Sito all'interno del parco comunale "Luigi Casale", il Museo del Merletto di Rapallo è ospitato ai piani inferiori di villa Tigullio, di proprietà comunale e già sede della locale biblioteca civica internazionale. Il museo ha aperto al pubblico le tre sale al piano terra di "Villa Tigullio" nel 1990 e nel 1997 altre 5 sale situate al sottopiano.
Il Museo contiene oltre 1400 manufatti in merletto molto rari e preziosi, databili tra il XVI e il XX secolo e di circa 5000 fra disegni e cartoni. La maggior parte proviene dall’archivio della famosa e premiata Manifattura di pizzi e ricami fondata a Rapallo da Mario Zennaro nel 1908 e rimasta attiva fino al 1968. In conseguenza dell'apertura delle nuove sale del Museo, nel 1997 sono state donate altre rare collezioni.
Il percorso si snoda su due piani per complessive otto sale: al piano superiore, tra una campionatura di manufatti della Collezione Zennaro, un grande pannello in merletto realizzato negli anni ’60 poco prima della chiusura della Manifattura su commissione di una compagnia di navigazione americana per il salone delle feste di una nave da crociera. Un pannello lungo mt. 8,10 e alto mt. 1,15, realizzato su disegno di Lele Luzzati, che rappresenta la Commedia dell’Arte Italiana e riassume in buona misura le tecniche di lavorazione del merletto e del ricamo.
Al piano inferiore i manufatti sono esposti secondo tecniche di realizzazione e luoghi di produzione e si possono ammirare, tra l’altro, merletti fini in argento e oro, un preziosissimo completo da battesimo, una serie di cuffie, ombrellini antichi, abiti borghesi e nobiliari, una collezione di abiti d’alta moda della metà del `900.
Le donne nel levante di Genova lavoravano già nel XIII secolo merletti usando filati d’oro, d’argento e di seta, usati per gli altari, i paramenti sacri e i copriletti. Ma l’industria del pizzo ebbe la sua massima fioritura nel VV e XVI secolo, quando la confezione di pizzi cominciò ad essere apprezzata nella Corte francese; nel 1684, tuttavia la Francia ne proibì l’importazione per proteggere le proprie industrie.
L’uso dei merletti da parte delle signore genovesi era così diffuso che, in un editto del 1705, vennero stabilite strettissime norme per limitare l’applicazione di pizzi su vestiti femminili. La lavorazione del pizzo, tuttavia, è rimasta tradizione del Tigullio e il Museo del pizzo ricorda questo antico artigianato.