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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Museo Gregoriano Profano

Antico e moderno allo stesso tempo, il Museo Gregoriano Profano è forse il museo vaticano dalla personalità più complessa. Venne fondato nel 1844 da Gregorio XVI Cappellari in tutt’altro luogo, nel palazzo del Laterano, per esporre soprattutto i ritrovamenti degli scavi effettuati dei primi decenni dell’800 a Roma, Cerveteri, Veio e Ostia. Fu trasferito nei Palazzi Vaticani solo negli Anni ’60 del secolo scorso da Giovanni XXIII Roncalli e fu inaugurato nuovamente nel 1970 sotto il pontificato di Paolo VI Montini. Per accoglierne le collezioni Paolo VI fece costruire una nuova sede espositiva tra il versante settentrionale delle mura vaticane e la Pinacoteca Vaticana. La cosiddetta “Nuova Ala” dei Musei Vaticani, progettata dallo studio di Fausto e Lucio Passarelli secondo moderni criteri museografici, si presenta molto diversa dall’adiacente Pinacoteca. Ariosa, inondata di luce naturale, alterna il cemento armato lasciato a vista al mattone e alla pietra grigia. Il Museo Gregoriano Profano si articola in 5 sezioni ma senza nette divisioni in sale. Sculture greche, copie e rielaborazioni romane di originali ellenici, opere romane (soprattutto di età imperiale) e sculture funerarie occupano spazi flessibili, sorrette da supporti metallici. Spiccano la copia romana (I secolo d.C.) del gruppo di Atena e Marsia di Mirone, la cosiddetta Base dei Vicomagistri (20-40 d.C.), raffigurante un corteo sacrificale con tre tori, musici e altre figure, e i cosiddetti “rilievi della Cancelleria”, che decoravano un monumento pubblico del tempo di Domiziano. Nella stessa ala museale hanno trovato sede il Museo Pio Cristiano e il Museo etnologico Anima Mundi.

Pinacoteca Vaticana

L’elenco dei capolavori esposti nella Pinacoteca Vaticana è impressionante. In 18 sale si incontrano praticamente tutti i maestri della storia della pittura italiana, dai cosiddetti “primitivi” a Caravaggio e oltre, rappresentati spesso da opere di primissimo livello. Si tratta quasi sempre di dipinti a soggetto sacro, riuniti per la prima volta da Pio VI Braschi attorno al 1790. All’epoca si trattava di 118 capolavori, presto razziati da Napoleone: alla caduta dell’imperatore, solo 77 tornarono in Vaticano. Tuttavia, le collezioni si ampliarono nuovamente grazie a ulteriori acquisizioni e importanti donazioni: confluirono qui dipinti prima collocati in altri appartamenti del Vaticano, nella sagrestia di S. Pietro e in altri palazzi pontifici, in particolare quello di Castel Gandolfo. Si rese così necessaria una nuova sede, adatta ad accogliere un’esposizione vasta e ordinata, e nel Giardino Quadrato dei Palazzi Vaticani fu costruito il nuovo palazzo della Pinacoteca Vaticana, commissionato da Pio XI Ratti, progettato da Luca Beltrami in stile neorinascimentale: fu inaugurato nel 1932. Un elenco rapidissimo, e inevitabilmente lacunoso, degli “imperdibili” della Pinacoteca Vaticana comprende almeno il Polittico Stefaneschi di Giotto, le Storie di S. Nicola di Bari del Beato Angelico, Apostoli e Angeli musicanti di Melozzo da Forlì, una toccante Pietà di Carlo Crivelli, la Madonna di Foligno, la Trasfigurazione e gli arazzi di Raffaello per la Cappella Sistina, il S. Girolamo di Leonardo da Vinci, il Ritratto del doge Nicolò Marcello e la Madonna con il Bambino in gloria di Tiziano, l’intima Madonna delle ciliegie del Barocci e la folgorante Deposizione di Caravaggio, esposta in una sala che regala una bella veduta dei Giardini Vaticani.

Stanze di Raffaello

Le quattro stanze più celebri di Roma si trovano in Vaticano, a pochi passi dalla Cappella Sistina: non portano il nome di un papa bensì quello di un artista, Raffaello da Urbino, che vi dipinse i capolavori più maturi della sua parabola artistica. Giulio II della Rovere le scelse per farne il suo appartamento personale. In precedenza la dimora papale si trovava al piano inferiore dello stesso edificio, ma Giulio II si rifiutò di continuare ad abitare dove aveva vissuto l’odiato predecessore Alessandro VI Borgia. Affidò dunque a Raffaello l’incarico di affrescare il nuovo appartamento. Al tempo di Niccolò V, in questi ambienti avevano già lavorato artisti come Andrea del Castagno e Piero della Francesca; in un primo momento lo stesso Giulio II si era rivolto ad altri pittori, tra cui Perugino e Lorenzo Lotto. Ma visto all’opera Raffaello, il papa decise di affidargli l’intero appartamento, autorizzandolo a cancellare gli interventi precedenti: Raffaello risparmiò solo una parte del lavoro di Perugino, suo maestro. Quando Giulio II morì (1513), il successore Leone X de’ Medici confermò l’incarico al pittore urbinate, che lo glorificò nella stanza dell’Incendio di Borgo, dove sono presentate le imprese di papi del passato che portarono lo stesso nome, come Leone III e Leone IV. Il risultato complessivo è considerato una delle massime espressioni dell’arte rinascimentale. I quattro ambienti portano i nomi di stanza della Segnatura (dove si riuniva il tribunale della Segnatura Gratiae et Iustitiae, presieduto dal pontefice), stanza di Eliodoro (usata per le udienze private, così chiamata dall’affresco principale raffigurante la Cacciata di Eliodoro dal tempio), stanza dell’Incendio di Borgo (l’affresco più noto rappresenta un incendio divampato nel rione romano di Borgo nell’anno 847, domato da papa Leone IV) e sala di Costantino (destinata alle cerimonie ufficiali e dedicata all’imperatore Costantino, che pose fine alle persecuzioni e si convertì al Cristianesimo). In realtà, Raffaello non dipinse in prima persona tutto l’appartamento. Dopo aver ideato il programma decorativo e realizzato i cartoni preparatori degli affreschi, lasciò buona parte del lavoro pratico a una schiera di allievi e collaboratori di straordinario talento, tra cui Giulio Romano e Perin del Vaga. A essi si devono gran parte della stanza dell’Incendio di Borgo e l’intera sala di Costantino, affrescata dopo la morte del maestro (1520).
Borghi
Procida

Procida

La piccola isola di Procida si trova a metà strada tra Napoli e Ischia, sua “sorella maggiore” tra le isole Flegree. L’isola fu abitata da tempi immemori, con i primi insediamenti probabilmente risalenti alla civiltà micenea. Procida iniziò a svilupparsi prima sotto la dominazione greca e poi sotto quella romana, periodo in cui divenne un luogo di villeggiatura per i patrizi. Al periodo medievale si deve un vero sviluppo economico e urbano dell’isola quando, accanto all’agricoltura, iniziò ad affiancarsi sempre di più l’attività della pesca, e sul promontorio della Terra nacque il borgo fortificato di Terra Murata. Il borgo fu per secoli il rifugio degli isolani dalle costanti scorrerie piratesche, che devastarono Procida in diverse occasioni. Nel ‘600 ai piedi del promontorio di Terra Murata si sviluppò il particolare nucleo abitativo di Corricella, caratterizzato da un’architettura spontanea in cui le abitazioni sembrano compenetrarsi l’una con l’altra. Qui si concentravano la maggior parte delle famiglie dei pescatori. Procida è un comune della città metropolitana di Napoli e basa ancora la propria economia sulla pesca. Negli ultimi anni un ruolo crescente ha assunto il turismo, attratto dalle bellezze naturali e storiche dell’isola. Sia il lato orientale che quello occidentale vantano la presenza di lunghe spiagge intervallate da scogliere e promontori panoramici, ideali per passeggiate nella natura a picco sul mare. Oltre alle spiagge spiccano, dal centro dell’isola denominato Marina Grande, la chiesa di S. Maria della Pietà, l’antico Palazzo Merlato (che presenta, appunto, una merlatura di stile veneziano) e il settecentesco palazzo Rosato. La bellezza dell’isola ha attratto diverse produzioni cinematografiche, tra cui “Il Talento di Mr. Ripley” del 1999 e l’indimenticabile “Il Postino” di Massimo Troisi e Michael Radford del 1994. Prima del cinema fu la letteratura a rendere nota Procida al grande pubblico, grazie a “L’isola di Arturo” di Elsa Morante, romanzo ambientato sull’isola che valse all’autrice il Premio Strega nel 1957. L’isola è stata inoltre Capitale della Cultura nel 2022.
Spiritualità
Duomo di Siena

Duomo di Siena

Il Duomo di Siena ha due facciate. Una è rivolta sull’ariosa piazza del Duomo, vertiginoso tripudio di decorazioni, mosaici e sculture. La seconda è quella del Duomo mai costruito, isolata dal resto dell’edificio, in piazza Jacopo della Quercia: soprannominata il “facciatone”, è ciò che resta del progetto trecentesco volto a utilizzare l’attuale Duomo come transetto per un Duomo nuovo e molto più grande. La peste nera e il declino della Repubblica di Siena costrinsero ad abbandonare il cantiere e oggi il “facciatone” è un inconsueto balcone su cui si può salire per ammirare e quasi toccare con un dito la Torre del Mangia da una parte e il campanile bianco e verde del Duomo dall’altra. Tra i massimi esempi in Italia di architettura romanico-gotica, anche all’interno il Duomo di Siena replica la decorazione marmorea bianca e verde impreziosita da una quantità di capolavori impossibili da elencare. Eccezionale, innanzitutto, è il pavimento ripartito in 56 riquadri con scene sacre e profane, che viene scoperto e mostrato solo in occasioni speciali. Tra gli artisti che hanno contribuito a decorare la chiesa figurano Gian Lorenzo Bernini, Baldassarre Peruzzi, Nicola Pisano, Donatello e Pinturicchio. Sul retro del Duomo, in piazza S. Giovanni, si staglia una terza facciata: si tratta dell’ingresso del battistero che all’interno custodisce un fonte battesimale, capolavoro della scultura rinascimentale, incorniciato da un magnifico ciclo di affreschi. Altri importanti cicli di affreschi decorano altri due ambienti del complesso monumentale del Duomo: la cripta e la Libreria Piccolomini, fatta erigere per custodire la biblioteca del papa Pio II.
Siti storici
Cannaregio

Cannaregio

Storico sestiere a nord del Canal Grande, Cannaregio è il trait-d’union fra la Stazione di S. Lucia e la piazza S. Marco. In particolare la lunga arteria formata dalle vie rio Terrà Lista di Spagna, rio Terrà S. Leonardo e Strada Nova è un fiume di turisti che vanno e vengono. Ma basta discostarsi da questo tracciato per ritrovare il silenzio immobile delle calli, attraversate da fondamenta parallele e luminose su cui si affacciano edifici via via più popolari e minuscoli orti e giardini. Siamo in uno dei cuori pulsanti della Venezia autentica, in cui si combinano la quiete lagunare e l’animazione dei locali, soprattutto lungo fondamenta della Sensa o della Misericordia. Piccoli campi si aprono nella trama delle vie in coincidenza delle chiese del sestiere: la rinascimentale S. Giobbe, con una pala d’altare di Antonio Rossellino; S. Alvise, con un sontuoso interno barocco e tre teatrali dipinti di Giambattista Tiepolo; la Madonna dell’Orto cui il Tintoretto, che abitava a pochi passi, lasciò diverse tele di grande impatto. Un campo un po’ più ampio, alberato e si­lenzioso, è il cuore del Ghetto Nuovo, attorno al quale sorgono le 5 sinagoghe della comunità ebraica veneziana: qui, nel 1516, venne stabilita la prima area di residenza coatta degli ebrei. Oggi il Ghetto è un luogo di pensiero e memoria e anche un luogo ricco di fascino, vivo, col museo ebraico, una libreria, una caffetteria, panetterie e ristoranti kosher.
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