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Folklore
Tradizione, ironia e partecipazione: la Zeza tra le strade dell’Irpinia

Le Zeze di Bellizzi, Montemiletto, Cesinali e Mercogliano: teatro popolare e patrimonio culturale

Amori contrastati, canti, danze e satira sociale rendono la Zeza un rito collettivo che unisce comunità e generazioni, raccontando conflitti, desideri e aspirazioni con ironia e teatralità.

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Gli amori contrastati, i canti e le danze, l’ironia sul potere, la partecipazione delle comunità all’organizzazione della festa: sono gli ingredienti principali che accomunano le quattro Zeze irpine, a Bellizzi, Montemiletto, Cesinali e Mercogliano, e le rende un momento identitario che mette d’accordo grandi e piccoli. Prontagonisti indiscussi Pulcinella, sua moglie Zeza e la loro figlia.

Il successo della farsa va oltre il folklore: la Zeza è considerata un importante patrimonio culturale campano, oggetto di studi storici, musicali e antropologici. Con il suo linguaggio ironico e teatrale affronta temi comuni e sempre attuali: conflitti tra genitori e figli, ruolo sociale delle donne, desiderio di riscatto, tensioni tra classi e parodia della borghesia, temi resi universali con l’ironia delle battute, il travestimento esagerato, la partecipazione collettiva. 

Bellizzi e Mercogliano: la Zeza nel Carnevale irpino

Bellizzi e Mercogliano: la Zeza nel Carnevale irpino

Durante il Carnevale irpino, a Bellizzi si rinnova la tradizione della Zeza, una farsa comico-popolare che anima le strade del paese. Al centro della scena c’è il matrimonio tra Porzia, figlia di Pulcinella e Zeza, e il medico calabrese don Zenobio, tra gelosie, astuzie e schermaglie ironiche che coinvolgono il pubblico. Le origini della Zeza risalgono al Seicento; gli interpreti sono tutti uomini, anche nei ruoli femminili, e i costumi, ispirati al gusto ottocentesco, sono realizzati dalle donne della comunità. La rappresentazione si ripete in più punti del paese ed è guidata dal Capozeza, che dirige la scena e la Quadriglia finale.

A Mercogliano, la Zeza è una farsa tragicomica di tradizione orale, ispirata alla Commedia dell’Arte e rappresentata tra il 17 gennaio e il Martedì Grasso. Diffusasi nell’entroterra campano dalla metà dell’Ottocento, ha ottenuto fama nazionale nel 1971, quando Pier Paolo Pasolini la utilizzò come colonna sonora del Decameron. Il racconto ruota attorno al matrimonio di Vincenzella, simbolo di fecondità e rinascita, e si articola in tre momenti: corteo, rappresentazione teatrale e Quadriglia finale. La partecipazione è comunitaria e intergenerazionale, affidata a memoria, voce e presenza scenica.

Tra farsa e Quadriglia: il Carnevale di Cesinali e Montemiletto

Tra farsa e Quadriglia: il Carnevale di Cesinali e Montemiletto

Nel Carnevale di Cesinali prende vita la Canzone di Zeza, una farsa musicale che racconta l’amore contrastato tra Porzia, figlia di Pulcinella, e don Zenobio, giovane studente di medicina. La vicenda si sviluppa tra gelosie, stratagemmi e colpi di scena: Pulcinella si oppone alle nozze, mentre Zeza trama per favorire il matrimonio. Dopo tentativi falliti e una scena turbolenta, Pulcinella cede e la storia si conclude con la Quadriglia, elegante ballo guidato dal Capozeza, che impartisce i comandi in un caratteristico francese “storpiato”.

Le origini della Zeza risalgono tra il XVI e il XVII secolo, quando nacque nell’area napoletana per poi diffondersi in Irpinia. La tradizione, tramandata oralmente da maestro ad allievo, ha visto per secoli solo interpreti uomini; dagli anni Novanta anche le donne partecipano attivamente, contribuendo al rinnovamento del rito.

A Montemiletto, il Carnevale si anima con la Zeza, antica rappresentazione teatrale di tono tragicomico che coinvolge l’intera comunità, con circa 200 figuranti di tutte le età. Cuore della festa è la Quadriglia, ballo popolare eseguito intrecciando le mani con archi fioriti, che offre uno spettacolo intenso e gioioso.

La storia ruota attorno a Porziella, figlia di Pulcinella e Zeza, contesa tra un marinaio e il medico Don Zenobio. Tra ferimenti, guarigioni e colpi di scena, sarà quest’ultimo a ottenere la mano della giovane. La rappresentazione si chiude con la Quadriglia finale, che celebra in danza la conclusione della vicenda.

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