

Sentierone

Chi arriva a Bergamo in treno scende all’unica stazione disponibile, ma anche chi sbarca in aereo generalmente ci arriva, perché fermano lì i bus da Orio al Serio. Qui inizia l’arioso viale Giovanni XXIII, che guida – oltre a una nutrita serie di vetrine dove curiosare – verso la funicolare per Bergamo Alta.

I caselli ottocenteschi di Porta Nuova segnano l’incrocio ad angolo retto con il Sentierone, l’arteria maggiore della Città Bassa: è larghissima, alberata, con i suoi caffè e – verso sinistra, per chi arriva dalla stazione – i palazzi del Comune che annunciano lo shopping di Via XX Settembre e la vivacità di piazza Pontida.

A destra, subito spiccano il Teatro Gaetano Donizetti, intitolato alla massima gloria lirica bergamasca, e di fronte un portico monumentale, che fa da facciata al Centro Piacentiniano. È probabile che i tavolini all’aperto del Balzer, caffetteria dal 1850, siano una tentazione, ma anche gli interni del locale sono niente male. Per inciso, un Balzer molto più moderno si trova allo Stadio ed è ovviamente dedicato all’Atalanta, gloriosa squadra calcistica dal 1907.

Centro Piacentiniano

Centro Piacentiniano

Gli edifici del quartiere – dall’affaccio porticato sul Sentierone alla quiete centrale di piazza Dante, fino al Palazzo della Banca d’Italia lungo la strada verso Città Alta – disegnano un complesso unitario davvero di valore, godibile non soltanto per le vetrine dei negozi da passare in rassegna. 

Ma perché il quartiere si chiama Piacentiniano? La ragione è che era stato progettato nel primo ’900 sotto la guida del grande architetto Marcello Piacentini — noto soprattutto per le masse squadrate ma innegabilmente eleganti dei suoi edifici all’EUR di Roma, progettate per l’Esposizione Internazionale che avrebbe dovuto svolgersi nel 1942 —, al quale la città di Bergamo aveva affidato la razionalizzazione del proprio centro commerciale e finanziario. Il risultato è un ambiente ancora classico, in un clima omogeneo che ha passato più di un secolo senza invecchiare.

In fondo al Sentierone comincia l’elegante via Torquato Tasso, ricca di botteghe di moda e intitolata al poeta della Gerusalemme liberata la cui famiglia era originaria della Bergamasca. Seguendo la via, si incontra abbastanza presto una segnalazione che indirizza sulla sinistra al Parco Caprotti, occasione di una pausa nel verde da raggiungere dopo avere attraversato un notevole cortile d’epoca.

Via Pignolo

Via Pignolo

Al capo di Via Torquato Tasso più lontano dal Sentierone, quasi d’angolo con l’elegante facciata incompiuta della Chiesa di Santo Spirito, si incrocia Via Pignolo. La si può seguire prendendo a sinistra, presto consapevoli che il suo andamento è da risalire in pendio verso Città Alta e che le atmosfere si fanno più rarefatte.

Il borgo del Pignolo è il “segreto meglio custodito” nel “segreto” tutto da scoprire in un insolito itinerario turistico per la città di Bergamo. Si passa accanto a dimore signorili per lo più cinquecentesche che appartenevano a mercanti locali, austere nelle facciate pubbliche quanto raffinate nei cortili e nelle fronti rivolte ai giardini. Qualche nome di famiglia storica proprietaria: Suardi ai numeri 63 e 65, Martinengo-Colleoni e Grataroli ai numeri 70 e 72, Maffeis al numero 74, Tasso all’80. Poco più in alto della chiesa di S. Alessandro della Croce, la graziosa Fontana del Delfino ha raffigurata in rilievo una pigna. Attorno, nella bella stagione ci si può sedere ai tavolini all’aria aperta di un caffè tipicamente bergamasco. 

La via culmina in vista di Porta S. Agostino, dove si dovrà scegliere fra tre possibilità. Chi vuole godersi subito un panorama può semplicemente entrare nella moderna sede universitaria di Lettere, Filosofia e Comunicazione per trovarsi, fra uno studente e l’altro, su una spianata aperta verso la Città Bassa. Chi invece apprezza l’architettura medievale può salire ad attraversare la Porta, per andare a curiosare in un’altra sede dell’ateneo: il notevole ex convento di S. Agostino. Chi, infine, non vuol perdersi il migliore museo di Bergamo può scegliere l’acciottolato accanto a una fascia di verde sotto le Mura Veneziane per scendere in breve all’Accademia Carrara.

Accademia Carrara

Accademia Carrara

Chi dedica a una città d’arte come Bergamo un weekend, o poco più, corre il comprensibile rischio di dedicarsi a passeggiate, shopping e gastronomia, rassegnandosi a decidere che ai musei si penserà la prossima volta. Errore. Mettere il naso alla Carrara è divertente: il tempo vola e la festa di stili, colori, epoche e tecniche finisce per catturare.

È straordinaria, quasi un simbolo per l’Accademia, la piccola Madonna col Bambino dipinta a tempera da Andrea Mantegna per un committente privato. Il Giuliano de’ Medici, ritratto da Sandro Botticelli, volge altrove il suo sguardo sornione. E la giovanissima rampolla della famiglia Redetti, quasi fotografata da Giovan Battista Moroni, non sa bene se essere già sicura del suo nobile destino o spaventata da quel signore che l’ha messa in posa. Altri capolavori vi sono esposti — ci sono oltre 1500 opere di pittori italiani ed europei dal ’300 all’800 e poi ancora sculture, disegni, stampe, miniature, bronzetti e placchette, medaglie, ceramiche e porcellane, cammei, vetri e armi — e di artisti di altrettanta fama, come Lorenzo Lotto, Tintoretto, Tiziano e Hayez solo per fare alcuni nomi.

Non va dimenticato, inoltre, che al lato contemporaneo della storia dell’arte è dedicata la praticamente dirimpettaia GAMeC, che ha avuto nascita indipendente ma della Carrara è come una sorellina.

Piazza Pontida

Piazza Pontida

Una volta viste l’Accademia Carrara e la zona di Sant’Agostino immediatamente più in alto, si può cedere alla tentazione di considerare l’altro versante della Città Bassa, quello occidentale. In questo caso è bene, quindi, tornare di nuovo al Sentierone – si può benissimo prendere un autobus alla fermata davanti alla sede universitaria di Lettere, scendere dal bus a Porta Nuova – e stavolta prendere a destra.

La torre che svetta sul Sentierone è dedicata ai caduti durante la prima guerra mondiale e fa ancora parte del Centro Piacentiniano, mentre dove gli alberi terminano si trova il neoclassico Palazzo Frizzoni che è la sede del Comune. Accanto, comincia la serie ininterrotta di negozi lungo Via XX Settembre – assolutamente pedonalizzata – finché il clima commerciale diventa di nuovo più storico quando la via si allarga su piazza Pontida. Tra portici, fontane e caffè, dove anche il lastricato su cui ora si cammina è meno recente, la piazza è il punto di convergenza fra la raggiera di strade (Moroni, San Bernardino, Quarenghi) che identificano questa parte della Città Bassa. Non ci sono monumenti da visitare ma, avendone la curiosità, angoli di tutti i giorni da scovare. Uno: quello di largo Nicolò Rezzara, dove si trova la chiesa di S. Leonardo, la prima costruita fuori le antiche mura.

Via S. Alessandro

Via S. Alessandro

Dalla zona di Piazza Pontida non è subito evidente, ma la lunga via S. Alessandro che ha inizio da qui finirà per salire fin sotto Bergamo Alta. I negozi del primo tratto mostrano le loro vetrine da case spesso eleganti, comunque di carattere, ma è soprattutto dopo aver passato la chiesa di S. Alessandro in Colonna e l’incrocio con via Giuseppe Garibaldi che le cose si fanno veramente suggestive. Già l’acciottolato accanto alla clausura femminile del convento di S. Benedetto è a traffico (molto) limitato. Poco più in alto, delle auto ci si può dimenticare.

Tenendo infatti la destra attorno alla ex chiesa dei Mendicanti si può imboccare un vicolo che si arrampica fra muri di cinta, orti e giardini sovrastanti, quasi mezzo chilometro di pace senza tempo, fino alla breve scalinata che porta in vista di Porta S. Giacomo. In realtà, anche senza scegliere l’isolamento del vicolo, il tratto finale di via S. Alessandro, che gli corrisponde, offre l’ennesimo acciottolato bergamasco, questa volta panoramico fra ville, altri muri di cinta e portali vecchi di secoli, fino al portico della Madonna del Giglio e allo sperone sud-occidentale delle Mura Veneziane.

Porta S. Giacomo

Porta S. Giacomo

Il termine della via S. Alessandro che sale da Piazza Pontida è in qualche modo aereo: culmina in un ponte sopra il fossato attorno alle Mura Veneziane. L’acciottolato è largo, battutissimo tanto dai bergamaschi quanto da chiunque salga a piedi verso la Città Alta – turisti internazionali inclusi – ma proprio per la sua ampiezza mai affollato. La curva finale permette vedute francamente strepitose sulla Città Bassa e la pianura, dove si individuano bene il rettilineo di viale Papa Giovanni XXIII fino alla Stazione Ferroviaria, in lontananza le ciminiere delle acciaierie di Dalmine e, se l’aria è pulita, perfino il profilo a grattacieli di Milano. I tramonti, quando capita, non sono da perdere.

Divide via S. Alessandro dalla Città Alta la grandiosa eleganza veneta della Porta S. Giacomo, con le sue colonne, il timpano quasi neoclassico e ancora oggi il Leone di S. Marco della ex Dominante. Ci sono altre tre porte d’accesso dalla Città Bassa, ma questa è l’unica che si possa varcare soltanto a piedi.

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