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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Arte e cultura

Puccini Museum - Casa Natale di Giacomo Puccini

Il Puccini Museum è nato sotto gli auspici della Fondazione Giacomo Puccini. La casa museo è allestita al secondo piano di un edificio in mattoni rossi e si arricchisce continuamente grazie alle acquisizioni e alla generosità di privati che donano o mettono a disposizione materiali preziosi, offrendo un’esperienza unica ai visitatori appassionati del compositore, provenienti da tutto il mondo. In questo tipico appartamento lucchese Giacomo Puccini nacque il 22 dicembre 1858 e vi venne battezzato, con un’autorizzazione speciale, già il giorno successivo, forse perché in pericolo di morte. Qui visse fino al 1880, quando si trasferì a Milano per proseguire gli studi musicali. Dopo la morte della madre Albina, nel 1884, la casa passò di proprietà a Giacomo e al fratello Michele junior, e fu in un primo momento data in affitto e in seguito venduta al cognato Raffaello Franceschini, per fronteggiare le crescenti difficoltà economiche. Una clausola del contratto garantiva però ai due fratelli la possibilità di ricomprarla, ed è quello che accadde nel 1894, grazie ai denari guadagnati da Giacomo con il grande successo di Manon Lescaut. Alla morte del maestro la proprietà passò al figlio Antonio e poi alla sua vedova, Rita dell’Anna, che la donò alla Fondazione Giacomo Puccini, da lei stessa creata, affinché la trasformasse in istituzione museale aperta al pubblico. Il museo venne in effetti inaugurato nel 1974 e proseguì la sua attività fino al 2004. L’attuale allestimento, con ripristino della suddivisione originale degli ambienti e recupero degli apparati decorativi delle pareti, è dovuto a un significativo lavoro di restauro conclusosi nel 2011, anno della definitiva riapertura. La casa natale si presenta oggi com’era al tempo in cui vi abitò il giovane Giacomo, con mobili e quadri appartenuti alla famiglia Puccini e arredi d’epoca acquistati al momento dell’inaugurazione del museo. In ogni sala si trovano documenti, foto, lettere che raccontano la sfera più personale dell’artista e dei suoi familiari. In quello che era il ripostiglio, cui si accede dalla cucina, è stata ricreata la soffitta della Bohème con un allestimento del teatro comunale del Giglio. L’ambiente più grande è la stanza da letto dei genitori, dove è certo che Giacomo sia nato. Vi campeggia un suo ritratto eseguito nel 1898 da Leonetto Cappiello, pittore, illustratore, caricaturista considerato uno dei padri della moderna cartellonistica pubblicitaria italiana.
Arte e cultura

Pinacoteca comunale di Città di Castello

Da oltre un secolo la Pinacoteca comunale di Città di Castello ha sede nel palazzo Vitelli alla Cannoniera, splendido complesso rinascimentale che deve il nome alla vicinanza di una fonderia di cannoni. Si tratta della più ricca tra le 5 dimore urbane della potente famiglia Vitelli, alleata dei Medici di Firenze, che governò questa città a più riprese tra XV e il XVI secolo. L’edificio, eretto nella prima metà del ’500, si affaccia su un bel giardino con una facciata decorata a graffito su disegno di Giorgio Vasari. Lo scalone interno corre tra affreschi di complicato valore simbolico, con Apollo e le muse, antichi sapienti, sibille e imperatori, opera di Cola dell’Amatrice e Cristoforo Gherardi. Ancora più affascinante del contenitore è il contenuto: nelle sale è infatti esposta quella che, a giudizio di molti, è la seconda raccolta d’arte umbra dopo la collezione della Galleria nazionale di Perugia. Grande protagonista è Luca Signorelli, attivo a Città di Castello tra il 1475 circa e l’inizio del ’500, rappresentato da diverse opere. L’altra star delle collezioni, nonostante lo stato di conservazione non sia perfetto, è lo stendardo della SS. Trinità di Raffaello Sanzio, lavoro giovanile che alcuni critici collocano nel 1499 e altri nel 1504: tra i dipinti realizzati da Raffaello a Città di Castello, è l’unico rimasto in loco. Si tratta di un gonfalone destinato a essere portato in processione, raffigurante da un lato la Crocifissione e i Ss. Rocco e Sebastiano, dall’altro la Creazione di Eva: oggi i due lati sono esposti l’uno accanto all’altro. Nel museo si segnala anche un prezioso reliquiario del 1420 attribuito a Lorenzo Ghiberti.
Musei e monumenti
Palazzo Te

Palazzo Te

Federico II Gonzaga, figlio di Isabella d’Este e Francesco II, commissiona a Giulio Romano la progettazione e realizzazione di Palazzo Te dal 1524. L’edificio si trova al termine di quello che oggi viene chiamato il Percorso del Principe, che da Palazzo Ducale attraversa la città fino a Porta Pusterla e Palazzo San Sebastiano. Qui, un ponte proseguiva fino ad un’isola, dove i Gonzaga allevavano i cavalli: l’isola del Te. Il nome deriva probabilmente da teietum, bosco di tigli o da attegia, che significa capanna. Federico II desidera una villa più lussuosa di Palazzo San Sebastiano, fatto costruire dal padre Francesco II: un luogo di delizie ispirato alle grandi ville della Roma Imperiale dove dedicarsi a tutto ciò che ama. In particolare, a Isabella Boschetti, la donna per la quale prova una passione bruciante, rappresentata quasi ossessivamente dalla simbologia degli affreschi sulle pareti. Tra il 1525 e il 1535, Giulio Romano, allievo di Raffaello, giunto a Mantova grazie a Baldassarre Castiglione, accetta di occuparsi dell’intero progetto architettonico e decorativo. Il risultato non può che essere di grande intensità emotiva: la Camera di Amore e Psiche, la Camera dei Giganti, sono esempi assoluti dell'arte manierista, in cui i miti classici vengono esaltati dalla potenza espressiva della pittura. Villa di delizie, dimora suburbana, luogo di incontro per ospiti importanti: Palazzo Te è, ad oggi, uno degli esempi più raffinati di architettura cinquecentesca. Le sue stanze ospitano personaggi illustri, come l'imperatore Carlo V, nel 1530 e nel 1532, e il re di Francia Enrico III, nel 1574. Architettura e decorazioni La pianta quadrata dell’edificio principale si rifà al modello delle ville romane, con quattro corpi di fabbrica raccolti attorno a una corte interna. Le sale interne sono un manifesto della pittura manierista: nei cicli pittorici ideati dallo stesso Giulio Romano, allegoria, letteratura, storia e mito classico s’intrecciano con grande libertà espressiva e ricercati artifici. Nella sequela di saloni affrescati s’incontra la sala dei Cavalli, peculiare omaggio ai purosangue tanto amati da Federico II Gonzaga e dal padre Francesco II: sulle pareti, ritratti a grandezza naturale con stupefacente realismo, i destrieri dei Gonzaga stazionano davanti a sfarzose architetture illusionistiche. Segue la camera di Amore e Psiche, dove il mondo classico è rappresentato nelle sue espressioni più sensuali. Il tema è tratto dall’omonima favola narrata nelle “Metamorfosi” di Apuleio, raffigurata sul soffitto suddiviso in cornici ottagonali, sulle lunette e su due delle quattro pareti. Le pareti nord ed est sono invece decorate con altre scene mitologiche anch’esse incentrate su amori tormentati; un probabile riferimento alle vicende sentimentali di Federico Gonzaga, la cui relazione con Isabella Boschetti fu motivo di duri contrasti con la madre, Isabella d’Este. L’ambiente più famoso è la camera dei Giganti, interamente ricoperta da un affresco ispirato alla gigantomachia (guerra tra dei e giganti), cristallizzata nel momento in cui si scatena la vendetta divina contro i giganti che hanno tentato di assaltare l’Olimpo. Ricorrendo all’illusionismo pittorico, ma anche smussando gli angoli delle pareti, Giulio Romano tenta di svincolare la pittura dalle limitazioni spaziali e azzerare la distanza tra spettatore e rappresentazione: entrando nella sala si viene proiettati al centro dell’azione, coinvolti dalla disfatta dei giganti, che sembrano franare sull’osservatore.
Città d'arte

Viterbo

Sapientemente defilata rispetto ai grandi flussi turistici, Viterbo tutela con cura il proprio raccolto centro medievale plasmatosi tra il 1257 e il 1281 quando, a causa degli attriti con l’impero, delle sommosse popolari e degli scontri fra nobili, Roma era diventata malsicura e il pontificato, con tutto il corteo di cardinali e funzionari, preferì riparare qui, tra i morbidi e rassicuranti colli Cimini e Volsini. Il fulcro della città è la piazza S. Lorenzo sulla quale prospettano il palazzo dei Papi e il Duomo di S. Lorenzo fondato, secondo la tradizione, sul sito dell’an­tico tempio di Ercole, mitico fondatore del­la città. A pochi passi si estende il quartiere San Pellegrino, straordinaria isola di architettura civile per lo più duecentesca, pressoché integra nelle forme e nei colori, con tanto di torri, bifore e scale esterne. Lo storico quartiere è il fulcro, fra aprile e maggio, della tradizionale festa di San Pellegrino in Fiore, durante la quale case e strade sono decorate da composizioni floreali. Fra le numerose chiese viterbesi, quasi tutte di antica fondazione, quella intitolata a S. Maria della Verità racchiude superbi affreschi: nella cappella Mazzatosta, infatti, il ciclo quattrocentesco dedicato alle storie della Vergine realizzato da Lorenzo da Viterbo raffigura una teoria di personaggi di dettagliatissima fattura. A nord del centro, nella cinquecentesca Rocca Albornoz si può visitare il Museo Nazionale Etrusco, che custodisce un notevolissimo patrimonio di statue e mosaici oltre che di oggetti di uso quotidiano.
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