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Marche sotterranee: viaggio tra cunicoli, cisterne e gallerie

Un itinerario tra architetture ipogee, percorsi nascosti e testimonianze della storia marchigiana sotto la superficie.

7 minuti

Quando si pensa al sottosuolo delle Marche, vengono subito in mente le grandi cavità naturali scavate nella roccia, come le celebri Grotte di Frasassi. Ma non è l'unica storia possibile. Accanto a questi paesaggi modellati dalla natura, esiste un altro mondo meno evidente, costruito dall'uomo nel corso dei secoli. Un sistema fatto di cunicoli sotterranei, ambienti scavati nell'arenaria, cisterne, passaggi nascosti e spazi che hanno accompagnato la vita delle città marchigiane, spesso senza farsi notare.

Qui sotto non trovate scenari spettacolari nel senso più immediato, ma luoghi che si capiscono camminandoci dentro. Spazi nati per esigenze concrete – conservare, difendersi, muoversi, raccogliere l'acqua o pregare – e che oggi si rivelano poco alla volta attraverso percorsi guidati e visite nei sotterranei delle Marche. Un patrimonio storico e culturale che racconta la vita quotidiana delle comunità locali da una prospettiva insolita.

In questo viaggio vi portiamo proprio lì: sotto le città, nei punti in cui il paesaggio cambia senza dare nell'occhio. Basta scendere pochi gradini per accorgervi che quello che vedete in superficie è solo una parte della storia. Un viaggio alla scoperta delle città sotterranee delle  Marche, tra luoghi nascosti, architetture ipogee e testimonianze del passato ancora poco conosciute.

Osimo: una città sotto la città

Osimo: una città sotto la città

Arrivate a Osimo e vi sembra tutto chiaro: un centro raccolto, elegante, dove le distanze sono brevi e le cose si capiscono al primo sguardo. Camminate tra piazze e palazzi e avete la sensazione di avere tutto sotto controllo. Poi scoprite che sotto esiste quasi un'altra città. E la cosa sorprendente è che non serve immaginarla: potete entrarci davvero.
Dall'ingresso delle Grotte del Cantinone, presso l'ufficio IAT in via Fonte Magna, iniziate a scendere accompagnati da chi conosce bene questi passaggi. Bastano pochi gradini per cambiare ritmo: la luce si abbassa, l'aria diventa più fresca, i rumori restano sopra. Davanti non trovate una semplice grotta, ma un primo tratto di un sistema molto più ampio: il percorso visitabile si sviluppa per alcune centinaia di metri, ma fa parte di una rete sotterranea che nel suo insieme supera i nove chilometri e si sviluppa su più livelli.
Questi ambienti non sono nati tutti insieme. Il sottosuolo è stato scavato, ampliato, riutilizzato per secoli: per l'acqua, per conservare il cibo, per muoversi senza essere visti, per trovare rifugio. I pozzi collegavano i diversi livelli, portavano aria e luce, mettevano in comunicazione il sotto con il sopra.
Nel percorso del Cantinone incontrate soprattutto figure e simboli legati alla dimensione religiosa e alla vita quotidiana. In altri ambienti, meno accessibili, il linguaggio cambia: diventa più complesso e meno immediato, e introduce una simbologia che nel tempo ha fatto pensare a incontri riservati e rituali. Nelle grotte private, visitabili solo in determinate occasioni, compaiono simboli come la Triplice Cinta o la croce a otto punte, che gli studiosi hanno messo in relazione con la presenza, nel territorio, di ordini come i Templari.
Anche la storia più recente è passata da qui. Durante la Seconda Guerra Mondiale queste gallerie sono tornate a essere rifugi reali, e tra i segni più antichi affiorano ancora nomi e date lasciati in fretta.
Sotto, la temperatura resta fresca tutto l'anno: con una felpa e scarpe comode ci si muove senza distrazioni, lasciando che siano gli spazi a raccontare.
La visita alle Grotte del Cantinone dura meno di un'ora, ma il tempo qui sotto si percepisce in modo diverso. E quando tornate in superficie, resta la sensazione di aver visto solo una parte di qualcosa di molto più grande.

Camerano: quando il sottosuolo diventa architettura

Camerano: quando il sottosuolo diventa architettura

A Camerano l'ingresso alle grotte è in piazza, tra case e negozi. Entrate da lì, senza cercare nulla di nascosto, e pochi metri sotto il paese cambia completamente forma.
Sotto il centro storico si sviluppa una rete ipogea di circa due o tre chilometri, con un percorso visitabile di circa un chilometro. Qui non trovate semplici cunicoli, ma ambienti costruiti con attenzione: sale, corridoi, volte, dettagli che fanno pensare più a spazi pensati piuttosto che funzionali.
Camminando, vi accorgete che ogni ambiente ha una sua identità. Le pareti sono lavorate, le altezze cambiano, compaiono colonne, nicchie, decorazioni. Non è un sottosuolo "grezzo": è un luogo che nel tempo ha assunto una forma sempre più definita.
Le funzioni si sono sovrapposte. Rifugio, magazzino per cibo e vino, luogo di incontro, a volte spazio di culto. Alcuni ambienti fanno pensare a riunioni riservate, altri a momenti più collettivi. La presenza di simboli religiosi ed esoterici ha alimentato nel tempo ipotesi e racconti. Durante la Seconda Guerra Mondiale queste grotte sono tornate a essere rifugi. Ancora una volta, il sottosuolo è diventato uno spazio necessario.
Anche qui si entra accompagnati e si resta sotto per circa un'ora. L'aria è fresca anche in piena estate, intorno ai 14 gradi: tra scale e passaggi irregolari, muoversi con calma e con un abbigliamento adatto aiuta a cogliere davvero il senso degli ambienti.

Piagge: un ipogeo raccolto, tra simboli e silenzio

Piagge: un ipogeo raccolto, tra simboli e silenzio

A Piagge, nel comune di Terre Roveresche, tutto cambia scala. Qui non trovate una città sotterranea estesa come a Osimo o Camerano, ma uno spazio unico, raccolto, quasi nascosto.
Scendendo sotto le mura del borgo, a circa sette metri di profondità, entrate insieme alla guida in un ambiente scavato nell'arenaria, dove la temperatura resta costante intorno ai 15°C. Dopo una breve scalinata in tufo, vi trovate in uno spazio che ricorda, per struttura, una piccola chiesa: una navata centrale, un'abside, bracci laterali che si aprono perpendicolari. Le dimensioni sono contenute, ma la sensazione è netta.
Le origini dell'ipogeo non sono del tutto chiare: si ipotizza una realizzazione medievale, anche se alcuni elementi rimandano a una tradizione più antica. La mancanza di documenti ha lasciato spazio a interpretazioni diverse, ma la struttura e le decorazioni hanno portato molti studiosi a considerarlo un luogo di culto, probabilmente utilizzato da piccoli gruppi, in modo riservato.
Le pareti e il soffitto conservano simboli semplici ma significativi: figure geometriche, fiori stilizzati, croci. Segni che richiamano il cristianesimo delle origini, quando il linguaggio religioso si mescolava ancora a simboli più antichi. Alcuni motivi, come il fiore a sei petali o il giglio, tornano più volte e accompagnano lo sguardo lungo lo spazio.
Nel tempo, anche questo ambiente ha cambiato funzione. In epoche successive è stato utilizzato come deposito e, durante la Seconda Guerra Mondiale, è tornato a essere un rifugio. Eppure la sua struttura, rimasta intatta, continua a suggerire un uso raccolto, quasi appartato.
Anche qui non si entra da soli: passo dopo passo, la guida vi aiuta a leggere uno spazio che a prima vista può sembrare semplice, ma che rivela molto di più man mano che lo si osserva. Fermandovi al centro, vi verrà naturale alzare gli occhi al soffitto: è uno spazio piccolo, ma è lì che si concentra tutto.

Fermo: l'acqua, organizzata con precisione

Fermo: l'acqua, organizzata con precisione

A Fermo vi basta scendere sotto il centro storico per accorgervi che qui il sottosuolo funziona in modo diverso. Non dovete immaginare o interpretare: vi muovete in uno spazio che si capisce subito.
Entrando nelle cisterne romane, iniziate a camminare tra ambienti che si susseguono con una regolarità quasi ipnotica. Trenta sale disposte su file parallele, collegate da archi e coperte da volte a botte: dopo pochi passi vi rendete conto che non siete in uno spazio "nascosto", ma in un sistema costruito per funzionare. Non a caso si tratta di uno dei complessi idraulici più grandi e meglio conservati al mondo, progettato secondo principi che rimandano anche alle indicazioni di Vitruvio.
Le pareti raccontano tutto. Il calcestruzzo romano, l'intonaco impermeabile ancora perfettamente leggibile, le canalizzazioni, i pozzetti di aerazione: ogni elemento è rimasto quasi intatto e permette di capire come l'acqua veniva raccolta e fatta scorrere da una stanza all'altra, senza dispersioni.
Non cercate il dettaglio curioso, ma guardate l'insieme. La ripetizione degli spazi -una sala, poi un'altra, poi un'altra ancora- vi farà capire il funzionamento dell'intero sistema, e con esso l'organizzazione della città, capace di distribuire l'acqua anche a distanza.
Nel tempo, questi ambienti hanno cambiato funzione più volte. Grazie alla temperatura costante sono stati utilizzati come cantine per il vino, poi come spazi di servizio, e, tra il Cinquecento e l'Ottocento, anche come carceri. Durante la Seconda Guerra Mondiale sono diventati rifugi antiaerei: se fate attenzione, lungo le pareti trovate ancora scritte come "calma" o "uscita", tracciate per orientarsi in momenti in cui qui sotto si cercava semplicemente protezione.

Monsampolo del Tronto: sotto le case, un altro livello di vita

Monsampolo del Tronto: sotto le case, un altro livello di vita

A Monsampolo del Tronto (AP) il sottosuolo non si presenta come un unico grande spazio, ma come una rete più raccolta, legata direttamente alle case e alla vita del borgo.
Sotto il colle di Terra Vecchia si sviluppa un percorso ipogeo di circa 120 metri, articolato su più livelli e a una profondità che varia dai 5 ai 15 metri. Tra cunicoli, passaggi, scalinate, ambienti in mattoni e tratti scavati nella roccia, prende forma un sistema che collegava cantine e palazzi nobiliari delle famiglie Guiderocchi e Malaspina.
La funzione ci capisce subito: conservare cibo, stoccare vino, sfruttare la temperatura costante e l'umidità. Ma non solo. Alcuni passaggi servivano anche come vie di fuga, collegamenti nascosti tra edifici, spazi da utilizzare nei momenti di necessità. Se fate attenzione, riconoscerete dettagli molto concreti: nicchie, fosse circolari usate come silos, pavimentazioni in acciottolato, piccoli ambienti che raccontano un uso quotidiano e continuo.
Qui non trovate un progetto unico, ma una stratificazione di interventi. Gli spazi cambiano forma, si adattano, si collegano tra loro in modo quasi spontaneo, seguendo la struttura del borgo soprastante.
Anche in questo caso sarete accompagnati da una guida che vi aiuterà ad orientarvi tra ambienti che, da soli, resterebbero più difficili da leggere. Più che cercare una struttura d'insieme, viene naturale soffermarsi sui dettagli. Guardate come sono fatti gli spazi, come si collegano tra loro, come cambiano materiali e forme: sono tutti elementi che raccontano la vita del borgo.

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