Jesi, dalla città di Federico II ai sapori delle Marche
Arrivate a Jesi al mattino e lasciate l’auto nei pressi del centro storico. Gran parte dell’area interna alle mura è interessata dalla ZTL e trovare parcheggio vicino ai principali luoghi di visita non è semplice. Utilizzate il parcheggio delle Conce oppure quello di Porta Valle e proseguite a piedi.
Salite verso Piazza Federico II, sorta nell’area dell’antico foro romano e legata alla nascita dell’imperatore svevo, avvenuta a Jesi il 26 dicembre 1194. Entrate al Museo Federico II Stupor Mundi: il percorso multimediale ne ricostruisce la vita, la corte, i viaggi e l’eredità culturale. Calcolate circa un’ora, poi tornate nella piazza per osservare la Cattedrale di San Settimio, Palazzo Ripanti e l’ex complesso di San Floriano, la cui chiesa ospita oggi il Teatro Studio Valeria Moriconi.
Proseguite verso Piazza Colocci, dominata da Palazzo della Signoria e affiancata da Palazzo Colocci e Palazzo Bisaccioni. Nelle vicinanze cercate Piazza delle Monnighette, come viene chiamata familiarmente dagli jesini: un piccolo spazio che sfugge a chi attraversa il centro troppo velocemente.
Verso la tarda mattinata raggiungete Palazzo Balleani Vecchio, sede dell’IME – Istituto Marchigiano di Enogastronomia. Video e touch screen permettono di esplorare i territori di produzione e conoscere tecniche, storie e curiosità legate a trenta eccellenze agroalimentari delle Marche, con particolare attenzione al Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il centro promuove anche eventi di degustazione: verificate il calendario, perché gli assaggi non sono disponibili tutti i giorni.
Raggiungete quindi Piazza della Repubblica, chiusa scenograficamente dal Teatro Pergolesi. Al centro si trova la Fontana dei Leoni, collocata qui nel 1844, trasferita in Piazza Federico II nel 1949 e tornata nella sede originaria nel 2021 grazie al lascito del fumettista jesino Cassio Morosetti.
Fermatevi per pranzo nel centro storico e assaggiate il Verdicchio dei Castelli di Jesi insieme alle specialità marchigiane. Chiedete da quale comune provenga il vino: sarà un primo modo per orientarvi tra le colline che attraverserete nei giorni successivi.
Nel primo pomeriggio imboccate Corso Matteotti, che gli jesini chiamano semplicemente il Corso. Lungo circa 800 metri, attraversa l’antico Borgo di Terravecchia e conduce all’Arco Clementino, eretto nel 1734 in onore di papa Clemente XII, promotore della strada tra Nocera Umbra e l’Adriatico, poi chiamata via Clementina.
Tornando verso Piazza della Repubblica, deviate in via XV Settembre e raggiungete Palazzo Pianetti, sede dei Musei Civici. Attraversate la Galleria degli Stucchi, soffermatevi sulle opere di Lorenzo Lotto e affacciatevi sul giardino all’italiana. Dedicate alla visita almeno un’ora e verificate gli orari aggiornati prima della partenza.
Montecarotto, tra antichi mestieri e colline del Verdicchio
Partite presto da Jesi e dirigetevi verso Montecarotto, la località più distante dell’itinerario.
Lasciate l’auto all’esterno del nucleo antico e, come concordato con il Comune, iniziate la visita dal Torrione dell’Orologio, il monumento che più di ogni altro identifica il paese. La struttura ha assunto l’aspetto attuale nel 1903, dopo la demolizione di parte delle mura, dell’antica porta d’accesso e della torre civica sulla quale si trovava originariamente l’orologio pubblico.
Il meccanismo, costruito da Pietro Mei nel 1849, è ancora funzionante e viene ricaricato manualmente. Salite all’interno per osservare il pendolo, i pesi e gli ingranaggi, testimonianza della scuola di orologiai da torre attiva a Montecarotto soprattutto tra Ottocento e Novecento. Dalla sommità lo sguardo abbraccia le colline della Vallesina e i rilievi circostanti.
Proseguite verso il Teatro Comunale, un piccolo teatro all’italiana costruito nella seconda metà dell’Ottocento, con platea e tre ordini di palchi. Negli spazi dell’ex laboratorio di attrezzeria e nei sotterranei della struttura teatrale ha sede il Museo Civico e della Mail Art, l’unico museo pubblico italiano dedicato a questa particolare forma d’arte contemporanea. Buste, cartoline, francobolli e piccoli oggetti postali diventano il supporto di opere nate dallo scambio tra artisti di Paesi diversi.
Prima di lasciare il centro storico entrate, se la trovate aperta, nella Collegiata della Santissima Annunziata. L’organo realizzato nel 1776 da Saverio e Sebastiano Vici, tornato a funzionare dopo il restauro del 2009, racconta un’altra specializzazione artigiana del paese: la costruzione di organi a canne. Insieme alla tradizione degli orologiai, testimonia una cultura della precisione e dell’abilità manuale coltivata per secoli tra le vie di Montecarotto.
Usciti dal borgo, dedicate l’ultima parte della mattinata al Verdicchio. Montecarotto sorge a circa 388 metri di quota, in un territorio caratterizzato da terreni calcareo-argillosi e da un clima mitigato dalle correnti provenienti dall’Appennino e dall’Adriatico. Condizioni che favoriscono la produzione di vini di qualità e che hanno reso la viticoltura una componente importante dell’economia locale.
Fermatevi in una delle cantine delle campagne circostanti per conoscere le etichette montecarottesi e acquistare qualche bottiglia direttamente dal produttore. Concordate la sosta in anticipo, perché aziende e punti vendita non sempre seguono orari continuativi.
Se visitate Montecarotto nella prima settimana di luglio, cercate di far coincidere la tappa con "Verdicchio in Festa", la rassegna che porta nelle vie del centro degustazioni, cucina locale e spettacoli.
Maiolati Spontini, musica e vino tra le colline
Dopo pranzo raggiungete il centro storico di Maiolati Spontini, raccolto sulla collina che domina la Vallesina. Sul navigatore selezionate Maiolati Spontini e non la frazione di Moie: è qui, nella parte alta del Comune, che si concentrano i luoghi legati al compositore Gaspare Spontini.
Fino al 1939 il paese si chiamava semplicemente Maiolati; quell’anno alla denominazione fu aggiunto il cognome del celebre musicista, nato qui nel 1774. La sua memoria accompagna ancora oggi la vita del centro, a partire dalla dimora che Spontini e la moglie Céleste Érard prepararono in vista del loro rientro a Maiolati, oggi sede del Museo Gaspare Spontini. All’orario prenotato, entrate nelle sale che custodiscono arredi, lettere, documenti, partiture e oggetti personali, testimonianze della vita privata del compositore e della sua carriera nelle corti europee.
Raggiungete poi Colle Celeste, il parco voluto da Spontini e dedicato alla moglie. Percorrete i vialetti fino al belvedere, da cui lo sguardo scende sulla Vallesina e abbraccia la successione di colline, vigneti e piccoli centri che caratterizza il territorio.
Riservate il tardo pomeriggio a una cantina nelle campagne di Maiolati Spontini. Scegliete un’esperienza che inizi tra i filari, prosegua negli ambienti di vinificazione e termini con una degustazione guidata. Confrontate un Verdicchio giovane con una selezione o una riserva e fatevi spiegare come esposizione, altitudine e caratteristiche dei suoli cambino il profilo del vino. Alcune aziende propongono percorsi completi di circa due ore e assaggi più brevi per chi ha meno tempo: prenotate la formula più adatta, coordinandola con la visita al museo e la passeggiata a Colle Celeste.
Una degustazione accompagnata da pane, olio, formaggi e salumi può sostituire una cena leggera. Per la notte, se non volete tornare a Jesi, potete scegliere una struttura tra Maiolati Spontini e Cupramontana: al mattino sarete già vicini alla tappa successiva.
Cupramontana, il Verdicchio raccontato dalle etichette
Raggiungete Cupramontana al mattino e lasciate l’auto nei pressi del centro storico. Entrate nei MIG – Musei in Grotta, ospitati sotto le volte dell’ex monastero di Santa Caterina. Poiché giorni e orari di apertura variano nel corso dell’anno, prima della partenza consultate la pagina ufficiale dei Musei in Grotta. (https://www.turismo-cupramontana.com/it/esperienze/mig).
Per accompagnare la visita potete utilizzare le audioguide gratuite disponibili sul sito turistico ufficiale. Tramite i QR code si accede a tre percorsi in italiano, inglese, tedesco e olandese: uno dedicato ai Musei in Grotta, uno al centro storico di Cupramontana e uno al borgo di Poggio Cupro. Trovate tutte le informazioni nella sezione dedicata alle audioguide (https://www.turismo-cupramontana.com/it/info-pratiche/audioguide).
Prima di scendere negli ambienti sotterranei, fermatevi nell’Horto de I Semplici, il giardino botanico ispirato alla tradizione monastica, dove le piante officinali locali sono suddivise in base alle loro proprietà terapeutiche.
Il percorso dedicato al vino prende avvio dall’Ufficio Turistico e prosegue negli spazi un tempo utilizzati da monaci e privati per la vinificazione. Le antiche cantine conservano le tracce di questa attività e introducono alla tradizione vitivinicola di Cupramontana.
Il nucleo principale del complesso è il Museo Internazionale dell’Etichetta, fondato nel 1987 dal professor Armando Ginesi. Etichette storiche e contemporanee provenienti da diversi Paesi mostrano come grafica, illustrazione e design contribuiscano a raccontare un vino e a costruirne l’identità. Il particolare allestimento sfrutta nicchie, volte e ambienti delle vecchie cantine, integrando la raccolta negli spazi originari del monastero.
La visita prosegue lungo la Strada del Gusto fino a EnoCupra, l’enoteca comunale dedicata ai prodotti e ai vini del territorio. Informatevi in anticipo sulle modalità di accesso e sull’eventuale disponibilità delle degustazioni: potrete approfondire la conoscenza del Verdicchio e farvi consigliare qualche etichetta da acquistare.
Usciti dai Musei in Grotta, continuate la passeggiata nel centro storico, seguendo anche l’audioguida dedicata. Raggiungete Piazza Cavour, dominata dal Palazzo Comunale, e poi Piazza IV Novembre, nei cui pressi sorgono le chiese di San Leonardo e San Lorenzo. Fermatevi infine in uno dei punti panoramici del paese per osservare le colline che circondano Cupramontana e riconoscere tra i pendii i vigneti del Verdicchio.
Avendo più tempo a disposizione, potete prolungare la tappa fino a Poggio Cupro e visitare il piccolo borgo fortificato con l’aiuto della terza audioguida.
Se visitate il paese all’inizio di ottobre, controllate le date della Sagra dell’Uva, nata nel 1928 e tra le manifestazioni marchigiane più longeve dedicate all’uva e al vino. Durante i giorni della festa il centro storico è particolarmente animato e i normali tempi di visita possono cambiare.
Staffolo, dalle vigne al tornio del 1695
Dopo pranzo proseguite verso Staffolo e lasciate l’auto fuori dalle mura. Entrate da Porta Venezia e seguite le vie in mattoni fino agli affacci sulla Vallesina. Il nome della porta ricorda il gemellaggio stretto nel 1963 con Venezia, legato alla presenza a Staffolo di Maria Manuzio, discendente della celebre famiglia veneziana di tipografi ed editori. Lungo la cinta incontrerete anche il torrione semicircolare tradizionalmente chiamato dell’Albornoz.
Dedicate il pomeriggio alla passeggiata nel centro storico e raggiungete alle 18.00 il Museo dell’Arte del Vino, ospitato nell’ex Ospedale degli Infermi, edificio di origine quattrocentesca. L’ingresso è gratuito e il museo è aperto da giovedì a domenica, dalle 18.00 alle 24.00. Il percorso segue il ciclo di produzione del vino, dalla vendemmia all’imbottigliamento, attraverso gigantografie, filmati e attrezzi provenienti dalle campagne staffolane. Tini, botti, pompe in ottone, sgranatrici e pigiatrici documentano l’evoluzione delle tecniche locali. Tra i reperti spicca un antico torchio del 1695, in rovere con basamento in pietra scolpito a mano.
Dopo la visita potete accedere all’Enoteca annessa, dove sono raccolte anche bottiglie storiche e una selezione dei vini prodotti nel territorio comunale. La degustazione è a pagamento e consente di confrontare etichette di diverse cantine senza dover raggiungere singolarmente le aziende. È preferibile prenotarla, soprattutto nel fine settimana, concordando in anticipo giorno, orario e formula dell’assaggio.
Se arrivate a Staffolo in agosto, verificate le date della Festa del Verdicchio, che riunisce nel borgo vino, cucina e tradizioni popolari.
Prima di lasciare il paese tornate verso le mura e fermatevi davanti al paesaggio. Dopo tre giorni tra borghi, musei e calici, riconoscerete nei filari e nelle diverse altitudini molti degli elementi incontrati durante il viaggio. A quest’ora viene naturale camminare senza fretta e concludere il percorso tra le colline da cui nasce il Verdicchio