Carnevale in provincia di Napoli
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Pulcinella nasce a Napoli agli inizi del XVII secolo, come maschera comica della Commedia dell’Arte, e presto diventa protagonista di molte forme della tradizione teatrale, letteraria e musicale. La sua voce rappresenta la lingua napoletana e ne amplifica le potenzialità espressive, contribuendo anche alla diffusione della cultura partenopea fuori regione. La maschera non si limita al palcoscenico: attraversa il cinema, il fumetto, l’oggettistica artistica e persino i giocattoli, dimostrando una straordinaria capacità di connettere la cultura popolare con quelle più elitarie e borghesi.
Nel teatro di figura, burattinai, marionettisti e pupari, spesso figli d’arte, trasmettono abilità e competenze da generazioni, mentre nel campo dell’artigianato artistico, i maestri presepiari insieme a giovani artigiani tengono viva la tradizione della maschera di figura. Pulcinella diventa così il filo conduttore tra passato e presente diventando non è solo figura scenica ma guardiano magico della casa e della bottega, difensore della comunità e messaggero della città. La sua presenza stimola l’immaginario collettivo e riflette la visione del mondo dei napoletani, rivelandone contraddizioni e valori. In lui Napoli si riconosce e si racconta, trasformando la maschera in specchio della propria cultura.
Il Carnevale di Acerra
Acerra, nel cuore della Campania, celebra ogni anno il suo storico Carnevale, una tradizione unica che culmina il Martedì Grasso.
Protagonista della festa è Vecienzo: povero e pieno di debiti, vive di espedienti fino a morire tragi -comicamente soffocato da una polpetta. La sua morte diventa il fulcro di un rito comunitario chiamato ‘a chiagnuta ‘e Vecienzo Carnevale, in cui si ricordano le sue virtù tra suoni di tammorre e castagnette. Accanto a lui, trasformato simbolicamente in fantoccio esposto su catafalchi allestiti nei cortili o nelle aie delle masserie, siede Vecenza, la moglie in lutto, che accompagna il funerale del Carnevale. La mattina del Martedì Grasso, i fantocci vengono esposti alla vista dei passanti, mentre nel pomeriggio donne e bambini del quartiere si radunano intorno al feretro per le lamentazioni, seguendo antichi rituali simili a quelli dei veri riti funebri. La serata continua con un corteo in cui uomini travestiti da donne interpretano le esequie, mantenendo vivo il racconto della tradizione.
Alla sfilata si affianca la rappresentazione dei “Mesi”, messa in scena per le strade della città, dei valori della comunità acerrana, che celebra il ciclo della vita, della morte e della rinascita della natura, richiamando antiche pratiche contadine e i significati arcaici del Carnevale come tempo di rovesciamento e rigenerazione.
Il Carnevale di Palma Campania
Il Carnevale di Palma Campania è una delle manifestazioni folkloriche più suggestive della Campania, si caratterizza per l’esibizione coreografica delle Quadriglie, gruppi mascherati composti da più di 200 figuranti.
Questi grandi ensemble portano in scena un tema e lo interpretano cantando, danzando e suonando mentre attraversano le strade cittadine. Alla guida di ciascuna Quadriglia c’è un maestro, che dirige la banda di strumenti a fiato, grancassa e piatti, coordinando al tempo stesso i quadriglianti che suonano triccaballacche, tammurelle e scetavajasse.
Le Quadriglie sono nove e si preparano per tutto l’anno, mantenendo vivo un rito collettivo le cui radici risalgono al Seicento.
Il Carnevale si apre il 17 gennaio, con “Sant’Antuono maschere e suon’”, tra falò, benedizione degli animali e pietanze tipiche.
Due domeniche prima del Martedì Grasso ha luogo la sfilata preliminare che attraversa i “Quadrigliodromi”, rivelando temi e costumi.
La settimana precedente è dedicata alle prove del “Canzoniere” presso il Villaggio delle Quadriglie. La domenica che precede il Martedì Grasso, le Quadriglie sfilano nuovamente fino al palco centrale di piazza Mercato.
Il culmine della festa è il “Canzoniere” del Martedì Grasso: ogni Quadriglia si esibisce disposta in cerchio con il maestro al centro.
La manifestazione si conclude con l’assegnazione del Gonfalone Aragonese alla Quadriglia vincitrice, premiata per musica, costumi, coreografie e direzione, che si aggiudica l’incisione di una stella d’acciaio celebrativa esposta in piazza de Martino.
Documentato già dal 1859, il Carnevale palmese custodisce una tradizione tramandata da famiglie, scuole e artigiani: sarti, falegnami, fabbri, musicisti, stilisti e scenografi lavorano tutto l’anno per creare costumi e scenografie, trasformando Palma Campania in un atelier creativo a scena aperta.
Il Carnevale di Pomigliano d’Arco
Il Carnevale Popolare Pomiglianese è una tradizione antica e affascinante ispirata alla cultura contadina e al ciclo delle stagioni. Si articola in quattro rappresentazioni principali – “La Canzone di Zeza”, “Gli Antichi Mestieri”, “I Dodici Mesi” e il “Pianto a Morto” – che animano masserie, cortili e piazze con attori improvvisati, compagnie di quartiere, musica e ironia.
Nato sul finire del Quattrocento e sopravvissuto a periodi di censura, il Carnevale ha ritrovato nuova vita grazie al lavoro di recupero dei maestri Giovanni Sgammato e Marcello Colasurdo, storici autori di cultura popolare, che hanno ricostruito filologicamente testi, musiche e maschere. “La Canzone di Zeza” mette in scena il matrimonio tra Vicenzella e Don Nicola, con un intreccio simbolico che associa Pulcinella all’inverno e Zeza alla primavera, in un alternarsi di stagioni e di rinascite. “Gli Antichi Mestieri” riportano in vita figure del mondo rurale ormai scomparse, come la produttrice di ricotte, lo stagnino o l’incensiere, raccontando un passato fatto di lavoro manuale e saperi artigiani.
“I Dodici Mesi” raffigurano l’anno agricolo con i suoi prodotti, le fatiche, gli strumenti e le storie d’amore, guidati dal vecchio Marcusalemme, un personaggio burbero e biblico.
Il Carnevale si conclude con il “Pianto a Morto”, funerale in parodia di Vincenzo Carnevale, celebrato con pianti esagerati da mogli, amanti, figli e personaggi pubblici, trasformando il lutto in teatro e satira.
Il Carnevale pomiglianese racconta un mondo fatto di tradizione, ironia e appartenenza, dove il teatro di strada incontra la memoria collettiva e la città si trasforma in un grande palcoscenico.
Il Carnevale di Saviano
La Festa comincia 17 gennaio, giorno di Sant’Antuono con “I fucaroni”, grandi falò propiziatori che bruciando simbolicamente il vecchio aprono ad un tempo nuovo e da quel momento accompagna la città fino al martedì di Carnevale, giorno in cui la manifestazione raggiunge il suo culmine. In questa occasione tredici carri allegorici e numerosi gruppi mascherati invadono le strade tra coreografie, musica e travolgenti spettacoli in movimento, trasformando Saviano in un grande teatro all’aperto. Le radici della tradizione risalgono ai primi decenni del Novecento, quando a sfilare erano carretti decorati con fiori, bande musicali e gruppi popolari che inscenavano la “Zeza” la “Cavalcata dei Mesi”, il “Laccio d’Amore” e funerali carnevaleschi.
Nel dopoguerra il Carnevale si rinnova grazie a personalità locali come Fedele De Marino, con cortei funebri esotici, Zeze di quartiere e spettacoli improvvisati che animavano i rioni. La svolta arriva nel 1979, quando nella contrada Sant’Erasmo il maestro Nicola Strocchia introduce l’idea moderna di carro allegorico trainato e seguito da un folto gruppo di maschere.
Nel 1981 la festa viene riconosciuta ufficialmente come istituzione cittadina e inizia un percorso di crescita che la porterà dall’ambito locale alla fama regionale, nazionale e internazionale.
Oggi il Carnevale di Saviano è strutturato in tredici contrade, ciascuna impegnata nella progettazione e costruzione del proprio carro attraverso maestranze artigiane altamente specializzate. La fondazione Carnevale di Saviano coordina l’organizzazione, affiancata e sostenuta da comitati carri e associazioni culturali.
Il Carnevale di Monterone – Forìo d’Ischia
Ad Ischia, nel comune di Forìo, va in scena il Carnevale di Monterone. La festa ha origine nel Cinquecento, quando si svolgevano i Carnevaletti, giornate dedicate all’adorazione eucaristica come forma di penitenza per gli eccessi del periodo carnevalesco.
Una delle caratteristiche festose che contraddistingue l’evento è la banda, che utilizza come strumenti dei veri e propri utensili della tradizione contadina: campanacci e zappe.
Il corteo, composto dalla popolazione e dalla banda in divisa ufficiale, accompagna per le vie del paese il Principe Carnevale: un fantoccio riccamente allestito, celebrato durante la sfilata e poi bruciato al termine della serata in un rituale dal forte valore propiziatorio.
Il Carnevale a Monterone registra una forte partecipazione popolare, con i saperi e le tradizioni che si tramandano oralmente di generazione in generazione. Un ruolo fondamentale è svolto dai giovani, che si avvicinano alla tradizione costruendo gli strumenti musicali o lavorando la cartapesta.