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Arte e cultura
Lazio

Maxxi Bvlgari Prize: lo sguardo dei giovani artisti mostra l'eccellenza dell'arte contemporanea

Un progetto nato per sostenere i giovani artisti, l’espressione della loro creatività e l’eccellenza nell’arte contemporanea.

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Stiamo parlando del Maxxi Bvlgari Prize, la mostra curata da Giulia Ferracci al Maxxi di Roma che, fino al 20 novembre, vedrà esposte le opere dei tre finalisti del concorso.

L’edizione 2022 ha visto trionfare Alessandra Ferrini con Gaddafi in Rome: Notes for a Film, la cui opera sarà acquistata dal museo.

Il Maxxi Bvlgari Prize, un trampolino di lancio per la creatività contemporanea

maxxi bulgari prize

Non è la prima volta che Bvlgari collabora con grandi nomi dell’arte contemporanea, tra cui Anish Kapoor e Zaha Hadid che hanno rivisitato per la maison il celebre anello B.zero1 personalizzandolo con il proprio tocco creativo.

La collaborazione tra il Maxxi e Bvlgari è iniziata nel 2014 grazie alla mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968. Dal 2018 Bvlgari, simbolo di savoir-faire italiano, offre il suo sostegno a un premio nato nel 2000 che nel corso degli anni ha lanciato molti giovani artisti.

Quella del 2022 è la terza edizione con il patrocinio di Bvlgari che con il Maxxi condivide valori come eccellenza, creatività, passione per l’arte e desiderio di fare spazio a sperimentazione e innovazione. La missione è investire sulla creatività contemporanea e sugli sguardi dei giovani talenti che disegneranno il futuro.

Vedere le opere d’arte è anche un’esperienza di conoscenza

maxxi bulgari prize

Le opere dei finalisti si possono vedere fino al 20 novembre 2022 nella Galleria 5 del Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo ospitato in un edificio progettato proprio da Zaha Hadid.

Il percorso espositivo parte dalla Archive Room con pareti decorate con l’antica tecnica giapponese del Kintsugi. Qui, tre teche, nelle quali sbirciare prima di scoprire le opere vere e proprie, custodiscono i materiali e gli appunti che gli artisti hanno usato nel processo di creazione.

Conosciamo meglio gli artisti

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A contendersi il premio, 3 artisti finalisti che con le loro opere site-specific e profondamente radicate nel presente hanno cercato, ciascuno con il proprio linguaggio, un nuovo punto di vista su storia, natura e società.
Tutti e tre includono sia la sfera personale che la dimensione collettiva nel tentativo di comprendere il mondo contemporaneo e la sua continua evoluzione. Conosciamoli meglio.

Alessandra Ferrini è nata a Firenze ma vive e lavora a Londra. La sua arte affonda le radici nella storia e specialmente nel post-colonialismo, ma esplora anche il modo in cui registriamo la memoria storica e i rapporti tra l’Italia, l’area Mediterranea e l’Africa.

Namsal Siedlecki è statunitense e esplora la trasformazione della materia, sia naturale sia artificiale, attraverso la scultura.

Silvia Rosi vive e lavora tra Modena e Londra ma ha origini italo-togolesi e la sua ricerca si fonda sul concetto di origini e di identità. Lo fa soprattutto attraverso la fotografia.

Le tre opere in mostra

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La prima opera visibile lungo il percorso espositivo del Museo Maxxi è quella di Alessandra Ferrini. Si intitola Gheddafi in Rome: Notes for a Film ed è un’installazione video che analizza il racconto mediatico della visita ufficiale di Gheddafi a Roma nel 2009. In quella occasione fu firmato il Trattato tra Italia e Libia che ha determinato conseguenze a cascata, dal riconoscimento dei danni coloniali da parte dell’Italia alla violazione dei diritti umani causata dai respingimenti dei migranti.
I temi che affronta sono la spettacolarizzazione degli eventi, la velocità della comunicazione che non va di pari passo con la complessità delle questioni e il rapporto dell’Italia con il suo passato coloniale tuttora in gran parte negato.

L’opera Nuovo Vuoto di Namsal Siedlecki è un viaggio attraverso il lavoro dell’artista in sei sculture realizzate tramite scansione 3D del vuoto di una vecchia mano in bronzo che lo scultore aveva acquistato online. Si parte da un’assenza per riempire lo spazio vuoto di materia e significato usando materiali diversi come gesso, cemento, legno, gres, polistirolo, bronzo e vetro. Attraverso le varie tappe la forma cambia leggermente mostrando quanto il passato incida sul presente ma anche che si può sempre ricominciare da capo.

Teacher Don’t Teach Me Nonsense è l’opera di Silvia Rosi che racconta l’identità della sua famiglia e di un intero popolo attraverso fotografie e video a partire dalla lingua nativa del Togo, minacciata dall’imposizione coloniale del francese e del tedesco ma capace di sopravvivere nel tempo nonostante tutto.

Artisti emergenti e Roma: una lunga storia d’amore

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E se volete approfittare del progetto Maxxi Bvlgari Prize per esplorare luoghi e quartieri romani votati agli artisti emergenti, la prima tappa del vostro itinerario dovrà essere il quartiere di Ostiense. Considerato la culla della Street Art romana e anche italiana, è stato il primo della Capitale a ospitare le opere di artisti internazionali, da Blu a Guy Denning, Behr e Roa realizzate nei sottopassaggi ferroviari o sulle pareti dei grandi palazzi.
La Galleria Von Buren Contemporary (già Rvb Arts) è invece una galleria d’arte contemporanea la cui parola d’ordine è accessible art. Il suo obiettivo è quello di individuare talenti emergenti e promuovere mostre volte a far conoscere l’arte contemporanea in maniera divertente e informale. Tra i suoi artisti si trovano soprattutto pittori, scultori e fotografi contemporanei. Oltre al grande lavoro di ricerca e divulgazione è bello lo spirito che si respira in questi spazi dove il timore reverenziale non è benvoluto ed esperti e neofiti possono parlare la stessa lingua.

A Roma i giovani artisti diventano protagonisti indiscussi di una storia di bellezza e, con la loro creatività contemporanea, arte e sensibilità, diventano fonte di ispirazione per chi li guarda.

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