Tra Monte Sibilla e Monte Priora
L'Eremo di San Leonardo al Volubrio si trova nel territorio di Montefortino, in località Rubbiano, a 1.128 metri di altitudine, su un ampio pianoro tra il Monte Sibilla e il Monte Priora. Intorno si estendono faggete e pascoli, mentre poco più in basso scorre il Tenna. È un luogo sospeso, in equilibrio tra cielo e valle, scelto nei secoli per l'isolamento ma anche per la sua posizione di passaggio.
Un crocevia dell'Appennino
Questo pianoro rappresentava uno dei punti più accessibili per attraversare l'Appennino tra la valle del Nera, che conduce verso il Tevere, e quella del Tenna, che scende verso l'Adriatico. Nei secoli medievali qui esisteva un insediamento fortificato noto come Castrum de Volubrio. Nel corso dell'XI secolo nacque l'eremo dedicato a San Leonardo, poi legato ai monaci camaldolesi e alla sfera di influenza del monastero di Fonte Avellana. Per lungo tempo fu punto di riferimento per pellegrini e viandanti diretti verso Roma e i centri dell'Italia centrale.
Preghiera, abbandono, rinascita
Nel XVI secolo il monastero fu abbandonato a causa delle condizioni climatiche rigide e della difficoltà di approvvigionamento. Nei secoli successivi conobbe un lento declino, fino a ridursi a rudere. Nel Novecento il cappuccino Padre Pietro Lavini avviò un'opera di ricostruzione sui resti dell'antico complesso, restituendo forma all'eremo e riportando l'attenzione su questo luogo di alta montagna. L'edificio attuale è frutto di quel lungo lavoro di recupero, che ha mantenuto una struttura semplice e coerente con l'ambiente circostante.
Dopo il sisma
Gli eventi sismici del 2016 hanno interessato anche l'area dei Sibillini. L'eremo ha subito danni e negli ultimi anni è stato oggetto di verifiche e interventi. L'accesso può essere soggetto a limitazioni, ma il pianoro e l'area circostante restano uno dei punti panoramici più suggestivi dell'intero percorso dell'Infernaccio.
Un luogo che unisce natura e memoria
San Leonardo al Volubrio non è un monumento imponente, ma un luogo in cui storia e paesaggio si intrecciano. La sua identità nasce dall'altitudine, dal silenzio, dal passaggio di uomini e pellegrini che nei secoli hanno attraversato queste montagne. È uno dei simboli della spiritualità appenninica, legata ai cammini e alla montagna più che alla monumentalità architettonica.