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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Vernante

Vernante

è un borgo di montagna incastonato a quasi 800 metri di quota sul versante piemontese delle Alpi del Mare, quelle che separano la Riviera di Ponente e la Costa Azzurra dalla provincia grande di Cuneo: la sua valle, la val Vermenagna, presenta un ambiente naturale straordinariamente ricco, come spesso accade nelle zone di confine tra climi diversi, e per questo è in buona parte tutelata dal Parco regionale delle Alpi Marittime. A proposito di confini, in linea d’aria Vernante dista appena una decina di chilometri dalla Francia e in paese è ancora viva l’antica cultura occitana, quella della lingua d’Oc, che accomuna diverse regioni a cavallo della frontiera. Ancora nei primi decenni del secolo scorso Vernante era sinonimo di coltellinai e fonti di acque oligominerali, e in epoche ancora più lontane legava la sua fama al possente castello costruito qui dai conti di Tenda nel ’200 e distrutto dagli Spagnoli 3 secoli più tardi. Oggi restano quasi solo i ruderi del maschio, chiamato Turusela. Le sue romantiche rovine sarebbero probabilmente il luogo più noto e fotografato di Vernante, se non fosse per… Pinocchio, che fa capolino praticamente da ogni angolo. Statue e soprattutto numerosi murales e grandi illustrazioni ne raccontano le avventure in omaggio ad Attilio Mussino (1878-1954), celebre pittore e disegnatore che illustrò l’edizione più celebre del romanzo “Le avventure di Pinocchio” di Collodi. Mussino, torinese, trascorse infatti l’ultima parte della sua vita a Vernante, lavorando in un atelier lungo via Umberto I, dove accoglieva gratuitamente gli abitanti interessati ad avvicinarsi alle arti. I murales sono stati realizzati a partire dal 1989 da Bruno Carletto e Bartolomeo Cavallera, in arte Carlet e Meo, e oggi se ne contano più di 150. Ma Vernante rende omaggio all’illustratore di Pinocchio anche nel Museo Attilio Mussino-Museo di Pinocchio, che custodisce opere e cimeli lasciati in eredità al paese dalla seconda moglie di Mussino, la vernantina Margherita Martini. Pinocchio compare perfino nel cimitero del paese, in un bassorilievo che lo raffigura in lacrime sulla tomba di Mussino.
Molinella

Molinella

Da sempre Molinella tenta i visitatori con le sue specialità gastronomiche, dalle nespole alla torta di tagliatelline e alla torta di riso, orgoglio di una storica zona di risaie. Che qui ci sia ricchezza di acque lo si può intuire già dal nome della cittadina, che allude alla presenza di molti mulini. Molinella sorge infatti alle porte del Parco regionale del Delta del Po, in una terra fertile, storicamente contesa da Ferrara e Bologna. Furono proprio i bolognesi a erigere la torre di S. Stefano, ultimo resto di un castello più grande, oggi monumento-simbolo di Molinella. A pochi chilometri, la frazione Serra Malvezzi custodisce invece un antico complesso che si è conservato nella sua interezza. È il cosiddetto Palazzaccio, una fortezza rinascimentale costruita dai feudatari Malvezzi di Bologna a difesa dei loro possedimenti e che fu poi usata dai contadini come magazzino o abitazione. Ma a Molinella si coltiva anche l’arte contemporanea, grazie soprattutto al Festival ArtU dedicato alle arti urbane: la sola prima edizione, nel 2020, ha lasciato in eredità una ventina di murales distribuiti tra il capoluogo e le frazioni, opera di street artist di diversa provenienza e dagli stili differenti. Così oggi si può passeggiare per le vie della cittadina e delle frazioni incontrando Diego Armando Maradona e san Giorgio, una meravigliosa geisha giapponese e una folaga partigiana. Delizie per la vista, prima e dopo quelle per il palato…
Stazione di Cuneo

Stazione di Cuneo

Quello di Cuneo con la ferrovia è un legame davvero di lunga data. Già prima che l’Italia nascesse, il capoluogo della Granda aveva la sua piccola stazione: Cuneo Gesso, inaugurata nel 1855. Del resto, lo stesso Camillo Benso, Conte di Cavour, aveva presentato al parlamento piemontese una richiesta per costruire una ferrovia che unisse Torino al Mar Ligure, e che passasse proprio da Cuneo. E infatti la ferrovia, che fortunatamente è ancora oggi attiva tra Cuneo e Ventimiglia con uno scollinamento in terra francese, venne costruita, su un tracciato così spettacolare da essere soprannominato “Il Treno delle Meraviglie”. I lavori per costruire “Cuneo Altipiano”, che divenne poi la stazione principale della città, iniziarono nel 1913 ma terminarono solo molti anni dopo: il grande edificio su più piani, in stile neobarocco, venne inaugurato il 7 novembre 1937 dall’allora Ministro delle Comunicazioni Antonio Stefano Benni, giunto proprio in treno per l’occasione. Recentemente restaurata, della stazione oggi rimangono solo pochi elementi nella struttura originale, tra cui i portali in legno e ferro della biglietteria. Di fronte al fabbricato principale, si staglia verso il cielo il faro della stazione, progettato dall’ingegnere Cesare Vinaj e costruito in soli 80 giorni per l’inaugurazione ufficiale. Alto 54 metri, è costruito sopra una fontana monumentale ultimata nel 1938. E dai marciapiedi della stazione si scorge un’altra grande opera ingegneristica, costruita a poche decine di metri: il viadotto ad archi promiscuo Soleri. Lungo 800 metri, attraversa la Stura di Demonte con una struttura a due piani: sotto i binari della ferrovia, sopra la strada che conduce verso Fossano.
Sant'Agata del Bianco

Sant'Agata del Bianco

Sant’Agata del Bianco respira il profumo dello Ionio dall’alto di un colle che è una piattaforma panoramica, ai margini del Parco nazionale dell’Aspromonte. Paese piccolo, meno di 600 residenti, ma dall’animo inquieto e creativo, ha alle spalle una storia di cospirazioni mazziniane e poi di lotte contadine per la distribuzione delle terre. E oggi vive un presente da museo all’aperto grazie ai suoi artisti e ai suoi murales, cuore di una varietà di proposte turistiche, dai trekking tra borgo e campagne ad altre esperienze artistico-letterarie. Tutto è nato per rendere omaggio, più o meno direttamente, al figlio più illustre del paese, Saverio Strati: un personaggio incredibile, prima muratore e poi raffinato scrittore, vincitore del Premio Campiello nel 1977 e morto quasi dimenticato, in condizioni d’indigenza. Sui muri di Sant’Agata del Bianco si incontrano citazioni e raffigurazioni ispirate ai suoi romanzi, realizzate da Andrea Sposari e da altri street artist che poi hanno allargato il raggio a soggetti che evocano bellezza e poesia, come le figure di Dante e Beatrice. A proposito di spirito poetico, in paese si visita il Museo delle Cose perdute, creato dall’artista locale Antonio Scarfone accanto alla casa natale di Strati. Espone oggetti di ogni genere, gettati via o dimenticati nelle cantine, recuperati e reinterpretati in modo sorprendente. E per un’ennesima conferma della creatività di quest’angolo di Calabria c’è anche il Museo degli Artisti santagatesi, che documenta l’opera di pittori di talento nati o cresciuti qui: uno su tutti, Domenico Bonfà in arte Fabon.
Sant'Angelo Le Fratte

Sant'Angelo Le Fratte

Si chiama Sant’Angelo Le Fratte ma è famoso con il soprannome di “paese delle cantine”, che qui sono ricavate direttamente nella roccia. In tutto il borgo se ne conta un centinaio, collegate tra loro a formare un unico percorso dove un tempo si conservavano vini, salumi e formaggi: oggi, in estate, sono lo scenario di suggestivi eventi enogastronomici. La roccia che le accoglie è quella tormentata del Carpineto, la montagna “fratta”, cioè spaccata da fenditure, che domina tutta la valle del fiume Melandro. Intorno la natura è particolarmente ricca d’acqua, rigogliosa e verdissima da sempre, ma a partire dal 1995 quest’angolo della Basilicata si è acceso anche di molti altri colori. Sono quelli dei circa 150 murales che decorano vicoli e facciate del centro storico di Sant’Angelo, comparsi inizialmente per opera di Luciano La Torre e poi anche con il contributo di altri artisti italiani e stranieri. Molti dipinti raccontano le tradizioni locali, a partire da quella vitivinicola, e spesso lo fanno con un tono poetico o fiabesco che invita a lasciar volare la fantasia. Insieme ai murales ha preso forma anche una nutrita serie di sculture, distribuite in modo da rendere ancora più belli gli scorci di questo paese dalla personalità insolita. Al fascino rurale tipico di un antico borgo d’alta collina (siamo a circa 560 metri di quota), Sant’Angelo Le Fratte aggiunge infatti qualche accento aristocratico, eredità del suo passato da sede vescovile. Per quasi 400 anni, dal XV secolo fino al 1818, qui ebbe sede “provvisoria” la diocesi di Satriano: la bella chiesa di S. Maria ad Nives, che oggi si presenta in vesti settecentesche, svolse così il ruolo di una vera cattedrale. Signorile è anche il complesso di palazzo Galasso, d’inizio ’800, divenuto sede del Comune e della Pinacoteca Civica intitolata al pittore locale Michele Antonio Saverio Cancro. Oltre a Sant’Angelo Le Fratte nella valle del Melandro si incontrano altri paesi che regalano splendidi murales: meritano una visita anche Satriano di Lucania e Savoia di Lucania.
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