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Escursioni
In cammino tra Emilia-Romagna e Toscana

Da Bologna a Firenze lungo la Via degli Dei

Tipologia
Percorso a piedi
Durata
5 giorni
Numero Tappe
5
Difficoltà
Medio

Da Bologna a Firenze. Da Firenze a Bologna. Un cammino che valica l’Appennino tosco-emiliano, segue le rotte di antichi commerci, attraversa monti dai nomi divini – Adone, Giove, Venere, Luario (da Lua, la dea romana dell’espiazione) – attraversa borghi e paesi colmi di testimonianze storiche, paesaggi ancora integri e selvaggi e dolci colline. È un tracciato che percorsero già etruschi e romani, che nel Medioevo fu passaggio di mercanti e che in gran parte si sviluppa sulla Linea Gotica. Rimanere incantati, lungo questo percorso, risulta facile. Oltre alle due città d’arte, si passa per la Riserva Naturalistica del Contrafforte Pliocenico, l’antica Flaminia militare, strada costruita nel 187 a.C., il Mugello con il Castello del Trebbio, il santuario di Monte Senario, dove i frati vi offriranno il liquore Gemma di abeto, poi Fiesole, borgo gioiello a ridosso di Firenze, ultima meta del cammino. 

Sono circa 130 km da dividere idealmente in 5 tappe. Certo, si possono anche accorciare i tempi in quattro tappe, ma affrontare un cammino significa il più delle volte elogiare la lentezza, godersi ogni attimo, i profumi del sottobosco, i momenti di introspezione e i sorrisi delle persone che si incontrano e con cui si può condividere l’esperienza. Diversi sono gli alloggi e i punti ristoro che si trovano lungo tutto il cammino, nelle tappe principali e, in alcuni casi, anche a breve distanza da esse. Basta prenotare in anticipo per non incorrere in brutte sorprese. 

L’alluvione che ha colpito alcune zone dell’Emilia-Romagna a maggio e giugno del 2023 ha purtroppo devastato alcuni tratti e sentieri della Via degli Dei, rendendoli inagibili. Alcuni di questi tratti sono stati ripristinati, ma si consiglia di rimanere sempre aggiornati sulle eventuali varianti da percorrere segnalate sul sito ufficiale del cammino viadeglidei.it. Informarsi prima di intraprendere qualsiasi cammino rimane sempre una buona pratica.

 

Da Bologna a Badolo

Da Bologna a Badolo

Bologna è una città dalle giuste misure, proporzionata e facile, accogliente e buona, giovane, antica e sperimentale. Una città che è culla di artisti, cantautori di spessore e intellettuali, dove il buon vivere è tangibile da subito. Si parte da Piazza Maggiore e si raggiunge, attraverso 498 gradini, il Santuario della Madonna di San Luca. Da qui si scende verso il Parco della Chiusa di Casalecchio di Reno, l’opera idraulica più antica d’Europa ancora in funzione, poi si costeggia il Reno in direzione Sasso Marconi raggiungendo l’Oasi naturalistica di San Gherardo nata dal recupero di una cava nei pressi di Palazzo de’ Rossi e oggi luogo di tutela e di conservazione della flora e della fauna locale. 

Superata l’oasi, si attraversa il ponte di Vizzano sospeso sul fiume e si giunge al Parco Agricolo Naturale dei Prati di Mugnano, area verde e punto di riferimento per le gite fuori porta dei bolognesi. Superati i prati di Mugnano, il prossimo punto d’interesse che si incontra è il Giardino Botanico Nova Arbora, con piante, frutti, fioriture,  l’"orto dei veleni” e un’antica cascina che offre alloggio e ristorazione. Manca poco a Badolo, reso suggestivo dal panorama e dalle ampie pareti della sua rocca.

Da Badolo a Madonna dei Fornelli

Da Badolo a Madonna dei Fornelli

A Badolo, duecento metri dopo l’Hosteria della Rocca di Badolo, si può vedere il curioso Colombario di Monte del Frate, una profonda cavità con due ampie aperture verso l’esterno e tante piccole nicchie scavate dall’uomo. Non si sa bene cosa fosse, se un luogo di sepoltura etrusco - romano o una struttura per l’allevamento di colombi. Siamo nella Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico, area testimone dell’esistenza di un piccolo golfo marino del Pliocene (dai cinque a i due milioni di anni fa). Sulle rocce di questa maestosa sequenza di rupi o fra i detriti si possono scovare resti fossili di organismi che abitavano questo luogo, soprattutto gusci di molluschi. È questa la tappa della salita al Monte Adone, un po’ il simbolo di questo cammino. Una volta raggiunta la cima e le due croci, potete leggere i messaggi dei camminatori passati di qui prima di voi e lasciarne uno a chi verrà sul quaderno dei viandanti. Lo trovate in una cassetta di metallo fissata alle croci. Da qui il panorama è davvero da contemplare.

Dopo la discesa dal Monte Adone, un lungo tratto collega Brento a Monterumici e poi Monzuno, per poi proseguire dal Santuario della Madonna della Neve a Madonna dei Fornelli.

Da Madonna dei Fornelli a Passo della Futa

Da Madonna dei Fornelli a Passo della Futa

Nella Roma imperiale era probabilmente un luogo di fornaci da cottura o da cale. Poi Madonna dei Fornelli, con quel suo spirito autentico e genuino, è diventato luogo di villeggiatura e oggi è un punto di riferimento per chi percorre la Via degli Dei. Da qui, parte la terza tappa del cammino. Quella in cui è facilmente riconoscibile, in diversi tratti, la Flaminia Militare, l’antico tracciato delle legioni romane (datato 187 a.C.), con una larghezza costante di 2,40 m e per la quale si stima siano stati utilizzati circa 25 quintali di arenaria per ogni metro. Ma questa è anche la porzione di cammino della Piana degli Ossi, con i resti di sei antiche fornaci risalenti forse al II secolo a.C., e quella del Passo della Futa, luogo di guerra e sepolture, meta di questa tappa e valico appenninico tra Emilia-Romagna e Toscana.

Dal Passo della Futa a San Piero a Sieve

Dal Passo della Futa a San Piero a Sieve

Il Passo della Futa è il luogo in cui, nel 1944, i tedeschi costruirono una sorta di cittadella militare con fortini dotati di torrette con cannoni, postazioni d'artiglieria, rifugi, punti d'osservazione, un fossato anticarro e campi minati. Ne rimangono tracce nei dintorni di Santa Lucia. Negli anni Sessanta invece, è diventato il luogo di sepoltura di quasi 33.000 tedeschi, il maggiore tra i dodici cimiteri militari germanici in Italia.

Dal Passo, si attraversa un bosco e poi si sale lungo il crinale della collina a Monte Gazzaro fino a raggiungere la sua Croce, a 1125 m, vicino alla quale si trova la scatola del quaderno dei pensieri dei viandanti. Si entra nel Mugello, terra di confine coperta dal verde delle Foreste Casentinesi e da quello degli Appennini, granaio dei Medici, patria di Giotto e Beato Angelico e, in tempi più recenti, quel circuito tanto favorevole a Valentino Rossi.

Prossimo punto curioso del tracciato è il Passo dell’Osteria Bruciata, nome dovuto presumibilmente alla presenza, già nel 1585, di un edificio in rovina che, con il passare del tempo e delle voci popolari, divenne l’edificio degli orrori. Si narra infatti che, in un periodo non precisato, in questa casa ci fosse un’osteria in cui viandanti e pellegrini cercassero riposo e cibo. Ma l’oste era un orco che assassinava gli avventori e ne macellava le carni per darle in pasto ai prossimi passanti. Fu un frate a scoprire il fatto raccapricciante quando, passando di lì, le sue narici furono pervase da uno strano odore. Avvertì gli organi competenti, che colsero l’oste in flagranza di reato e diedero alle fiamme l’osteria.

Si prosegue verso il Riarsiccio, una vecchia casa diroccata e poi a un bivio. Si può scegliere di raggiungere Sant’Agata, un borgo antico e immobile in cui si visitano la Pieve romanica del XII secolo e due musei, d’arte sacra e archeologico. Vicino si trova il sito archeologico di Montaccianico, dove nel XIII e fino ai primi decenni del XIV secolo sorgeva il castello degli Ubaldini, dominatori della zona. Oppure si continua verso San Piero a Sieve, sorto nel corso del Medioevo presso il ponte sulla Sieve, ricostruito dai fiorentini nel 1372. Prima di raggiungere San Piero a Sieve però, vale la pena deviare verso il Convento di S. Bonaventura al Bosco ai Frati, che conserva un espressivo Cristo ligneo.

Da San Piero a Sieve a Firenze

Da San Piero a Sieve a Firenze

Si riparte dal centro storico di San Piero a Sieve seguendo le indicazioni per la fortezza medicea di S. Martino, voluta da Cosimo I De’ Medici ed eretta nel 1569, oggi chiusa al pubblico e visibile solo esternamente. Si prosegue camminando in collina, seguendo le linee dei cipressi, guardando le distese di ulivi e affiancando ogni tanto caseggiati in pietra. Fino ad arrivare a Trebbio e optare per la deviazione che porta al Castello del Trebbio, villa medicea realizzata fra il 1427 e 1436 da Michelozzo, su commessa di Cosimo il Vecchio.

Passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, si giunge ai grandiosi ruderi della badia del Buonsollazzo, con splendida vista sul Mugello e sul crinale appenninico. Manca poco al Convento di Montesenario, costruito nel 1234. A poco più di 800 metri di altitudine, è il posto giusto per una breve sosta ristoratrice e per assaggiare il liquore Gemma di abeto offerto dai frati.

Si percorre una strada sterrata che costeggia il Convento sulla destra, poi il viale alberato e un sentiero che scende nel bosco fino a Bivigliano, paese in cui si trovano strutture ricettive e negozi. Da qui si prosegue su strada asfaltata fino a Vetta le Croci. Mancano gli ultimi 18 km alla fine della Via degli Dei. Si va in salita verso Poggio Pratone, che regala una meravigliosa vista su Firenze. Poi si scende agevolmente a Monte Fanna e, una volta superata la frazione di Borgunto, in breve si giunge a Fiesole, un incantevole paesino appartato su una collina. Di origine etrusca, le ville rinascimentali, i viali di cipressi e i giardini che la adornano la rendono meta di piacevoli passeggiate fuori dal caos cittadino, mentre la sua area archeologica racconta il suo antichissimo passato. 

E poi da qui raggiungere Firenze è una passeggiata. Il cammino si conclude in piazza della Signoria, cuore politico e fulcro della vita locale fin dall'età comunale, un eccezionale museo a cielo aperto. La dominano Palazzo Vecchio, sede del municipio e museale, e la Loggia dei Lanzi del XIV secolo, una galleria all'aperto che espone sculture rinascimentali, tra cui il Ratto delle Sabine del Giambologna (1583 circa), il Perseo in bronzo di Benvenuto Cellini (1554) e le Sette Virtù di Agnolo Gaddi (1384-89). Non resta che scattare la foto di rito alla meta e godersi il senso di appagamento che solo un cammino può dare.

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