C’è voluto un informale referendum popolare per decidere il nome dello stadio di Bari. Alla fine, come era facile immaginare, vinse San Nicola, il patrono della città, più evocativo di “Mediterraneo” e “Azzurro”. Lo stadio, al di là del nome, è un orgoglio per la città Bari, per diversi anni a cavallo del 1990 è stato considerato il più bello d’Europa, così bello che ci disputarono, nel 1991, l’ultima finale di Coppa Campioni (tra Stella Rossa Belgrado e Olimpique Marsiglia) che da lì in avanti sarebbe diventata Champions League e, l’anno prima, la finale per il terzo e quarto posto di Italia ’90. E proprio per ospitare degnamente il Mondiale italiano venne costruito questo impianto futuristico, che per ammissione del suo progettista, l’architetto genovese Renzo Piano, assomiglia a un’astronave. Astronave calata nella periferia nord occidentale del capoluogo pugliese, in località Torrebella, tra la strada per Bitritto e la Modugno-Carbonara. E ancor oggi appare come un’astronave il San Nicola, per via di quella sua forma a conchiglia con 26 petali, quante sono le tribunette del secondo anello. Una conchiglia costruita sopra una collinetta rialzata (il campo è interrato) che nel disegno di Piano doveva rimandare addirittura a Castel del Monte, la riserva di caccia di Federico II. Rimaneggiato di recente (una nuova copertura, seggiolini e altri rifacimenti interni), lo stadio rimane uno dei più capienti d’Italia, con 58.270 posti a sedere.