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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Santuario di S. Maria delle Grazie

Santuario di S. Maria delle Grazie

Un paio di chilometri a ovest di Curtatone, tra i canneti e le ninfee che orlano le rive del Mincio spunta un’apparizione inattesa. È il profilo gotico del santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone, o più semplicemente “santuario di S. Maria delle Grazie". Fu costruito per volontà di Francesco I Gonzaga tra il 1399 e il 1406. L’intenzione era celebrare la liberazione del Mantovano dalla peste, ma subito questa chiesa fu avvolta da un alone di miracolosa sacralità: si narra che nel 1420 san Bernardino da Siena vi arrivò a bordo del proprio mantello che, disteso sul fiume, ne sorresse il peso come una zattera. Innumerevoli fedeli malati, contadini e pescatori, perfino alcuni condannati a morte, sarebbero riusciti a salvarsi all’ultimo istante grazie all’intercessione della Vergine qui venerata. La fama del santuario ha attraversato i secoli: in epoche diverse, si sono spinti fin qui personaggi come Carlo V d’Asburgo, papa Pio II Piccolomini e l’imperatore d’Austria Giuseppe II. Si spiega così il gran numero di ex voto, spesso realizzati in cera, che arredano l’interno, caratterizzato da inconsuete logge lignee. L’effetto d’insieme è al tempo stesso bello e inquietante: non a caso, qui Bernardo Bertolucci ha ambientato un momento chiave del suo capolavoro “Novecento”. Colpisce innanzitutto la presenza di un coccodrillo impagliato che pende dal soffitto, al centro di varie leggende, ma guardandosi attorno si scopre anche un gran numero di statue a grandezza naturale. Sono manichini realizzati a tecnica mista, mescolando materiali diversi. Alcuni raffigurano i condannati a morte salvati miracolosamente dalla Madonna nel momento del supplizio; altri in origine indossavano ricche armature medievali e rinascimentali di fattura lombarda, oggi conservate in gran parte a Mantova, nel Museo diocesano Francesco Gonzaga. Tra le cappelle del santuario spicca sul lato destro il mausoleo di Baldassarre Castiglioni, opera di Giulio Romano. Attorno al santuario, nel tempo si è sviluppato uno dei Borghi più belli d’Italia: Le Grazie, frazione di Curtatone. A Ferragosto ospita un’antichissima fiera e il raduno internazionale dei “madonnari” che ricoprono il sagrato di opere d’arte a tema sacro. Nel Museo dei Madonnari, allestito presso il santuario, si possono ammirare riproduzioni e cartoni preparatori risalenti a varie edizioni della fiera.
Piazza Canossa

Piazza Canossa

Mantova è una città di raffinata bellezza, con un centro storico splendido. Piazza Canossa è uno dei suoi gioielli più preziosi e meno noti: uno spazio urbano elegante e raccolto, con la sua pavimentazione in ciottoli di fiume e i suoi edifici di garbate forme barocche e settecentesche. Su uno dei lati lunghi sorge la chiesetta della Madonna del Terremoto, eretta poco dopo la metà ’700 in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo del terremoto del 1693. Di fronte si allunga invece la facciata di palazzo Canossa, costruito a partire dal 1659 per i conti Canossa di Verona, divenuti poi marchesi. Sotto le colonne che anticipano il portone d’ingresso, due sculture raffigurano il simbolo della casata, un cane che addenta un osso; oltre il portale si nasconde uno spettacolare scalone barocco. Arrivando in piazza da via Fratelli Bandiera o da via Verdi, si nota subito una bella edicola in stile Liberty, mentre l’edificio che chiude la prospettiva sul lato opposto, con una loggia porticata, è un altro palazzo voluto dai Canossa, di poco successivo al primo. L’atmosfera da salotto senza tempo che si respira in questa piazza ne ha fatto una location privilegiata per diversi film, su tutti “Novecento” (1976) di Bernardo Bertolucci e “Il portaborse” (1991) di Daniele Luchetti. La piazza è intitolata alla celebre Matilde di Canossa, che secondo la tradizione nacque proprio a Mantova, oltre a esserne stata contessa dal 1052 al 1115. Vi fece costruire, tra l’altro, la Rotonda di S. Lorenzo, una bella chiesa romanica ispirata al S. Sepolcro di Gerusalemme: da qui la si raggiunge in 5 minuti a piedi lungo via Verdi.
Riserva Naturale Le Montagne delle Felci e dei Porri

Riserva Naturale Le Montagne delle Felci e dei Porri

La riserva si trova sull'isola di Salina, la seconda più grande dell'arcipelago delle Eolie, e occupa la maggior parte del territorio dell’isola. Istituita nel 1984, è stata creata per conservare la vegetazione naturale, ripristinare la vegetazione forestale mediterranea e proteggere la fauna dei monti Fossa delle Felci e dei Porri. I due vulcani estinti svettano l’uno accanto all’altro a quasi 1000 metri di altezza, occupando assieme alla vallata che li separa la quasi totalità dell’isola e donandole il suo caratteristico profilo, che le valse tra gli antichi greci il nome di Didyme (gemelli). Salina è nota per essere la più fertile tra le Eolie, ed è famosa per la produzione di vino Malvasia e capperi, esportati in tutto il mondo. Il paesaggio agricolo dell’isola è perfettamente integrato con quello della vegetazione che la ricopre, formata da macchia mediterranea arricchita da felci, pioppi e castagni. In particolare la Fossa delle Felci gode di una natura più rigogliosa, mentre il monte dei Porri è più selvaggio e meno ospitale. La fauna della riserva naturale include il coniglio selvatico, il ghiro e la lucertola eoliana, ma i due monti sono anche un paradiso per gli amanti del birdwatching: Salina ospita rapaci come il falco mediterraneo, il falco cuculo e il raro falco della regina, considerato il simbolo naturalistico dell'isola. All’interno della riserva è anche possibile imbattersi in numerose specie di uccelli migratori, tra cui pellicani, aironi, gru, oche selvatiche e cormorani, oltre a specie stanziali come la berta maggiore e minore. Le Montagne delle Felci e dei Porri sono un vero e proprio concentrato di biodiversità eoliana. I 13 sentieri naturalistici che solcano la riserva hanno una difficoltà che va da molto facile a media, e percorrerli è un’occasione privilegiata per immergersi in quella natura che ha reso l’intero arcipelago un patrimonio Unesco.
Isole
Salina

Salina

Salina è per estensione la seconda isola delle Eolie, l’arcipelago di origine vulcanica al largo delle coste della Sicilia settentrionale. Al contrario di quanto avviene sulle isole “sorelle” di Vulcano e Stromboli, nessuno dei 6 vulcani che hanno formato Salina risulta attivo. Le origini dell’isola sono tuttavia immediatamente riconoscibili ad un primo sguardo: i due principali rilievi del Monte Fossa delle Felci e monte dei Porri si presentano infatti con un inconfondibile profilo troncoconico. Nella vallata tra i due rilievi sorgono due dei tre comuni che compongono l’isola, Malfa sulla costa nord e Leni su quella sud, mentre Santa Margherita Salina si adagia ai piedi del versante orientale del Fossa delle Felci, sul tratto di costa che guarda verso Lipari e Panarea. Tutti i comuni fanno parte della provincia di Messina. Salina è l’isola più fertile tra le Eolie, questo ha fatto sì che l’isola sia stata abitata sin dall’età del bronzo, come testimoniato da ritrovamenti archeologici. Le colture più diffuse sono quelle della vite e del cappero. Dalla prima si ottiene la Malvasia di Salina, un vino da dessert di particolare pregio, mentre i capperi di Salina vengono esportati in tutto il mondo. Un contributo importante all’economia locale è dato dalla pesca e dal turismo, attratto dalle incomparabili bellezze naturali dell’isola che spaziano dalle acque cristalline delle coste al verde della Riserva Naturale le Montagne delle Felci e Dei Porri, oltre che dall’accoglienza dei borghi storici di Malfa, Leni e Santa Marina. A far conoscere le bellezze di Salina ad una grande fetta di pubblico fu l’uscita del film “Il Postino” nel 1994. L’ultima pellicola di Massimo Troisi fu infatti girata in gran parte a Pollara, una frazione di Malfa che si trova sulla costa occidentale dell’isola.
Casa di Mario sulla spiaggia di Pollara

Casa di Mario sulla spiaggia di Pollara

Pollara è una piccola frazione di Malfa (Messina) che sorge sul lato ovest dell’isola di Salina, ed è nota per aver ospitato le riprese del film “Il Postino” del 1994, l’ultima pellicola di Massimo Troisi. La strada che nel film veniva percorsa dal protagonista sulla sua bicicletta è stata intitolata al compianto attore napoletano, ed è la stessa strada che dal paesino permette di accedere alla piccola baia locale. Da via Massimo Troisi un sentiero lastricato a gradoni porta fino all’area balneabile di Pollara, dove si trova quello che sembra un villaggio di pietra scavato direttamente nella roccia degli scogli. In realtà, gli edifici a picco sul mare non sono altro che “balate”, gli antichi magazzini un tempo utilizzati dai pescatori come ricoveri per le barche e l’attrezzatura. Nel film “Il Postino” le balate di Pollara divennero la casa in cui il protagonista Mario Ruoppolo viveva con il padre pescatore. A nord delle balate è possibile ammirare l’affascinante struttura rocciosa dell’arco naturale di Punta Perciato, che poggia i suoi bastioni direttamente nel mare. A sud si apre il costone roccioso che delimita quella che un tempo era la spiaggia di Pollara, che nel film ospitava lunghe chiacchierate tra il postino Mario Ruoppolo e il poeta Pablo Neruda. Oggi la spiaggia che appare nel film non esiste più, a causa dell’erosione sono rimaste solo alcune piccole zone emerse raggiungibili a nuoto o in barca, è tuttavia in fase di realizzazione un progetto di recupero per riportare questo luogo alla sua bellezza originaria.
Malfa

Malfa

Malfa è il più grande dei tre comuni dell’isola di Salina e si trova sulla costa nord della vallata, tra il monte dei Porri a ovest e il Monte Fossa delle Felci ad est. Una tradizione narra che l’insediamento fu fondato da profughi amalfitani nel XII secolo, da qui il nome di Malfa. Un’altra versione vuole che l’origine del nome sia da trovarsi nell’antica lingua araba, in cui Marfa significa “porto, ancoraggio”. Origini del nome a parte, Malfa è un delizioso borgo marinaro incastonato tra il verde delle montagne e l’azzurro del mare, che offre scorci panoramici unici e numerose opportunità per rilassarsi sul litorale o avventurarsi in trekking di varia difficoltà sulle vicine montagne. La principale spiaggia cittadina è quella dello Scario di Salina, una caletta di ciottoli protetta dal basso promontorio di Punta di Scario, una volta scalo di velieri. Il centro abitato è caratterizzato da basse abitazioni circondate dal verde. Merita certamente una visita la settecentesca chiesa parrocchiale di S. Lorenzo Martire, dedicata al patrono di Malfa e principale edificio sacro del paese. La piccola e sobria chiesa dell’Immacolata risale alla prima metà del secolo scorso e si affaccia su piazza Rosa dei Venti, una spaziosa terrazza da cui si apre un ampio panorama su mare e montagne. L’acclamato film “Il Postino” del 1994 fu girato in gran parte a Pollara, una frazione di Malfa che si trova sul versante ovest del Monte dei Porri. La piccola località sorge in una caldera vulcanica a picco sul mare, ed i suoi inconfondibili panorami hanno accompagnato Massimo Troisi nel suo ultimo ruolo da attore nei panni del Postino Mario Ruoppolo.
Pollara

Pollara

Pollara è un piccolo borgo marinaro sulla costa ovest dell’isola di Salina, la seconda per estensione dell’arcipelago delle Eolie. Questa frazione del comune di Malfa (Messina) è famosa principalmente per aver ospitato molte delle riprese del film “Il Postino” del 1994. Qui Massimo Troisi nei panni del postino Mario Ruoppolo interpretò il suo ultimo ruolo, pedalando sull’indimenticabile sfondo del panorama eoliano. La particolarità del paesaggio di Pollara è dovuta a diversi fattori. In primo luogo l’origine vulcanica di Salina rende l’intera isola particolarmente scenografica: i due principali vulcani, il monte dei Porri e il Monte Fossa delle Felci svettano l’uno accanto all’altro a quasi 1000 metri sul mare circostante. Pollara sorge proprio all’interno di una caldera vulcanica parzialmente sprofondata, un grande e verdissimo anfiteatro naturale che sembra scavato nel Monte dei Porri e termina a strapiombo sull’azzurro del mare. Il piccolo centro abitato si è sviluppato intorno alla chiesa di S. Onofrio, eretta nel XIX secolo da un gruppo di agricoltori di origine calabrese che dissodarono le terre della vallata. L’edificio si presenta sobrio all’esterno ed elegantemente decorato negli spazi interni, che poggiano sul pavimento originale in maiolica. Nella piazzetta antistante la chiesa, è stato realizzato un murales dedicato a Massimo Troisi e Philippe Noiret, seduti l’uno accanto all’altro ed intenti a chiacchierare come in diverse scene del film “Il Postino”. A Massimo Troisi è anche intitolata la strada che dal paesino scende verso il mare, quella che il postino Mario Ruoppolo percorreva con la sua bicicletta per portare pacchi e lettere a Pablo Neruda. La “Casa Rosa” che nel film ospita Pablo Neruda è accessibile da Via Massimo Troisi, si trova a nord del centro abitato, è di proprietà privata ed è un esempio di architettura tradizionale eoliana. Grazie alla sua apparizione ne “Il Postino”, Pollara è diventata nel corso degli anni una meta di pellegrinaggio per i cinefili di tutto il mondo. Lungo via Massimo Troisi è stata posizionata una statua dedicata al postino Mario Ruoppolo, intento a guardare il mare mentre sorregge la sua inseparabile bicicletta.
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