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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Natura
Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo

Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo

Dal 1997 l’Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo protegge 15.000 ettari di mare e oltre 70 km di coste tra Olbia, Porto San Paolo e San Teodoro, dove dal litorale sardo si allunga il promontorio di Punta o Capo Coda Cavallo, con le sue suggestive scogliere di granito. Ma la riserva tutela anche le isole e gli isolotti che punteggiano questo mare. Sono Molara, Molarotto, Proratora e soprattutto l’isola di Tavolara, la più grande e bella: un altopiano roccioso che si alza con scogliere imponenti a dominare una distesa d’acqua dalla trasparenza impareggiabile. La sua superficie, una “tavola” piatta a forma di trapezio, è coperta di macchia mediterranea. Tra ginepri, rosmarino e corbezzoli, vi prosperano oltre 30 specie endemiche e pascolano le capre selvatiche (comprese quelle che, secondo antiche leggende, avrebbero i denti d’oro). Sebbene su Tavolara si trovi un minuscolo villaggio con qualche casetta e un porticciolo, l’isola è oggi tutelata da un divieto di edificabilità per favorire la nidificazione di diverse specie di uccelli più o meno rari, come il falco pellegrino o il cosiddetto “uccello delle tempeste” (Hydrobates pelagicus melitensis), il più piccolo uccello marino europeo. Si capisce perché sia una meta fissa per chi ama il birdwatching. In tutta l’area protetta le attività di navigazione, immersione e pesca sono rigidamente regolamentate. La fauna marina e la posidonia ringraziano e ricambiano regalando un vero spettacolo a chi nuota con maschera e boccaglio, e ancor di più agli appassionati di diving. L'AMP di Tavolara Punta Coda Cavallo, con i suoi 15.357 ettari di mare protetto, rappresenta un gioiello naturalistico e storico della Sardegna nord-orientale. Scopriamo insieme come l'archeologia subacquea rivela le antiche testimonianze sommerse che risalgono dal Neolitico fino all'epoca romana. Storia Sommersa: Dalle Antiche Rotte Commerciali ai Relitti Le acque dell'AMP custodiscono una storia millenaria. Fin dal Neolitico, le coste e le isole dell'area erano cruciali per gli scambi transmarini, testimoniati dai ritrovamenti di ossidiana utilizzata per strumenti. Sulle isole, come Tavolara, insediamenti neolitici e nuragici hanno lasciato tracce significative, dimostrando l'antica interazione umana con questi territori marittimi. Durante l'Età Romana, l'AMP serviva da avamposto strategico per controllare le rotte commerciali verso Olbia, come dimostrato dai numerosi relitti e giacimenti archeologici scoperti sui fondali circostanti. Relitti di ogni epoca Anche Tavolara, come le altre AMP della Sardegna, è caratterizzata dalla presenza di un’eccezionale quantità di relitti di ogni epoca, posati nel corso dei secoli sul fondo del mare. Dalle minime tracce di antichi naufragi, agli scafi metallici dei relitti moderni, fino alle fusoliere contorte degli aerei: sui fondali di Tavolara ci si può imbattere in una storia sommersa densa e affascinante. Tra i relitti più suggestivi, e agevoli da visitare, si segnalano: La motonave Chrisso, incagliata negli scogli di Punta La Greca nel 1974. Il relitto, visibile entro una profondità massima di 10 metri, è visitabili in immersione ma anche in snorkeling. L’Omega, affondato sempre nel 1974, nelle vicinanze di Molara, mentre viaggiava con il suo carico partito dalla Tunisia, è leggermente più profondo. Lo scafo, oggi popolato da una nutrita colonia di aragoste, è posato a 17 metri di profondità. La Oued Yquem, con il suo scafo in legno e acciaio di 70 metri, fu affondata invece da un siluro olandese durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre viaggiava sulla rotta tra la Siria e Marsiglia. Il relitto è colonizzato da una ricchissima vita marina, e l’immersione è descritta da molti come paradisiaca. L’Amalia, una piccola motovedetta convertita in nave militare durante la Guerra, subì una sorte simile: il suo relitto, visitabile e di grande interesse, presenta ancora i segni d’entrata del siluro che causò l’affondamento. Un’elica e un grosso motore aeronautico, a 36 metri di profondità, annunciano infine il relitto di un aereo Caproni-Reggiane RE2001, inabissatosi verosimilmente a conflitto finito, a giudicare dal modello di ruote agganciate ai carrelli, prodotte dalla Pirelli soltanto nel 1946.
Arte e cultura
Santuario Nuragico di Santa Vittoria

Santuario Nuragico di Santa Vittoria

Nel paesaggio incantato della Giara di Serri sorge il santuario nuragico di Santa Vittoria, un affascinante centro protosardo che occupa ben tre ettari al margine occidentale della Giara. La sua scoperta risale agli albori del Novecento, quando sull’altopiano basaltico della Giara vennero rinvenuti piccoli frammenti… di storia: monete e manufatti etruschi, fenici e ciprioti, testimonianza di scambi culturali e commerciali con popoli lontani avvenuti durante l’epoca nuragica, e di una successiva continuità d’uso del sito in epoca punica, romana e bizantina. Proprio durante il periodo bizantino fu eretta la chiesa di S. Vittoria, che oggi dà nome al luogo. L’area archeologica è composta da quattro distinti nuclei. La sua antica sacralità si manifesta già nel primo, con un tempio a pozzo dedicato al culto delle acque, un atrio pavimentato e una scala gradonata per raggiungerlo, un tempio ipetrale (cioè a cielo aperto) con due altari e le capanne “del sacerdote” e “del capo”. Il secondo nucleo, che riflette una grande vivacità economica, comprende il cosiddetto “recinto delle feste”, una zona di incontri sociali e commerciali con porticati, vani con banchi e sedili, una cucina collettiva e il mercato, vani con sedili e lastre per le merci. Un terzo nucleo architettonico è formato da capanne che paiono risuonare ancora dei racconti notturni degli antichi abitanti. Infine, in un quarto complesso si distinguono il cosiddetto “recinto dei supplizi” e la curia, con circa 50 posti a sedere, presumibilmente luogo di riunione dei capi dei vari popoli nuragici del cuore della Sardegna.
Escursioni

Monte Amiata

Il Monte Amiata è un imponente massiccio vulcanico che si erge tra la Maremma grossetana e la Val d’Orcia, fino a toccare i 1.738 metri. Nella stagione calda è una meta molto apprezzata grazie al gran numero di itinerari escursionistici di diversa difficoltà, che permettono di inoltrarsi a piedi o in bicicletta nel manto di faggete e castagneti fino alla sommità, indicata dalla croce monumentale, una gemma Liberty che ricorda in piccolo la Tour Eiffel. Ai piedi del monumento, una terrazza panoramica si apre a perdita d’occhio sui morbidi colli toscani. In inverno, il massiccio si trasforma in comprensorio sciistico dotato di 10 chilometri di piste da sci alpino, sentieri per ciascolate e tracciati per lo sci nordico o escursionistico. Alle pendici del monte si trovano pittoreschi borghi sospesi nel tempo, divisi tra le province di Siena e Grosseto. Sul versante meridionale, Santa Fiora è Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Al limite dell’abitato antico si trova la deliziosa Peschiera cinquecentesca, bacino idrico utilizzato come vivaio di trote e poi trasformato in giardino d’acqua. Accanto, dal pavimento in vetro della chiesa della Madonna delle Nevi si scorge il corso del torrente Fiora. Sul versante occidentale, la città vecchia di Arcidosso si raccoglie attorno alla poderosa rocca Aldobrandesca, al cui interno sono allestiti spazi museali dedicati al paesaggio archeologico e artistico dell’Amiata medievale. Vicoletti lastricati e palazzi in pietra contraddistinguono anche il centro di Abbadia San Salvatore, impreziosito dall’abbazia di S. Salvatore, pregiato esempio di architettura romanica. Nel Parco Museo Minerario si apprende che il paese, fino agli anni ’70, era un importante centro di estrazione e lavorazione del cinabro. Gli allestimenti moderni permettono un’immersione completa nella storia dell’estrazione mineraria: dagli aspetti geologici a quelli tecnici, dai risvolti economici alle profonde ripercussioni sociali e culturali legate all’apertura della miniera in un contesto precedentemente rurale. Di grande impatto è il tour nelle gallerie della vecchia cava sotterranea, dove si comprendono le condizioni di lavoro estreme a cui erano costretti i minatori.
Pioraco

Pioraco

Il piccolo borgo marchigiano di Pioraco è incastonato in una valle alla confluenza dei fiumi Potenza e Scarsito. L’abbondanza d’acqua caratterizza l’abitato, disseminato di pittoreschi canali, antichi lavatoi e ruote di mulini: e proprio sfruttando l’acqua gli abitanti di Pioraco iniziarono prestissimo a produzione carta, fin dalla metà del ’200. Anticamente, la carta di Pioraco era contrassegnata in filigrana dal disegno di un drago, una sorta di logo e garanzia di qualità. Nel centro storico si può visitare l’interessante Museo della carta e della filigrana con la ricostruzione delle gualchiere cartarie medievali, macchinari con cui si produceva la carta a partire dagli stracci; lo stesso edificio ospita anche una bella collezione di fossili e… una di funghi, orgoglio della gastronomia locale. Altri punti di richiamo in paese sono la chiesa di S. Vittorino, eretta nel XVIII secolo sopra i resti di un tempio romano, il trecentesco chiostro del convento di S. Francesco, oggi sede del Comune, e l’antichissimo ponte Marmone, costruito dai Romani nel I secolo a.C. A poca distanza dal ponte si trova l’eremo della Madonna della Grotta, suggestivo luogo di culto scavato nella roccia nel punto in cui, secondo la leggenda, un venditore ambulante di statue votive si fermò a riposare e al risveglio trovò la sua ultima Madonna invenduta saldamente installata in una nicchia naturale, decisa a rimanere a Pioraco. Nei dintorni del paese si trova anche la grotta di S. Vittorino, dove il santo vescovo di Camerino si ritirò in eremitaggio. Prima di lasciare Pioraco, i più romantici possono scattare una foto sul ponte dei Baci e passeggiare lungo il suggestivo sentiero Li Vurgacci, tra ponti, cascatelle e strani “mostri” di roccia scolpiti dall’artista Antonio Ciccarelli.

Teatro Ventidio Basso

Con la sua facciata neoclassica, con portico a colonne di travertino, il Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno è un gioiello nascosto tra le pietre medievali della città, dove si erge di fronte al Chiostro Maggiore di S. Francesco di epoca cinquecentesca e con la sua bellezza si misura. È qui che fu costruito tra il 1840 e il 1846 su progetto di Ireneo Aleandri, è qui che fu inaugurato con le opere di Vincenzo Bellini e di Giuseppe Verdi, ed è qui che ebbe inizio la sua lunga tradizione di successi e fasti che si protrasse per tutto l’800. Il secolo successivo fu invece poco clemente, e il teatro si vide costretto ad affrontare periodi di decadenza, chiusure forzate e restauri, resi ancor più necessari dai danni subiti durante il terremoto del 1971. Solo nel 1994 il teatro riaprì le sue porte, evento atteso dalla cittadinanza che in massa partecipò alla rappresentazione de “La Traviata” di Giuseppe Verdi portata in scena per l’inaugurazione: un trionfo inaudito che segnò la rinascita del Ventidio Basso, restituito alla cittadinanza ascolana in tutto il suo splendore. Varcarne oggi l’ingresso e rimanere affascinati dalla bellezza intrinseca di questo spazio è questione di attimi: si rimane rapiti sotto il grande lampadario di cristallo che domina la sala al centro del soffitto affrescato con scene mitologiche e figure danzanti che narrano storie di dei ed eroi. E poi le file ordinate di palchi che si arrampicano verso l’alto, ornati da decorazioni dorate e velluti rosso rubino che creano nella sala a ferro di cavallo un’atmosfera che trasuda eleganza e storia. Il cartellone è ricco di eventi, e che si tratti di una grande opera lirica, di un dramma intenso o di una commedia leggera, di uno spettacolo di prosa o di danza, il teatro riesce a creare un clima di intimità e grandiosità allo stesso tempo, a trasmettere il calore delle generazioni che nei secoli si sono tramandate la passione per l’opera e per il teatro come un prezioso retaggio. Un'acustica eccezionale permette alle voci degli attori e dei cantanti di librarsi nell’aria con una chiarezza e una profondità che sembrano amplificare ogni emozione, ogni sussurro, ogni nota.
UNESCO
Basilica di San Francesco d'Assisi

Basilica di San Francesco d'Assisi

La Basilica di San Francesco ad Assisi è uno dei luoghi più importanti da visitare in Italia e una delle principali attrazioni turistiche dell’Umbria. Dichiarata Patrimonio UNESCO, è il cuore spirituale del francescanesimo e uno dei siti più ricercati da chi organizza un viaggio ad Assisi. Ogni anno milioni di turisti cercano informazioni su questo luogo magnifico rendendola una tappa centrale per itinerari culturali, religiosi e artistici nel centro Italia. La storia La Basilica di San Francesco è un complesso religioso del XIII secolo costruito per custodire la tomba di San Francesco d’Assisi. È composta da due strutture sovrapposte Basilica Superiore e Basilica Inferiore. Entrambe rappresentano uno dei più importanti esempi di architettura gotica in Italia e un punto di riferimento per il turismo religioso mondiale. La costruzione iniziò nel 1228, subito dopo la canonizzazione di San Francesco. Il complesso fu progettato per accogliere pellegrini provenienti da tutta Europa e divenne rapidamente uno dei principali centri spirituali della cristianità. Nel corso dei secoli, la Basilica ha acquisito anche un enorme valore artistico grazie ai cicli di affreschi medievali che raccontano la vita del santo e la spiritualità francescana. Gli interni La Basilica Superiore è caratterizzata da un ambiente luminoso e verticale, tipico dello stile gotico. Le pareti sono completamente decorate con uno dei cicli pittorici più famosi al mondo: gli affreschi attribuiti a Giotto, che raccontano episodi della vita di San Francesco con uno stile innovativo per l’epoca. La navata unica conduce lo sguardo verso l’abside, creando un effetto di forte impatto visivo e spirituale. Le vetrate istoriate filtrano la luce naturale, contribuendo a creare un’atmosfera solenne e contemplativa. La Basilica Inferiore La Basilica Inferiore ha invece un’atmosfera più raccolta e intima. È caratterizzata da spazi più bassi e decorazioni ricche che includono affreschi di Cimabue, Simone Martini e altri maestri medievali. Qui si trova anche la Cripta di San Francesco, uno dei luoghi più visitati dell’intero complesso. La cripta ospita la tomba del santo ed è considerata il cuore spirituale della Basilica. L’ambiente è volutamente più oscuro e meditativo, pensato per la preghiera e la riflessione. Perchè visitare la Basilica Entrando in questo luogo senza tempo, avrai la possibilità di ammirare tesori dell'arte che ti lasceranno a bocca aperta: il ciclo di affreschi di Giotto nella Basilica Superiore, la Cripta con la tomba di San Francesco, l'architettura gotica tra le due basiliche e i chiostri.
Borghi
Albano Laziale

Albano Laziale

La città di Albano offre un assaggio delle idilliache atmosfere dei Castelli Romani, la grazia del suo paesaggio boscoso, l’eccellente qualità della vita e i sapori tipici locali, dai celebri vini alla gustosa porchetta. Albano vanta una storia lunghissima, sarebbe infatti erede della latina Alba Longa, fondata da Ascanio, figlio di Enea, nel XII secolo a.C. e distrutta da Roma sei secoli più tardi. I monumenti della sua storia millenaria si distri­buiscono intorno all’asse di corso Matteotti, corrispondente al tratto urbano della Via Appia. Troneggia al centro la terrazza-belvedere di piazza Mazzini da cui si apre una superba vista sulla campagna romana e sul lago. Altri panorami si godono dal vicino parco comunale di Villa Doria Pamphili, esteso nell’area di una villa romana e luogo di passeggiate bucoliche fra pini marittimi aiuole e resti archeologici. Meta del Cammino di S. Tommaso sono le due chiese più antiche della città: la cattedrale di S. Pancrazio martire, fondata nel IV secolo a dispetto dell’alta facciata settecentesca, e la chiesa di S. Pietro, anch’essa di fondazione paleocristiana ed eretta utilizzando un’aula delle vicine terme di Caracalla. Altre parti dell’antico impianto termale, che a suo tempo si innalzava per ben tre piani, sono inglobate nelle case del quartiere di Cellomaio. Altri notevoli resti romani punteggiano Albano, fra cui i grandiosi ruderi dell’anfiteatro romano, a suo tempo capace di contenere 15.000 spettatori.
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