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Cicloturismo

Giro d'Italia

Tappa 17 | Ponte di legno - Lavarone

Durata
9 ore
Difficoltà
Difficile
Periodo migliore
Giugno, Luglio, Settembre

La natura qui è un abbraccio che avvolge e rigenera. Basta abbandonarsi nelle sue acque terapeutiche o respirare a pieni polmoni il profumo dei boschi. Ecco dunque un tour cicloturistico che è un po’ impresa sportiva e un po’ remise en forme

 

Titolo: Valli-anfiteatro dove va in scena la natura

Il Passo del Tonale, a 1883 metri di altitudine, è una linea di frontiera: da una parte la Valcamonica, nella Lombardia orientale, dall’altra la Val di Sole, in Trentino Alto Adige. Chiamata così in onore della divinità celtica delle acque Sulis, quest’ultima è un’area protetta che comprende a Nord il Parco Nazionale dello Stelvio e a Sud il Parco Naturale Adamello-Brenta. L’habitat è quello alpino per eccellenza: dalle quote più alte, con i ghiacciai cristallini e le cime innevate, scendendo s’incontrano boschi di abeti, prati e frutteti. Una vocazione, quella alla coltivazione della frutta, che trionfa in Val di Non, una sequenza di tre altopiani ricoperti da meleti, interrotta solo dai canyon scavati dal torrente Noce e dai suoi affluenti. Per finire, l’Altopiano di Lavarone, con il suo lago omonimo: uno specchio blu circondato da una foresta di abeti.

 

Pedalare nel cuore del Trentino

La Val di Sole e la Val di Non, le mele e il Teroldego, le vette innevate e le valli solcate dai fiumi, le malghe e i castelli: c’è il cuore del Trentino in questo itinerario che ripercorre la tappa numero 17 del Giro d’Italia 2022. E naturalmente ci sono le salite. Tante, a giudicare dal dislivello che dalla partenza di Ponte di Legno, all’estremità settentrionale della Lombardia, fino all’arrivo a Lavarone raggiunge la bellezza di 3.730 metri. Ma questo è un territorio che sa farsi perdonare. Grazie a una natura amica, che accoglie e coccola con i prodotti della terra, e ai segni della storia, che invitano a fermarsi e a riflettere. Pronti a salire in sella?

Nella Val di Sole, a osservare le stelle

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Partenza da Ponte di Legno, in Valcamonica, sotto il ghiacciaio Presena che cattura lo sguardo e lascia intuire quello che verrà. Dal paese, infatti, inizia la salita che porta al Passo del Tonale, porta d’ingresso verso il Trentino in tutto sono 11 chilometri con una pendenza media del 5.9 per cento. Fermatevi in cima e rendete omaggio al Sacrario Militare costruito a ricordo delle violente battaglie combattute in questa zona durante la Prima Guerra Mondiale. Poi gettate lo sguardo al di là del valico e osservate il serpentone di ampi tornanti che scende nella Val di Sole. Mentre li percorrete, con le mani salde sul manubrio e lo sguardo alla strada, pregustatevi quello che vi aspetta: un paradiso di sentieri, rifugi, malghe e castelli. Uno dei più belli da visitare si trova a Ossana, nei pressi dell’omonimo borgo, sul tracciato che state percorrendo. Lo riconoscete dalla posizione strategica, su uno sperone di roccia, e dal possente mastio, alto ben 25 metri. Se questo primo tratto di percorso vi ha messo alla prova e decidete di pernottare qui, sappiate che è una buona idea: la Val di Sole è il luogo ideale per osservare le stelle, grazie al tasso d’inquinamento luminoso più basso in Italia.

In Val di Non, a brindare alla vita

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Valle che vai, castello che trovi. A Cles, il paese in cui inizia la Val di Non, si trova l’omonimo castello arroccato su una collina che incombe sul Lago di Santa Giustina. Di origine medievale, ha un solo difetto: a parte che in qualche rara giornata estiva, non si può visitare. Già che siete su un altopiano, in un tratto non troppo impegnativo, potete ammirarlo mentre pedalate. Se poi vi è rimasta la voglia, potete togliervela con una piccola deviazione verso Vigo di Ton, dove si trova Castel Thun: uno dei più gettonati del Trentino da quando, nel 2010, ha aperto le porte al pubblico dopo un lungo periodo di restauri. Che cosa lo rende così speciale? Le 40 stanze completamente arredate, con dipinti, mobili stufe in maiolica e diverse suppellettili. Perfino le sale da pranzo sono apparecchiate, ma la ciliegina sulla torta è la celebre Stanza del Vescovo: una camera da letto foderata in legno di cirmolo con un soffitto a cassettoni decorato con lo stemma della famiglia Thun risalente all’anno 1670. Per riprendere l’itinerario ispirato alla tappa numero 17 del Giro d’Italia 2022, vi basta tornare sulla via che costeggia il torrente Noce e puntare verso Sud, in direzione Mezzolombardo. Siete sulla Strada del Vino e dei sapori della Piana Rotaliana, che celebra i prodotti tipici di questa zona: uno su tutti, il Teroldego Rotaliano D.O.C., il rosso che secondo la leggenda faceva impazzire anche il poeta Ovidio. Un motivo in più per concedervi un calice. 

In Valsugana, a omaggiare la natura

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Superato il comune di San Michele all’Adige, la strada s’inerpica su una collina coltivata a vigneti e arriva a Palù di Giovo, il paese che ha dato i natali ai campioni del passato Francesco Moser e Gilberto Simoni. Dopo circa 40 chilometri di saliscendi, compare Pergine Valsugana, un borgo-gioiello di ecosostenibilità che anche quest’anno ha ricevuto una Bandiera Blu per la spiaggia del Lago di San Cristoforo. Un tuffo qui ci sta tutto, anche perché davanti a voi avete due salite che non concedono troppo respiro. La prima punta verso il Valico del Vetriolo, con una pendenza media del 7 per cento. Arrivati in cima noterete subito i fasti del tempo che fu: qui, infatti, venivano i nobili asburgici a ritemprarsi. La stessa cosa che suggeriamo di fare a voi, magari con una tappa a Levico Terme, quasi alla fine della discesa, dove rimettere in sesto i muscoli con un bagno nell’acqua terapeutica, prima di affrontare l’impresa finale. Si tratta della scalata al Menador, una salita leggendaria, e non solo per le imprese ciclistiche del passato: fu costruita durante la Grande Guerra dai militari austro-ungarici, che dovettero intagliare la via nella roccia. Il risultato è una strada tortuosa, stretta, che non scende mai sotto il 10 per cento di pendenza. Il lato positivo? I panorami sull’Alta Valsugana e sui laghi di Levico e Caldonazzo sono splendidi.

A cura della redazione di RCS Sport