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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Chiesa di S. Marco

Chiesa di S. Marco

Una facciata arancio e un leone bianco che vi guarda fiero dall’alto: siete a Rovereto, di fronte alla chiesa di S. Marco. Si tratta di uno degli edifici religiosi più importanti e antichi di tutta Rovereto. Sulla facciata spicca un grande bassorilievo in pietra raffigurante il leone di S. Marco, risalente alla seconda metà del XV secolo. A quel tempo Rovereto era sotto la dominazione della Repubblica di Venezia, per questo la chiesa fu costruita in onore del patrono della città. La facciata fu danneggiata gravemente durante la prima guerra mondiale e riparata nel 1919 con il contributo del governo italiano. Quella che si vede oggi, infatti, con un aspetto minimale e pulito, costruita secondo i canoni neoclassici, è frutto di un restauro, deciso con un voto stile barocco, con un’ampia navata centrale con 3 cappelle sul lato sinistro, decorate con affreschi di Luigi Cavenaghi, stucchi dorati di Pietro Calori e 9 altari marmorei del ‘700. L'altare principale fu realizzato nel 1603 e rifatto nel 1724 da Giuseppe Antonio Schiavi di Verona. Sopra il presbiterio si trova l’affresco raffigurante la consacrazione della città di Rovereto a Maria Ausiliatrice. Il tabernacolo del 1760 è opera di Antonio Giuseppe Sartori. Sul parapetto della cantoria c’è invece l’organo del XVI secolo, in stile rococò, con 3 campate di canne a piramide, usato dal giovane Mozart durante la sua visita a Rovereto nel 1769. popolare ed eseguito nel 1950 su un progetto dell’architetto Mario Kiniger di Rovereto. L’interno della chiesa, invece, è più ricco, in pieno stile barocco, con un’ampia navata centrale con 3 cappelle sul lato sinistro, decorate con affreschi di Luigi Cavenaghi, stucchi dorati di Pietro Calori e 9 altari marmorei del ‘700. L'altare principale fu realizzato nel 1603 e rifatto nel 1724 da Giuseppe Antonio Schiavi di Verona. Sopra il presbiterio si trova l’affresco raffigurante la consacrazione della città di Rovereto a Maria Ausiliatrice. Il tabernacolo del 1760 è opera di Antonio Giuseppe Sartori. Sul parapetto della cantoria c’è invece l’organo del XVI secolo, in stile rococò, con 3 campate di canne a piramide, usato dal giovane Mozart durante la sua visita a Rovereto nel 1769.
Teatro Filarmonico

Teatro Filarmonico

3 ordini di palchi sovrapposti, ognuno con una decorazione dorata differente, una balconata, una galleria e una vasta platea: il Teatro Filarmonico di Verona è il principale teatro d'opera della città, ma ospita spettacoli di generi diversi. La stagione musicale si apre tradizionalmente con il Settembre dell'Accademia, una rassegna sinfonica dell'Accademia filarmonica di Verona, che ospita orchestre, direttori e solisti di fama internazionale. Dal mese di ottobre, poi, seguono le stagioni di opera, balletto e sinfonica della Fondazione Arena di Verona, che usa il Teatro Filarmonico come sede della stagione lirica invernale. Il teatro è di proprietà dell'Accademia filarmonica di Verona, la più antica accademia musicale europea, le cui prime notizie risalgono al 1543. All’inizio del ‘700 la città non aveva un teatro lirico, così si decise di costruirne uno. Il marchese Scipione Maffei presentò la richiesta al Senato veneto. Fu quindi chiamato l'architetto teatrale al tempo più celebre, Francesco Galli da Bibbiena e i lavori iniziarono nel 1716. Per realizzarlo, arrivarono incisori e pittori da tutta Europa. Ci vollero 13 anni per terminarlo, ma il risultato fu uno degli edifici teatrali più moderni e innovativi dell’epoca. La sera del 6 gennaio 1732 fu inaugurato, con il dramma pastorale “La Fida Ninfa” di Antonio Vivaldi, su libretto di Scipione Maffei. Il teatro fu distrutto 2 volte: da un incendio nel 1749 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale nel 1945. L'architettura originaria del teatro, quindi, è andata persa. La struttura attuale è il risultato della ristrutturazione avvenuta dopo il secondo conflitto mondiale, che ha permesso di recuperare gli elementi principali del Bibbiena. La sala Maffeiana è l’unica parte intatta dell’originario Teatro Filarmonico. È in questa celebre sala che il 5 gennaio 1770 si esibì Wolfgang Amadeus Mozart, in un concerto memorabile. Tra il 1777 e il 1779, la sala fu abbellita con l'affresco e le decorazioni del pittore bolognese Filippo Maccari (1725-1800) e, nell'800, furono aggiunti il pavimento in legno e il lampadario. Originariamente si chiamava "Gran Sala", per poi cambiare nome in onore di Scipione Maffei, per merito del quale venne costruito il teatro.
Basilica di S. Maria Novella

Basilica di S. Maria Novella

Dante studiò filosofia e teologia proprio qui, nel convento domenicano di S. Maria Novella che al tempo era uno studium fra i più blasonati d’Europa. Iniziata nel 1278, la chiesa era ancora in costruzione ma Dante ebbe sicuramente la possibilità di osservare il Crocifisso ligneo di Giotto del 1288 circa, ancora oggi custodito al suo interno, che avrebbe rivoluzionato l’iconografia del Cristo dolente. Di dimensioni inconsuete per la Firenze del tempo, la basilica venne eretta nel giro di 80 anni: alla metà del ’300 restava da terminare solo la facciata, che sarebbe stata rimaneggiata nel ‘400 da Leon Battista Alberti. Fu la prima chiesa fiorentina nella quale si sperimentarono canoni gotici e il risultato fu esemplare per le chiese a venire. Oltre al Crocifisso di Giotto, vi si ammirano altri capolavori as­soluti, che occupano le pagine dei libri di scuola. Nella navata sinistra è custodita la Trinità, potente affresco di Masaccio del 1427 circa ambientato nello spazio illusorio di una cappella dipinta, il cui gioco prospettico suscitò grande stupore nei contemporanei. La cappella maggiore ospita un ciclo affrescato da Domenico Ghirlandaio e aiuti tra cui un giovane Michelangelo, della cappella a sinistra si occupò Filippino Lippi mentre quella di destra accoglie il Crocifisso di Brunelleschi, uni­ca scultura lignea realizzata dal maestro tra il 1410 e il 1415. Nell'annesso museo, fra gli affreschi trecenteschi del cosiddetto Cappellone degli Spagnoli spicca un ritratto di Dante fra i suoi contemporanei.

Chiesa di San Francesco

La chiesa di S. Francesco di Città di Castello venne consacrata nel 1291 per i frati francescani, che la costruirono in forme semplici e con materiali poveri come il mattone, ma nei primi decenni del ’700 i suoi interni a navata unica furono rivoluzionati in tardo stile barocco. L’unica testimonianza importante della prima “versione” sopravvissuta al rimaneggiamento è l’altare maggiore. In realtà, già dalla fine del ’400 questa si era affermata come una delle chiese più illustri della città, scrigno di capolavori donati dalle famiglie potenti della zona: su tutte spiccavano i Vitelli, che attorno alla metà del ’500 affidarono la costruzione della loro cappella nientemeno che a Giorgio Vasari, il grande architetto e pittore aretino. A lui si deve anche la pala dell’Incoronazione della Vergine. Sulla parete della navata a sinistra della cappella si ammira invece una terracotta invetriata della scuola di Luca della Robbia raffigurante S. Francesco che riceve le stimmate. Opere ancora più preziose, delle quali oggi si possono vedere le copie, furono razziate al tempo delle conquiste napoleoniche o vendute con la secolarizzazione dei beni ecclesiastici. Qui si trovavano infatti l’Adorazione dei pastori di Luca Signorelli (1496) oggi esposta alla National Gallery di Londra e lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio (1504), sottratto nel 1798 dal generale napoleonico Giuseppe Lechi e poi finito nelle collezioni della Pinacoteca di Brera a Milano.

Chiesa di San Domenico

Guardando la chiesa di S. Domenico di Città di Castello, non si direbbe che sia stata consacrata in pieno ’400. I frati domenicani, però, iniziarono i lavori nel ’300 e la vollero costruire nello stile gotico che caratterizzava le grandi chiese del loro ordine. Gli esterni appaiono massicci e quasi grezzi, sensazione accentuata dal fatto che la facciata non venne portata a termine. Gli interni sono ampi e luminosi, grazie alla struttura a navata unica e al colore chiaro che domina le pareti, spogliate nel secolo scorso di tutti gli altari e degli altri elementi che erano stati aggiunti a partire dal XVI-XVII secolo. Sotto strati successivi di intonaci e imbiancature sono stati riportati alla luce antichi affreschi, spesso ridotti a frammenti e proprio per questo, forse, ancora più affascinanti. Sulla parete destra, per esempio, l’espressiva Crocifissione di Antonio Alberti da Ferrara lascia emergere una delicata Annunciazione appartenente a una fase decorativa precedente. A proposito di Crocefissioni: l’altare all’estremità della navata destra un tempo era decorato dalla Crocifissione Gavari o Crocefissione Mond (1503), che Raffaello Sanzio dipinse per Domenico di Tommaso Gavari. Opera fondamentale, oggi è esposta alla National Gallery di Londra. Dall’altra parte della navata, l’altare speculare non poteva certo essere da meno, sfoggiava il Martirio di S. Sebastiano (1498) dipinto da Luca Signorelli per la famiglia Brozzi poi trasferito nella Pinacoteca comunale di palazzo Vitelli alla Cannoniera. I due capolavori sono stati sostituiti da copie. Merita attenzione anche il chiostro attiguo alla chiesa, risalente al 1660-67, con due ordini di arcate sovrapposte e affrescato, nelle lunette, con episodi della vita della beata Margherita (1287-1320), una domenicana non vedente le cui spoglie si conservano nell’altare maggiore chiesa.
Città d'arte
Verbania

Verbania

Situata su un triangolo di terra incuneato nel Lago Maggiore, Verbania è nata formalmente nel 1939 con l’unificazione amministrativa dei due comuni di Pallanza e Intra, i cui nuclei storici sono separati dal torrente San Bernardino e risultano ancora ben distinti e riconoscibile. Un’ulteriore frazione, Suna, sviluppa l’antico cuore medievale lungo le pendici del Monte Rosso. Le zone di raccordo tra gli abitati, ora frazioni, conservano ancora aree verdi non completamente interessate dall’urbanizzazione, specie nella parte meridionale, dove nel corso dell’800 sono sorte pregiate dimore signorili circondate da splendidi giardini formali; tra queste si segnalano a est villa Giulia e l’adiacente villa Rusconi-Clerici, e a ovest villa San Remigio, che forma un unico comprensorio con il vicino giardino di villa Taranto, rinomato per la varietà del patrimonio botanico (circa 20.000 specie provenienti da tutto il mondo) e l’elegante disposizione degli habitat. Tra gli edifici religiosi si segnalano la basilica di S. Vittore, nella frazione di Intra, completata nel 1889 su progetto settecentesco, a cui si devono le forme neoclassiche della facciata e la sfarzosa decorazione ad affresco della cupola e del presbiterio. La rinascimentale chiesa di Madonna di Campagna, eretta nel ’500 su un preesistente edificio romanico e riconoscibile per l’elegante tiburio ottagonale che ricopre la cupola con una loggia continua. All’interno, spicca l’abside centrale affrescata con un’Assunzione della Vergine, affollata da una schiera di putti e angeli musicanti.
Chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore - Milano

Chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore

S. Maurizio al Monastero Maggiore è una delle chiese più belle e riccamente affrescate di Milano: i suoi interni sono considerati la massima espressione della pittura lombarda di scuola leonardesca e tra i più importanti esempi di pittura rinascimentale in Italia settentrionale. Sorge accanto al Civico Museo Archeologico, a 5 minuti di passeggiata dalla piazza del Castello Sforzesco e 10 dal Cenacolo Vinciano, luoghi dove, ai tempi di Ludovico il Moro, Leonardo era di casa. Il suo campanile esisteva già in età romana, quando era una torre del Circo romano; la prima versione della chiesa venne eretta in osmosi con l’adiacente Monastero Maggiore, il principale cenobio femminile benedettino della città, documentato a partire dall’VIII-IX secolo. Fu però ricostruita a partire dal 1503 su progetto attribuito a Gian Giacomo Dolcebuono, e la facciata in pietra grigia fu conclusa nella seconda metà del ’500 da Francesco Pirovano. Varcata la soglia, è facile capire perché questa sia spesso chiamata “Cappella Sistina di Milano”. La struttura è particolare: l’aula anteriore, destinata ai fedeli, e l’aula posteriore, riservata alle monache di clausura del Monastero Maggiore, sono separate da un tramezzo. Di grande pregio è, al centro del coro delle monache, un grande organo a canne della metà del Cinquecento. I veri protagonisti sono però gli straordinari affreschi eseguiti dal leonardesco Bernardino Luini e dai suoi allievi nel corso del Cinquecento: coprono quasi tutte le superfici interne. Le scene raffigurano episodi biblici, santi e personaggi della tradizione cristiana, con una maestria che esalta la luminosità e i dettagli delle figure. La chiesa di S. Maurizio non è solo un luogo di culto, ma anche e soprattutto un gioiello del Rinascimento lombardo. La chiesa è visitabile dal martedì alla domenica grazie al progetto Aperti per Voi del Touring Club Italiano, attraverso la collaborazione di accompagnatori volontari.
Basilica di San Lorenzo Maggiore

Basilica di San Lorenzo Maggiore

S. Lorenzo Maggiore è un capolavoro dell’architettura tardoantica, massima testimonianza dell’illustre passato romano di Milano. Fu costruita tra la fine del IV secolo e l’inizio del V su quella che era la via Ticinensis, odierno corso di Porta Ticinese, poco fuori dalle mura e poco distante dal Circo e dall’Anfiteatro: la struttura, a pianta centrale, era coperta da un’ampia cupola. A quel tempo, S. Lorenzo Maggiore si presentava come il più imponente edificio a simmetria centrale d’Occidente. La basilica originaria ha però subito vari interventi di restauro nel corso dei secoli, in particolare dopo gli incendi del 1071 e del 1124; seguirono nel 1573 il rovinoso crollo della grande cupola e in tempi più recenti i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Eppure, S. Lorenzo ha comunque mantenuto un ruolo chiave nella vita religiosa e culturale della città. All’interno, di particolare interesse è il portale romano della cappella di S. Aquilino, famosa per i preziosi mosaici paleocristiani, gli affreschi cinquecenteschi della volta centrale e l’urna che conserva le reliquie del santo. Nel 1939, in omaggio al culto della “romanità” dominante nel periodo fascista, sul sagrato della basilica fu collocata una statua dell’imperatore Costantino, replica di quella in S. Giovanni in Laterano a Roma. All’esterno, la basilica è introdotta dalle celebri colonne di S. Lorenzo, di epoca romana. Queste colonne, probabilmente parte di un tempio pagano o di un edificio pubblico, furono trasportate qui nel IV secolo diventando uno dei simboli più riconoscibili del capoluogo lombardo.
Palazzo Turati

Palazzo Turati

Il palazzo al numero 7 di via Meravigli fu commissionato dal conte Francesco Antonio Turati, attivo nel commercio di cotone, all’architetto Enrico Combi. Correvano gli Anni ’70 del XIX secolo ed era di gran moda lo stile neorinascimentale: la facciata, rivestita con un bugnato in pietra a forma di diamante, richiama espressamente il Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Pochi anni più tardi proprio lì accanto, al numero 9, gli ingegneri Ponti e Bordoli costruirono un altro palazzo per la stessa famiglia, intitolato a Emilio Turati, nipote di Francesco: è l’attuale sede della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. Dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, Palazzo Emilio Turati dovette essere ricostruito: solo la facciata esterna è rimasta quella originale. Nel corso dei lavori di costruzione e ricostruzione, nei sotterranei del complesso e del retrostante Palazzo Mezzanotte (la sede della Borsa di Milano, in piazza degli Affari) sono stati rinvenuti i resti del Teatro romano di epoca augustea, rimasto in uso fino al IV secolo. L’area archeologica è accessibile solo con visite guidate su prenotazione: l’ingresso si trova in via S. Vittore al Teatro 14. La cavea, ovvero la parte destinata ai posti a sedere per gli spettatori, è ben visibile, così come alcune porzioni della scena e dell’orchestra; l’allestimento mira a coinvolgere i visitatori attraverso odori, suoni evocativi e citazioni latine recitate dalla voce di Giorgio Albertazzi.
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