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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Musei e monumenti

Castello Estense di Ferrara

Il Castello Estense (o castello di S. Michele) vigila su Ferrara da oltre 600 anni. Costruito a partire dal 1385 per volere di Nicolò II d’Este, divenne il centro di potere estense fino all’esaurirsi del ramo principale della dinastia nel 1597. La struttura compatta, rinforzata dalle massicce torri angolari e circondata da un ampio fossato, richiama subito alla mente l’immaginario medievale, ma il periodo di maggior splendore del complesso coincide con l’epoca rinascimentale. Sono gli anni in cui attorno al casato estense si riunisce una delle corti più colte e raffinate d’Europa, di cui faranno parte pittori come Cosmè Tura e Dosso Dossi, e poeti come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. In contemporanea, i signori di Ferrara trasformano i piani superiori della roccaforte in un palazzo signorile, mentre le aree adiacenti alla corte interna mantennero una funzione militare. Lungo l’itinerario di visita, l’eredità ducale si dispiega in tutta la sua magnificenza. Al piano nobile della Via Coperta, ponte di collegamento tra il castello e il precedente palazzo della famiglia d’Este, si trovano i camerini del principe (o camerini d’alabastro): in origine appartamenti ducali in cui era raccolta la preziosa collezione d’arte estense, ora attentamente restaurati e utilizzati come spazio espositivo. Nel castello si avvicendano ambienti sfarzosi, attestazione della magnificenza estense. La cappella ducale è ornata da marmi policromi alle pareti e da una volta affrescata con le immagini dei santi evangelisti, incorniciati da ghirlande di fiori su sfondo dorato e circondati da putti. Come da gusto rinascimentale, l’apparato decorativo degli ambienti privati e delle sale di rappresentanza attinge all’immaginario classico e alle rappresentazioni allegoriche. La sala dei Giochi e l’adiacente saletta vennero affrescate all’epoca del duca Alfonso II, cultore dell’esercizio fisico, e celebrano dunque l’ideale atletico, con raffigurazioni di competizioni agonistiche e amorini impegnati in attività ginniche. La sala del Governo si distingue per l’elaborato soffitto ligneo a cassettoni di diverse forme, arricchito da inserti dorati e decorazione a grottesche.
Arte e cultura
Basilica di Santa Croce di Firenze

Basilica di Santa Croce di Firenze

La Basilica è una delle più insigni chiese di Firenze, tra le più rappresentative del gotico cittadino italiano e famosa per essere il «pantheon degli italiani illustri». Fu eretta a partire dal 1295 su progetto di Arnolfo di Cambio, vera celebrità dell’epoca, e completata verso il 1385, sebbene la consacrazione risalga al 1443. Solo nel 1863 l’architetto di religione ebraica Niccolò Matas rivestì la facciata di marmi policromi, arricchendola di pinnacoli e coronandola con la stella di David. L’interno a tre ampie navate è diviso in arcate ogivali; non appena gli occhi si sono abituati alla luce fioca si iniziano a vedere i fianchi della chiesa. Lungo le pareti si alternano tombe, monumenti funerari e targhe a ricordo di personaggi illustri. Vicino alla controfacciata c’è la tomba di Galileo, mentre di fronte si trova la tomba di Michelangelo. Prima di incrociare il cenotafio di Dante, c’è la tomba di Gian Battista Niccolini che fu presa a modello per la Statua della Libertà di New York. Il monumento funebre di Vittorio Alfieri, scolpito da Antonio Canova, anticipa i sepolcri di Gioacchino Rossini e Ugo Foscolo. Dopo quello di Machiavelli, si vede sul muro un altorilievo dell’”Annunciazione” di Donatello (1435). A destra della Cappella Maggiore, illuminata da tre strettissime bifore, le due cappelle del braccio destro del transetto sono decorate da Giotto. A differenza delle altre pitture murarie della chiesa, questi non sono affreschi, perché l’artista doveva fare veloce avendo richieste da tutta Italia. Così adoperò le tempere, che però si rovinano molto più facilmente. La Cappella Bardi, di fianco all’altare, raffigura il ciclo della “Vita di San Francesco”. Nella vicina Cappella Peruzzi, con le storie di “San Giovanni Battista ed Evangelista”, Giotto fa sfoggio di una tecnica pittorica che è avanguardia pura, inserendo elementi architettonici che rappresentano tracce di quella che un secolo dopo sarebbe stata la prospettiva. Sul transetto sinistro, sopra l'altare, si trova il celebre Crocifisso ligneo di Donatello, criticato da Brunelleschi per il suo eccessivo realismo. In fondo al primo dei chiostri (detto “Arnolfo”) attiguo alla Basilica, dopo aver fatto visita al Museo dell’Opera, si entra nella Cappella dei Pazzi. Disegnata da Brunelleschi nel 1429 ma cominciata quasi vent’anni dopo, colpisce per l’armonia e dell’ambiente: è un gioiello di arte rinascimentale. La facciata è preceduta da un portico con 6 colonne corinzie, mentre nell’interno il bianco dell’intonaco dialoga con la vivacità cromatica dei 12 tondi (tra i capolavori di Luca della Robbia) e dei medaglioni dei pennacchi della cupola, probabilmente attribuiti al Brunelleschi.
Città d'arte

Catanzaro

Vie investite dal vento che arriva dalla Sila e dal mare, la lunga tradizione artigiana del velluto e san Vitaliano, il venerato santo patrono, fanno di Catanzaro la “città delle tre V”. La città potrebbe però essere anche “città dei due mari”, per la sua posizione dominante sull’istmo che divide Tirreno e Ionio, oppure “città dei tre colli”: il Vescovato, il S. Rocco e il S. Giovanni che sovrastano il golfo di Squillace, o ancora la “città dei ponti”, per gli alti viadotti che ne consentono il veloce accesso. Catanzaro è città antica, di fondazione bizantina, con viuzze tortuose e un nucleo antico con costruzioni medievali. Su corso Mazzini invece sfilano palazzi ottocenteschi e piazze monumentali. Ma oltre a tutta questa antichità, Catanzaro è anche moderna e contemporanea, come testimoniano il MUDIAC, Museo Diffuso di Arte Contemporanea, con sculture e opere murali di importanti street artist, la Casa della memoria Mimmo Rotella, con opere del noto artista catanzarese, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, dove convivono arte antica e contemporanea, e il Parco internazionale della Scultura con installazioni a firma di illustri personalità nazionali e internazionali inserito nel Parco della Biodiversità Mediterranea. Per mangiare, fermatevi in una delle caratteristiche osterie, le cosiddette “putiche”, per assaggiare le specialità locali come il “morseddhu”, un piatto di trippa di vitello molto piccante. Tra i vini, è da ricercare la rinomata Malvasia di Catanzaro.
Arte e cultura

Anfiteatro Romano

L'anfiteatro romano di Lecce occupa prepotentemente la metà sud della centralissima piazza Sant’Oronzo di Lecce. Le rovine furono scoperte all'inizio del XX secolo, durante una fase di ristrutturazione dell'impianto urbanistico della città. Gli scavi occuparono buona parte del ventennio fascista, e per riportare l'antico anfiteatro alla luce non furono risparmiati altri edifici storici. La parte oggi visibile rappresenta circa un terzo delle dimensioni originali della struttura, costruita in età augustea e rimaneggiata circa un secolo dopo sotto Adriano. A quei tempi Lecce era una città messapica di recente annessione romana, nota come Lupiae. La costruzione dell'anfiteatro fu parte di alcuni importanti interventi urbanistici che miravano ad assimilare maggiormente l'impianto cittadino a quello tipicamente romano, all'incirca allo stesso periodo risalgono infatti la costruzione di un tempio e del teatro romano, che spunta nel bel mezzo del centro storico a brevissima distanza dall'anfiteatro. Se quest'ultimo era dedicato a vere e proprie rappresentazioni teatrali, l'anfiteatro era la casa delle grandi esibizioni ludiche, come cacce e combattimenti tra gladiatori. La costruzione dell'anfiteatro avvenne sfruttando in buona parte la friabilità della pietra leccese presente in loco, scavando l'arena e le gradinate in un unico gigantesco blocco ottenendo una capienza tra le 12.000 e le 14.000 persone. Le notevoli dimensioni dell'anfiteatro testimoniano l'importanza che già in epoca romana Lecce rivestiva all'interno della penisola salentina. Come da consuetudine, nel corso del Medioevo i materiali dell’anfiteatro furono sfruttati per altri scopi, come la costruzione delle fortificazioni cittadine. Curiosamente alcuni apparati decorativi della struttura si trovano oggi nella vicina Otranto, ad ornamento della cripta della Cattedrale romanica. Oggi l’anfiteatro ospita eventi culturali e musicali. Per approfondire la conoscenza dell’antica Lupiae è consigliabile visitare il vicino Museo del teatro romano in Via degli Ammirati.
Città d'arte
Potenza

Potenza

L'aspro paesaggio di monti e boschi dell'alta valle del Basento abbraccia il capoluogo della Basilicata, che sorge alla notevole quota di 819 metri sul livello del mare. Clima invidiabile, mediterraneo montano, freddo e nevoso d'inverno, tiepido e secco d'estate, con temperature medie nei mesi più caldi attorno ai 20° C. La storia della città è di quelle senza grandi sconvolgimenti: florida nel periodo romano, alle prese via via con Goti, Longobardi, Saraceni e Svevi e poi coinvolta nelle vicende del regno meridionale, salvo registrare il primato nella ribellione ai Borboni, il giorno stesso dello sbarco di Garibaldi in Calabria, meritando il titolo di città benemerita del Risorgimento. Sono stati però frequenti i terremoti, ragion per cui oggi si presenta con un aspetto moderno, ad eccezione del nucleo storico che occupa un'allungata dorsale alta ed è percorso da via Pretoria, la principale via cittadina, con le piazze Pagano e Matteotti. Del passato restano le chiese di S. Maria al Sepolcro e S. Francesco e il Duomo, di origine medievale ma più volte colpito dai terremoti tanto che di originario conserva il rosone romanico e poco più. Anche il castello non ha avuto sorte migliore: ne resta infatti solo una torre con il verde belvedere. Nella parte più bassa ci sono invece i quartieri moderni, dove per esempio si trova il Museo archeologico provinciale, fondamentale per cogliere l'importanza della Lucania in età magnogreca e romana.
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