Bologna. Chiesa dei Santi Pietro e Girolamo in Rastignano. Le vetrate istoriate e il bronzo
Siamo alla seconda tappa del nostro itinerario, nelle belle colline bolognesi, comune di Pianoro. Qui si erge la Chiesa dei santi Pietro e Girolamo presso la frazione di Rastignano, edificata negli anni tra il 2007 e il 2009, su progetto dell’architetto Renato Sabbi.
Nel decennio successivo, Goffredo Gaeta arricchisce l’edificio sacro con vetrate istoriate, opere in marmo, bronzo, mosaico, pittura e ceramica.
La chiesa ci accoglie con un portale bronzeo che illustra il tema iconografico di San Pietro pescatore di uomini.
Il linguaggio di Goffredo Gaeta lascia spazio a dettagli realistici, come nella rete, nei pesci e nel volto di Pietro dal quale emergono stati emotivi, mentre la volumetria del corpo dell’apostolo tende a dilatarsi, muovendosi lungo una linea diagonale. Pietro è attonito. Impiega tutta la sua forza fisica per raccogliere un carico di pesci inaspettato. Il corpo si deforma nello sforzo sovraumano.
Il maestro di fatto piega i limiti della materia dura del bronzo e lo plasma come se fosse morbida argilla.
Pittura, ceramica e bronzo si uniscono nella realizzazione della Residenza del Santissimo Sacramento, ai lati dell’area presbiteriale, mentre altare, ambone e fonte battesimale sono scolpiti nel marmo bianco di Carrara.
Si segnala il pavimento a mosaico policromo, tutto giocato sui toni dell’acqua, sul quale insiste il fonte battesimale.
Un tripudio di cromie luminose emerge nelle vetrate. Il maestro utilizza un linguaggio sintetista di grande bellezza. Le forme sono costituite da un accostamento di moduli, elementi circolari, oblunghi, scheggiati, triangolari, che nel risultato richiamano l’effetto di un collage. Tecnicamente, il metodo elaborato dal maestro gli consente di non ricorrere ad armature metalliche o a legature di piombo, conseguentemente, le diverse scene rappresentate sono dotate di estrema leggerezza, poiché libere dalla rigida griglia degli scomparti in piombo.
Da non perdere il magnifico tondo con l’effige di Santa Clelia Barbieri e la complessa Creazione, composta in modo del tutto originale da diversi pannelli rettangolari. Come in una sequenza cinematografica, le lastre di vetro non sempre descrivono l’intera scena ma frammenti o parti di essa in modo altamente evocativo. Si aggiungano inoltre i luminosissimi paesaggi come quello raffigurato nella vetrata intitolata alle colline del fiume Savena, che vale il viaggio.