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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Musei e monumenti
Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio

Palazzo civico fra i più iconici del mondo, il Palazzo Vecchio di Firenze venne iniziato in età comunale, alla fine del ‘200, da Arnolfo di Cambio come palazzo dei Priori; divenne palazzo della Signoria con la presa del potere da parte dei Medici e poi si guadagnò l’appellativo “vecchio” quando i Medici trasferirono il quartier generale a palazzo Pitti. Infine, per 6 anni, fu sede del Parlamento del Regno d’Italia quando Firenze ricoprì il ruolo di capitale dal 1865 al 1871. A queste vicende storiche abbastanza movimentate fa da contraltare un aspetto architettonico essenzialmente trecentesco a parte gli ampliamenti cinquecenteschi. Il nucleo originario è un compatto parallele­pipedo a bugnato rustico di pietra forte, articolato su 3 piani e sovrastato dalla trecentesca torre di Arnolfo dalla cui cima si apre uno dei più bei panorami su Firenze. A eccezione degli ambienti del Comune, il palazzo è visitabile: spiccano l’immenso salone dei Cinquecento, principale lascito degli anni della Repubblica fiorentina, il raffinato studiolo di Francesco I de’ Me­dici, sorta di Wunderkammer realizzata con la consulenza di Vasari, e i cosiddetti quartieri monumentali ai piani superiori, cioè le stanze riccamente decorate dei Medici. Nella sala dei Priori è custodita una maschera di gesso del volto di Dante Alighieri, realizzata da uno scultore ignoto forse del XVI-XVII secolo; Dante ricoprì infatti la carica di priore nel 1300. Divenuta famosa in seguito al romanzo “Inferno” di Dan Brown e al conseguente film di Ron Howard, è stata a lungo ritenuta una maschera funebre, ma oggi si è più propensi a considerarla un calco da una scultura. Nella sala della Cancelleria è custodito invece un busto di Niccolò Machiavelli, che lavorava proprio in questo luogo.
Arte e cultura
Casa Natale Giosuè Carducci

Casa Natale Giosuè Carducci

Giosuè Carducci, premio Nobel per la Letteratura nel 1906, nacque a Valdicastello, frazione di Pietrasanta, nel 1835. In questa casa immersa nel verde il piccolissimo poeta già mostrava i segni di un carattere ribelle, selvatico e amante della natura e degli animali. L’abitazione in cui la famiglia visse fino al trasferimento nel 1838 è oggi visitabile, ed è ormai diventata un museo costituito da arredi, ricordi e pannelli illustrativi riguardanti la vita del vate. La visita si sviluppa in 4 stanze, che illustrano epoche diverse dell’esistenza di Carducci: “La vita del Poeta”, “Ritorni in Versilia”, “Pietrasanta al Poeta”, “Il Poeta alla sua Terra”. Nonostante i vari spostamenti durante tutta la sua vita, lo scrittore rimase sempre molto legato alla sua terra, in cui tornò poche volte ma che ricordò spesso nei suoi versi (in particolare “Davanti San Guido”). Nel 1907, ad appena un mese dalla scomparsa di Carducci, la casa-museo venne dichiarata monumento nazionale con una cerimonia solenne nel chiostro di S. Agostino. Un’iscrizione sul muro dell’edificio rivolto alla strada è legata a un curioso aneddoto: quando nel 1890 Carducci tornò in incognito a Valdicastello per rivedere il luogo in cui era nato, scoprì con disappunto che il cognome della madre era riportato scorrettamente, un abitante locale lo riconobbe, avvisando i compaesani e le autorità, che subito fecero correggere l’errore.
Arte e cultura
Forte Belvedere Gschwent

Forte Belvedere Gschwent

Decine di migliaia di visitatori esplorano ogni anno le gallerie della grande fortezza austroungarica vicino a Lavarone, sui monti fra la valle dell’Adige e l’altopiano di Asiago. Se un tempo erano cupe, oggi invece sono doverosamente illuminate. Lo fanno perché si tratta di un’esperienza non soltanto priva di noia ma anche istruttiva. Verificare come erano costretti a vivere fra il 1914 e il 1918 i soldati dell’imperatore, commuoversi a vedere le loro uniformi e le loro pellicce a precaria protezione dal gelo, pensare che oggi ci sono le ciaspole al posto di racchette fatte di legno e spago sono sensazioni che educano in tema di guerra e pace. Una componente sostanziale della capacità di comunicazione a Forte Belvedere sta poi nella multimedialità. Voci di Kaiserjäger sorprendono nel buio, mappe dei fronti militari si illuminano discrete ma implacabili, racconti di storia riassumono le vicende del primo conflitto mondiale. Sono gli esiti di un lavoro progettato e realizzato nel 2008 di concerto fra l’Azienda per il Turismo di Folgaria, Lavarone e Luserna, la Fondazione Belvedere, il Comune di Lavarone e uno studio di professionisti milanesi. Il progetto si chiama “La fortezza delle emozioni”, ed è un titolo ben giustificato. La fortezza è composta da vari blocchi scavati nella montagna: la casamatta principale, il blocco batterie, una controscarpa nel fossato e tre avamposti corazzati. La copertura in calcestruzzo è spessa oltre due metri e mezzo, con all’interno un triplo strato di putrelle d’acciaio. C’erano ampi depositi, un acquedotto con depuratore, una centrale elettrica, un pronto soccorso, una centrale telefonica e una stanza di telegrafia ottica. I bombardamenti italiani furono durissimi, ma Gschwent non ha mai dovuto assistere a scontri diretti.
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