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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Musei e monumenti
Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

In tutta Italia non c’è un museo tecnico-scientifico più ricco e aggiornato del Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. E pure nel resto d’Europa sono pochi quelli che possono competere ad armi pari. Stiamo parlando di una struttura enorme, con un patrimonio di 19.000 oggetti – inclusi treni, aerei e navi – distribuiti su una superficie di 50.000 metri quadrati. Il plus è che siamo nella Milano medievale, nella zona di S. Ambrogio: il museo è allestito nell’ex monastero di S. Vittore accanto all’antichissima basilica di S. Vittore al Corpo, fondata nel IV secolo e ornata da splendidi mosaici. L’esposizione è organizzata in sezioni tematiche distribuite tra il corpo centrale e i padiglioni esterni, ed è completata da una serie di laboratori interattivi rivolti soprattutto a scuole e studenti. Nel nucleo centrale della struttura, il gioiello sono le Gallerie Leonardo Da Vinci, allestite nel 2019 per presentare la vita e il pensiero del genio al quale il museo è intitolato. Leonardo fu un grande protagonista del Rinascimento milanese: modelli e plastici, documenti originali e installazioni multimediali ne descrivono bene il contributo alla storia del sapere. Attorno si passa da sezioni dedicate a tecniche d’antica origine come l’oreficeria e l’orologeria, a sezioni che presentano le tecnologie contemporanee, come le telecomunicazioni e l’esplorazione dello spazio. Spettacolari, nei seminterrati, la sezione sulla metallurgia con forni e laminatoi e quella sull’energia e sui materiali. Due grandi padiglioni sono riservati ai trasporti ferroviari e aeronavali, Tra gli ultimi arrivati nelle collezioni del museo, che sono in continua espansione, c’è un esemplare del tram Carrelli Milano 1928: modello vintage ma ancora efficientissimo, che si può trovare in circolazione per le strade di Milano e perfino di San Francisco. Le vere star del museo, però, si trovano nel cortile: sono il gigantesco sottomarino S-506 Enrico Toti, del 1967 (visitabile all’interno su prenotazione), e il modello in scala 1:1 del razzo Vega, sviluppato in collaborazione dall’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Europea per il lancio in orbita di piccoli satelliti.
Conca dell’Incoronata, Milano

Conca dell'Incoronata

Conca dell’Incoronata, delle Gabelle, di S. Marco: sono i tre nomi con cui è chiamata la principale opera d’ingegneria idraulica che Leonardo da Vinci ha lasciato in eredità a Milano, realizzata su commissione di Ludovico il Moro. Si tratta del più importante tra i bacini artificiali che permettevano di mettere in comunicazione il Naviglio della Martesana, situato a una quota diversa dagli altri, con la cerchia interna dei Navigli milanesi. Il problema del collegamento per oltre 20 anni era sembrato insolubile. L’idea geniale di Leonardo fu sostituire le tradizionali paratie della chiusa della conca, perpendicolari e a scorrimento verticale, non abbastanza affidabili né resistenti, con un meccanismo a battenti da posizionare diagonalmente rispetto al fronte dell’acqua, così da ridurne la pressione. Inoltre, un sistema di porticine ricavate nella superficie dei portelli a battenti consentiva aperture parziali e graduali. Gli studi che il genio di Leonardo dedicò a quest’opera sono documentati dal Codice Atlantico, conservato presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana. La conca e la sua chiusa furono inaugurate nel 1496, consentendo finalmente alle barche provenienti dall’Adda lungo il Naviglio della Martesana di proseguire la navigazione verso il centro di Milano ed eventualmente fino al Ticino, lungo gli altri Navigli. Ha funzionato perfettamente fino agli Anni ’70 del secolo scorso, quando il tratto del Naviglio della Martesana interno alla città, oltre via Melchiorre Gioia, fu interrato e deviato: la conca rimase così senz’acqua. Tornando al nome, anzi, ai nomi di questo spazio: “dell’Incoronata” si deve alla vicinanza della chiesa di S. Maria Incoronata, “delle Gabelle” al fatto che poco distante si riscuoteva il dazio sulle merci trasportate lungo il canale, mentre “di S. Marco” deriva dal nome della via e del breve naviglio, il Naviglio di S. Marco appunto, che dalla conca consentiva di raggiungere la cerchia dei Navigli.
Natura
Naviglio della Martesana, Milano

Naviglio della Martesana

Il Naviglio della Martesana è forse il meno noto tra gli antichi canali artificiali che collegano Milano ai grandi fiumi lombardi. Nasce dall’Adda a Concesa, una frazione di Trezzo d’Adda, attraversa la subregione della Martesana, a nord est del capoluogo, e una volta in città si inabissa sotto via Melchiorre Gioia, all’altezza della Cassina de’ Pomm. Misura 38 circa km di lunghezza, per una larghezza che varia dai 9 ai 18 metri. Un tempo, però, il Naviglio della Martesana proseguiva a cielo aperto fino in centro, dove un sistema di chiuse incentrato sulla Conca dell’Incoronata lo collegava al breve Naviglio di S. Marco e alla cerchia urbana dei Navigli. La conca fu inaugurata nel 1496, sfruttando portelli di chiusa progettati da Leonardo da Vinci. Il canale era stato aperto nel 1471, sotto Francesco Sforza. Congiungendolo agli altri Navigli, Leonardo poneva le basi per realizzare un sogno degli Sforza: viaggiare via acqua dal Ticino, e dunque dal lago Maggiore, fino all’Adda e al Lario passando per Milano. Oggi lungo il Naviglio della Martesana corre la Ciclovia Luigi Riccardi, itinerario di circa 35 km dedicato allo storico presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Questa ciclopedonale, perfetta per le gite fuori porta, solitamente viene affrontata in senso inverso alla corrente, risalendo cioè da Milano all’Adda. Il tratto milanese del canale e della ciclabile sfila tra architetture industriali, sottopassi e case di ringhiera; lambisce i giardini e le ville di Crescenzago, quartiere che un tempo era paese autonomo, e arriva a Cernusco sul Naviglio, dove brilla la settecentesca villa Alari Visconti. A metà del percorso si attraversa Gorgonzola, poi sono le ville signorili di Inzago a riflettersi nell’acqua. Si giunge in vista dell’Adda all’altezza di Cassano d’Adda dove, defilato e a picco sul fiume, sorge un suggestivo castello visconteo diventato hotel. Poi l’itinerario piega a nord, verso Concesa, passando per Groppello: qui si sfila accanto a una grande ruota, mossa dall’acqua del Naviglio, che secondo una (discussa) tradizione sarebbe stata progettata da Leonardo. Poco oltre, a Vaprio d’Adda fiume e canale scorrono ai piedi della villa Melzi d’Eril, dove Leonardo soggiornò più volte, come testimoniano appunti e disegni. Facile capire perché questa zona rientri attualmente nell’Ecomuseo Adda di Leonardo... Alla derivazione del canale dal fiume, sul lato opposto della valle si intravede l’utopia ottocentesca di Crespi d’Adda, villaggio operaio inserito tra i patrimoni dell’Umanità UNESCO.

S. Michele in Foro

La chiesa di S. Michele in Foro visse una lunga vicenda costruttiva a cui si deve l’originale insieme di soluzioni romaniche e gotiche. Eretta tra il 1070 e la metà del XII secolo, fra il XIII e il XIV venne dotata della caratteristica facciata a 4 ordini di loggette, in previsione di una sopraelevazione mai effettuata. Spicca sulla cuspide la statua marmorea con dettagli in bronzo di S. Michele arcangelo che abbatte il drago, ben visibile dalla soffitta di casa Puccini. Una leggenda lucchese vuole che nell’anello posto al dito dell’angelo sia incastonato un diamante di enormi dimensioni e che di sera possa essere scorto il suo luccichio posizionandosi in uno specifico punto della piazza. Influssi lombardi rivela il campanile del XII secolo, le cui pareti risultano alleggerite da ordini crescenti di aperture e arcatelle pensili. L’interno a pianta basilicale presenta 3 navate scandite da colonne sormontate da capitelli romanici; conserva arredi quattro-cinquecenteschi, una Madonna col Bambino di Andrea della Robbia e una tavola coi Ss. Girolamo, Sebastiano, Rocco ed Elena (1483 circa) di Filippino Lippi. Nella chiesa di S. Michele il compositore Giacomo Puccini teneva lezioni di organo a colui che fu il suo unico allievo, Carlo Della Nina (1855-1918), che di professione era sarto, ma svolgeva servizio d’organista presso la chiesa di S. Giusto in Porcari. In occasione della festa di S. Michele (21 settembre) all’organo dell’altare maggiore vengono suonati brani dei compositori della famiglia Puccini. La chiesa domina la grande piazza S. Michele, soprannominata “piazza delle Catene” per via delle catene in ferro che la delimitano. In origine era il foro romano e ancora oggi è il cuore pulsante della vita cittadina. Sul lato orientale e dietro l’abside della chiesa la piazza è delimitata da case due-trecentesche dalle finestre polifore gotiche.

Teatro Comunale del Giglio

Inaugurato nel 1675 come teatro pubblico voluto dal Consiglio della repubblica lucchese, il più antico teatro di Lucca conobbe varie vicissitudini, legate alle vicende storiche e politiche della città. Con la caduta della repubblica la sua fama fu eclissata da quella di altre istituzioni, per lo più private, finché fu decisa l’edificazione di una nuova struttura di proprietà dello Stato, la cui costruzione terminò nel 1819. Il nome teatro del Giglio venne scelto da Maria Luisa di Borbone, sovrana di Lucca: lo stemma della dinastia riporta infatti 3 gigli d’oro. Per tutto il XIX secolo, periodo del suo massimo fulgore, ospitò le migliori compagnie della scena italiana, che vi allestirono concerti, balletti, spettacoli di varietà e, soprattutto, melodramma. Il primo grande successo fu registrato nel 1831, con la messa in scena del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, diretto per l’occasione da Niccolò Paganini. Anche Giacomo Puccini, che qui da giovanissimo aveva accompagnato al pianoforte una cantante lirica emergente, vi sovrintese i lavori della messa in scena di alcune sue opere. La prima fu Edgar nel 1891, seguita dalla Manon Lescaut nel 1893, La Bohème nel 1896, Tosca nel 1900, Madame Butterfly nel 1907, La fanciulla del West nel 1911. In quell’anno venne anche inaugurato all’interno del teatro un bassorilievo con la dedica “Lucca a Giacomo Puccini settembre MCMXI”. Ancora oggi, a ogni stagione il cartellone rende omaggio al grande compositore con diverse produzioni originali.
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