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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Arte e cultura
San Gavino Monreale

San Gavino Monreale

San Gavino Monreale è la patria dello zafferano, ingrediente usato nei malloreddus alla campidanese, nelle deliziose pardulas e in molte altre ricette sarde. Qui, nel cuore del Medio Campidano, viene coltivato con risultati eccellenti fin dal XV-XVI secolo e questa cittadina gli deve molta della sua ricchezza. Non a caso, a novembre accoglie la Fiera internazionale dello zafferano, uno dei due grandi eventi che scandiscono la vita degli abitanti. L’altro è il Carnevale, celebrato in grande stile, con sfilate allegoriche che ogni anno richiamano decine di migliaia di spettatori. A raccontare il passato e le tradizioni contadine di San Gavino Monreale è soprattutto il Museo etnografico Casa Dona Maxima (noto anche come Museo Sa Moba Sarda), ma anche la struttura dell’abitato è rivelatoria, con le sue case ampie e i cortili spaziosi, tipici dei centri agricoli sardi. San Gavino Monreale conserva anche qualche traccia della sua origine “composita”: nacque infatti dalla fusione di tre piccoli centri medievali. La più antica delle sue chiese è quella di S. Gavino Martire, risalente alla metà del ’300, mentre la chiesa di S. Chiara, santa cui è dedicata un’altra importante festa, venne probabilmente fondata nel secolo successivo. Sulle fertili campagne circostanti un tempo vegliava la guarnigione del castello di Monreale, del quale sopravvivono le maestose mura a pochi chilometri dall’abitato. All’agricoltura, negli Anni ‘30 qui si aggiunse l’industria siderurgica, con l’esperienza della fonderia di San Gavino, fabbrica che oggi richiama appassionati di archeologia industriale. Ma l’elemento più moderno di questa cittadina è la street art che ne vivacizza gli spazi urbani. I murales colorati, comparsi su alcune facciate a partire dal 2014, sono diventati sempre più numerosi ed eterogenei nei soggetti e negli stili, con veri capolavori firmati da muralisti di livello internazionale come Jorghe, al secolo Giorgio Casu, e Gabriel Moreno.

Colle del Gran S. Bernardo

Nonostante la strada scollini a 2.473 metri, il colle del Gran S. Bernardo è circondato da vette scoscese: la Chenalette, il Mont Mort e il Pain de Sucre. Così il leggero avvallamento del colle diventa quasi un imbuto battuto dai venti incessanti, che d’inverno fanno accumulare neve alle volte fino a una ventina di metri, mentre il laghetto alpino che si trova nei pressi dalla frontiera ghiaccia dal primo autunno alla tarda primavera. Eppure fin dall’antichità il colle è stata una delle vie di passaggio più battute delle Alpi Centrali, mettendo in comunicazione il territorio che oggi fa parte della Valle d’Aosta con le zone a nord delle Alpi. Ai tempi dell’Impero Romano sul colle si edificò un tempio dedicato a Giove Pennino, ancora oggi visibile insieme ad altri edifici della stessa epoca in un sito archeologico conosciuto come Plan de Jupiter, dove è anche visibile un tratto dell’antica carreggiata scavata nella roccia. Intorno all’anno Mille la strada era ancora battuta, tanto che si ha testimonianza, nel 990, del passaggio del vescovo Sigerico che da Canterbury andava a Roma e lasciò nel suo diario la documentazione del percorso dell’odierna via Francigena. Proprio per questo quassù nel 1045 grazie a San Bernardo di Mentone venne aperto un ospizio, oggi in territorio svizzero, gestito da una congregazione di canonici regolari per assistere e dare un tetto ai tanti pellegrini e viaggiatori in transito. Viaggiatori che inverno venivano aiutati con l’ausilio di grandi molossi, i famosi cani San Bernardo, che sono diventati un po’ il simbolo di questo luogo di transito dove in estate arrivano frotte di turisti.
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