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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Basilica di S. Pietro in Vincoli

Questa antica basilica nel rione Monti, sul colle Oppio, è anche detta eudossiana dal nome dell’imperatrice che ne promosse la costruzione nel 439 sulle fondamenta di un tempio eretto nel III secolo. Ai rimaneggiamenti del 1475, voluti da papa Sisto IV, risalgono il portico in facciata e il portale marmoreo. L’interno, d’imponenti proporzioni, è suddiviso in 3 navate su colonne antiche. La navata centrale si conclude con un arco trionfale su colonne di granito. Occupa il transetto destro l’incompiuto mausoleo di Giulio II, grandioso e tormentato progetto di Michelangelo che prevedeva in origine oltre 40 sculture. Ridotti e variamente impediti i lavori in una vicenda durata circa 40 anni, quanto era stato realizzato nel 1542-45 venne sistemato in questo nicchione (alcune statue incompiute, i famosi Prigioni, sono nella Galleria dell’Accademia a Firenze e al Louvre di Parigi. Di mano del maestro è il grandioso Mosè (1514-16 circa) ritratto seduto con le tavole della legge appena ricevute dal Signore. Al suo ritorno dal monte Sinai il patriarca trova gli israeliti intenti a venerare un vitello d’oro, idolo pagano. È talmente adirato che sembra sul punto di alzarsi per distruggere tutto, le vene del corpo sembrano palpitare, i muscoli sono in tensione e il viso è solenne e furente. Vennero certamente scolpite da Michelangelo, ma ultimate da Raffaello da Montelupo (1542-45), anche le statue di Lia e Rachele, poste nelle nicchie; le altre sculture sono invece opera di allievi. I bassorilievi degli sportelli in bronzo dorato all’altare della confessione raffigurano scene della vita di san Pietro (1477) e in bronzo dorato, all’interno, è anche l’urna ottocentesca contenente le presunte catene del santo. All’interno della basilica si possono ammirare anche opere di Guercino, del Domenichino e del Pomarancio. Tra il 1956 e il 1960, sotto al pavimento della navata centrale furono scoperti alcuni edifici sovrapposti, appartenenti a domus aristocratiche di età repubblicana e imperiale.

Santuario di Maria Santissima di Tindari

Il santuario di Maria Santissima di Tindari è conosciuto soprattutto come santuario della Madonna Nera. Al suo interno infatti è esposta una statua della Vergine nera. Sorge sul promontorio di Patti, affacciato sui laghetti di Marinello. L’attuale basilica è stata costruita di recente, tra il 1957 e il 1979: un edificio variopinto, ricco di oro e colori accesi. La storia che circonda il culto del santuario e della Madonna che è custodita al suo interno è più antica. Risale al periodo tra la fine del VIII secolo e l’inizio del IX secolo. Le origini della statua non sono certe. Secondo la tradizione, una nave di ritorno dall’Oriente, insieme alle altre merci, portava nascosta nella stiva una statua della Madonna per sottrarla alla persecuzione iconoclasta; mentre attraversava il Tirreno, improvvisamente si levò una tempesta, la nave fu costretta a interrompere il viaggio e a rifugiarsi nella baia del Tindari (oggi Marinello). Quando si calmò la tempesta, i marinai volevano ripartire, ma non riuscivano a spostare la nave. Decisero di alleggerire il carico e scaricarono anche la cassa contenente la statua, riuscendo così a riprendere il viaggio. I marinai della baia di Tindari recuperarono la cassa e portarono la statua in cima al promontorio, dove da allora è oggetto di culto dei fedeli. La vista dal belvedere appena fuori dal santuario è meravigliosa. Si vede mare a perdita d’occhio e, in basso, la lingua di sabbia con le pozze di acqua salata: i laghetti di Marinello.
UNESCO

Basilica di S. Maria delle Grazie

Si può ammirare la basilica di S. Maria delle Grazie dal sagrato, una bella piazzetta che si apre davanti alla sua semplice facciata a capanna. Oppure si può scegliere un punto di vista meno immediato, da via Caradosso, per osservare da dietro la grande complessità architettonica e il raffinato gioco decorativo della tribuna della basilica, una delicata alternanza cromatica e materica di marmi bianchi e mattoni. Le absidi laterali si innestano su un blocco cubico e quest’ultimo è dominato dal tiburio poligonale che nasconde la cupola, ben 16 lati scanditi da un’elegante loggia ad archi. Paiono quasi due chiese diverse. Tutto si spiega con la storia insolita di questo edificio, nato attorno al 1463 in stile tardogotico su progetto di Guiniforte Solari, che ideò anche l’adiacente convento dei Domenicani, ma radicalmente modificato già alla fine del ’400 su ordine di Ludovico il Moro: il signore di Milano scelse infatti S. Maria delle Grazie come mausoleo della propria famiglia, gli Sforza, e si affidò ad alcuni dei più grandi architetti e artisti per modernizzarla in stile rinascimentale. L’obiettivo era farne un capolavoro degno della Roma dei papi e della Firenze medicea. I lavori furono diretti da Giovanni Antonio Amadeo ma, secondo la tradizione, la tribuna e una delle sacrestie sarebbero state progettate da Donato Bramante. L’interno, con le sue arcate ogivali, ha mantenuto l’impostazione gotica del Solari. Dalla tribuna si accede a un chiostrino porticato, chiamato chiostro delle Rane per via del soggetto che ne decora la fontana: quattro rane in bronzo. È un microcosmo di pace nel pieno centro della città, splendido soprattutto a marzo, quando fioriscono le magnolie. Dal chiostrino si entra nella Sagrestia Vecchia, quella attribuita a Bramante. Dal sagrato di S. Maria delle Grazie si accede invece al Museo del Cenacolo Vinciano, allestito nell’ex refettorio del convento dei Domenicani: è il celebre ambiente decorato dall’“Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, che fu anch’egli coinvolto da Ludovico il Moro in questo grande cantiere.
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