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Natura

Il Giardino Botanico Chanousia, per un’esperienza da brivido

Desta l’emozione profonda delle sfide ai limiti dell’impossibile il Giardino Botanico Chanousia. Ci troviamo a 2.170 metri di altitudine, sulle Alpi. E le temperature possono essere rigidissime.

Per l’esattezza siamo sul Colle del Piccolo San Bernardo, tra la Savoia e la Valle d’Aosta, a circa 800 metri al di là del confine italo-francese.

1. Tutto ebbe inizio da un abate laborioso

Un giardino alpino, un piccolo miracolo: il Giardino Botanico Chanousia è uno dei più antichi d’Europa.
Prende il nome dal fondatore, l'abate Pierre Chanoux, rettore dell'ospizio dell'Ordine Mauriziano, che ci lavorò incessantemente per anni spinto dal desiderio di preservare “i gioielli della flora alpina” minacciati di estinzione.

Una visione, la sua, di grande modernità, antesignana dell’attuale sensibilità ambientalista. Riuscì a plasmare un paesaggio che al tempo contava 4.000 specie, anche grazie all’aiuto di botanici e alpinisti che contribuirono ad arricchirlo.

Quando l’abate morì nel 1909, sepolto nella cappella vicina alla sua creazione, altri continuarono la sua opera fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando non fu più possibile proseguire i lavori. L’ospizio e il giardino subirono gravi danni e soltanto nel 1976 si iniziò a ripristinare piante, recinzioni, sentieri, oltre ai resti dell’edificio principale. 

2. Una grande dedizione ha fatto rinascere il Giardino

Oltre a un curatore ufficiale, la rinascita del Giardino Botanico Chanousia è frutto della collaborazione di esperti, ricercatori, volontari e studiosi, in particolare provenienti da Italia, Francia e Svizzera. Oggi le specie nel Giardino Botanico Chanousia sono circa 1.200 su 10.000 metri quadrati, un numero molto inferiore rispetto all’originario ma destinato a crescere.

Il clima qui è spesso impervio, e il metodo più seguito è quello della raccolta in natura e del successivo trapianto delle specie, senza nuocere all’ecosistema. A questo si aggiunge, in piccola parte, anche alla germinazione dei semi.

In più, grazie alla pratica collettiva dello scambio di semi, che vanta una lunga tradizione e permette una proficua rete di scambio tra giardini alpini di tutto il mondo, a Chanousia si trovano alcune specie giunte dal Caucaso, dai Pirenei e dall’Himalaya.

Oggi si possono osservare diversi ambienti, dalle rupi silicee a quelle calcaree, quindi la prateria alpina naturale, la torbiera con il laghetto dove fioriscono i ranuncoli galleggianti dai piccoli fiori bianchi e il prato umido.
Tra le rupi sono state costituite nicchie e piccole sporgenze rocciose, da dove fanno capolino i fiori. 

3. Pochi mesi per assistere a uno spettacolo raro

Il giardino è aperto a tutti, ma soltanto in un periodo definito dell’anno, che in genere va da luglio a metà settembre, se il meteo lo consente.

Negli altri mesi tutto è sepolto da una fitta coltre di neve. La natura dorme, lì sotto, pronta a sbocciare di anno in anno. La stagione vegetativa a queste quote è fulminea, dura al massimo due o tre mesi. È perciò un’esperienza unica e preziosa.

Il panorama circostante non è da meno. Fino ai 1.850 metri si estende sul fronte italiano il bosco di larici e abeti rossi e a sovrastare lo scenario svetta la mole imponente del Monte Bianco.

Arrivati al giardino dopo una passeggiata in quota è interessante anche la visita al piccolo museo, creato nel 1988 nell’ex ricovero e laboratorio fotografico, dove sono custoditi i ricordi dell’abate Chanoux e degli inizi del suo amato giardino. Periodicamente si svolgono nella struttura convegni di interesse biologico, geografico e naturalistico. Nel bookshop si possono acquistare testi di botanica.